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sabato, 8 maggio 2010

 

 

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Invitation to Read

Albi di Fantastika

di Salvo Gagliardo

 

Dear Reader ,assieme a Fantastikalbi in Facebook,  in questi nuovi articoli voglio offrirti in lettura una parte della mia produzione di storie fantastiche in Albi di Fantastika. Vi troverai Presentazioni e Testi. Ti invito a leggerle a lasciarmi un parere. Grazie.

 

 

 

 

 

 

L’ Isola del Serpente

fiaba fantastica

by

Salvo Gagliardo

i capitoli 1.2.3. li troverai nel link

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Parte prima

Capitolo 4

San Francisco

 

 

Tutto  filò a meraviglia fino alle soglie del secondo anno di studi quando Wakingot venne ad abitare  a San Francisco. Allora spesso con il suo fuoristrada azzurrino  si inerpicava  sulle colline di Milkhill, ma avvolte era Galassia ad andarlo a trovare nel suo piccolo appartamento al Golden Gate di fronte alla Baia, arredato sobriamente, illuminato da grandi finestre, ricoperto di un bel legno chiaro. Vi si vedeva il traffico portuale,le nebbie che dal mare montavano sulla città, il San Francisco Oakland Bridge, le nuvole che planano sulle guglie dei grattacieli delle grandi Compagnie, i bacini del traffico commerciale, le gigantesche strutture petrolifere, l’ Oceano  e le stelle, una grande luna rossa, lo scintillante spettacolo notturno del Golden Gate con i suoi spettacolari ed infiniti serpenti di luce attraverso cui scorreva la pulsante città.

 

©salvogagliardoproduzione.1999-2010.All rights reserved.

 

 

L’ Isola del Serpente

fiaba fantastica

by

Salvo Gagliardo

Parte prima

Capitolo 5

La crisi

 

 

Le serate, spesso intime e con pochi amici, si chiudevano al suono di una strana chitarra, un originale ricordo di quei misteriosi viaggi.

Assai spesso, in quegli ultimi giorni, le sue canzoni. Ora vivaci, ora lente e che miscelavano parole strane e  originali, un assortito miscuglio di testi esotici accompagnati da suoni di una esasperata melanconia, da una struggente nostalgia per l’ indefinito, sempre più si coloravano di stranezze, di testi scovati chissà dove che narravano di re e di antichissime civiltà, di visioni terribili e di strane profezie. Fra queste misteriose regioni del sonno e del sentimento, riaffioravano  in uno sfondo magico, le Montagne Rocciose della fanciullezza, le valli e le grandi foreste innevate del Nord, le lunghe cavalcate nelle notte di plenilunio attraverso i boschi.

Le cadute di umore sempre più frequenti in Wakingot, i cedimenti di un’ attenzione acuta, si moltiplicavano come buchi neri e come bolle vuote nel tessuto omogeneo del suo carattere. E nel secondo inverno della sua permanenza qui da noi, peggiorarono rapidamente e drammaticamente. Sempre più spesso David  trascorreva le sue giornate a letto e nella più completa oscurità. Così da amico mi trasformai in medico. Forse era l’ intenso studio, o la recente perdita del padre. Nelle sue lunghe escursione argentine con la chitarra con il suo repertorio misteriosamente arcaico, di fronte ad una luna straordinariamente grande e piena, davanti alla grande finestra a vetri del suo appartamento,  sotto lo scintillante chiarore delle stelle, affiorava il mistero della   sua strana condizione che scintillava impalpabile come gli occhi del gatto  di casa accovacciato su un  soffice  cuscino azzurro

Galassia incantata seguiva quella evocazione di mondi lontani e trepidava per la metamorfosi del suo amante i  cui occhi spesso si sprofondavano verso l’ orizzonte lontano  notturno in cui esplodevano strane luci, fulmini, flash elettrici e inquietanti bagliori. Si creava così un’ atmosfera esasperatamente surreale, e carica di tensione.  Nell’ ascoltarlo veniva spontaneo chiudere gli occhi ed evocare strane foreste attraversate da strani indiani,  o ruote di luce  che emergevano gigantesche  dall’ Oceano, dischi  d’ oro e d’ argento che subito sparivano fra le stelle, mostruose sirene dal corpo lucido e coperto di alghe.

Più volte Galaxy lo accompagnò nei suoi lunghi vagabondaggi notturni per la città. Ma anche spesso per sentieri nascosti e selvaggi rischiarati dalla luna accanto alle onde e  agli schizzi di spuma dell’ Oceano che li infradiciava. E sempre più la ragazza si chiedeva cosa stesse possedendo lo spirito ammalato del   suo amante!  E fu in questi giorni che si vegliò in lui una passione prepotente per il dramma lirico. Davide era diventato un assiduo frequentatore di teatri d’ Opera, sempre più sedotto dalle magiche scenografie e dall’ orchestra che muggiva come un mare in tempesta, dai corni che evocavano l’ arri di misteriosi Signori fra le magiche nebbie di laghi di fiaba. E un giorno David mi confessò la strana  passione di Noha Wakingot, il padre, per un gigantesco corno polinesiano che spesso suonava nelle solitudini dello Yellowstone.

Ma tutto precipitò quella brutta notte che ho cercato di ricostruire servendomi di frammenti, di memorie e di estratti di David e di Galassia. Una triste sera invernale la nebbia si era levata minacciosa dalla Baia e si espandeva sinistra sulla città. Aveva piovuto ininterrottamente e nel tardo pomeriggio di un pallido tramonto un vento gelido aveva cominciato a soffiare da nord. Dal mio studio avevo chiamato Wakingot, ma non lo avevo trovato. Mi ricordai del suo appuntamento con Galassia quella sera. La ragazza sarebbe giunta con il pullman. Pensai  che David sarebbe andato a prenderla alla fermata.

Ma prima qui vi parlerò di un sogno ricorrente nei sonni di Davide e che si lega strettamente a questa strana  storia.

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Albi di FantastiKa

di  Salvo Gagliardo

 

Gli Albi di FantastiKa  è il << Sistema>> in electronic format,  in  cui io, Salvo Gagliardo, ho  racchiuso la mia  molteplice e varia produzione di storie e progetti legati al Fantastico,  una maniera di presentarli   facilmente riconoscibile, e in cui  il Lettore  potrà muoversi agevolmente,  guidato dalle Rubriche che accompagnano le  Presentazioni.

Distribuiti  variamente, vi potrete trovare di tutto, dalle storie di Vampiri, ai misteri Spaziali, al Fantasy di Mago Merlino, all’horror e ai piccoli brividi di storie inquietanti, all’affascinante tema degli Alieni e degli Ufo, non  vi mancherà la fantascienza con gli enigmi scientifici che solleva e sempre offerta  secondo il mio stile, e col tempo progetto di arricchire le pagine di schede introduttive varie e interessanti sui singoli temi ed argomenti. Questo fa parte dei miei programmi  futuri per avviare un’ iniziativa che ritengo in sintonia coi tempi. Intanto godetevi la storia  che Vi  offro.  E  grazie per  il tempo che mi dedicate.

 

Opere in Rosso

 

Cari amici e care amiche, Opere  in Rosso è una delle Rubriche degli Albi di FantastiKa con cui presento tutto quello che ho fin qui prodotto e tutto quello che conto di produrre sul più macabro ed affascinate mostro della letteratura: il Vampiro. A questo proposito Vi dico subito che il mio portafoglio di produzione  è abbastanza ricco, spaziando da racconti ambientati in Transilvania, a storie che si sviluppano nelle future città spaziali, ho anche un romanzo ambientato nella Sicilia del Settecento, a Palermo, la mia città natale. Inoltre ad arricchire le storie e i files  vi potrete trovare schede abbastanza informate sul cupo e terrificante mondo dei Vampiri e naturalmente delle Vampire, informazioni sulle più famose opere letterarie che hanno trattato questo tema, qualche saggio letterario e varie altre notizie di cinema di altre arti. Tutto questo lo potrete trovare nei miei  Albi. Ed ora buona lettura.

 

©salvogagliardoproduzione. 1999-2010. Albi di FantastiKa. All rights reserved.

 

 

 

 

 

Una Storia Transilvana

 A  romance

By

Salvo Gagliardo

 

Soggetto

 

 Adrianus Ghery, un vecchio medico e scienziato ungherese deve svelare il tremendo mistero che si annida in Transilvania, nelle strane morti che le tradizioni locali attribuiscono ad un vampiro.

Nella tranquilla casa dello studioso a Budapest, dove Ghery vive con la moglie, un giorno il vecchio scienziato riceve una lettera con la triste notizia della morte di Dora Kondor, una bella  ragazza che Ghery conosce bene e che è figlia di un suo caro amico, Ferenc Kondor,  un ricco e stimato proprietario terriero di Erdely, la cittadina dove si sviluppa la nostra storia e che potete trovare nel Distretto di Cluj nel cuore della Transilvania.

Ghery addolorato decide di mettersi in viaggio al più presto per saperne di più di quella strana storia. Sul treno fa la conoscenza del Consigliere Meyrink e di alcuni contadini che gli parlano di altre morti, di altre belle ragazze uccise e di strane malattie simili a quella che ha stroncato la povera Dora. E da Meyrink, un vecchietto arzillo con una piccola barba a punta, il dottore conosce per la prima volta il nome e l’esistenza di Igor Mezen, uno strano ussaro giunto nel Distretto di Cluj per entrare in possesso di alcune proprietà lasciategli da un parente, e morto da poco in un duello alla pistola. Un tipo prepotente e rissoso quest’ussaro, con qualcosa di sovrannaturale e di terrificante, e con un debole per le belle ragazze. Di lui si parla già  come di un vampiro. La conversazione tra Ghery e il piccolo Consigliere, continua in una locanda di Cluj, al Gallo D’Oro, dove il dottore apprende altri particolari del duello che ha ucciso Mezen. Ed infine Ghery raggiunge Erdely e la casa dell’amico, dove Ferenc Kondor vive con l’ unica figlia rimastagli, Eva.

Ma quella stessa notte Eva viene rapita da una creatura immonda, mentre la luna piena brucia accecante sui tetti della cittadina, un essere simile ad un cadavere putrefatto che si sposta su una carrozza nera simile ad un mostruoso catafalco. La storia non finisce qui, perché la mattina fra le lacrime di Ferenc, Ghery si mette subito sulle  tracce di Eva e giunge al Monastero della Croce Nera dove vivono alcuni monaci e diretto dal Priore Roman Swartzenberg. Si tratta di un’antica fortezza appartenuta all’Ordine dei Cavalieri Teutonici. Sembra che Mezen vi abbia trascorso una notte tempestosa in cui si è scontrato in una lunga ed appassionante partita a scacchi, memorabile e fatale, con un inviato dell’Ordine, Ladislao Zoltheny e che il principe Zoltheny sia morto nella partita proprio nel momento in cui Mezen gli dava scacco matto. Qui l’assortita compagnia di monaci, fra cui Elias Tabor, frate Almas, padre Bartock , l’umile frate Simplicius, e lo stesso Priore, promettono a Ghery di dargli una mano e di andare insieme a scovare il vampiro nella sua vecchia tomba di famiglia, di trafiggergli il cuore con una paletto di frassino acuminato. Per metter in atto questo piano si rivolgono al principe Bajkal, un cugino di Schwartzenberg, che vive in un fiabesco castello su una collina e che è stato l’amico del cuore di Igor Mezen. La spedizione tuttavia fallisce, ma i monaci riescono a togliere da sotto gli artigli del mostro la giovane Eva e a portarla in salvo nel monastero ben protetta dalle solide mura dell’antica fortezza teutonica. Intanto Frenc Kondor si è suicidato per il dolore. Ma la storia continua, perché Eva, protetta dai frati e dal dottor Ghery viene nuovamente minacciata dal mostro, l’abbazia  prende fuoco in una notte memorabile e di orrore, e Ghery fa in  tempo a sottrarre di nuovo Eva a Mezen, o almeno a ciò che resta di lui,e a portarseli a  Budapest, a casa sua. E qui si svolge l’ultimo atto della nostra storia. Igor Mezen raggiunge Budapest e profana il tranquillo rifugio dello studioso che in uno scontro notturno che ha del sovrannaturale, riesce ad intrappolare il mostro e al mattino a sottoporlo ai raggi mortali del sole nascente che lo decomporranno e lo trasformeranno in una pozzanghera putrescente.

 

 

© Salvo Gagliardo produzione.  Realizzazione grafica marzo 2005. Prima stesura dicembre 1987. Gli viene garantito ogni diritto.

 

 

 

Una Storia Transilvana

 A  romance

By

Salvo Gagliardo

 

Capitolo I

Adrianus Ghery

 La mia storia è fatta di tenebre e di meraviglie

Sh. Le Fanu-Carmilla

 

 

 

Nella nobile ed antica città di Budapest, in una gelida sera d’inverno, ai primi del Novecento, un vecchio signore, ancora sano e rubicondo, con le guance piene ed una evidente  pappagorgia sotto un piccolo mento delicato ed infantile, scendeva con un certo sforzo da una carrozza pubblica il cui nero, cupo e quasi tenebroso, contrastava il bianco, immacolato dei due cavalli, che soffiarono  dalle scure e profonde narici,  nuvole di vapore che subito levitarono nella piccola piazza in parte cancellata dalla nebbia e illuminata grigiamente da alcuni fanali giallognoli e tetri. In quel momento l’orologio dell’antica torre batté con monotonia le nove in un cielo che minacciava un’abbondante  pioggia.

Il dottor Ghery era appena tornato da Vienna dopo un  lungo ed importante convegno scientifico. Adrianus Ghery era l’illustre decano fra i chirurghi dell’Ospedale Kossuth, l’antica e verdognola costruzione settecentesca che si specchiava, solenne e maestosa, sulle vaste  acque del Danubio. Il suo bastone da difesa  risuonò secco sul selciato umidiccio. Del tutto solo, il vecchio si avviò contro il muro di nebbia che fluttuava, densa e  ad onde, dai portici bui e che lasciava appena scorgere i grotteschi frontoni gotici, gli archi e le guglie, e le altre pittoresche architetture della piazza. Una luna fosca, quasi maligna, giocò a nascondino fra gli impressionanti bassorilievi scolpiti delle colonne del portico ed i paurosi doccioni delle grondaie. Da una fontana esagonale di mattoni rossastri   al centro, scorreva inarrestabile l’acqua sulle antiche pietre levigate del pavimento. Gli occhi giallo oro di un gufo  scintillarono dal fondo di  una nicchia. Ghery sollevò lo sguardo e guardò   in alto la coppia di finestre del suo studio che davano sulla piazza come il pittoresco castello gotico in cui abitava. Le finestre a sesto acuto  erano spente, e sui vetri si specchiava l’inquietante plenilunio che ogni tanto faceva capolino fra gli squarci della densa  foschia. L’arrugginito cancello cigolò sinistro nella nebbia. Il vecchio attraversò il cortile circondato da piccole colonne ed arricchito  da una vasta  siepe, ed entrò in casa per una piccola scala a chiocciola.

 

Lena Ghery era una bella signora, alta e matronesca, con i capelli color rosso rame. Accolse  subito il marito con un sorriso e lo aiutò a disfarsi del pesante soprabito, togliendogli dalla mano grassa e maculata, la borsa da viaggio color sanguinaccio. I corridoi e le stanze erano teporosamente illuminate da gas azzurrini e da fiammelle arancione,  La coppia di finestre sulla piazza si accese all’improvviso  di una luce verdognola: il dottor Ghery era entrato  nel suo studio. Sistemò la sua roba e si sprofondò sul  cuscino di velluto  azzurro della sedia a dondolo davanti al caminetto. Si accese la pipa con le fiamme rosseggianti, e la sedia di  un bel legno scuro prese ad oscillare  sonoramente sul tappeto cremisi e spesso. Un enorme cane bianco, Mattia, stava accucciato ai suoi piedi. Ovunque c’erano libri e riviste scientifiche, sparpagliate sul tavolo, o poste in bell’ordine sugli scanni e nelle teche lungo le pareti. C’era anche un ricco assortimento di crani e nelle bacheche di vetro riposavano grossi insetti tropicali, farfalle, ragni e rettili, imbalsamati. Su una mensola, fra vari minerali e conchiglie esotiche era in bella mostra un moderno microscopio assieme ad un busto di Plinio e ad un altro di Paracelso. Riproduzioni delle Tavole  anatomiche di Leonardo erano appese alle pareti.

 

 

Capitolo II

La lettera

 

La parola vampiro è  di origine ungherese  e significa probabilmente strega o diavolo.

Almanacco Universale delle Cose Più Strane

 

 

La cena fu subito  a tavola,con la  zuppiera fumante, i piatti  istoriati, le pesanti posate d’argento, la tovaglia ricamata ancora fresca di bucato. Ghery era già  seduto con in mano una voluminosa posta e la Gazzetta Magiara. Fra le lettere ancora d’aprire  c’era una busta grigia e larga che il dottore fissò  con attenzione, la scrittura era lunga e forte,ma rivelava una intensa emozione. Ghery la riconobbe all’istante, era quella dell’amico Condor che scriveva da Erdely in Transilvania. Accanto alla busta erano posati i piccoli  occhiali con la  montatura dorata del  dottore per la rituale lettura del dopocena. Ferenc Condor l’amico più intimo di  Ghery era un sassone poderoso  coi capelli rossi e corti. Gli era morta la moglie quando era nata Eva, la secondogenita. Dora era la più grande e la più simile al padre, alta, massiccia e con gli occhi celesti.  La ragazza aveva   avuto una brutta avventura  d’amore con un ussaro di guarnigione ad Erdely, e a storia finita, l’ussaro aveva lasciato la città. Era tutto ciò che Ghery  si ricordava.  Il dottore staccò  gli occhi dalla busta che gli stava procurando una strana tensione, e tornò ad ascoltare il cicaleccio interminabile della moglie che si alzò dalla tavola e andò al pianoforte per eseguire l’amato Litz. Ghery con un boccale di birra davanti fece guizzare la fiammella azzurrina dell’accendino e si accese un grosso sigaro, un Virginia. Inforcò i piccoli occhiali rotondi sul naso paonazzo, aprì la busta con la mano che gli tremava e lesse la lettera in silenzio. Seppe così che Dora era morta! L’amico gliene dava ampi ragguagli. Il dottore  ne fu profondamente addolorato. Scrisse subito un biglietto di condoglianze e progettò di fare presto  un viaggio in Transilvania.  Dora Condor, così sembrava dalla lettera, era stata uccisa da una misteriosa  malattia, lui doveva saperne di più di quella strana faccenda

©Il romanzo è stato iniziato nel 1987.E successivamente elaborato come editing.salvogagliardoproduzione 1999-2010. All rights reserved.

articolo precedente     http://www.fantastikalbi.it/?p=1220    

 

 

Fantastikalbi in Facebook 9

lunedì, 19 aprile 2010

 

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Invito a Hollywood di Fantastikalbi.

 

Gentile Visitatore/trice, da come ti sarai accorto il sito che stai visitando dà un certo spazio alle Fiction e al Cinema, essi sono parte integrante di un Progetto unico che  ha come obbiettivo quello di fare conoscere l’ Universo del fantastico e l’ Universo di Salvo Gagliardo, scrittore di fantastico e fiction. Vi è anche una sezione del Sito dedicata al Cinema, ma anche ad una possibile scuola creativa di Fiction, “Hollywood Fiction”. È però  una sezione in fase di allestimento. Molti  articoli che leggerai o che hai già  letto in questo Fantastikalbi in  Facebook riguardano il cinema e la televisione, spettacoli e film che hanno come tema il fantastico. Anche questo Post 8. che leggerai, ha vari articoli su film che ho focalizzato  per iniziare un discorso sul cinema e la sceneggiatura. Ti invito quindi a leggerli  e ad essere paziente per la futura strutturazione organica di un settore articolato riguardante le fiction. Grazie.

 

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Analysis Fiction/Lezioni di Cinema

La caduta degli dei 1

Un Omaggio al Cinema europeo

Un buon  film è come un buon vino-Le cantine di Salvo Gagliardo

Presentazione del film di Luchino Visconti. La Caduta degli Dei.

Di Salvo Gagliardo 

 

 

 

Introduzione e Premessa. Stavolta sono alle prese con un bel film italiano ed europeo, La Caduta degli Dei del  regista Luchino Visconti. il film è del 1969 e fa parte della Trilogia Tedesca del regista, il primo della Trilogia. Il soggetto narra di una grande famiglia di Industriali tedeschi, i von Essenbeck, padroni di potenti acciaierie, al tempo dell’ Era del nazionalsocialismo in Germania, esattamente all’ insediamento di Adolph Hitler nella Cancelleria tedesca. E’ una storia di potere, della lotta tra due grandi forze titaniche, quella più sottile, politica e machiavellica  del nazismo e quella potentemente demiurgica dell’ antica e nobile  famiglia degli  Essenbeck. In qualche modo il  film si assimila a una tragedia greca, e la caduta degli dei richiama il Ragnarok  nordico, la grande battaglia tra le potenze della luce e quelle delle tenebre nei Tempi Estremi. A contrappuntare questo ci sono  le meravigliose musiche di Riccardo Wagner, ma anche le musiche di Maurice Jarre che ricordiamo come l’ autore delle bellissime  colonne sonore  del film di David Lean Il Dottor Zivago.

La storia ha inizio nella fastosa e ricca villa Essenbeck  ad Oberhausen, a nord,  vicino Dusseldorf. Vedremo più avanti  che Luchino  Visconti, che ama gli Interni, ci presenterà la Villa vista da fuori assai raramente. E’ una sera memorabile questa del 1933. Dal 30 gennaio Hitler si è insediato presso il Reichstag  di Berlino. L’ Incendio della Cancelleria è avvenuto il 27 febbraio del 1933, data in cui comincia la nostra storia. E’ sera e il vecchio barone Joachim von Essenbeck   celebra il suo genetliaco. Nella villa è presente l’ intera famiglia ed affini, ma a un certo punto giungono da Berlino  Frederick Bruckmann ed Ashembach.Si tratta di due alti ed importanti esponenti  del Partito. Ashembach, Helmut Griem, indossa la divisa delle SS. Lo spettatore comincia ad assistere   a  qualcosa che sembra casuale ma che come vedremo farà parte di una trama ben congegnata in cui il Nazismo e l’ Industria pesante entreranno  in un conflitto che si risolverà  con la sconfitta e la totale assimilazione da parte di Hitler della potenza degli Essenbeck. Un gioco sottile e spietato quello di Ashembach per tutta la durata della fiction.

Subito cogliamo  la natura dei personaggi, un vecchio barone stanco e poco incline alle nuove generazioni che hanno portato Hitler al potere, il giovane ed androgino Martin von Essenbeck Helmut Berger,  che davanti al vecchio e alla famiglia si esibisce in un o spettacolo da cabaret espressionista , travestito da donna e più precisamente da Marlene Dietrich dell’ Angelo Azzurro. Un personaggio come vedremo Dostoevskijano, e Dostoevskij è stata una delle letture preferite di Visconti. Presto cogliamo la sua natura malata e confusa, il suo ossessivo legame con la madre, la bionda Ingrid Thulin, o Sofie von Essenbeck , altre pezzo importante in questa partita a scacchi tra due forze contrarie. E c’è Heberth  Thalmann, il marito di Elisabeth von Essenbeck. Elbert   è il dissidente, non legato dal sangue agli Essenbeck, sarà l’ unico personaggio positivo della storia,e alla fine verrà arrestato e scomparirà nelle prigioni della Gestapo. È l’ unico che ha capito cosa vuole Hitler dal popolo tedesco e dove trascinerà il suo  popolo. Insomma,  l’ antica e nobile famiglia tedesca appare subito come un nido di serpi pronti a mordersi e a distruggersi, e Ashembach ha così buon gioco. E c’è  il pesante e vistoso Konstantin von Essenbeck,     Reinhard  Kolldehoff , Che manovra per il   dominio  totale della fabbrica Essenbeck. E infine c’è il bieco e astuto  Frederick, Dirk Bogarde,  che aspira alla mano di Sophie. Improvvisamente durante la serata il vecchi Joachim Essenbeck apprende da una telefonata che il Reichstag sta bruciando a Berlino, segno di un colpo di Stato? Ora è chiaro perché in quel preciso momento Ashembach è presente nella Villa e presto appare chiaro che ad appiccare il fuoco alla Cancelleria è stato lo stesso Hitler, gli eventi stanno precipitando e presto travolgeranno gli Essenbeck!

Se vogliamo cogliere un protagonista unico  in questa storia, il cosiddetto  personaggio principale, avremmo difficoltà a trovarlo, non c’è infatti!  Ma  da una parte abbiamo l’ astuto  e mefistofelico  Ashembach che muove le sue pedine  attentamente, profittando dei conflitti interni della  grande famiglia, e dall’ altra c’ è questa, i von Essenbeck, una intera stirpe  come protagonista della storia. grazie.

Continua……

©salvogagliardoproduzione.aprile 2010. All  rights reserved.

 

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Analysis Fiction/Lezioni di Cinema

La caduta degli dei. The Fall of the Gods.2

Un Omaggio al Cinema europeo

Un buon  film è come un buon vino-Le cantine di Salvo Gagliardo

Presentazione del film di Luchino Visconti. La Caduta degli Dei.

 

 

Di Salvo Gagliardo 

 

La Caduta degli Dei quindi non rileva un personaggio principale con due antagonisti a confronto, ma piuttosto due forze opposte che sono anch’ esse personaggi, una  di queste è rappresentata dalla  famiglia von Essenbeck. Subito dogo l’ annuncio dell’ incendio del Reichstag, Il vecchio Joachim viene trovato morto, ucciso nel suo letto e la colpa viene fatta cadere su Herbert il dissidente della famiglia. Con l’ incendio della Cancelleria, Visconti muove i sui personaggi verso l’ epilogo drammatico. Ciò che teneva coesa l’ antica famiglia di baroni,  era il vecchio, ancora uomo  rispettabile e all’ antica, ma una volta morto, eliminato, si scatenano i lati poco rispettabili della  stirpe, ossia le feroci avidità e la brama di potere, all’ ombra del nazismo che fa qui la parte del Diavolo o di Mefistofele, incarnato splendidamente dalla maschera di Helmut Griem in divisa nera. Il gioco tra rosso, nero, svastica e biondo oro è ben reso, è reso quindi dal  dramma di un’ illusione quella di una superiorità di razza che non è mai esistita. Perfetta è la scenografia e il movimento preciso e cadenzato dei personaggi. Perfetta è la maschera in parte grottesca e in parte patetica di Martin, sotto le luci di un cabaret tedesco anteguerra che ricorda la Repubblica di Weimar. Martin affetto da disturbi di personalità che finisce nell’ ignominia di un delitto esecrabile, la violenza su una bambina messo a tacere dalla famiglia che ancora gode di  un grande potere nelle sale di Hitler. Siamo nel 1933 e l’ antisemitismo è ancora in nuce e forse velato, la la bambina su cui Martin esercita violenza è ebrea e si suicida. Un modo intelligente di Visconti di prepararci agli orrori del Terzo Reich. Il nemico di Hitler non  sono ancora gli ebrei, ma  i comunisti e Heberth viene accusato da Konstantin di essere un comunista. E Konstantin così massiccio e violento simile ad un signore del Rinascimento Italiano,  è un altro bel personaggio plasticamente potente che come si suol  dire buca lo schermo. Konstantin von Essenbeck  sarebbe l’ erede al trono, se non ci fosse Martin. Ma il barone  ha quella potenza che  Martin malato non possiede. Konstantin Essenbeck  è iscritto alle SA  di Ernest  Rohm, le squadre speciali d’ assalto di Hitler che lo hanno portato al potere, ma ora le SA sono diventate un peso per il Fuhrer che pensa di sbarazzarsene, cosa che sa bene Ashembach!

E il barone  comincia manovrare per avere il potere assoluto  sulle   fabbriche Essenbeck,. L’ arma gliela offre Martin, con il suo gesto scellerato, consegnandosi al  ricatto del barone. .E poi  c’è Friedrich! Un uomo freddo e viscido, non appartiene del tutto al Partito e non appartiene del tutto alla famiglia, ma aspirando alla mano di Sophie  spera di diventare il padrone assoluto della fabbrica. E in tutto questo non va trascurato il giovane  Gunther, il più giovane degli Essenbeck, un animo  molto sensibile e amante della musica e del violoncello, ma destinato alla fine a diventare il padrone della fabbrica, l’ uomo che ne diverrà l’ assoluto signore asservito totalmente al Partito. Fagocitando Gunther il gioco di Hitler e di Ashembach è fatto!

 Ci sarebbe  molto da dire sul travestimento dei personaggi, Martin apre la fiction con una imitazione di   Marlene Dietrich nell’ Angelo Azzurro e presto vedremo un travestimento collettivo delle virili SA  presso l’ Hotel Hanselbauer nei pressi di Monaco, prima del grande massacro. E  ci avviamo così  all’ altro  grande fatto della  storia oscura del Terzo Reich,  quello noto   come La  notte dei lunghi coltelli,Die Nacht  der  Langem  Messer, in cui fu  liquidata l’ intera SA di Ernst Rohm  per ordine di Hitler e di Himmler. Ma prima assistiamo ai  complessi giochi ambiziosi della bella e bionda Sophie von Essenbeck, le sue sfrenati ambizioni che la portano da una parte ad avere un affetto morboso che sfuma quasi nell’ incesto per il giovane figlio Martin e dall’ altra il desiderio di impadronirsi delle Imprese Essenbeck,   per mezzo  di  un uomo debole, viscido,  ma ambizioso, determinato e senza scrupoli, ossia Frederick Bruckmann giunto nella villa assieme ad Ashembach e responsabile della morte di Joachim come lo sarà di quella di Konstantin. La fiction si avvia così  verso gli epiloghi di un dramma  sulla musiche di Richard Wagner e dell’ ’ Horst Wessel Lied, ossia l’ inno del nazionalsocialismo  tedesco.

Continua…..

©salvogagliardoproduzione. aprile 2010. All  rights reserved.

 

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Analysis Fiction/Lezioni di Cinema

La caduta degli dei. The Fall of the Gods.3

Un Omaggio al Cinema europeo

Un buon  film è come un buon vino-Le cantine di Salvo Gagliardo

Presentazione del film di Luchino Visconti. La Caduta degli Dei.

 

 

Di Salvo Gagliardo 

 

 

Notte tra il  29 -30,  Giugno 1934. Presso l’ Hotel Hanselbauer, vicino Monaco si svolge un grande raduno delle SA, sono presenti dai 400 ai 500  membri delle milizie speciali e personali  di Hitler, gente che ha portato  il Fuhrer al potere con la violenza, squadristi e giovani violenti imbevuti di dottrina, ma anche con una grande voglia di divertirsi. Fra di loro c’ è Konstantin von Essenbeck. Lo scenario è maestoso, degno di un delirio Wagneriano. Buona parte degli affiliati sono omosessuali o mostrano atteggiamenti omosessuali. Rientra di nuovo il travestimento nella fiction di Luchino Visconti, con cui è cominciato il film. Tra canti nazisti ed arie wagneriane, i giovani della SA sembrano diverstisi in   un mare di birra, quando arrivano dal fiume e da terra camion  e mezzi delle SS. Fra di loro ci sono anche Ashembach e Frederick Bruckmann. E’ un massacro di sangue, in cui muore anche il barone Konstantin Essenbeck.

Superato questo culmine di violenza e drammaticità , sono le uniche scene che si svolgono fuori la villa  degli  Essenbeck, la violenza e la morte si rinserrano all’ interno delle sue mura e della famiglia, Ashembach ormai come un burattinaio può manovrare a suo piacimento  i destini degli Essenbeck e naturalmente del malato Martin, ancora succube della giovane madre ormai consapevole del gioco perverso che si sta giocando là dentro. Frederick è tornato alla villa assieme  a Ashembach, ma la morte di Konstantin ha del tutto cambiato le carte in tavola. Ormai è Martin che guida il gioco, ma dietro c’è l’ ombra di  Ashembach. E’ Ashembach che spinge Martin a usare violenza sulla madre. La tragedia volge al termine. Sophie umiliata dal figlio con un atto brutale perde la ragione, ma Ashembach vuole che si celebrino le nozze tra Frederick che non ha più alcun potere se non quello della sopravvivenza e Sophie. Le nozze sono un capolavoro di grottesco gotico. Poi Martin consegna alla coppia due boccette di cianuro e li spinge al suicidio, mentre nella sala gli invitati si abbandonano ad ogni tipo di baldoria. C’è anche la donna di Martin che fa la prostituta e che è apparsa qualche altra volta nella fiction e che si  presume sostituirà Sophie  nei sentimenti di Martin. Ma il tocco finale consiste nell’ abdicazione totale del giovane Gunther che lasciati i sogni di musica e di arte si avvia a diventare il potente signore delle Acciaierie Essenbeck, sotto l’ egida e il controllo di Ashembach e la volontà di Hitler. Grazie.

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Analysis Fiction

Omaggio a Ingmar Bergman1

Il Settimo Sigillo

Der Toten Tanz. La Danza della Morte

Un buon film è come un buon vino

-La Cantine di Salvo Gagliardo

Morz en une eure tot  desfait

-Helinand de Freudmont. Vers de la Mort

 

Se è vero che u buon film è come un buon vino. allora il 1957 è stata una ottima  annata perché il regista svedese Ingmar Bergman ci ha regalato due bei  film doc da mettere in cantina, Il Settimo Sigillo, che in svedese suona Det sjunde inseglet e Il Posto delle Fragole, Smultronstället.

1348. La Peste Nera ammorbava l ‘ Europa medievale e stranamente apriva il chiuso Medio Evo a mondi più moderni, almeno questo secondo Johan Guizinga La peste decimò la popolazione e sembra che tolse da questo mondo la metà della popolazione di Europa. Da che cosa fosse portata non si sa, forse le guerre, la Guerra dei Cento anni, o chi lo sa, forse qualche malvagia Cometa spargitrice di Terrore.  Totentanz, Der Toten Tanz,Danse Macabre, Danza della Morte, The Dance of Death…. Così era chiamata la raffigurazione della morte seminatrice e falciatrice  di terrore in quei secoli bui. E così continuò ad essere rappresentata fino agli appassionati e agli amanti di racconti del terrore e di storie gotiche. Agli innamorati dell’ arte e ai turisti consiglio di venire nella città in cui abito e sono nato, Palermo, a guardare uno splendido affresco murale presso il bel Palazzo Abatellis, che raffigura per l’ appunto una tale Dance Macabre, ma qui ho messo  questo a preambolo perché il film di cui sto per parlare, Il Settimo Sigillo è una vera ed autentica Totentanz ricreata dalle tecnologie cinematografiche. E alla peste dl 1348 sembra rifarsi il film di Bergman, con qualche incongruenza cronachistica, perché l’ Ultima Crociata cristiana si svolse nel XIII e non nel XIV secolo!

La storia  è questa. Un cavaliere cristiano torna nelle terre del Nord, in Svezia, qui chiamate  Roskinde ed Elsinore, assieme al suo scudiero e al suo cavallo. Il cavaliere porta il nome di Antonius Block e lo scudiero quello di Jons.Block è diretto al suo castello dove l’ attende la bella moglie. Ma per far questo deve attraversare quei territori già ammorbati dalla peste che ha già mietuto le sue prime vittime. Sullo sfondo di questa brughiera si osserva perennemente il Mare, l’ Oceano del nord. Tutti ricorderemo per molto tempo il volto statuario di Max von Sidow ancora giovane, quasi tagliato nella pietra, e la faccia sorniona e irridente dello scudiero John, Gunnar Bjonstrand, che vedremo anche nel Posto delle Fragole. Come nessuno dimenticherà l’ apparizione spettrale e macabra della  Morte nella veste  cupa e incappucciata di un monaco,  un Bengt  Ekerot dalla  faccia bianca e cadaverica e dall’ espressione ambigua che il cavaliere incontra lungo la strada verso il castello e che sfiderà ad una memorabile partita a scacchi in cui è in gioco la sua stessa vita. Il Cavaliere ha combattuto in Terra Santa, ha combattuto per la fede nella Croce, ma ora al ritorno non è più certo della sua fede, non è più certo dell’ esistenza di quel Dio per cui ha macchiato di sangue la sua spada.

La strada è lunga da percorrere, ma a tenergli compagnia sono le riflessioni sulla vita, sulla dabbenaggine umana e sulla falsità dei preti e dei teologi  del suo servo e scudiero Jons, materialista quanto Sancho Panza, ma la cui mente possiede una lucidità che non appartiene a Antonius  Block, in questo simile a Don Chisciotte, e  ancora pieno  della  Follia della Croce. Il bianco e nero della pellicola è stupendo e attraverso luci ed ombre ci consegna una fotografia da archiviare.

Il Cavaliere si imbatte in un cadavere, e poi in soldati e abitanti in fuga nell’ illusione di  sfuggire  ad una moria a cui sono tutti destinati. Si respira l’ aria del Giorno del Giudizio, e la Danza Macabra ne emblematizza perfettamente lo spirito. Ma più avanti in una radura è fermo un carro, un carpento, il  famoso carro di Tespi che ospita  una famiglia di attori commedianti e saltimbanchi. E’ il carro di Jof , uomo semplice e Visionario e della sua bella e brava moglie, Mia, la bionda Bjbi Andersson c’è anche un bambino ancora molto piccolo e c’è anche  Jonas Skat, un altro saltimbanco e attore. Per le strade si trascinano flagellanti in processione, preti e monaci esaltati  che invitano con violenza e trasporto  al memento mori, all’ Ora della Fine e  alla Meditazione Estrema. Ma Antonius Block pur nella sua fede che lo ha spinto in Oriente, è poco convinto, vorrebbe conoscere meglio per chi ha combattuto e per chi ha ucciso, ma non ha risposta, finchè di fronte  alle scogliere dei mari del Nord , la Morte lo aspetta e   lo sfida ad una lunga e travagliata partita a scacchi.

Uno splendido film gotico degno della migliore penna di Edgar Allan Poe, in cui il regista svedese affronta un tema a lui caro quello del non senso della vita, una sorta di ripensamento e meditazione esistenzialista che nel tempo in cui Bergman maggiormente  creò, era piuttosto corrente. Ma anche uno splendido Dramma Sacro, di quelli che oggi non si scrivono più, a parte qualche eccezione  come il film  La Passione di Cristo  di  Mel Gibson sugli ultimi giorni di Gesù di Nazareth.

Continua…..

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Copia di Pict0015 

Analysis Fiction

Omaggio a Ingmar Bergman2

Il Settimo Sigillo

Der Toten Tanz. La Danza della Morte

Un buon film è come un buon vino

-La Cantine di Salvo Gagliardo

Morz en une eure tot  desfait

-Helinand de Freudmont. Vers de la Mort

Presentazione del film Il Settimo Sigillo di Ingmar Bergman

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 Dopo questa sfida a scacchi, bianchi contro neri, di fronte all’ Oceano del nord, la storia si rafforza e acquista contorni più netti e precisi. I personaggi vengono fuori allo scoperto. Bottegai e mercanti, soldati e preti, predicatori e prostitute, tutto un Universo  che va verso la morte e spiegarla non  bastano più i sermoni di questi savonarola esaltati; e la mente del Cavaliere non ne è per niente illuminata contrappuntata dal cinismo lucido di Jons, lo scudiero. Chi può  dimenticare la processione dei flagellanti e quel Cristo di legno  in croce quasi deforme e grottesco nell’ aspetto! O le immagini affrescate in una piccola  chiesa  da un pittore,  e che ritraggono la Danza della Morte! Immagini e sequenze che resteranno per molto tempo nella cinematografia mondiale. Il lavoro di Bergman è stato tratto da un lavoro destinato al teatro e scritto dallo stesso regista, e nei dialoghi ottimamente costruiti si respira il teatro a cui il regista svedese è rimasto legato per tutta la vita. Ma  è il carro che trasporta Jof e la sua famiglia che ci interessa, e che sembra pieno di luce fra le tenebre  della morte. Jof  è un visionario ed un uomo molto semplice, è l’ unico che vede l’ Invisibile, Jof  vede in visone  la Vergine Maria con il Bambino attraversare la radura e vede più avanti Block e la Morte giocare a scacchi, e alla fine, nelle ultime sequenze vede l’ intero gruppo in un danza macabra finale sfilare sulla collina condotti per mano  dal Monaco nero ossia dalla morte.

Un film davvero bello, uno spettacolo gotico e fantastico di una forza incredibile sebbene sia lontano dagli ammennicoli creati ad Hollywood per suscitare terrore e orrore. Tutto  è basato sulla splendida foto e su una sceneggiatura di prestigio con un intensa vis drammaturgica. Il montaggio e le musiche sono davvero una piccola opera d’arte, Bergman  fa proprio il cinema del suo tempo e di quello che lo ha preceduto, la fotografia e il montaggio del cinema russo ad esempio, o del cinema  di Carl Dreyer, o anche  la lezione francese.

E giungiamo alla piccola strega che deve essere messa al rogo, è a questa ragazza creduta posseduta dal diavolo che Antonius chiede qualcosa su Dio, splendido! Antonius cerca di capire se Dio esiste o no da una  povera ragazza che la gente vuole avere avuto mercimonio con il maligno! E’ una intuizione profonda, Antonius cerca di appurare lì esistenza  del Soprannaturale , di quel Soprannaturale per cui ha combattuto e sparso il sangue. Ma neanche la strega, che Antonius aiuta a morire senza grandi dolori, riesce a chiarirgli qualcosa, su quello che sta cercando e che desidera trovare. E di nuovo si confronta con la Morte  giocatrice di scacchi. Intanto Jons ha tempo e modo di mettere in ridicolo la tragica follia degli uomini mentre assiste al rogo della ragazza, e poi cattura e marchia a sangue il teologo che aveva convinto i suo padrone a partire per le Crociate e che ora è diventato un ladro e uno stupratore. Ma la Morte non perdona inesorabile e via via colpisce i devesi personaggi, come Skat il giocoliere che salito su un albero muore per volontà della Morte.

Ma è sempre i giocoliere e attore Jof che ci commuove con la sua sognante semplicità capace di vedere l’ Invisibile, ci commuove la sua piccola moglie assieme al suo piccolo figlio e i tutto non può non ricordarci ka Sacra Famiglia, una versione di questa, e questo richiamo deve essere stato presente nella mente di Bergman. La storia si avvia al suo epilogo e alla sua risoluzione man mano che il gruppo di avvicina al Castello del Cavaliere bianco dove è ad attenderlo da tempo la sua sposa rimasta fedele.

Ma prima Block sfida per l’ ultima volta  la Morte e con un inganno riesce a far fuggire la Sacra Famiglia nel bosco mentre accetta di essere battuto, in realtà non doveva essere battuto e dovevano morire Jof, Mia e il bambino che invece con il loro carpento attraversano la foresta di notte, una notte magica e ramata da fulmini e da portenti, mentre il cavaliere ala comitiva che ha portato con sé raggiungono le alture inaccessibili del suo antico maniero arroccato in alto e Block può abbracciare la sua sposa. Ma il tempo è alla fine e la Morte si presenta come l’ Angelo dell’ Apocalisse, per  trascinare con sé l’ intera comitiva mentre giunta l’ alba Jof estasiato li vede correr per una collina tirato uno dietro l’ altro dalla morte. E mentre Mia che ha ascoltato questa storia da Jof gli dice ridendo che è una delle sue solite visioni e sogni. Grazie.

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 Analysis Fiction

Omaggio a Charlie Chaplin

Limelight.Luci della Ribalta1

Di Salvo Gagliardo

 

Charlie Chaplin è l’ eroe della felicità ad ogni costo,la felicità del bambino che gioca con i suoi giocattoli in questo caso gli sono forniti dalla strada, il poliziotto. Il ladro, la ragazza sfortunata o perseguitata, il ladro……e lui continua a giocare, lui senza patria, senza famiglia, senza casa e senza beni…..Chaplin quindi è la vita che scorre apparentemente insensata, ma che scorre e si modifica in continuazione, Chaplin non va verso l’ alto, non ci aspira né verso il basso la sua è una strada che si perde sotto  le stelle all’ infinito, come il Cinema, e si torna a rivederlo e forse si tornerà a rivederlo quando l’ uomo si impianterà su Marte e sulla Luna o progetterà un viaggio fra le stelle.  Chaplin è stato  a suo modo  un mistico e  un taoista.

Luci della Ribalta è un film della maturità e della vecchiaia di un grande artista. E’ il 1952 quando esce nelle sale e Charlie Chaplin ha 63 anni. Ha prodotto artisticamente quanto poteva e sapeva produrre, e ora, come si dice nel film, comincia a sentire la necessità di ritirarsi a coltivare un suo orticello. Lascia a film ultimato gli Stati Uniti per non più ritornarvi. La Commissione  creata da Mc Carty lo ha in sospetto di filocomunismo e gli rifiuta il visto di entrata, Chaplin torna nella sua Inghilterra da dove la sua avventura era cominciata, ma ci ritorna ricco e all’ apice del successo. La storia di Chaplin comunista era cominciata con il film Monsieur Verdun che non piacque agli americani e al Governo perché c’erano delle considerazioni sospette di antiamericanismo. Ma secondo me Chaplin comincia a mettere nei suoi film considerazioni filosofiche e politiche fin dal primo sonoro, ad esempio ne Il  Grande Dittatore. E’ vero che sono considerazioni che possono appesantire il film e che vanno contro l’ idea di Chaplin che il sonoro era una forma di regresso del cinema e soprattutto del suo, nato e sviluppatosi nel muto, ma è anche vero che Chaplin è un vero  artista e per questo un mistificatore, artista è un bambino che gioca con frammenti di realtà e di sogni, componendoli e scmponendoli. La prima cosa che colpisce di questo film è l’ intreccio di scene tra spettacolo e vita.

La storia comincia con un vecchio attore e clown alcolizzato che rientrando nella sua pensione di Londra salva la vita ad una ragazza che abita nella sua pensione che ha cercato di suicidarsi. E’ quindi la storia di Calvero vecchio clown in declino e una giovane ballerina che per disperazione e per senso di vuoto dell’ esistenza ha cercato di avvelenarsi. Calvero cercherà per tutta la fiction di ridarle fiducia e dignità. E’ la storia di Calvero o è la storia di Terry? Due anime si incontrano lungo il cammino dell’ esistenza e finiscono per compenetrarsi. E’ la storia di una relazione platonica tra un vecchio artista che ha conosciuto il successo e una giovane debuttante a cui farà da maestro e consigliere.

Questa è la storia del primo atto di Luci della Ribalta. Potrebbe sembrare una storia patetica se non fosse riscattata dall’ abilità consumata di un artista del cinema. Chi vi ha colto riferimenti biografici precisi della vita di Chaplin non sbaglia di sicuro, Ma d’altronde un  artista del calibro e della tipologia di Chaplin deve essere autobiografico, l’ esperienza  di vita di Chaplin si confonde col la sua opera, vita e cinema confluiscono in  un tutto unico nella vita di Charlot. E anche in questo Luci della Ribalta è fortemente biografico nel uso intreccio tra spettacolo e vita. Inoltre il film prende avvio nel  1914 anno in cui è cominciata la carriera cinematografica di Chaplin.

Calvero quindi ridà fiducia a Theresa, le dice che ciò che importa è la vita, e che chiedersi se la vita ha senso o è  senza alcun  senso non porta da nessuna parte, ma toglie quel po’ di felicità che la vita concede. La vita è la ricerca  della felicità, secondo un principio molto americano.  Ma c’è qualcosa in più, si sta creando qualcosa tra le due anime, un legame che trasforma. Terry raggiungerà infatti l’ apice del successo quando Calvero si spegnerà nel retroscena di un teatro durante un importante spettacolo di beneficienza. C’è una storia di sentimenti tra un vecchio artista alcolizzato e una ragazza ma c’è anche di più. Ma questa è anche la filosofia di Charlot il Vagabondo, giocare come un bambino con la Vita come fosse un gigantesco spettacolo. E al Vagabondo Calvero ritorna quando nella terza parte, lasciata Theresa al suo successo, ritorna  a fare  l’ artista di strada.

Continua…….

 

Analysis Fiction

La Commedia  Americana

The War of the Roses

Ti amo fino alla follia

Di Salvo Gagliardo

Presentazione del film The War of The Roses

 

Premessa. Una  commedia Americana molto divertente  sulla istituzione del matrimonio in America  e la sua crisi che vede ancora impegnato un attore come Michael   Douglas  a cui la parte di chi deve scontrarsi a sangue con l’ altro sesso sembra adattarsi  a pennello, più volte ripetuta e quando l’ altro contendente si chiama Kathleen Turner,atletica ed acrobatica,  allora  il fenomeno ha un nome e un cognome. Denny De Vito , attore, regista  e produttore, l’ avvocato in questioni matrimoniali  Gavin D’ Amato,  apre la fiction raccontando ad un cliente la storia di  Oliver Rose, cliente e collega, sposato felicemente. Almeno all’ inizio, con la bella, bionda  e aggressiva Barbara Oliver. La racconta fin dall’  inizio, fin da quando Oliver e Barbara si sono casualmente incontrati, piaciuti e sposati.

E l’ attenzione della storia sembra concentrarsi nella casa che i Rose, una famiglia media americana, lui avvocato di un certo successo e lei impegnata variamente in negozi e business,acquistano, una vecchia palazzina di cui è morto il proprietario,  e arredano con attenzione. Intanto i figli crescono e la casa sembra prosperare con un grasso gatto e con un cane.

La apertura e lo sviluppo del primo atto ci mostra questo, ma prepara qualcosa, qualcosa di imprevisto. Un improvviso malessere costringe Oliver a farsi ricoverare in ospedale d’ urgenza, all’ inizio si teme il peggio, il cuore, ma poi Oliver se la cava e aspetta che Barbara lo vada a trovarlo  in ospedale. Cosa che non avviene!

Da qui la storia prende un’ altra piega e si avvia verso il culmine emozionale del racconto. Barbara non solo non va in ospedale a trovare il marito, ma rientrato questi a casa, a letto, gli comunica che ha intenzione di divorziare, che lei ha sperato che morisse e  ne sarebbe stata profondamente addolorata. Ne segue un battibecco, poi Oliver decide di accettare i consigli dell’ amico e collega Gavin D’ Amato.

Inizia  a prendere fuoco la casa, e via via a  fracassarsi  le suppellettili. La situazione continua a salire di tensione e poi  a scendere, e la maschera per metà sarcastica e per l’ altra carica di affetto e di eros della combattiva K. Turner, contrappunta bene  questa tensione oscillante e quasi grottesca. E si  giunge ad  una festa importante in casa Rose, Barbara  ha invitato a cena  gente con cui deve fare affari, ma la festa va a rotoli per l’ atteggiamento clownesco  e sarcastico di Oliver, che rovina totalmente la cena quasi con oscenità, la vendetta è immediata e Barbara distrugge la preziosa spider di Oliver, in un crescendo parossistico di violenza. E si arresta ad un incendio appiccato da Oliver, per riprendersi in una vera caccia all’ uomo circondata dalle macerie che lascia.  Finchè si arriva allo scontro finale. Tutti e due restano  appesi pericolosamente  ad un grosso lampadario  della sala, che precipita a terra e li uccide, i due si ritrovano moribondi assieme  ai cocci del prezioso  lampadario,  mentre Oliver  prima di morire allunga una mano verso di lei e lei la respinge. In una sorta di amore assoluto e di odio senza fine i due assieme come in una vecchia storia d’ amore e morte, che appare  più una commedia,  concludono la loro vita quasi uniti uno all’ altro,in uno sfondo natalizio ricorrente,  mentre accorre inutilmente in aiuto l’ amico Gavin. E l’ avvocato De Vito Gavin termina di raccontare la sua storia al cliente eccitato da questo  racconto, e quasi senza fiato,  e gli consiglia varie soluzioni al suo problema matrimoniale, fra cui l’ accordo.

 

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martedì, 2 marzo 2010

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Il Fantastico in Rete

Rod Serling. Ai Confini della Realtà(1).

di

Salvo Gagliardo

 

“State per entrare in un’altra dimensione. Una dimensione non solo della vista o del suono ma della mente. Un viaggio nel meraviglioso mondo dell’immaginazione”

                          Rode Serling. The Twligt Zone.

 

 

« C’è una quinta dimensione, oltre a quelle che l’uomo già conosce. È senza limiti come l’infinito, e senza tempo come l’eternità: è la regione intermedia tra la luce e l’oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l’oscuro baratro dell’ignoto e le vette luminose del sapere. È la regione dell’immaginazione, una regione che si trova ai confini della realtà. » Così si apre una delle serie più amate della Televisione Americana, andata in onda negli Anni Sessanta e riproposta in quegli anni anche in Italia. Chi è di quelle generazioni se la ricorderà. Come si ricorderà dell’ uomo giovane, magro e ben vestito, con lo sguardo vivo e  pensieroso, di aspetto slick e di grande fascino e suggestione vocale. Quell’ uomo è stato Rode Serling, oggi forse ignorato in Italia, ma che in America, assieme  ad altri, ha fatto la televisione. La notte del 2 ottobre 1959 fu una notte epica, infatti andò in onda per la CBS il primo episodio di The Twligt Zone. Ai Confini della Realtà. L’ episodio era Where’s Everibody? La Barriera della Solitudine. Era scritto da Rod Serling, era diretto da Robert Stevens ed era interpretato da Earl Holliman e James Gregory. Parlava di un uomo che si trovava improvvisamente solo  in un cittadina fantasma e totalmente deserta. Alla fine, come in The Truman Show, si scopre che tutto è solo un esperimento scientifico  per scoprire la capacità dell’ uomo di resistere  in solitudine negli spazi cosmici. Era un episodio allucinante e fantastico e per la prima volte la televisione si apriva a temi surreali e da fantascienza. La serie fu definita science fiction, horror,mistery, drama, e speculative fiction, la prima serie, la serie classica durò fino al 1964, e consistette in 156 episodi divisi in cinque stagioni., ebbe sceneggiatori del calibro di Ray Bradbury, Richard  Matheson e  Charles Beaumont e registi come Steven Spielberg,  Joe Dante, e John Landis hanno riconosciuto l’ ampio debito che hanno contratto  verso questa serie realizzando insieme un film a tre che la celebrasse. La serie vantò un cast di eccezione, fra cui, Telly  Savalas  Dennis Hopper Burt Reynolds, Ron Howard, Charles Bronson,Peter Falk, Robert Duval, ,Buster Keaton, Ida Lupino, Mickey Rooney, Dana Andrews. E soprattutto vide l’ esordio di Robert Redford e il canadese William Alan   Shatner, allora quasi esordiente che prese parte a diversi episodi della serie, ma che sarebbe rimasto famoso  come Captain Kirk, il mitico comandante dell’ Astronave USS Enterprise, della serie Star Trek. Where’s Everibody non ottenne il successo sperato, ma il successivo  Time enough at last, con Burgess Meredith,  consegnava la serie alla storia. Parlava della vita dell’ ultimo uomo rimasto solo sulla Terra dopo una catastrofe nucleare.

Ma chi era Rod Serling, l’ ideatore e lo sceneggiatore  più attivo della serie? American screenwriter, uomo di spettacolo, sceneggiatore, scrittore, uomo di talk show, Serling era nato nel 1924 a Syracuse, New York.  da una famiglia di ebrei. Nel 1943  si era arruolato  nell’ Esercito, e durante la 2 Word War,  era stato paracadutato  in Normandia, e aveva combattuto nel Pacifico e in Giappone, guadagnandosi delle onorificenze, ma beccandosi diverse ferite e uno shock traumatico che lo assillerà per tutta la vita, con incubi notturni e flashback paurosi. Serling era  un grande fumatore e il fumo lo portò alla tomba con un attacco cardiaco nel 1975 a soli cinquanta anni. Tornato dalla guerra cominciò ad interessarsi alla radio e alla televisione, Sono gli Anni Cinquanta e il mondo è appena uscito dalla più tremendo conflitto della  storia. La radio era già attiva, ma la televisione in bianco e nero,  stava facendo i suoi primi passi. Presto Serling entra nella CBS, con l’  intenzione di emulare il più anziano Norman Corwin, anche lui di origine ebraica. Dirige vari spettacoli e programmi finché approda a The Twilight Zone. Serling era stato pilota di guerra e questa esperienza lo aveva per sempre segnato, molti suoi episodi richiamano piloti ed aerei, e Twligt b. Zone nel gergo dei piloti  sta per zona di confine, ossia è quel punto  durante l’ atterraggio in cui il pilota perde ogni tipo di  orientamento. Qualcosa che ci ricorda  la storia della  Pattuglia Perduta e  degli Avenger dati per dispersi nel Triangolo delle Bermuda, Una storia che avrebbe potuto figurare magnificamente nel palinsesto di Ai Confini della Realtà.

continua……………

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Il Fantastico in Rete

Rod Serling. Ai Confini della Realtà(2)

di

Salvo Gagliardo

 

 Serling viene da una Tv sociale, da una Tv che mostra i problemi della gente, il suo background è fatto di gente comune, di American Life,di  aerei, di piloti, di boxer, di meccanici, di baristi, di addetti  ai  distributori di benzina,  di gente di colore, di tassisti. Ed è a questa gente comune che accadono le cose più impensabili che li proiettano in mondi assurdi e alternati, e li mettono di fronte a paradossi, fatti di alieni o di capovolgimenti delle situazioni normali, di paradossi temporali che chiamano in causa le teorie relativistiche di Einstein.  Che succede ad ognuno di noi se tornando a casa scopre che la casa non è la sua, che la sua famiglia non è la sua  e che rischia di essere arrestato come vagabondo o altro?  Sono situazioni classiche, situazioni da incubo, situazioni  alla Kafka,  di quegli anni affrontate da alcuni scrittori di fantascienza che la guerra aveva proiettato in altri mondi venuti fuori come da buchi neri prodotti dalla Bomba A o dai Campi di Sterminio! Sono gli anni in cui Philip Kindred Dick comincia  a scrivere storie simili fatte di labirinti infiniti a scatola cinese dentro cui il perfido demiurgo si diverte a gettare l’ uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio. Ma sono anche gli anni del Mattino dei Maghi uscito in Francia nel  1960  e che apriva la mente a nuovi spazi e paradossi dell’ esistente che non poteva essere vissuto più con la tranquillità e la certezza del passato. Serling si serviva degli ammennicoli della fantascienza e del fantastico per denunciare i mali dell’ americano medio afflitto dalla paranoia e dal consumismo, dal conformismo e impaurito dal comunismo. Sono anni in cui le tranquille cittadine americane mostrano in realtà un sottofondo di bigottismo e conformismo se non di razzismo intolleranza. Usciti da una guerra vittoriosa sul     nazismo in Europa, gli americani si scoprivano  anche loro un po’ nazisti. Sono gli anni di George  Hoower  e della FBI, e sono anni in cui ancora nel sud si uccidono i neri. Ma sono anche gli anni di Kennedy e di Martin Luter King. Sono gli anni della Potenza militare americana. Gli UFO fanno capolino nei cieli a stelle e strisce e impauriscono la città di Washington D.C., e Adamski si appresta a narrare la sua meravigliosa favola di Orthon, il Venusiano venuto dallo Spazio.  Il Project Blue Book è in azione, e il professor Hyneck studia gli strani fenomeni chiamati UFO. ,La NASA sotto  la guida di Werner von Braun si prepara a mandare gli uomini sulla Luna. All’ inizio ogni telefilm durava non più di mezzora, il tempo giusto per costruire effetti e climax, e per risolverli nel   finale a sorpresa,  gli switching endings, che renderanno famosi tutti gli episodi della serie. Ma poi, i Direttori vollero che ogni episodio durasse un’ora. Un tempo troppo lungo che costringeva il povero Serling ad un vero tour de force. Fatto sta che la  prima serie o serie classica si chiuse nel nel 1964, in piena Guerra in Vietnam. Serling continuerà a produrre programmi fantastici, storie gotiche e nere con puntate sull’ Occulto. Un buon programma di questo tipo p talk show non può fare a meno del paranormale, e Serling ha anticapo Larry King. Oggi le sue storie sono state raccolte in antologie e libri. Serling torna alla radio nel 1974. Negli ultimi anni è tornato a New York ad Ithaca  come insegnate. E ha continuato a lavorare come script writer per Jacques Cousteau e Brian de Palma. E’ morto a Rochester a cinquanta anni.

Where’s Everibody?, The Invaders, The Eye of The Beholder,  It’ Good Live,  To  serve  Men,  I sing the body electric, Nick of time, Nightmare at 2000 feet, vengono generalmente considerati  fra gli episodi meglio riusciti. E’stata una serie mitica, quasi leggendaria, oggi ampiamente riproposta in DVD, e per la prima volta in Tv, un mezzo che si sa molto conforme  regole e canoni, si parlava di certe cose, dove l’ uomo si faceva domande sulla sua vera identità e sulla natura del mondo e del potere, dove cominciava  a crescere l’ industria della cospiracy, e dove lo strano e il  surreale diventavano oggetto di spettacolo televisivo, dove si cominciava a parlare di esperimenti off limits fatti dai laboratori governativi e dove il vecchio HP. Lovecraft si coniugava ai misteri della NASA e dello Spazio. Dopo seguiranno X Files e varie proposte televisive  di Steven Spielberg nel campo dell’ Insolito, tra parentesi Spielberg deve molto anche a Serling di cui si è nutrito quando era ragazzo nell’ Ohio o in California.   Come  scrittore di fantastico,io   ho voluto creare una nota su Serling  non solo per una certa nostalgia di quei  tempi in cui anche io ero ragazzo , ma perché ritengo che c’è  una dimensione per cui l’ uomo non è fatto, ma che attrae l’ uomo magneticamente oltre la soglia, questa si chiama Mistero, ma il Mistero  ha il suo prezzo anche per l’ uomo fatto ad Immagine di Dio. Per dirla con Serling” Stai viaggiando attraverso un’altra dimensione, una dimensione non solo di immagini e suoni, ma di mente, un viaggio in una terra meravigliosa i cui confini sono quello della fantasia. Questo è il cartello più avanti, la prossima tappa, la Twilight Zone.” Grazie.Salvo Gagliardo.

 

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The UFO Romance

Globular Extraterrestrial Intelligence

by

Salvo Gagliardo

 

Sarebbe davvero fantastico, oltre che esilarante,  che gli uomini si ostinassero  a scrutare gli Spazi in cerca di un proprio simile, ossia di  un Essere  capace di ragionare come lui o  con lui, o  di sragionare, anche questa è una forma di ragionamento, e di comunicazione,  quando quell’ Essere  ce l’ ha proprio  sotto il naso!  Questa mi sembra l’ esilarante storia di un Alieno in visita occulta sul nostro pianeta, che per passare un po’ di tempo si reca a vedere un film di fantascienza umano  che parla di Alieni. Se è capace di ridere, le sue risate dovrebbero giungere alle Stelle! Non so, da molti anni mi occupo di giungere a qualcosa di credibile  speculando sulla possibile vita nella Spazio extraterrestre, e ogni volta  vado a cozzare contro una immagine ricorrente, simile  ad un Archetipo,  quella delle Sfere  di Luce. Uno dei fenomeni più diffusi e meno controversi fra gli  Oggetti Aerei  Non Identificati. Dico meno controversi, perché l’ esistenza di queste sfere è ineccepibile, e confermata in assoluto dall’ Imprimatur Scientifico. Niente da dire. Queste ci sono! Ma cosa sono? Nel mio lavoro di scrittore di fantastico mi sono sempre trovato a gettare giù soggetti ed idee che però non ho poi ultimato  in prodotti finiti, uno di questi è, che gli uomini giungono    a colonizzare un pianeta o un satelloide del o fuori del  Sistema Solare, e dopo secoli o millenni di colonizzazione un fenomeno molto simile ai nostri UFO resta per la scienza e per gli abitanti irrisolto! Un racconto che sa di Stanislav Lem! Noi abitanti della Terra siamo di fronte a qualcosa di simile!

La storia degli  Extraterrestrial Intelligence Globes , ossia delle Sfere Luminose, o meglio ancora più  universalmente note  come Foo Fighter.  si impose  all’ opinione pubblica, o meglio ai diversi Servizi di Sicurezza  della Difesa, negli anni della  2 World War. Varie  sono le teorie sul nome con cui  sono stati chiamati,  Io  qui riporto la più  divertente. Sembra che un operatore radar della U.S.  Air Force   di nome  Donald Meyers,   si trovasse in missione di guerra , nel novembre del 1944. E che Donald fosse  un appassionato lettore dei fumetti di Bill  Holmann, e delle sue strisce  che apparivano regolarmente  sui giornali di  quel tempo, e  in cui si trovava la parola   Foo, un termine forse orientale  ricavato da una cineseria  del  disegnatore americano e che richiamava il fuoco. Quel  novembre del 1944 il nostro uomo  si trovava   in missione, ed  aveva visto una palla di fuoco di un forte colore rossastro  inseguire l’ aereo, sembrava che non volesse mollarlo e che ce   l’ avesse con lui. Quando riferì la cosa al  suo diretto superiore, Donald  tirò fuori dalla tasca un fumetto di Holmann e disse come se gridasse- Quello era un  fottuto Foo Fighter! Fuckin Foo Fighter! Più tardi per una certa decenza forse, fu tolto il Fuckin e restò Foo Fighter!  

E il fenomeno delle sfere di fuoco durante il secondo conflitto mondiale non passò inosservato,né venne minimizzato, tuttaltro, infatti in quegli anni le nazioni interessate al conflitto, ognuna per suo conto, avevano aperto dei dossier segreti sul fenomeno e istituito le prime Commissioni di Indagine sugli Oggetti Aerei Non Identificati. Oggi questo lo si sa per certo. Se quelle cose che inseguivano gli aerei come fantastici delfini non erano di  fabbricazione americana, tedesca, inglese, francese, russa o altro, allora da dove venivano? E soprattutto, che cosa erano? Il fenomeno non restò isolato ma continuò a manifestarsi in vari modi e in diversi posti della Terra. Non sto qui a farvene  la storia che potete trovare tranquillamente su Internet o sui libri, gli Archivi del pianeta sono pieni di avvistamenti di Sfere luminose di vari colori e grandezze che sembrano  qualcosa di più di un semplice fenomeno naturale e meteorico. Vi sono luoghi in cui queste sfere si manifestano con frequenza, ma anche fuori, nello Spazio  cosmico sono state avvistate  dagli  astronauti. Negli Anni  Quaranta e Cinquanta furono oggetto di studio del dottor Lincoln La Paz, un esperto americano di meteoriti e fenomeni meteorici, La Paz fu anche coinvolto nell’ affare Roswell.  Ma va anche   ricordato un altro scienziato, il canadese Michael Persinger che ha a lungo esaminato  gli effetti degli intensi campi magnetici sprigionati dagli UFO e dalla Sfere sul cervello umano.  I Globi  sono stati  l’ oggetto di studi di esperti di elettricità,  di  fulmini globulari, e di sismologhi,  cha hanno più volte notato la coincidente comparsa delle  sfere e assieme ai terremoti.. Le teorie sono tante, e quelle dei plasmi stellari sono forse le più interessanti. Ma qui essendo uno scrittore aperto al fantastico sollevo una questione che riguarda le forme di vita presenti nell’ Universo. Nessuno ci dice che queste forme aliene debbano necessariamente somigliarci, nessuno ci dice che la loro struttura organica debba essere simile alla nostra, e nessuno ancora può radicalmente negare che proprio queste fantastiche sfere, o  almeno alcune di esse, essendo le altre generate da effetti spiegati naturalmente, e  che si spostano  con << intelligenza>>, non siano proprio alcune di queste forme di vita aliene giunte  sul nostro pianeta in un lontanissimo passato,Ci fa piacere immaginare notti magiche  straordinariamente stellate o notti nevose e glaciali in cui questi globi restano come sospesi  sugli alberi simili a Palle di Natale, o immaginare un possibile contatto ufficiale con Creature di Altre Stelle, preparato da un simile e fantastico spettacolo, forse i nostri antenati migliaia o centinaia di anni fa hanno assistito nel cuore delle Foreste e dei Boschi, o nei grandi deserti del pianeta, fra sabbie e cammelli,  a spettacoli simili. Perché non pensare agli Angeli, ad una versione cosmica  di Angeli, e forse anche di Demoni,  o ad  antichissime forme di Intelligenze Extraterrestri. Cosa  ne sappiamo quando  e dove per la prima volta  è apparsa l’ Intelligenza Cosciente nell’ Universo? Cosa ne sappiamo delle  prime forme di vita di questo Universo e delle  prime forme di vita intelligente? Forse la fantasia corre sbrigliata, ma la possibilità che  una   Intelligenza  Evoluta possa prendere l’ aspetto  di una Sfera non è niente affatto così remota o da escludere! Siamo ancora dei grandi provinciali e dei falsi sapientoni anche in questo!  Grazie Salvo Gagliardo.

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Taccuini di Fantastika 

Una Fantasia Cosmica

di

Salvo Gagliardo

 

Soffermarci a considerare la Vastità dell’ Universo ci spaventa. Ogni giorno gli Astronomi estendono i suoi confini anche nel tempo oltre che nello spazio. Si parlava di 10 miliardi di anni poco tempo fa, oggi si è arrivati a quindici , domani si estenderà questo limite e forse l’ Universo in cui abitiamo ci apparirà  vecchio di venti o trenta miliardi di anni, Una cifra per noi incalcolabile, e davvero autenticamente astronomica.

La quantità di stelle e di galassie in esso contenute  è davvero impensabile, inimmaginabile e incalcolabile, la matematica ci viene incontro e ci estrapola delle quantità ma sono solo calcoli astratti e approssimativi! Ricordo che solo qualche anno addietro i libri contavano 100 milioni di stelle nella nostra Galassia, oggi si parla di miliardi di stelle!

Eppure noi esseri umani non riusciamo soltanto ad immaginare cosa può esserci là, e continuiamo a ritenerci singolarmente unici in questo Universo! Siamo decisamente ancora affetti da una forma di provincialismo  antropocentrico. Carl Sagan un giorno parlò di sciovinismo antropocentrico!  Ma cerchiamo ora  di capire un po’ la nostra  storia per immaginare qualcosa che ci  trascende e che va oltre ciò che la nostra piccola mente può riuscire solo vagamente ad immaginare! La vita appare in un pianeta di un Sistema Stellare, nel nostro caso il Sole. Vi sono altri pianeti attorno, ma noi ancora non sappiamo con precisione se lì c’è vita e che tipo di vita. Da questa molteplicità di vita nel nostro pianeta si fa avanti per una misteriosa legge evolutiva un’unica specie, l’ uomo, capace di guardare all’ Universo con occhi diversi e di progettare viaggi che possano portarlo  da pianeta  all’ altro, da una stella all’ altra. Sembra che nel nostro, sulla Terra, siamo una specie unica, non ci sembra che altre specie abbiano iniziato questo cammino evolutivo, ma possiamo ipotizzare che  in altri sistemi stellari le specie possono essere anche più di una! Noi quindi siamo figli del pianeta che ci ha generato e in questo siamo perfettamente adattati, poi siamo anche figli della Stella o delle Stelle la cui luce e i cui effetti permettono alla vita stessa  di esistere. Se un giorno troveremo vita sugli altri pianeti con questa condivideremmo il Sole! E quindi avremmo qualcosa in comune! Sappiamo che non è possibile abbandonare il pianeta di origine senza una adeguata conoscenza e senza le adeguate tecnologie,per cui abbiamo dovuto attendere circa due milioni di anni affinché anche il più piccolo progetto di viaggio estraplanetario potesse minimamente realizzarsi. Ma la nostra immaginazione non ci fa escludere che Dio nella sua infinita grandezza abbia progettato Creature capaci di viaggiare naturalmente attraverso lo Spazio, forse creature a forma di sfere o di luce o altro? Ne incontreremo? Gli Angeli?

Per una legge naturale, la vita sorta in un pianeta conosce delle grandi   difficoltà fuori dalla sua zona di origine. Si richiedono speciali    cautele e molte conoscenze. Poi giunge il momento di potere quasi senza rischi allontanarsi dal proprio pianeta per esplorare prima i pianeti vicini e poi quelli più lontani e se il caso colonizzarli. Operazione sempre più difficile che richiede da parte della specie interessata un alto livello di sviluppo  e di evoluzione. Ed ecco questa specie portarsi fino ai confini del proprio sistema stellare, forse ha incontrato altra vita diversa, forse no, forse ha scoperto tracce di civiltà diverse dalla sua nel Sistema Stellare, o forse no. Forse si è imbattuta in manufatti strani o in strani veicoli che fanno pensare ad una precedente civiltà o a qualche civiltà aliena. E infine, dopo secoli o millenni di sviluppo. Questa specie è finalmente  pronta a decollare per le altre stelle. Ma  per farlo si richiede una lunga evoluzione, un sempre maggiore livello di sviluppo e di conoscenze. Impiegherà forse secoli per questo, ma alla fine può esplorare le stelle attorno. Ha inizio una nuova grande avventura ma nel nostro caso, la specie che le dà avvio, ossia l’ uomo, non è più quella di partenza, sono passati secoli o millenni. E  quando  l’ uomo potrà lasciare la sua Stella  sarà molto diverso da quello che è ora! La sua struttura organica gli permetterà di affrontare questa avventura? I nostri scrittori di fantascienza si sono sbizzarriti a trovare ogni tipo di soluzione  a questo problema, ma nessuno ci ha veramente fatto capire che ogni  specie è profondamente e quasi radicalmente legata alla stella che l’ ha fatta nascere! E che per  affrontare la sfida di nuove stelle si richiede un grado di evoluzione che noi attualmente siamo lontanissimi dall’ avere raggiunto! Ma altre  civiltà, altrove, e  molto più antiche della nostra possono esserci riuscite! Se applichiamo questo schema generale alle infinite combinazioni che  l’ Universo nella sua complessità offre resteremmo davvero sbalorditi! E la nostra piccola storia personale di piccola  specie evoluta ci sembrerà davvero marginale! quasi insignificante! Oggi che parliamo di Alieni o altro, Vi invito a queste considerazioni, e all’ impossibilità fino ad oggi per noi di concepire una Creatura Aliena molto più avanti di noi nell’ Evoluzione! Si va oltre Alice nel Paese delle Meraviglie! Le combinazioni possibili in altri Sistemi Stellari sono infinite, Sistemi con tre o quattro stelle, con dieci,cento, mille pianeti ruotanti attorno a diverse stelle, stelle per noi inconcepibili, buchi neri, stati di singolarità. Questo l’ Universo in Evoluzione in cui anche noi piccola specie, anche noi evolutiva, viviamo. Sapremo capire cosa c’è davvero Oltre e cosa ci aspetta? Salvo Gagliardo.

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UFO Romance

A strange Story: The Roswell Texas.

Cosa accadde quel mattino del 19 aprile 1897 ad Aurora, TX?

Dedicato a HP. Lovecraft & a Ambroce Bierce,  e scritto da Salvo Gagliardo.

 

Sembra di leggere qualche raccapricciante e fantastico racconto dell’ americano HP.Lovecraft di Providence Rhode Island, o qualche più moderna storia di Stephen King sull’ invasione da parte di Alieni di una qualche cittadina rurale del New England, solo che qui non siamo nel New England, caro ai due scrittori di fantastico, ma bensì ad Aurora, una piccola cittadina a nord del Texas, e il tempo considerato è il XIX secolo, e precisamente il 1897. Chi ha dimestichezza con i racconti di HP. Lovecraft posso  indirizzarlo sullo splendido The Colour out of Space, Il Colore venuto dallo Spazio,ma qui sono in gioco anche altre suggestioni che rimandano persino a Jules Verne.

Nel XX secolo molte persone appassionate di UFO e di Flying Saucers, sono andate a spulciare nelle emeroteche dei quotidiani degli U.S. del XIX secolo ed hanno scoperto che gli anni 1896-1898 gli Stati Uniti  sono stati interessati da uno strano fenomeno, i cieli degli U.S. sembrarono ospitare qualcosa di molto insolito per quei tempi, a proposito, se volete potete dare anche un’ occhiata a Hans Pfaal-A Tale, di Edgar Allan Poe! Fatto sta che furono viste molte volte strani oggetti volanti sorvolare soprattutto il West Coast e il Middle West. Somigliavano a giganteschi dirigibili, ma forse non lo erano perché rispetto a questi avevano qualcosa di più e di strano. Sembravano dei giganteschi sigari sospesi in aria, o anche qualcosa d’ altro, furono chiamate aeronavi in tempi in cui i fratelli Wright erano da venire, io le ho chiamate le astronavi di Jules Verne. E’ possibile che qualche geniale e fantasioso americano le avesse costruite nel giardino di casa,  o nel proprio box, i dirigibili esistevano in quel tempo, anche se lo Zeppelin sarebbe apparso nel secolo successivo ed era tedesco. Ma c’era qualcosa in più, qualcosa di inquietante e di fantastico. C’era qualcosa che faceva pensare a navi giunte da un altro mondo più che agli abili e riusciti tentativi di un meccanico a stelle e strisce. Volavano stranamente e spesso raggiungevano velocità per allora impensabili! Apparivano e sparivano per poi riapparire in un gioco di inganni e di suggestioni. Furono  in molti a vederli, e i cronisti del tempo spesero parecchio del loro inchiostro. Avvolte i loro piloti apparivano o erano gente come noi, vestiti da comandanti di aeronavi e avvolte salutavano benevoli con la mano, altre volte planavano e scambiavano quattro chiacchere con chi aveva avuto la fortuna di vederli, ma altre volte lassopra a bordo c’era gente che aveva qualcosa di diverso, in ogni caso non sembrava umana. Questo è quello che si legge nelle vecchie cronache degli Stati Uniti, su quei vecchi giornali ingialliti dal tempo. La gente sembrava elettrizzata o divertita  da quelle fantastiche apparizioni, finché un giorno…

E’ l’alba del 17 aprile 1897, e ad Aurora,TX,  la luce stenta ad affermarsi sul buio della notte. La cittadina  è un piccolo centro country nel North Texas. Aurora oggi come ieri è un vecchio centro tuffato dentro sterminati campi gialli e verdi dove pascolano buoi e cavalli, e altri animali da cortile. In  cielo le nuvole si inseguono veloci, mentre in terra si susseguono campi, alberi, mandrie  di buoi e qualche fattoria cascante. Un tempo si estendevano a vista le piantagioni di cotone e forse di mais. La terra è in parte secca e in parte umida ed è da sogno vederla sotto la luna piena in estate, sembra lo scenario giusto per un  racconto di Faulkner o di Steinbeck, o la scenografia di un film di John Ford. E’ la vecchia terra dei pionieri, il mitico  Texas dei cow boy con le vacche al pascolo, con  i carri, i cani, le galline e dietro qualche masso un serpente a sonagli che si gode il fresco. Roswell meno di un secolo dopo non sarebbe stata molto diversa. Al tempo dei fatti e in quell’ alba del 17 aprile, Aurora era ancora una città del West, situata sulla Old Chilsom Trail, ossia sulla strada che aveva portato le  carovane dei pionieri  verso l’  Ovest. Una città del sud che aveva conosciuto la Guerra Civile e che contava quindici saloon per giocare e divertirsi, una piazza ed una fiera di bestiame rinomata in tutto il TX. Ma questa città avrebbe rischiato di divenire una città fantasma, con i saloon vuoti come le case, e le strade praticate solo da qualche gallina e qualche cane. Ma in quel 17 aprile 1897 c’è anche  qualcosa che non va, infatti come in una sceneggiatura, uno script   che si rispetti, l’ arrivo di un mostro alieno dal cielo è segnato da epidemie e strani eventi che vengono annotati  nei registri di Aurora, è quello che ha scoperto chi  è andato a scartabellare in questi registri comunali e nelle vecchie cronache, infatti sembra che la città fosse stata colpita da qualche calamità epidemica   che aveva rovinato il raccolto di cotone e da un gigantesco  incendio che aveva bruciato una parte della città. Nuove epidemie, come quella di tifo, avrebbero continuato a colpirla facendola sempre più  una città maledetta e assottigliandone il numero di abitanti. Oggi Aurora conta circa 300 abitanti di cui molti vecchi, allora al tempo del fatto ne contava circa 3000!

E  veniamo a quell’ alba. Era ancora notte. Ma qualcuno vide nei cieli e sui campi di Aurora qualcosa, una  specie di sigaro gigantesco, forse, o un dirigibile alquanto strano o forse un Disco Volante, ma allora nessuno poteva chiamarlo così. Sono i piccoli Charlie Stevens e  Mary Evans a vederlo, allora rispettivamente di dieci e quindici anni.  Lo descrisse   E.E.Haydon nel suo articolo apparso sul Dallas Morning News del 19 aprile. Oggi reperibile. Ma Haydon godeva fama di essere un gran burlone! Non sappiamo se la cosa si era fatta viva altre volte in quei giorni. Forse! L’ oggetto sembra in difficoltà e procede lentamente e troppo in basso per non destare apprensione e infine si scontra e precipita su una collina a nord di Aurora, e  su un mulino a vento, il mulino del giudice J.S.  Proctor,  vicino ad un pozzo, distruggendolo, distruggendo il giardino vicino e  distruggendosi. Il boato deve essere stato atterrente in quella notte e poi le fiamme che si sono subito  alzate dal colle. L’ intera Aurora deve essersi svegliata e deve essere accorsa sul posto in fiamme. Forse ancora immerso in uno strano bagliore.  Anche i genitori di Charlie e di Mary si sono  messi in marcia. E giunti sul posto vedono il mulino totalmente distrutto, il pozzo semidistrutto, assieme al giardino del giudice e agli alberi,  e  a terra i frammenti ancora fumanti  della cosa. Ce ne saranno stati parecchi e forse parecchi abitanti  di Aurora se li saranno messi in tasca e  portati a casa. La storia di Roswell si ripete, però all’ indietro nel tempo. Qualcuno oggi si domanda perché Aurora sia diventata una zona battuta dall’ esercito! Ma c’ è a terra anche qualcosa d’ altro , qualcuno pensa che sia il pilota, e cerca di soccorrerlo, ma questo appare dilaniato e irriconoscibile, però una cosa è certa, quell’essere  non era di questo mondo, not this Word. Almeno è quello che pensa T.J.  Weems, il telegrafista ufficiale  del Governo, che gode anche fama di essere un appassionato di astronomia. Lui è sicuro che quello viene da Marte, è un Marziano, forse uno di quelli descritti dall’ allora giovanissimo scrittore inglese George Herbert Wells. Quegli antichi pionieri e figli di pionieri eredi di quaccheri e puritani,  decidono quindi di dargli una  sepoltura rispettabile e vengono anche letti dei passi della Bibbia. Lo seppelliscono nel loro cimitero che stranamente si chiama Masonic Cemetery! E’ quanto mai singolare e fantastico  che l’ unico alieno registrato nei  cimiteri di tutto il mondo, sia ospite di un cimitero massonico! Dove riposano i Randall, i Beauchamp, i Rowlett,le vittime del tifo,i morti della Guerra Civile, quelli della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, quelli della Corea e quelli del Vietnam!   Ma c’è chi sembra saperla più lunga e nelle leggende che si sono costruite con il tempo, leggende e storie da narrare  davanti  al fuoco di un camino o davanti alle  fiamme di un bivacco notturno, sembra che addosso o vicino  allo straniero, siano state trovate delle carte, forse un diario di viaggio scritto in geroglifici incomprensibili. E qualche altro aggiungerà più tardi di avere trovato uno strano medaglione con degli strani segni, fatto di uno strano materiale e forse appartenuto alla straniero. Gli abitanti quindi danno sepoltura alla creatura e mettono nella sua tomba parte della sua nave distrutta, il resto lo scaricano nel pozzo ormai inservibile. E dopo lo strano articolo del Dallas Morning News, la faccenda del Marziano e dell’ aeronave di Aurora sembra cadere nel dimenticatoio. Ma Aurora è sempre più in difficoltà da quando la ferrovia non passa più da quelle parti e un’ altra epidemia alla fine del secolo decima i suoi esigui abitanti. Bisogna aspettare il maggio del 1973, perché quella strana storia di campagna,  torni alle cronache del mondo!

…….continua.

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Hollywood & Alieni

I Bambini di Adolf Hitler

The Midwich Cuckoos

Di

Salvo Gagliardo

 

Nel 1957 in Inghilterra usciva un romanzo che avrebbe conosciuto un certo successo,  The Midwich Cuckoos, un romanzo di fantascienza scritto da John Wyndham, uno scrittore già noto per Il Giorno dei Trifidi. Il Cuculo a cui si    riferisce il titolo, è un uccello che ha come abitudine quella di depositare le uova in un nido non suo.

Il libro era costruito su un tema affascinante, quello dell’ Invasione Aliena, un tema molto ricorrente in quegli anni di dopoguerra e di guerra fredda. Ma l’ abilità dello scrittore aveva fatto sì che ad invadere la Terra fossero dei bambini, non più le dolci creature della tradizione letteraria, ma bambini killer, dei veri bambini psicopatici ed assassini. La storia degli Intruders era talmente piaciuta che qualche anno dopo, una casa di produzione inglese ne aveva ricavato la sceneggiatura di un film che aveva affidato alla regia di un regista tedesco, Wolf Rilla. The Village of The Damned era uscito nelle sale nel 1960, e nel cast contava l’ ottima prestazione dell’ attore  inglese George Sanders, ancora smagliante che interpretava la parte del maturo professore Gordon Zellaby. Sostanzialmente l’ impianto del libro era stato strettamente rispettato. E la situazione fantastica e da incubo si dispiegava in un climax in crescendo molto credibile ed abbastanza godibile. Naturalmente ci fu chi si indignò per l’ assoluta cattiveria dei bambini alieni del tutto  simili a dei piccoli nazi tedeschi allevati dalla gioventù ariana. E naturalmente c’è chi si indignò per il fatto che i bambini erano stati messi al mondo in modo misterioso, per partenogenesi, cosa che non poteva non  ricordare la nascita di Gesù. La storia è  questa. In un villaggio inglese, Midwich, all’ improvviso si verificano degli strani eventi che sembrano precipitare la tranquilla cittadina inglese in  un buco nero o in una strana  singolarità della  fisica, cominciano ad accadere strane cose e strani incidenti, mentre l’ intera cittadina sembra posseduta o dominata  da qualche forza sovrannaturale. Fatto sta che dopo due mesi da quegli strani fatti, molte   donne di Midwich mettono al mondo dei figli contemporaneamente, e tutte le nascite hanno molto in comune, non solo le date ma anche la struttura fisica dei bambini. Tutti sembrano  quasi eguali, sebbene ci siano maschietti e femminucce, e hanno tutti in comune i capelli molto biondi e quasi bianchi, una carnagione chiara e quasi argentata, e gli occhi di un azzurro acquamarina dagli strani riflessi, tutti sono di taglia considerevole e presto cresceranno rapidamente così che a tre anni sembrano avere nove o dieci anni. E’ chiaro che nessuna delle ragazze di Midwich ammette di avere avuto delle relazioni in quel periodo, e questo solleva per un po’ un vero vespaio. Ma presto accadono delle cose ancora più inquietanti, perché quegli strani esseri  che sembrano tutti eguali, che vestono tutti nello stesso modo  a metà boy scout e a metà figli della gioventù hitleriana e  ariana, rivelano strani poteri mentali. Sono fra di loro telepatici e formano psichicamente una Entità Gruppo, e hanno uno strano potere sulla mente degli abitanti di Midwich. Poiché si verificano strani incidenti e strane morti.  il Governo comincia ad interessarsi a loro e affida ad un anziano professore della cittadina, il compito di indagare sulla loro vera  natura. Gordon Zellaby apprende così che i fatti accaduti a Midwich non sono unici, ma che in altre parti del pianeta è successa  la stessa cosa, In Russia, ad esempio, in Siberia e in Mongolia, ma qui i bambini sono stati eliminati o sono morti. Intanto gli Alien Childrens, si danno da fare per dimostrare a tutti  la loro pericolosità e potenza, provocando morti ed incidenti e spingendo gli abitanti ad autodistruggersi,  in un climax  in crescendo da incubo. Finché Zellaby decide che è giunto il momento di eliminarli come in Russia servendosi di una bomba atomica.  Ma i bambini sono telepatici e leggono nella mente degli altri, bisognerà quindi creare una barriera  mentale impenetrabile per evitare che scoprano i progetti del professore e degli umani. Alla fine Zellaby avrà la meglio e i bambini vengono distrutti dalla bomba. Non senza il dolore  del vecchio professore, che è anche  nonno di uno di loro e che  muore sacrificandosi, assieme a i bambini alieni. Il film è quindi una lotta tra il professore che cerca di entrare nella mente degli Alieni e questi che cercano di distruggere coloro che vogliono distruggerli, con  poteri ignoti agli umani. E’ un bel film di paranoia aliena, in anni in cui questa paranoia circola facilmente soprattutto negli Stati Uniti.

Ed è in America, che nel 1995, il mitico regista di horror e fantascienza, John Carpenter, riproporrà un remake del film di Rilla e del romanzo di Wyndham. Stavolta però Midwich è una tranquilla cittadina della California e al posto di George Sanders e del vecchio professore, c’ è il giovane ed affascinate Christopher Reed, nella parte del professor Alan Chafee. Coincidenza vuole che sia Reed che Sanders moriranno tragicamente, Sanders suicida e Reed a causa di una brutta caduta da cavallo! L’ impianto generale del lavoro viene rispettato, ma rispetto al film precedente le scene di violenza che vedono i giovani alieni bambini all’attacco, decisi ad impiantarsi sulla Terra e forse a colonizzarla, sono più forti, con vari effetti speciali. La loro stranezza e la somiglianza con piccoli nazisti ariani, biondi e spietati, è resa più spettacolare, e tutti ricordano i loro occhi di cobalto che si accendono mentre la loro mente sta spingendo i loro nemici a danneggiarsi e ad uccidersi. Il contrasto tra graziosità infantile e spietatezza criminale qui è molto forte e ben reso. E quella maschere gradevoli di bambini biondi dagli occhi dorati, tutti vestiti nello stesso modo come piccoli collegiali, rivela una profondità aliena e mostruosa nascosta dietro la loro maschera di innocenza,  ma che  si mostra nel suo assoluto  grottesco alieno,   nel feto morto  che viene conservato dalla dottoressa Susan  Vermeer per degli esperimenti. Quella creatura oggi si chiamerebbe un grigio. Ma in questo film la storia acquista nuovi aspetti, infatti David che è uno dei bambini e il partner vivo dell’ altro nato morto, è l’ unico a rivelare dei sentimenti umani e una sensibilità al dolore per  la perdita  del fratellino, ed è quello che alla fine si salverà dalla distruzione operata con la bomba da Allan che morirà come nel precdente film immolandosi, mentre David e la madre Jillian andranno a abitare  in un’ altra città. Il film oltre ad  essere un bellissimo  esempio di movie sui mutanti, anticipa o comunque rafforza alcune tematiche contattiste  circa gli UFO e le visite aliene. Sarebbe una bella storia per Roswell’s   crash!  Grazie

 

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The Body Snatchers e The Pod  Pople.1

Kafka in  Hollywood

L’ Invasione degli Ultracorpi

 di Salvo Gagliardo

 

Qualche anno fa ho letto un racconto di Philip Kindred Dick, si intitolava  The Hanging  Stranger, e narrava una storia paranoide  alla Phil  Dick, una bella storia folle e persecutoria di un grande maestro di letteratura fantastica, forse uno dei più grandi. La storia somigliava in modo marcato ad un romanzo che sarebbe uscito qualche anno dopo, sto parlando degli Anni Cinquanta, The Body  Snatchers, che in Italiano suona pressappoco, L’ Invasione degli Ultracorpi. Il suo scrittore era Jack Finney. Un buon lavoro narrativo di fantascienza, che sarebbe stato seguito  in breve da un film che, anche se non è stato considerato un campione di incassi, resterà nella storia del cinema come uno delle migliori  storie di fantascienza di quegli anni e segnerà in tal modo il cammino  fino ai giorni nostri, così da avere  ben quattro remake. si tratta di nuovo  di Body Snatchers  del regista Don Siegel. Il film veniva programmato negli USA  nel 1955. La storia narra di un dottore, Miles Bennel, e della sua fidanzata, Becky Driscoll, di una cittadina della California, chiamata Santa Mira, e di strani fatti che vi accadono. Siamo negli Anni Cinquanta in America.

Gli attori sono vecchie glorie del passato oggi quasi dimenticate, come Kevin Mc Carthy nei panni del dottor Bennel. Il film è  un film a basso budget e la sua gloria o il suo pregio consiste in questo, niente effetti speciali, niente diavolerie Hollywoodiane, niente trucchi, tutto pesa sul bianco e nero della pellicola, sul climax magnifico, sulla sceneggiatura e naturalmente sulla recitazione. La storia comincia in flashback con il dottor Bennel ricoverato in una clinica mentre fuori  di sé  racconta al dottor Hill quello che secondo lui sta accadendo a Santa Mira, e quello che forse accadrà al mondo, è inutile pensare che il dottor Hill e l’ ospedale compresa la polizia  considerino   Bennel un pazzo. Come si può credere ad un uomo che ti racconta che Entità Aliene  sono giunte dallo Spazio  sulla Terra viaggiando fra le stelle sotto forma di spore o baccelli e che precipitati  su Santa Mira riescono a duplicare gli abitanti uno per uno nel sonno e a distruggere gli originali! Un vero e proprio delirio paranoico! Eppure, è la storia che ha appena vissuto Miles Bennel ed è quello che sta raccontando in modo esagitato.

Chi vi vuole vedere nel film un labirinto kafkiano non andrebbe lontano. Le stesse angosce sulle realtà ultime. Ma c’è di più perché il tema di questa bella fiction centrata sull’ Invasione  Aliena della Terra, è la Metamorfosi, la trasformazione dell’ umano, lo stesso tema del racconto di Kafka. Il film presenta i primi androidi della storia del cinema, i primi replicanti, e alla fine è un bel prodotto fantastico sul dopplenganger o il doppio, o la doppiezza umana. Come sempre la vera natura di questi film è l’ esplorazione dell’ uomo e dei suoi limiti in basso quanto in alto. Ci si chiede forse inconsapevolmente che se l’ operazione degli Alieni fosse alla fine riuscita, il mondo ne avrebbe guadagnato o perso, o se la sostituzione del vecchio uomo non è inevitabile da parte di Alieni Evoluti  e Macchine, protesi o altro. Se l’ era chiesto anche Dick. Tutto  sommato niente è cambiato a Santa Mira, tutti sono soddisfatti e svolgono il loro lavoro con precisione, ma si presume che una civiltà  di replicanti sia fredda, senza sentimenti, nazistoide, impietosa verso le debolezze umane,la fiction comincia con la polizia in azione e continua con i poliziotti che fanno la multa al povero Bennel. Il medico che dovrebbe curare in realtà appare uno sciocco che cerca di capire o un  retrò, e quindi un insano. Finisce infatti in un manicomio. C’è in tutto  un involontario quadro di  conservatorismo allarmante, non dimentichiamo che il film è stato realizzato nell’ Era di Mc Carthy  e della  Caccia  alle streghe, comuniste! E il film getta un allarme sul conformismo  di un società molto socializzata e stereotipata, come  è quella americana. Queste atmosfere   e gioco di doppiezza,  di vero e di falso, è bellissima in questo vecchio film, e alla fine l’ unico a non stare al gioco è Kevin Mc Carty! Perché non sappiamo neanche quanto la sua donna, la bella Dana Winter, o Becky Driscoll non  stia recitando come gli altri  una commedia, prima di essere del tutto duplicata, mentre nelle cantine delle case e nelle serre i baccelloni si preparano a sostituire l’ intero pianeta.

Santa Mira è una tranquilla cittadina americana degli Anni Cinquanta della California, tutto sembrerebbe andare per il solito verso quando arriva il dottor Bennel diretto verso il suo Laboratorio Medico, Tutto  OK per questo giovane dottore innamorato di una bella ragazza del luogo e ricambiato,Becky Driscoll, Dana Winter.  Miles ha un buon amico in Jack Belicec  e la moglie. Ma le cose non sembrano andare così lisce, e via via in un climax da incubo alla Kafka, Bennel deve scoprire che qualcosa comincia a non andare nei cittadini della tranquilla città californiana. I suoi pazienti accusano strani disturbi e fanno racconti strani sui loro congiunti che hanno cominciato a comportarsi così stranamente da essere radicalmente mutati. A Santa Mira sta accadendo qualcosa in profondità, più che nell’ apparenza, perché come sempre la gente è cortese e va al lavoro ogni mattina, fa la spesa e cura il giardino. Ma non è così. Persino Becky gli racconta strane storie su suo padre . Allora Bennel si reca  da un collega. Lo psichiatra, il dottor   Dan Kauffman, che lo rassicura che i suoi pazienti sono affetti da una forma  di psicosi e  di isteria  collettiva. Ma dietro l’ apparenza della normalità le cose stanno precipitando a Santa Mira, finché un giorno Frank l’ amico non lo invita  allarmato  a casa

Continua…………….

 

 

 

 

 

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UFO Hollywood

Klaatu Barada Nikto.Il Mondo  non sarà distrutto

Ultimatum alla Terra.1

Una presentazione del film Ultimatum alla Terra di Robert Wise.

di  Salvo Gagliardo

 

Il 19 e il 20 luglio del 1952 la città di Washington D.C. fu oggetto di interesse di un una pattuglia di UFO che sorvolarono la Capitale, l’ Aeroporto e la Casa Bianca scatenando l’ interesse e il panico della città più importante d’ America. Il 1952 resta anche noto per l’ incontro del contattista americano George  Adamski con l’ uomo stellare venuto dal pianeta  Venere, Orthon.  E sembra quasi una strana coincidenza che l’ anno prima sia uscito nelle sale d’ America il film  The Day the earth stood still, del  regista Robert Wise, e  che  con una pessima traduzione fu chiamato in Italia, Ultimatum alla Terra. Un film vecchio ma che resterà nella storia del cinema anche per”  Klaatu Barada Nikto” , una sorta di codice vocale  comprensibile ad un Robot, e pronunciata dall’ eroina della storia alla fine del film  e che salverà la Terra dalla distruzione totale. Oggi fra i patiti di fantascienza e di film di fantascienza quella frase ha ancora un valore mitico.

La storia è questa. Un Disco Volante dopo aver sorvolato la Terra attraversa il cielo di Washington D.C. una mattina come le altre e atterra direttamente nel giardino del Presidente, dentro l’ ampio  Parco della Casa Bianca.  L’ oggetto è stato tenuto attentamente  d’occhio dalla Difesa così che prestissimo si genera  un mobilitazione generale che porta esercito  e cittadini nella zona dove è atterrato il Flying Saucer misterioso. Ormai tutta l’ America sa quello che sta accadendo. Un fenomeno simile sarà stato  molte volte immaginato e sognato dagli appassionati  di Dischi Volanti, e c’è chi oggi  sostiene che  sia già avvenuto al tempo della presidenza  Eisenhower. Dall’ oggetto esce una strana creatura assai simile ad un uomo con una tuta  ed un casco. Si avvicina ai soldati per  consegnare qualcosa, ma i soldati fanno fuoco e lo feriscono. Dall’ astronave esce un’ altra creatura, un gigantesco robot di nome Gort che con un raggio micidiale  disintegra le armi dell’ esercito e manda in polvere i loro mezzi corazzati. La creatura ferita  viene trasportata dall’ esercito in un ospedale militare. Qui la vediamo con abiti terrestri   e senza casco a colloquio con il segretario del Presidente degli Stati Uniti. E’ l’ attore  Michael Rennie a prestargli il suo aspetto fisico alto, longilineo, segaligno  e scarno. La creatura dice di chiamarsi Klaatu e di venire  da un pianeta extrasolare per leggere un  Messaggio di pace  agli uomini, ma se il Messaggio non verrà letto, allora Klaatu distruggerà la Terra.  E’ un bel film sull’ Angelo Distruttore mandato da Dio. E  Michael Rennie si presta bene alla parte con il suo viso lungo e ossuto. Ma chi accoglierà quest’ angelo che fugge dal’ ospedale, un gioco da nulla per lui? Sarà Helen Benson, Patricia Neal, una bella signora  che gestisce una pensione a Washington D.C. ,una  vedova di guerra il cui marito è morto nella 2 Word War, e riposa ad Arlington, fra i caduti. Ma l’ Angelo non si presenta come Klaatu, l’ Uomo venuto dalle Stelle o come l’ Angelo Vendicatore, ma come un  mr. Carpenter.Nella pensione si  parla del Disco Volante, e non sono in pochi a pensare che si tratti di qualche diavoleria sovietica dei comunisti. Ma in  casa  c’è anche Bobby, il figlio di Helen con cui Klaatu stringe  subito amicizia, anche lui è eccitato dalla novità della nave spaziale ferma davanti la Casa Bianca. E una mattina i due fanno una passeggiata proprio là. Fra gli  spettatori che commentano quello strano fatto, Lui. l’ Angelo se la ride, se dicesse chi è forse fuggirebbero o si metterebbero a ridere. E poi una sosta patriottica davanti al Lincoln Memorial e alla statua di Abramo Lincoln. Klaatu legge qualcosa scolpito in  eterno, è il Discorso di Gettysburgh, il più solenne  e storico pronunciamento di un capo di Stato per un americano. Al ritorno i due  passano dalla casa del professor  Jacob Barnhardt, un famoso scienziato e fisico. Il professore è assente ma Klaatu ha il tempo di modificare alcune formule scritte dal professore in una lavagna, modificarle in meglio e lasciare il suo recapito. Da qui la nostra bella storia si complessizza, infatti poco dopo un uomo dell’ Esercito si presenterà a casa Benson per prelevare Klaatu e portarlo dall’ illustre scienziato.

Continua…….

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Copia di Pict0015 

UFO Hollywood

Klaatu Barada Nikto.Il Mondo  non sarà distrutto

Ultimatum alla Terra.2

Una presentazione del film Ultimatum alla Terra di Robert Wise.

di  Salvo Gagliardo

 

 

Quindi Klaatu  viene condotto da un soldato alla presenza del vecchio professore di fisica Jacob Barnhardt che deve essere un autorità per coinvolgere l’ esercito a Washington D.C., la città del Pentagono. E’ bello questo film perché non ha strutture sofisticate e Klaatu è solenne, quasi ieratico avvolte, altre mostra una sottile furbizia tipicamente umana, ma è un gentiluomo vecchio stampo, il regista ha voluto che mostrasse questa superiore ed angelica presenza e distacco, e soprattutto autorità. Il film di Weis mostra un  lato epico ch è proprio  di tutta la filmografia americana, da Ford a Spielberg a Coppola. Klaatu visto di fronte alla grande statua di Lincoln a cui sembra anche somigliare a parte l’ assenza di barba. Epiche sono le scene di apertura che vedono l’ intero apparato militare industriale americano in piena attività per far  fronte a questa Visita inaspettata, sono mobilitati Stampa, Radio, Televisione, i centralini telefonici, le rotative  dei giornali, la gente comune, i militari del Pentagono. Vengono coinvolte tutte le grandi città del Pianeta. L’ America nei suoi film si esprime sempre in senso epico e quasi patriottico. Mi riservo di continuare queste osservazioni nella nota che riguarda La Guerra dei Mondi. E’ il primo incontro epocale con una Intelligenza Extraterrestre e il film anticipa Incontri Ravvicinati  di Spielberg. Klaatu deve dare un segno della sua superiorità sui Terrestri al professore e gli predice quello che fra poco accadrà, quindi fa  ritorno all’ astronave, seguito nascostamente da Bobby, incuriosito da quello strano cliente della pensione. E Bobby assiste  a qualcosa che eccita la sua fantasia, mentre Klaatu entrato nell’ astronave contatta la sua civiltà e stabilisce con loro un black out che dovrà interessare per una mezzora l’ intero pianeta Terra.  Ma tutto questo farà sospettare la signora Benson e il suo nuovo fidanzato che farà delle ricerche soprattutto per stabilire se il diamante che Klaatu ha regalato a Bobby è autentico. Poi si scatena la caccia all’ Uomo dello Spazio, mentre un black aut manda in tilt per un po’ l’ intero motore del pianeta Terra e confermerà al professore di fisica che quello è davvero quello che ha detto di essere. Entra in gioco la bella  signora Benson che cercherà di aiutare Klaatu  a raggiungere il Disco Volante, e assisterà al ferimento mortale di Klaatu da parte dell’ esercito, ma farà in tempo a ricevere dalla bocca dell’ Uomo delle Stelle la frase che bloccherà e terrà buono il robot Gort fermo davanti al Disco Volante, pronto a distruggere una intera città, e fermerà anche la spedizione punitiva della Razza Aliena a cui appartiene Klaatu: Klaatu Barada Nikto.

Gort andrà a recuperare il corpo senza vita  del suo padrone dopo aver portato nell’ astronave la signora Benson. Quindi portato i corpo del viaggiatore stellare dentro il Disco Volante con tecnologie avanzate gli ridà la vita, e Klaatu riappare alla folla di Washington D.C. con la stessa ieratica,  angelica  ed enigmatica potenza, stagliandosi contro il Disco Volante e pronto a tornarsene nelle stelle dopo aver tenuto un lungo discorso davanti alla folla, ai soldati con le armi spianate e ai vari scienziati venuti da tutto il pianeta e radunati lì per l’ occasione dal professor Barnhardt. E dopo un saluto affettuoso  alla signora Helen  Benson, rientra con Gort nell’ astronave e scompare nel cielo e nell’ Universo. Il messaggio  naturalmente è di monito alla Terra che non usi le sue potenzialità distruttive che potrebbero anche danneggiare il Sistema Solare e gli altri Sistemi stellari. Per stavolta la Terra è salva, ma domani……

Il film, anche se appare semplice, anticipa ogni film che nel futuro parlerà di Alieni venuti dalle Stelle, privi di effetti speciali a parte qualcosa che riguarda i poteri di Gort, il robot compagno di Klaatu, anticipa film come Guerre stellari o Incontri ravvicinati. E nella sua essenzialità a me è apparso magnifico, nel ritmo e nella visione di insieme. Tutto è ben costruito e ben saldato, Michael Rennie è davvero magnifico nella parte dell’ Angelo Alieno e nella sua ieratica serietà mostra lati essenzialmente umani come la simpatia o un certo ironico sorriso, ma conserva una certa imperscrutabilità ed è questo che lo fa grande e ci dà la sensazione di trovarci davanti ad uno della nostra Specie ma anche davanti a qualcosa d’atro senza rinunciare ai lati umani. E’ un thriller fantascientifico ma senza gli aspetti horror del genere, e la figura dell’ Angelo Alieno resta immutata e non corrotta dalla Terra. La superiorità di questa Creatura Angelo Alieno che portando un messaggio di pace dalle Stelle si trova di fronte l’ aggressività distruttiva dell’ uomo è davvero magnificamente resa. E il film, anche se oggi appare  vecchio e datato, resta per me un bell’esempio di film  di questo genere. Grazie.

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UFO Romance.K. Arnold, l’ uomo che vide i Marziani & G.Adamski,l’amico delle stelle

domenica, 17 gennaio 2010

 

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George Adamski

l’Amico delle Stelle

The Flying Saucers Have Landed!

 

 

George Adamski nasce in un piccolo  villaggio della Polonia il 17 aprile del 1891. A due anni i genitori emigrano per gli Stati Uniti, e si trasferiscono a Dunkirk, New York. Poco sappiamo dell’ infanzia di George, di certo è dura, quella di un figlio di poveri immigrati polacchi in una regione multietnica come quella di New York. Di sicuro ebbe una educazione scolastica imperfetta e minima, forse George  ama la strada più che i libri ,e forse comincia a coltivare strani interessi per l’ astronomia e il cielo, d’altronde è giusto per un connazionale di Copernico, Adamski è cattolico e lo resterà anche quando comincerà  a percorrere la via dell’ Oriente e del sincretismo religioso, ma sappiamo anche che Adamski va   famoso  per la sua abilità nei lavori tecnici,  artigianali, manuali e di fatica. Buona parte delle sue strane e straordinarie conoscenze le conseguì  nel tempo  da autodidatta. Per farla breve, George  dovette arrangiarsi assai presto, per sopravvivere nella grande  America di quegli anni. Sappiamo che la sua pronuncia conservò sempre una forte cadenza straniera, che era molto timido ed impacciato, ma che sapeva anche essere aggressivo e quasi spavaldo e spesso imprevedibile. Da un personaggio simile ci aspetteremmo  strane rivelazioni sulla sua infanzia e la sua  giovinezza, alcune leggende lo vogliono da piccolo in Tibet, altre narrano che la madre fosse dotata di  poteri  paranormali, e lo stesso Adamski avvalorò il racconto che nell’ infanzia fu avvicinato da strani e misteriosi  personaggi. Di certo può essere annoverato fra i visionari dei nostri tempi, chi lo conobbe attribuisce anche a lui poteri extrasensoriali. Lo ritroviamo nel 1913 come soldato del 13° cavalleggeri ai confini con il Messico durante la Rivoluzione  Messicana di Pancho Villa ed Emiliano Zapata, George ha 22 anni. Nel 1915 ottiene la cittadinanza americana, nel 1917 sposa Mary Shimberski, e nel 1919 si congeda con onore. Lo troviamo come operaio factotum nello Yellowstone Park, carpentiere, muratore, mugnaio  in altre parti dell’ Ovest, il giovane George già  rivela straordinarie abilità e uno spiccato senso degli affari. Negli Anni Trenta, anni difficili per l’ America e il mondo, anni di depressione e di  proibizionismo, George è già famoso per le conferenze che tiene ad alcuni adepti sulla filosofia orientale e la reincarnazione. Cominciano a chiamarlo the professor, il professore. Ha già attorno una cerchia di seguaci, ed è nell’ Ovest, in California, che Adamski comincia a predicare il suo vangelo cosmico. Lo Stato della California  resterà famoso per avere accolto guru e maestri di pensiero  venuti dall’ Asia, si direbbe una zona intensamente spirituale. Forse è questo che ha sentito George, quando sempre in quegli anni ha dato vita ad un monastero e all’ Ordine Reale del Tibet, The Temple of Royal Tibet, nei pressi di Laguna Beach, dove si pratica e si insegna mistica orientale e buddhista in forte sincretismo con il cattolicesimo, insomma, a teosophy.Ma c’è anche qualcosa d’altro di interessante. Ossia, che nel Monastero si produce vino in tempi di stretto  proibizionismo, Adamski sembra avere un pallino per gli affari. Ma presto, le leggi federali sull’ alcool  vengono meno, e Adamski è costretto a lasciare il Tempio.

Sono gli Anni Quaranta, anni di guerra, e troviamo Adamski  a Center Valley, San Diego County, a dirigere una comunità agricola a sfondo esoterico, e infine a Mount Palomar, contea di San Diego,  a 150 chilometri da Los Angeles e all’ incirca lo stesso da San Diego, sulla strada del grande Osservatorio Astronomico, che è ancora in fase di costruzione. Il suo destino ormai sembra legato per sempre a quello delle stelle. Qui entra in affari con una sua allieva, Alice Wells e qui fonda la sua nuova comunità, quella di Palomar Gardens,  oltre che un luogo di ristoro fra le montagne, il Cafè  di Palomar Gardens, una sorta di cottage montano, in cui lavora come tuttofare e venditore di hamburger,  e accoglie i diversi clienti diretti sù, all’ Osservatorio. Il nome di Adamski resterà tanto legato a quello dell’ Osservatorio, da far credere a molti che lui lavorasse per quello. Ed è qui che ha inizio la storia pubblica del nostro fantastico personaggio. Non sappiamo se ha prestato servizio durante la Seconda Guerra Mondiale, ma è l’ ottobre del 1946 che porta decisamente Adamski a scrivere i capitoli più importanti del suo romanzo cosmico e dal suo punto di vista, a coronare con successo  una intera incarnazione spesa a far conoscere i misteri del cielo. Fra le varie leggende che hanno circondato questo strano polacco americano molto chiacchierato, c’è chi, come sir Desmond Leslie che gli fu amico e biografo, vuole che Adamski fosse un mutante.

Fine prima parte.

G. Adamski

L’Amico delle Stelle. 2

 

Ottobre 1946, Mount Palomar e Palomar Gardens Cafè, George Adamski è bene allocato alle pendici dell’ Hale Observatory. Anche lui ha la sua cupola e il suo telescopio di 15 pollici con cui può soddisfare la sua antica passione per l’ osservazione celeste, forse ereditata dal connazionale Copernico. Ma possiede anche un cannocchiale mobile, più duttile, che può trasformare agevolmente e in  cui può istallare le sue macchine fotografiche, è un 6 pollici dei laboratori Tinsley, un vecchio regalo di un amico e discepolo. La passione per le foto celesti naturalmente viene potenziata dalla solenne presenza del più importante Osservatorio astronomico americano. E da lassù, fra l’ Oceano e il Continente la vista deve essere magnifica quando non c’è nebbia. Ed è proprio lì, che Adamski vede  quella sera  del 9 ottobre fra lo sciame di meteore che attraversa il cielo stellato, una strana astronave sospesa sopra i cieli  di San Diego, somiglia a un sigaro o a un gigantesco dirigibile, forse somiglia ad una di quelle strane astronavi degne della fantasia di  Jules Verne che gli americani della Costa dell’ Ovest avevano più volte osservato alla fine del secolo Ottocento. E’ la visione che da tempo aspettava, forse per altri è qualcosa di incerto e di improbabile, ma per George  è l’ inizio o lo sviluppo di un contatto immaginato  da tempo. Nella tipologia di Adamski non esiste la casualità, ma tutto è lo sviluppo di qualcosa, di qualcosa di grande, di profetico, quasi di biblico. E’ il 1947 e la California e altri Stati del’ Ovest sono interessati da quegli strani oggetti che Kenneth Arnold ha battezzato Flying Saucers, Piatti Volanti. Uno di questi forse precipiterà a Roswell, la storia del contatto di Adamski ha uno sviluppo. George sempre più osserva strane luci e strani oggetti sorvolare i cieli di Palomar Gardens,li osserva e li fotografa, ormai la sua passione si è trasformata in qualcosa di più importante, ossia nell’ attesa del Contatto sperato e forse sognato. Dà anche una mano ad Alice Wells  nel  gestire il Cafè di Palomar Gardens, ed è qui che comincia ad essere contattato da strani personaggi a metà militari della Difesa e a metà tecnici aerospaziali, con loro parla dei Dischi Volanti e parla delle possibili visite di Alieni. Adamski è già di interesse delle sfere occulte che si nascondono dietro la storia degli UFO. Le fotografie di strani oggetti che attraversano la Terra o la Luna, aumentano e George invia alcune di queste ai giornali e ad altra gente interessata. Diventerà il primo grande fotoreporter   degli UFO. Che le foto siano vere o un abile montaggio ha poco importanza per un uomo simile, sono la proiezione della sua mente e delle sue Visioni. Sono il segno che il Momento X è prossimo. E’ così vicino che il suo cottage viene sempre più visitato da strane persone che come lui cercano il contatto, sembra una storia alla Spielberg. Gli eletti si apprestano all’ Incontro.

E quel giorno giunge. Gli eletti o la piccola cerchia  è costituita dai coniugi Bailey, Alfred & Beth, e dai coniugi Williamson, assidui frequentatori di Palomar Gardens. Il dottor George  Hunt Williamson non è un personaggio di poco conto in questa vicenda,da tempo, come Adamski, cerca dei contatti con gli abitanti delle Stelle e dei Dischi Volanti , servendosi di tecnologie molto avanzate o anche in modo parapsicologico con la vecchia la scrittura automatica. Ma Williamson ha anche qualcosa di inquietante, essendo amico e collaboratore di Dudley Pelley, un personaggio alquanto chiacchierato, autore di un libro abbastanza letto sugli Alieni, ma anche fondatore di una rivista di estrema destra americana. In ogni caso tutti sono convinti che gli  Alieni parlano con gli umani telepaticamente, forse George A. ne è il più convinto, ricevendo da tempo questi messaggi.  Adamski ha 61 anni, non è più giovane, ma ha una grande forza interiore, ha costruito l’ intera sua vita sull’ evento che sta per accadere. La sua mente non segue metodologie logiche molto rigorose, è un sensitivo e un visionario e decide sul momento quasi per  una sorta di ispirazione. Convoca il piccolo gruppo per la mattina del 20 novembre 1952 sulla strada che porta al Desert Center verso l’ Arizona. Lui, Alice Wells e la sua segretaria e amica Lucy Mc Guinness, Adamski ha avuto sempre difficoltà con l’ inglese, li raggiungono in macchina in una località chiamata Blyte, da qui verso Parker. Adamski continua ad ubbidire come ad una sorta di comando telepatico e guida gli altri verso un vecchio aeroporto  e verso un sentiero che porta a delle montagne. Tutto sembra pronto, l’ intera attrezzatura fotografica è già disposta per l’ Inusuale e per l’ Evento. Sono zone desertiche e in parte vulcaniche, piene di pietriccio  e strani arbusti spinosi, forse vi sono anche dei serpenti. Le auto hanno avuto delle difficoltà a raggiungere quei luoghi impervi. Ma Adamski ormai appare  un ispirato, guida con precisione e poi si allontana fra alcune montagne. In cielo compare  di nuovo l’ Astronave Madre, il dirigibile o il Grande Sigaro Volante, c’ è anche un aereo  , un B 36, un bombardiere dell’ A. Air Force. Le auto passano sull’ autostrada poco distante, ma nessuno sembra accorgersi di quello che sta per accadere e che segnerà la storia dell’ immaginario collettivo oltre che dei Dischi Volanti.  Adamski ha voluto restare solo, gli altri lo osservano a distanza. E infine ecco, nel  cielo straordinariamente limpido della California, appare il Ricognitore, il Disco Volante che resterà per sempre l’ archetipo e l’ Icona per tutti quelli che credono negli UFO. Una navicella rotonda con una cupola che manda riflessi metallici, sembra il giocattolo di un ragazzino, plana in modo quasi misterioso e subito dopo ecco in piedi uno dei suoi occupanti, Alieno o Angelo o proiezione della mente di Adamski, qualcuno ha parlato di alter ego sublimato. E’ Orthon, così si fa chiamare e dice di venire da Venere. Lo dice o lo comunica telepaticamente ad Adamski che resta quasi in estasi, come davanti ad un’ antica visione sovrannaturale. Sembra la ritrattistica sacra della vecchia Europa, un Angelo e un uomo, ma stavolta c’è il Disco Volante, la navetta dalle tecnologie misteriose e enormemente evolute, con dentro altre creature simili a Orthon che lo salutano. Orthon appare ad Adamski un piccolo essere perfetto, diverso dai futuri Grigi, bello quasi in modo sacro, con i capelli lunghi flessuosi e biondi, e  con lo stigma  della diversità totale, quella diversità che impauriva nel passato chi si imbatteva in un Angelo. E’ uomo? E’ donna?. Anche in questo si rispetta una certo cliché di  androginità del personaggio. E’ tutto quello che il povero George coglie in quel momento di estrema tensione ed emozione, riesce  a fare delle foto che consegna ad Orthon, i due si scambiano idee folgoranti e apocalittiche  per il futuro dell’ umanità minacciata da un conflitto nucleare, e George  si mostra  incauto verso il Ricognitore, e toccandolo con il braccio ne viene momentaneamente danneggiato. Tutto è perfetto, l’ aria tersa di quel deserto sembra essere partecipe di quel momento eccezionale. Più tardi gli altri a breve distanza diranno di avere visto anche loro  la Creatura dell’ Spazio, l’ Uomo venuto dall’ altro Mondo. E a testimonianza dell’ Incontro  resteranno sulla sabbia le impronte delle strane calzature astronautiche di Orthon con dei segni  che somigliano a certi disegni antichi degli Indio Americani. Poi il Ricognitore riprende quota e la Creatura  scompare dopo avere salutato cordialmente  il suo amico terrestre. Una fiaba moderna affascinate, senza orchi  né perfidi gnomi, né cattivi alieni dalla grande testa e dagli occhi di insetto,  una bella  fiaba che avrà un seguito.

Fine seconda parte.

 

G. Adamski

L’Amico delle Stelle. 3

 

 

In quanto al contenuto della conversazione telepatica di Adamski con l’ Uomo venuto dalle Stelle, vi rimando alle belle pagine del libro di lord D. Leslie, pagine che andrebbero lette secondo me da vari punti di vista, ma con molta attenzione, Adamski con parole ha cercato di trasferire un’ esperienza ineffabile e fuori dal comune, leggendo le sue parole entriamo  nel suo Universo fantastico e religioso, e oltre un linguaggio semplice e quasi schietto, con molte reticenze come si conviene a chi ha vissuto una epifania di quel tipo, si trovano intrecci di simboli, immagini e informazioni che dovremmo leggere con più attenzione. Avvolte sembrano i diagrammi di un sogno, altri i segni vaghi di informazioni che non potrebbero essere comunicate altrimenti. Una sorta di crittogramma.  Sappiamo che George era un oratore impacciato, e che aveva difficoltà a comunicare il suo mondo e le sue esperienze, che spesso cominciava a balbettare, e impappinarsi, anche questo fa parte del suo profilo. Altre volte era spedito e lesto nella comunicazione e alquanto infervorato. E’ questo uomo  che  Desmond Leslie, giovane rampollo di una antica aristocrazia irlandese, innamorato di culture alternative ed underground, di musica elettrica, e di testi sacri buddhisti o indiani in cui si parla di Vimana e di antichi Visitatori, e di UFO, scrittore e pilota di aerei,sceneggiatore di film per la televisione inglese,possessore di uno splendido castello in Irlanda e cugino di Wiston Churchill, andò a trovare negli anni Cinquanta a Palomar Gardens.Fu un incontro proficuo e carico di promesse, da cui nacque il fortunato  libro I Dischi Volanti sono Atterrati. Sembra che anche Leslie avesse avuto a suo tempo un Incontro Ravvicinato, in un college inglese e nel suo viaggio a Mount Palomar. Oggi lord Leslie è morto, ma restano i suoi libri e delle  interviste interessanti sul suo amico George Adamski, che si possono trovare  anche in rete. Sono questi  gli anni Cinquanta e Sessanta, si parla di hippie e di New Age, vanno alla grande i Beatles, ma anche le poesie di Allan Ginsberg Ferlinghetti, i romanzi fantastici ed esoterici di Castaneda, e si parla di Zen e di dottrine orientali. Adamski ha anticipato tutto questo.  Ha anticipato i viaggi nello Spazio e lo Sbarco sulla Luna! Su Venere non può esserci vita! Questo oggi  lo sappiamo, ma Venere potrebbe assumere  altri significati nell’ Universo di G. Adamski. Il suo  mito non è tramontato malgrado gli sviluppi dell’ esplorazione spaziale. E il mito è tutto lì nella sequenza di foto lasciate  e nelle pagine del libro di Leslie come una gemma dentro ad un diadema.

Mi è sempre sembrato affascinante come scrittore di letteratura fantastica e fiction,riconoscere il contributo di  questo polacco americano ai film di Spielberg, nella costruzione dei suoi fortunati  E.T. E, George .A. potrebbe essere un suo personaggio. Pochi sanno che   Adamski negli anni Quaranta ha dato alle stampe un suo romanzo di fantascienza in cui si può leggere la sua esperienza   del  Desert Center,si tratta di Pionieri nello Spazio, Pioners of Space.  Vi si può trovare Orthon il signore stellare ed altri. E allora? George è stato forse un abile mistificatore? Lo si è sempre detto di tutti i grandi, la questione ad oggi non è stata mai risolta, di certo Adamski ci introduce in un mondo nuovo, in un nuovo Universo, in una nuova era, nell’ era del Dopobomba in cui è, o  sarà possibile, per un uomo qualsiasi,  incontrare un Essere venuto dall’ Altro Mondo. E George  A.  ha espresso  in pieno questo spirito di democrazia,   esattamente come l’ eroe Roy Neary di Incontri Ravvicinati, un uomo umile,  un uomo qualunque scrive una pagina epica  della grande  storia dell’ umanità. E per questo sarà seppellito  ad Arlington , il cimitero degli eroi di guerra. Gli Anni Sessanta ci hanno dato, Papa Giovanni XXIII, John Fitzgerald Kennedy, Martin Luther King e G.A. Questo è stato ed è G. Adamski. Una Grande Fiaba scritta per tutti. Ma se gli Alieni  fossero davvero  fra noi, non ci apparirebbero dapprima come uomini qualunque, come uomini della folla?Come George  Adamski forse? Grazie. Le prossime  volte  esplorerò anche : Inside the Space  Ships. Salvo Gagliardo.

Fine della Parte terza

 

 

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 Kenneth Arnold

L’ uomo che vide i Marziani

Quella mattina del 24 giugno del 1947

by

Salvo Gagliardo

 

Gentili Visitatori, Fantastikalbi vi offre in lettura la biografia di un uomo che  ha dato avvio ad una storia davvero fantastica come quella degli UFO, a cui il mio sforzo di scrittore di letteratura fantastica ha  dedicato molto del suo  tempo. Avrei voluto come in una sorta di biografia parallela affiancarvi  le note biografiche di un altro uomo, ancora più singolare e importante in questo romanzo fantastico che sono i Dischi Volanti e la loro comparsa nel nostro mondo moderno, che fu l’ americano George Adamski, purtroppo il post è ancora in fase di elaborazione, ma presto lo vedrete sul  mio sito. Kenneth Arnold è stato il primo a vedere quelli che ha chiamato in una sua intervista Flying Saucers, sottocoppe o dischi volanti, siamo nel giugno del 1947, la guerra è appena finita e in Europa le rovine sono ancora fumanti e forse  cadaveri sono ancora sotto le macerie, Hiroshima  porta ancora drammaticamente chiari i segni di una esplosione atomica, unica e speriamo irripetibile, gli ebrei d’ Europa usciti dai Campi di Sterminio hanno ancora difficoltà a togliersi la stella gialla dal petto, e di notte fanno sogni mostruosi. I due giganti vincitori del  conflitto si sono scoperti nemici ed è iniziato un altro tipo di guerra, l’ uomo non sembra saperne fare a meno! E negli Stati  Uniti in quel 1947 hanno  cominciato a fare la loro comparsa nei cieli  a stelle e strisce strani oggetti luminosi che non sembrano appartenere a questo mondo o almeno al nostro pianeta. L’ uomo del dopoguerra ha iniziato  a immaginare  altri mondi e a temerli. Ci vorranno degli anni affinché quest’ uomo  sbarchi sulla Luna e affinché un altro uomo più singolare di Arnold, affermi  di avere incontrato gli Alieni e di avere parlato con loro in un deserto americano. E Kenneth  Arnold anticipa solo di qualche giorno l’ UFO crash di Roswell. Insomma, siamo entrati in una nuova era come scriveranno più tardi nel Mattino dei Maghi Pauwels e Bergier, un’era figlia di eventi terribili e apocalittici, un’ era di grandi trasformazioni e promesse, un’era che somiglia molto ad una sfida. Vedremo se la nostra specie  ne sarà  all’ altezza. Salvo Gagliardo.

 

 

Nato nel Minnesota nel 1915, cresciuto nel Nord Dakota, laureato in ingegneria chimica. Arnold fu considerato un uomo d’affari abile e di gran successo. Aveva fondato a Bose, Idhao, la  Great Western Fire Control Supply, una Società che produceva sistemi di spegnimento anti incendio, lavoro che lo aveva portato nel Pacific North West degli States.La biografia giovanile di Kenneth Arnold non si discosta da quella di un americano medio, ben piantato fisicamente,appassionato di nuoto, di tuffi acrobatici e di immersioni subacquee. Nulla da eccepire quindi, un tipo sportivo, very American,  molto dinamico e intraprendente con una moglie e  figli, e una impresa commerciale da mandare avanti. Ma Arnold è anche un pilota esperto,e quella  storica mattina del 24 giugno del 1947 conta  alle sue spalle un rispettabile numero di ore di volo degne di un pilota di aerei consumato, insomma Arnold è un tipo quadrato e del tutto credibile, cosa importante in questa nostra storia, e ha fama di essere oltre che un tipo spartano, un uomo schietto e tagliente,  che dice le cose giuste e senza peli sulla lingua. Possiede  un Call Air A 2, un piccolo aereo da turismo con il quale esercita l’ altra sua passione e mestiere, quello  della Ricerca e del Soccorso di aerei precipitati, lavoro per cui percepisce anche dei compensi. E infatti, quel 24 giugno il suo aereo si è levato da Chelais, Washington State,diretto a Yakima, una cittadina del medesimo Stato. Ma improvvisamente fa una deviazione di rotta e si dirige verso le Cascade  Mountains, la catena di montagne a nord di Yakima, nello Stato di Washington. C’è una ricompensa di 5000 dollari per chi identifica i resti di un aereo precipitato in quella regione circa sei mesi prima, si tratta di un C46 del Corpo dei Marines della US.Navy con 32 uomini a bordo.   Il Call A.2 raggiunge il Monte Rainier circa alle tre del pomeriggio. Il cielo è splendidamente  limpido, è una bella giornata di fine giugno. Mount Rainier che  si alza maestoso e innevato sulla città di Seattle che dista vari  chilometri e su Tacoma city, è un vulcano alto circa 5000 metri, una meta ambita per gli appassionati di scalate. Bisogna identificare dall’ alto i resti dell’ aereo militare precipitato. Arnold si avvicina e sorvola la regione, ha l’ occhio ben esercitato, l’ occhio di un’ aquila. Ma a 9000 metri d’ altezza proprio i suoi occhi sono accecati da un bagliore, un flash di luce intenso ed insistente. Arnold teme di essere entrato in rotta di collisione con  un  aereo di linea e cerca di identificarlo. Non lo vede, ma i suoi occhi sono di nuovo accecati da un raggio, da un riflesso forse, accecante. Cerca di nuovo attorno e scopre che a 15 miglia da lui sta volando un DC4 commerciale. Ma non è lui, non è quello che lampeggia, il flash viene da un’ altra parte, viene proprio dal Monte Rainier. Arnold ha escluso che possa essere un suo problema, un problema della sua carlinga. K.A. è un pilota navigato e sa calcolare  con precisione distanze e dimensioni. Di nuovo una serie di lampi. Arnold guarda con più attenzione e scorge nove oggetti volanti in formazione lungo  i costoni  del Monte Rainier. E’ sicuro, si tratta di nove oggetti, li conta uno ad uno. Sembrano la strana coda di un aquilone, in formazione, uno dopo l’ altro, e sembrano dai riflessi metallici. Delle oche  o dei grandi uccelli in volo, ma non sono uccelli, Arnold ne è certo. I militari hanno un nome per questa  formazione, Echelon formation. Il DC4 civile  è ancora dietro di lui a varie miglia. Arnold pensa subito a dei prototipi della  A. Air Force. Si avvicina e li osserva con più attenzione, c’è qualcosa di strano. Arnold è un pilota collaudato, forse ha volato nella Seconda Guerra Mondiale, non è un tipo che si fa ingannare da false visoni,si, sente a pelle che  là sta accadendo  qualcosa di inusuale, qualcosa che non ha mai visto, qualcosa che disturba la sua esperienza di pilota. Quelli continuano a mandare flash di luce nella sua direzione, ma ora può accorgersi di vederli di piatto, sono piatti  e volano stranamente come se qualcosa di invisibile li tenesse tutti uniti. Forse  sono circolari o semi circolari, simili ad una mezza luna, uno di essi che sembra avere cambiato di rotta ha proprio la forma di un crescent. La mente di Arnold si rimette a funzionare, ne calcola l’ altezza di volo e le dimensioni, di grandezza dovrebbero  superare il DC4 che gli sta vicino, dovrebbero essere abbastanza grandi, ma a differenza dell’ aereo di linea non hanno ali né coda. Dovrebbero spostarsi a 1700 miglia all’ ora, ma nessun aereo conosciuto della Terra riesce a volare a quella velocità! Arnold è di nuovo preso da dubbi e sospetta di una qualche distorsione della luce, di un abbaglio dovuto all’ interno della sua carlinga. Si porta in quota e decide di aprire il portellone in alto e di osservare i nove oggetti al naturale.  Non c’è dubbio quegli oggetti sono lì e continuano a sorvolare il Monte Rainier volando in modo paradossale e  in diagonale. Arnold non vede più il DC 4. Intanto è circa trascorsa mezzora,  e gli oggetti infine sorvolano le cime dei nevai  e spariscono all’ orizzonte. Ufficialmente si è aperta la storia degli UFO.

K. Arnold giunge ad Yakima e subito comincia a parlare di quello che ha visto con i militari e gli uomini dell’ aeroporto. Non sembrano crederlo, sono scettici e molti gli fanno capire di avere preso fischi per fiaschi. Ma Arnold è un buon americano, e fa subito il suo primo rapporto alle  autorità dell’ aeroporto. Poi si imbarca per Pendleton, in  Oregon. Qui la notizia di ciò che ha visto sembra averlo preceduto. L’ aeroporto sembra in fermento. Con l’ aiuto di alcuni ufficiali rifà i calcoli che risultano un po’ diversi, ma tutti a favore della strana enormità osservata. Arnold ripresenta un rapporto dettagliato alla Air Force degli Stati Uniti. E’ il 25 giugno, il giorno dopo, Arnold viene intervistato dai giornali accorsi  a Pendleton, e l’ intervista rilasciata a Bill Blequett resterà nella storia. E’ in questo articolo che si parla per la prima volta di Flying Saucer, UFO è un acronimo ancora da venire. F.S. è un termine coniato dallo stesso Arnold per definire con parole quello che ha visto, è un suggerimento più che la cosa in sé, ma su questo termine  si costruirà la storia degli UFO. Flying Saucer significa piattino o sotto coppa volante, e Arnold l’ ha usato per dare l’ idea di qualcosa di piatto che scivola sull’ acqua, in questo caso attraverso l’ aria. Siamo in qualche modo lontani dal Ricognitore di Adamski, anche se tutti e due hanno la forma circolare, una mezza luna, un delta o un’ ala volante. Di sicuro qualcosa di ignoto alla Difesa americana. In ogni caso è chiaro che le Autorità sono scettiche e qualcuno in alto grado parla di razzi, altri di semplici allucinazioni. Il Project Blue Book che negli Anni Cinquanta raccoglierà le testimonianze di avvistamenti, definirà il caso Arnold un’ allucinazione visiva dovuta ai riflessi della neve. Ma Kenneth Arnold dà subito  la stura ad una serie di avvistamenti anomali, che continua fino ad oggi. In quanto al DC4 civile qualcuno afferma che in volo doveva esserci un aereo simile da quelle parti, altri lo negano decisamente. E’ strano che lo stesso panorama di dubbi e di cose si riaprirà nel 1952 con l’ incontro di Adamski col  Venusiano Orthon, nel Desert Center!

Per Arnold, come per molti che sono stati testimoni di fenomeni insoliti cominciano presto i guai che fanno escludere un suo  interesse privato  nella faccenda. La sua persona e la sua vita privata diverranno oggetto di curiosità, commenti, di attenzioni diverse, di dileggio o di esaltazione da parte di  mitomani, si parla di Fine del Mondo e di Invasione Aliena, e si rispolvera il vecchio dramma radiofonico di Orson Wells. Arnold diventa una sorta di Roy Neary  di Incontri Ravvicinati di Spielberg, da pilota e appassionato di immersioni subacquee si trasforma in  UFO Hunter, in Cacciatore di Ufo. La sua vita ne verrà disturbata, e anche il suo lavoro. Arnold come Neary sembra determinato a chiarire quello che realmente ha visto quel 24 giugno del 1947 presso le Cascade Mountains, lassù, a due passi dal confine del Canada e da Seattle, la futura città delle Tecnologie Avanzate. Alcuni cominciano  a considerarlo un Einstein che parla di Marziani, altri un Flash Gordon, altri ancora lo considerano un semplice svitato. Fatto sta che personalmente sarà presente a molti avvistamenti soprattutto aerei, e Arnold figura anche nell’ altro caso misterioso di quei giorni, l’ ormai noto Maury Island Incident, successo il 25 giugno del 1947, testimone e vittima il pescatore Harold Dahl, e  che viene considerato il primo UFO crash della storia, ma soprattutto il primo in cui compaiono i famosi e leggendari Black Man, gli Uomini in Nero. D’ora in poi il nome di Kenneth Arnold sarà presente negli archivi dell’ Intelligence Americana, del FBI  e della Difesa. E per chiudere questa breve profilo, in qualche modo resta anche qualcosa di non del tutto svelato, forse una leggenda o un altro tassello strano di una storia strana e straordinaria, c’è infatti chi si è chiesto dove sono finiti i marines del  C.46 precipitato nel Monte Rainier  nel 1947, sembra che i loro corpi non siano stati mai  trovati fra i resti dell’ aereo, ma forse è solo una leggenda, o forse c’è una spiegazione plausibile come direbbe Dana Skully all’ agente Mulder! Many Thanks. Salvo Gagliardo.

 

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Terremoto Haiti

sabato, 16 gennaio 2010

 

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12 Gennaio 2010. Haiti

 

 

Fantastikalbi & Albi di Fantastika di Salvo Gagliardo rispettano  il silenzio per le vittime del terribile terremoto del 12 gennaio

Missione Marte

lunedì, 9 novembre 2009
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Sognando Marte
by
 Salvo Gagliardo.
 
 

Il più grande sogno che l’ umanità possa avere concepito fino ad oggi, la conquista e la colonizzazione di un altro pianeta, non sembra molto distante. Sembra che gli uomini ce la stiano mettendo tutta. Entro questo secolo di sicuro Marte ospiterà la prima base permanente dell’ uomo su un altro pianeta. Un progetto grandioso ed ambizioso. Una futura Icona del nostro tempo. Ma i tempi non sembrano più quelli gloriosi del 1969 e del primo sbarco lunare. Oggi e domani si richiederà un lavoro di equipe internazionale, sia per le spese esose dell’ avventura spaziale, sia per la complessità delle missioni, sia perché l’ uomo sempre più si avvia verso una Globalizzazione del proprio piccolo pianeta. E il futuro si chiama già Asia e Tecnologie informatiche e bioinformatiche. E l’ Asia comincia a rispondere alle istanze del Futuro.
La storia di questo piccolo pianeta del nostro Sistema Solare è antica e legata allo sviluppo dell’ Astronomia. Ma qui ve la risparmio, la potrete trovare tranquillamente viaggiando in Rete, o aprendo un qualsiasi libro scientifico ed astronomico. Di sicuro con Venere e con Terra, Marte rappresenta il piccolo gruppo di pianeti prima dei giganti del Sistema Solare, e lì ci arriveremo anche, ma non in questo secolo penso. Un piccolo pianeta bitorzoluto ed irregolare che aveva destato già l’ attenzione di Galileo e dei primi osservatori del Cosmo, che aveva incuriosito gli astronomi del Settecento e che aveva fatto sognare quelli del XIX secolo. La storica opposizione del 1876 fu così carica di attese che più tardi lo scrittore di fantascienza Herbert George Wells dovendo immaginare degli Alieni presenti nel nostro Sistema Solare, scelse Marte come loro sede, e da allora Marziani sta per un generico Alieni. Nella prima metà del XX secolo si costruirono complesse apparecchiature per filmare quella vita marziana che aveva ipotizzato e sognato l’ astronomo americano Percival Lowell. In questa avventura si erano lanciati uomini di tutto rispetto, glorie e geni delle scienze e delle tecniche, parlo qui dell’ italiano Marconi o dell’ oriundo immigrato negli Usa, Nicolas Tesla. Ma purtroppo l’esplorazione in loco delle sonde lanciate negli Anni Settanta dovevano far naufragare le visioni di fantastici Canali e di fantastiche Civiltà marziane. Marte cominciava a mostrare la sua vera faccia di un deserto infinito, anche se rosso. Niente Marziani in giro anche se agonizzanti, niente fantastiche città di quelle descritte dalla scrittore Ray Bradbury nel suo Cronache Marziane. Niente desiderabili principesse marziane di Edgar Rice Burroughs. Niente di niente. Solo aridi massi e sconfinati deserti di sabbia rossa, ed una strana atmosfera di un bel colore rosato estranea alla nostra Terra. Intanto Hollywood ci consegnava delle splendide pellicole, come<< Atto di Forza >> ambientato su Marte e del regista olandese Verhoeven. Cosa possa avere desertificato questo pianeta non lo sappiamo ancora. Ma Marte ha continuato a fare sognare, segno che l’ Immaginario Collettivo è più forte dell’ evidenza. E le nostre passioni e i nostri sogni hanno cominciato ad evocare paradisi di acqua, oceani fantastici e lagune di sogno che sarebbero esistiti su Marte in tempi ancora imprecisati. Ed in effetti i segni ci sono tutti, profondi Canon che solo l’ acqua avrebbe potuto creare, e poi c’ è il ghiaccio dei poli e notizie di presenza di acqua su varie parti del pianeta, almeno gelata. Quale grande cataclisma ha potuto spazzare via dal pianeta una possibile atmosfera e gli oceani? E’ quello che si dovrà appurare una volta che abbiamo messo i piedi per la prima volta su Marte. Di certo resta un pianeta carico di misteri, e volendo una specie di emblema dei misteri che aspettano l’ uomo del futuro. E niente è ancora deciso del tutto. Vi si potranno trovare tracce di antiche civiltà marziane scomparse, o tracce di presenze colonizzatrici aliene, personalmente visto che sono fortemente affascinato dal fantastico, ho scelto questo nostro piccolo e vicino fratello cosmico come ambientazione di diverse mie storie fantastiche. Però, è certo che Marte rappresenterà assieme alla Luna un gradino fondamentale della nostra evoluzione. L’ uomo raggiunto il pianeta rosso si avvierà all’ esplorazione e forse al popolamento dei grandi pianeti extramarziani, e una volta raggiunti gli asteroidi e i planetoidi che circondano Giove, un’ altra tappa del suo sviluppo sarà stata scritta in maniera irreversibisalvogle, ma il modo come essa avverrà o sarà scritta, ci è ancora ignoto, sappiamo solo che ciò accadrà. Grazie. Salvo Gagliardo.

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Colonie lunari

lunedì, 9 novembre 2009

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La Luna &  lo Spazio.

riflessioni di Salvo Gagliardo

nel primo decennio del Secolo XXI.

 

 

L’ uomo ha sognato di volarsene  sulla Luna  forse dalle origini dell’ umanità, prima che il Presidente John Fitzgerald Kennedy pronunciasse lo storico << We can>> <>. Non sto  qui a parlarvi nei dettagli  dei sogni del greco Luciano di Samosata, né delle fantasie di Mandeville, né degli studi di Keplero, né del teatrale Cyrano de Bergerac, e per Edgar Allan Poe, vi rimando al bellissimo racconto breve Hans Pfaall  sulla Luna. Ma qui  comincio con il francese Jules Verne che nel XIX secolo fu il primo ad immaginare un viaggio sul nostro satellite quasi in maniera scientifica, nessuno prima d’ allora  aveva ipotizzato la inibente  forza di gravità terrestre, il vero problema per cui il resto sono solo fantastici sogni. Verne spedì l’ uomo sulla Luna in tempi in cui la borghesia al potere sognava alla grande e cominciava a verificare i suoi sogni di potenza e di espansione. E alla fine del XIX secolo un russo di nome Tsiolkovsky, anche lui un grande sognatore del Cosmo, ipotizzò scientificamente la colonizzazione del Sistema solare con teorie  che allora erano parse quanto mai stravaganti. E poi venne la terribile prima guerra mondiale, a cui  seguì Hitler i cui  sogni di dominio furono così deliranti da farci pensare oggi ad una personalità paranoide e megalomane. Eppure da quella anomalia storica venne fuori  un altro passo avanti  nella conquista dello Spazio, infatti fu un uomo di Hitler, uno scienziato tedesco vicino al Fuhrer a mandare nel primo dopoguerra e realmente, gli uomini sul nostro satellite, sto qui  parlando dell’ ingegnere astronautico Werner von Braun, il primo direttore della nascente NASA negli Stati Uniti, è strano, ma sono i paradossi della storia, che l’ uomo che aveva così  ferocemente bombardato Londra con le V2 di sua invenzione, più tardi desse inizio alla grande avventura dell’ uomo nello Spazio!  Ma non  c’è stato solo il prestigioso ingegnere tedesco, ma a lui vanno aggiunti i nomi di Oberth un altro scienziato tedesco e di Willy Ley e  il regista, anche lui tedesco,   Fritz Lang che realizzò un film  che narrava di un razzo spedito sulla Luna dalla Terra. Ma la grande epopea si realizza solo  nel dopoguerra, quando la competizione fra URSS e USA spinge  questi ultimi a tentare la grande avventura  e a mandare degli  uomini su quel  corpo celeste  così a portata di mano da fare sognare gli uomini per generazioni. Qualcuno oggi si è chiesto perché l’ America ha preferito il contatto diretto invece di mandare preliminarmente delle sonde, sarebbe stata una soluzione, ma gli Stati Uniti preferirono allora  celebrare il loro trionfo in questo modo. Dopo lo storico  allunaggio del 17 luglio del 1969, da  alcuni oggi contestato, ne  sono seguiti altri assieme  ad altre drammatiche  sconfitte. Poi il silenzio. Oggi la NASA rilancia il Progetto Lunare in vista  collateralmente  di uno sbarco su Marte nel giro di qualche decennio. E’ legittimo   chiedersi  perché sono trascorsi tanti anni da allora, da quella mitica estate. Si può  anche rispondere che lo Spazio si è rivelato più ostico e difficile di quanto si pensasse  all’ inizio,  e che quindi richiede più  prudenza, o che l’ avventura spaziale non ha progetti a lungo termine neanche negli Stati Uniti, e che richiede l’ impiego di somme ingenti. Tutte risposte più  che accettabili. Ma potrebbero anche essercene delle altre,se solo si conoscesse tutto di questa meravigliosa avventura. Di certo io sono convinto che il Cosmo sarà la grande Era   del Futuro, ma che le cose non andranno così lisce. E’ vero, i pericoli sono molteplici, madre natura ci ha reso adatti al nostro pianeta ma non di certo  agli altri. La Conquista sarà lenta e richiederà dei sacrifici, ma avverrà, sta già avvenendo, non certo nei ritmi e nei tempi sognati dai grandi scrittori di fantascienza. In quanto alla nostra Luna non possiamo non immaginarne la colonizzazione, anche forzata, è troppo preziosa per noi, oltre ad  essere una fonte di minerali eccezionale. Pensate alla Terra senza la Luna, quali forme di vita avrebbero potuto prendere sul nostro pianeta? Scientificamente la Luna e la Terra formano un unico ed indissolubile  sistema. Quale punto di osservazione migliore per la nostra Terra, della Luna che tra l’ altro dista relativamente poco? Lì si potranno allocare sistemi sofisticatissimi di controllo, che possono monitorare il nostro pianeta in fase di grandi cambiamenti climatici, non parlo, purtroppo,  dei possibili impieghi militari, la Luna è la porta di ingresso verso la Terra. Vi si collocheranno  Osservatori astronomici capaci di scandagliare il Cosmo nei dettagli. Vi si impianteranno basi estrattive, e basi di ricerche sperimentali. Sorgerà una vera comunità scientifica e tecnica.  Ed infine vi si costruiranno degli spazioporti che ci porteranno su Marte ed oltre. Il problema è come le comunità scientifiche e le industrie e spaziali e aimè belliche,  del nostro piccolo   pianeta intenderanno cooperare per realizzare questo sogno, perché forse nel futuro nello Spazio  ci si andrà  insieme, questo potrebbe essere il nuovo assetto   del mondo anche in questo campo che dapprima era apparsa  una semplice avventura ma che domani diverrà una necessità. Si dovrà rinunciare forse agli egoismi e alle giuste e ingiuste glorie nazionali, per affrontare in comune  il problema. Mi sembra che già India e Cina si stiano muovendo in questa direzione. Ma vi è  anche chi non la vede così. Vi sono anche coloro che pensano che le cose che l’ uomo della strada non conosce di questa faccenda siano maggiori di quelle che conosce. Qualcuno tira fuori  di nuovo  le presenze Aliene nel nostro Sistema Solare, per quanto ne so questo non è impossibile. Staremo a vedere. Se è così la storia può prendere altri risvolti, e alcuni ritardi nello sviluppo spaziale potrebbero assumere altri significati. Comunque sono solo delle ipotesi, resta  il fatto che l’ uomo non è legato al suo pianeta d’ origine per sempre e che presto o tardi dovrà lasciarlo!

Bernard Berenson

venerdì, 6 novembre 2009

I Grandi Viaggiatori

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Bernard Berenson:

Un Amerikano in Sicilia.

 

 

Porto di Messina. 19 Maggio 1953. Un piccolo signore di 88 anni, malfermo di gambe ma di portamento elegante e ricercato negli abiti, con bastoncino da passeggio e cappello a falde, asciutto e  fragile, con il   volto piccolo,  ossuto e ascetico,  incorniciato da una barbetta a punta e imbiancata, si appresta a visitare la città siciliana giunto da Napoli in compagnia di una donna, la fedele compagna di lavoro e di viaggi, di nome Nicky Mariano. Tutt’attorno c’ è aria di grandi eventi, le future elezioni politiche accendono gli animi. Si vedono ancora le macerie della tremenda Guerra e per le strade si parla di De Gasperi, di Piano Marshall, di ricostruzione, dei comunisti che vorrebbero tingere di rosso l’ Italia. Anni di fame e di speranze, di scontri  politici  feroci dopo la parentesi fascista. Il colore dello sfondo è quello del Neorealismo italiano, bianco e nero,gli abiti sono grigi, c’è ancora il doppio petto gessato, ma gli  sono troppo larghi  per corpi magri e spigolosi, ancora affamati dalla guerra e avviliti dalla miseria. In Sicilia la donna continua a portare  lo scialle nero e gli uomini la coppola, i feudi biondeggiano di grano e i deschi traboccano di pasta, muli e greggi intralciano per le strade il traffico delle  auto e delle corriere, ma già i pullman colorati portano  a spasso centinaia di turisti e  le masse affollano le vie delle grandi città. Tutto riprende vita velocemente, sempre più velocemente, ma con una dinamica nuova e sotto un segno e uno stile che soffia dagli Stati Uniti.

Quel signore elegante e mistico, non è un diplomatico in visita, come potrebbe sembrare, non è un mr. Goldman, ricco banchiere giunto dall’ Eldorado, non è un rabbino barbuto dell’ Europa Orientale, sebbene parli correttamente l’ yiddish e l’ ebraico, oltre all’ americano, il russo e  una quantità di altre lingue, vive e morte. Quel piccolo signore sensibile e cortese, attento, che porta il bastoncino  come Charlot, è il più famoso e chiacchierato critico d’ arte di  quei  tempi e forse anche di altri, nel suo sangue c’ è sangue russo, ebreo e  americano, è Bernhard Berenson. E’ nato in Lituania come Valvrojenskj, nel 1865, e dai ghetti della Russia assai presto si è trasferito in America, nella più antica e nobile città americana, Boston, dove il padre per sopravvivere ha dovuto fare l’ umile venditore di stracci,ma riuscendo a mandare Bernhard ad Harvard, la prestigiosa Università che lo allattò, lo svezzò e ne fece uno degli uomini più colti e sensibili del pianeta. Ebbe come maestri William James, Eljot Norton e compagni di studi come Santajana. Più tardi si onorerà di avere avuto  amici del calibro del banchiere Morgan, di Rothschild, della ricca e colta Isabella Gardner, di vari mercanti  d’ arte, e degli Stein che a Parigi  ospitavano Picasso e Matisse, e poi di Edith Warthon e di Aldous Huxley, insomma la crema del mondo. Berenson  tenne conversazioni con i grandi della Terra, e ne fu il prezioso conigliere in fatto di quadri e di arte.

A Parigi  sposa Mary Pearsall Smith, e ai primi del secolo i Berenson si trasferiscono vicino Firenze, a Ponte Mensola, a ridosso di uno dei colli della città più artistica del mondo. Berenson ha appreso il mestiere da Giovanni Morelli, e il suo scopo e la sua passione sono lo studio dell’ Arte Italiana, di cui diverrà un tale esperto da poter giudicare in modo insindacabile lo stile, la qualità e l’ attribuzione di una tela. Laureatosi brillantemente ad Harvard, vince una borsa di studio e si trasferisce nel 1887 in Europa. Ha un gran desiderio di dirozzarsi e di acquisire la grande cultura europea. Il suo camino ha qualcosa di simile a quello del suo compatriota Ezra Pound, anche lui enciclopedico e poliedrico. Un pozzo di di cultura. Come Pound, Berenson trova nell’ antica  civiltà italiana e nel Rinascimento, la sua vocazione.

La villa che abiterà a Firenze la chiamerà significantemente  I Tatti e diventerà famosa quanto la russa Janaja Poljana, e da cui passerà, come la Mecca, mezzo mondo. Intellettuali, ebrei. Banchieri ed innamorati d’ arte vi si recheranno per ascoltare il nuovo profeta della bellezza, per godere della sua erudita conversazione, Ma è spesso il profeta a trasferirsi come un pellegrino errante nel mondo, pronto a godere di  ogni spettacolo, di ogni sito, nicchia, tempio, biblioteca, galleria o museo. Famosi sono i suoi viaggi in Europa, in nord Africa, a Tunisi, a Tripoli, in Egitto, in Asia, in Grecia, in Spagna, a Gerusalemme: << devo sentire, farmi una idea, immaginare tutto o perire>>, scrive.

Da I Tatti, passano Guttuso e Moravia. Fra le mura di questo tempio vive isolato dal fascismo sul colle che ospiterà Rosselli ed altri antifascisti. E’ nota la sua antipatia per Mussolini, ma anche per il comunismo, per il sovietismo e persino ha parole dure la civiltà di massa motorizzata e per la sua intrinseca mancanza di scopi, per la frettolosa superficialità.<< Viviamo in un’ era in cui la scienza quantitativa, il macchinismo ed una specie di timido ma smanioso desiderio di metafisica, dominano ogni pensiero e scritto>>. Non c’era da aspettarsi altro da un lettore di Walter Pater.

 

Berenson  migliaia di lettere  a personalità di altissimo profilo, ed ebbe moltissime corrispondenti di sesso femminile, donne sensibili, intelligenti e ricche. Le donne saranno importantissime per questo piccolo ebreo lituano.  Lotto, Caravaggio, Leonardo, i Primitivi, l’ arte e la poesia cinese, l’ antico Egitto, Tiepolo, Velasquez, El Greco, Cezanne, Matisse, Tutti sono passati dal suo occhio attento:<< Ho trascorso  settanta anni della mia vita a guardare ogni opera d’ arte prodotta nel corso degli ultimi settanta secoli>>, scriveva. Ha pubblicato  un libro d’ arte e best seller, ancora oggi letto e meditato, I Pittori Italiani del Rinascimento,  ed è ha avuto  grandi incontri con Proust, Chagall, Dalì, Matisse, Picasso. Le più prestigiose Gallerie d’ Arte private del Mondo ed  i Musei,  hanno chiesto  la sua autorevole mediazione. Oggi I Tatti sono diventati  la Harvard University Center for  Italian Renaissance Studies.

L’ arte, per questo squisito personaggio a metà tra un greco colto  del VI secolo, un epicureo, e un illuminista volterriano, deve arricchire l’ occhio, ma niente vale quanto la natura. Berenson  coltiva un ideale umanistico di bellezza e di educazione alla visività. L’ arte deve risvegliare la tattilità, comunicare idee e sensazioni., suscitare incanto nell’ osservatore, metterlo a proprio agio in un mondo di  intelligenza quasi soprannaturale, coinvolgerlo in un universo in quattro dimensioni, per immetterlo in una vita di qualità superiore dove l’ uomo è finalmente tale, un mondo più ricco, risvegliato dalla potenza della Gloria. << Sono stanco, stanco>>, esclama, <<il minimo sforzo mi stanca, cammino male e con le gambe pesanti>>. Berenson è vecchio, e la sua ricca avventura terrena sta per chiudersi. Sono i suoi ultimi viaggi << Vorrei passare in estasi i miei ultimi anni>>. E la Sicilia, con il suo Sole e la sua classicità, incanta  questo occhio che ha visto tutto,che pulsa  ancora davanti ad ogni gemma d’ arte. E per questo viaggio nelle terre assolate dei Normanni, Berenson ha un buon compagno, i diari di viaggio di Wolfgang Goethe che legge in continuazione, come una guida e un vademecum. Anche Berenson annota le sue impressioni e dotte considerazioni, così da dare vita anche lui ad un diario che verrà pubblicato nel 1955.

<< Era dal 1889 che non mi capitava di viaggiare in treno da Napoli verso il Meridione>>. Berenson conosceva la Sicilia, vi era giunto nel 1888 con Lucien Henraux, amico di Proust, vi era tornato nel 1908, e poi nel 1923. I ricordi si sovrappongono e si comparano. Il 16 giugno,dopo circa un mese di viaggio faticoso per un novantenne,dopo un omaggio al Monte del Pellegrino, sacro a Goethe, l’ americano scrive<< Ci siamo sentiti tristi al pensiero di lasciare così grandiosa ed impareggiabile bellezza. Se soltanto potremmo impadronircene e conservarla in noi come un Dio>>.

Messina, Enna, Siracusa, Castelvetrano, Marsala, Segesta, << Mi ritroverei qua a sopportare scomode fatiche,  e talvolta a soffrire di tedio, se non fossi incalzato dalla spinta di compiere  a mio modo un pellegrinaggio?>>. E a Messina lo accoglie l’ incanto di Antonello, coglie le sue  parentele con i pittori veneziani e con Bellini, parla dell’ amicizia del  grande siciliano con  Petrus Cristus, si chiede quale è stata la sorte del San Sebastiano scomparso da Dresda e forse finito in Russia. L’ Annunciazione gli dà l’ estasi. Poi si ferma ad ammirare il Caravaggio su cui ha scritto un saggio  meraviglioso. Si lascia affascinare dal paesaggio marino della città e dai suoi  tramonti. E in Sicilia ritrova l’ incantato mondo d’oro, blu marino ed argento di un sogno. Da una terrazza di Taormina osserva all’ alba, il maestoso Etna, un diadema di neve e una collana di nubi, un vulcano delicatamente rosso e dai morbidi fianchi. In lui si risvegliano immagini del Mantegna e come una sorta di madeleine proustiana, i versi di Wordsworth. E in una qualche maniera Berenson somiglia a Swan della Recherche.

Non si ferma a Catania, come nel 1888,  ma la lettura di Verga e De Roberto glie la evocano. Enna gli ricordano  Edimburgo, Toledo e Siena. Vi sono le suggestioni di Casale, i pavimenti mosaicati della casa di Massimiano,le scene di caccia e le figure muliebri in cache sexe. E  vi è a Palazzolo, la Madonna del Laurana , un artista  difficile da definire, ma di cui i ritratti femminili sono i più incantevoli del Rinascimento. A Siracusa e altrove, Berenson è disturbato dalla nuova barbarie.  Il turismo frettoloso di massa. La Fonte di Aretusa gli evoca i versi di Shelley, e a Siracusa cerca di trovare la casa del poeta tedesco von Platen che Heine aveva messo alla berlina. Berenson è di quelli che nei musei si attarda fino allo sbatacchiamento delle chiavi dei  custodi. Agrigento  è trasfigurata dal tramonto e  le sue pietre acquistano una strana luminosità. Il Tempio della Concordia lo riporta al 1888 con i versi di Virgilio e Tacito,quando  con il sole  al tramonto fra  le colonne gli sembrava  di  udire il suono di un flauto di Pan nel Tempio. Il  dorico siciliano per la sua maestosità  gli ricorda ancora  l’ antico Egitto. Ma nel 1888 non era consigliabile godersi un chiaro di luna fra le colonne doriche, l’ evolversi dei tempi ha così qualche vantaggio! A Marsala si incanta davanti alla processione del Corpus Domini, ad Erice si gode la quiete del paesaggio da un castello romantico e il  silenzio ieratico del portico del Duomo. A Trapani rivisita il Pepoli e si sofferma a considerare la quantità di negozi di ottica. Si ferma a Segesta e infine il 7 giugno giunge a Palermo. E un personaggio simile non può non essere accolto dalle lussuose sale di Villa Igea. Gli sembra che l’ ombra del grande Goethe si aggiri ancora  fra le mura della città.  Riconsidera le tappe del suo illustre predecessore,che non sembrò tenere conto dei monumenti più  moderni, che trascurò  la Cattedrale, che non degnò  di attenzione i monumenti normanni e svevi,  che criticò  la sporcizia della città e la bizzarria della nobiltà del luogo. Ma che fu attratto dalla casa di Cagliostro. Il ciarlatano più discusso di Europa, e che andò  in estasi davanti alla Santa del Monte del Pellegrino, sempre alla  ricerca del grandioso e del classico in ogni pietra e di preziosità botaniche. Al contrario Berenson è pieno di stupore per la Cappella Palatina,per la stanza di Ruggero e dentro il Duomo di Monreale vi immagina la Gerusalemme Celeste. La Zisa lo incanta, ma lo squallore attorno lo rattrista. Ammira i Trionfo della Morte o la paragona a Guernica di Picasso, e infine ha un attimo di nostalgia verso la Palermo dei Gattopardo, signorile e con le carrozze al trotto. E conclude<< Non dubito che se assistessi alla festa di Santa Rosalia troverei valida la descrizione che ne dà  Goethe>>. Ma il viaggio è finito, e anche quello terreno di Bernhard Berenson, spentosi per vecchiaia nel 1954. Oggi tutto è diverso, anche il turismo e il modo di viaggiare, l’ arte è mercificata al massimo,ma il messaggio di questo piccolo uomo barbuto e incantato viaggiatore, credo che resti ancora valido: impariamo a diventare noi stessi un’ Opera d’ Arte.

 

 

Il seguente articolo è apparso anche  con il titolo <<Con gli occhi di Goethe>> in Cronache Parlametari Siciliane, anno 8, n.5, anno 1991.

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Bernard_Berenson

 

http://viaggimarilore.megablog.it/item/bernard-berenson-viaggio-in-sicilia

 

http://nonsoloproust.splinder.com/post/13764974

I ragazzi venuti dall’ altrove.Volo di Ricognizione

lunedì, 2 novembre 2009

Albi di FantastiKa

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Il Giovane Jordan

racconto fantastico di

Salvo Gagliardo

 

 

 

Parte prima

 

Jordan.  Così l’aveva chiamato subito  il vecchio Bull  quel giorno del Giudizio, quando se l’era trovato davanti, allampanato, e fradicio d’acqua come un uccello marino che le onde avevano strapazzato per bene; con gli occhi tondi, grigi ed atterriti,  con l’aria di uno che viene da un altro mondo, e con tutto il  corpo che tremava come se gli avessero ficcato dentro   dei fili elettrici ad  alta tensione. Infatti  diluviava a St. John City, e lassù sulla Valle del Corno col velo d’acqua che diafano lasciava  scorgere  il cupo  della fitta foresta. La segheria di Bull Mc Cohl  era ficcata nel fondo di quella selva boscosa, ed era più facile che d’inverno vi nevicasse piuttosto che vi piovesse, come invece stava facendo abbondantemente e  da ore. Venivano giù chicchi di grandine grossi come nocciole, quando attraverso il  velo d’acqua si materializzò quello all’ improvviso  come uno spettro. Il cielo era  dilaniato  da potenti fulmini, e tutto questo aveva messo  a disaggio il povero  Bull abituato a ben altri terrori. Bull  Mc Cohl  lassopra  lo conoscevano tutti nel raggio di cinquanta miglia. Paterno,  grande , e  ancora robusto malgrado i suoi settant’ anni, era  di modi bruschi  ed avvolte violenti, ma rotto il ghiaccio o quando si concedeva una buona bevuta, era cordiale ed allegro  e ti faceva coraggio se qualcosa ti andava storto. Di certo non era di cuore tenero, e sul lavoro era duro e severo con tutti, altrimenti non avrebbe potuto  governare  quella segheria  nel fondo  della foresta e con gente di ogni tipo assai spesso ben lontana  dal modello di gentiluomo di città. Che Bull fosse prudente lo dimostrava il Winchester  appeso al chiodo della casa di legno che si era costruito con le sue mani. Ed anche la vecchia Colt  che portava sempre con sé come una fedele compagna. Ma per i ragazzi  aveva occhi e chi voleva rigare diritto o massacrarsi di lavoro, da lui di certo  trovava pane per i suoi denti. Sulla  Valle del Corno, si era combattuta  una storica battaglia al tempo della Guerra Civile, il sangue aveva arrossato  il Blue River che scorreva più in basso  a tre miglia dalla segheria. Da giovane Bull si era arruolato nell’ esercito del generale  Lee e a guerra finita la sua mano  aveva stretto quella del Presidente Lincoln. Poi era partito per l’ Ovest. A quel tempo Mc Cohl  aveva una magnifica moglie, Ruth ed un figlio di sedici  anni, Jordan. Ma Ruth e Jordan erano stati orrendamente  trucidati dagli indiani shoshoni  un giorno che Bull era andato   fuori a pascolare la mandria. Era stato il colpo più brutto della sua vita e da cui  non si era mai più ripreso. Tornato a St. John City aveva messo su la   segheria e si era costruita quella casa di tronchi di quercia nel cuore della foresta. Ora era un vecchio stanco  con gli occhi azzurri appesantiti. La sua  faccia grande e solcata da  rughe mostrava  le durezze della vita ed ancora i capelli portavano traccia dell’antico colore  rosso.

 -E tu chi sei?

 Gli aveva  urlato sotto la tettoia che faceva grondare acqua a secchiate. Uno dei cani s’era messo a ringhiare ferocemente.

-Buono Lou !

Gli aveva gridato. L’occhio azzurro del vecchio studiò con attenzione la strana figura dai contorni sfumati dal velo  della fitta pioggia. Era alto quanto lui, e Bull era nettamente al di sopra della media. Era però straordinariamente magro e si allungava stranamente  come un asparago  sotto l’ intensa  selva di fulmini che ramavano il cielo senza pietà, standosene in piedi muto  a ciondolare fra le   violente raffiche di vento gelido.

- Ragazzo, ti conviene entrare se non vuoi prenderti un malanno !

Con  l’ odore di  terra bagnata e di ozono bruciato, c’era quello inconfondibile dei tronchi scuoiati, dei trucioli e della resina. Dentro si sentiva il suono delle seghe che lavoravano incessantemente. Nella segheria lavoravano una decina di persone, ma in quel momento ce ne erano solo cinque. Lo strano ragazzo apparso quasi per stregoneria  sembrò al vecchio che cercasse di dirgli  qualcosa aprendo grottescamente la bocca, e gli ricordò subito  un pesce, ma da quella bocca non ne venne fuori  nulla. Il giovane aveva gli abiti a brandelli  inzuppati d’acqua che gli ruscellava addosso copiosamente.

- Che ti è successo, ragazzo!  Da dove vieni, come ti chiami?

E Mc Cohl  gli allungò un bicchiere di acquavite. Ma quello lo ignorò. Guardava ogni cosa con uno sguardo assente che metteva i brividi.  Da una porta all’interno era entrato il piccolo Mike Durrell  scamiciato e  tutto sudato per la fatica. Stette  anche lui a fissare quello strano tipo fermo, allampanato e funereo sulla soglia, la faccia eccezionalmente sottile con qualcosa di malato; a Bull gli ricordò un cugino che soffriva di epilessia. Infatti per un attimo  temette che gli cadesse davanti stecchito e che cominciasse a scalciare come fanno in genere gli epilettici. Pensò che non  doveva avere più di vent’ anni. Quel tizio  cominciava a dargli impressioni a valanghe e per niente piacevoli sebbene continuasse a starsene zitto come un pesce fuori dall’acqua.

-  Cerchi  lavoro, ragazzo?

Continuò a stuzzicarlo  Mc Cohl che si sentiva perdere la pazienza.

- Non devi essere di queste parti. Qui conosco tutti

E Mc Cohl continuò a fissarlo   dal basso in alto sentendo a pelle  l’ arrivo di rogne sicure. Per questa roba aveva un sesto senso. Poi stufo di fare anche lui l’ allampanato istupidito dalla meraviglia, gli tirò addosso uno strofinaccio sporco.

-Comincia a toglierti un po’ d’acqua d’addosso se non vuoi prenderti un malanno, ragazzo

Gli disse. Quello allungò in modo grottesco, così parve a Bull, le sue lunghe braccia ed afferrò lo straccio. Fuori si stava scaricando una salve di fulmini, ed uno doveva essere caduto proprio  vicino  la  segheria. Da una finestra si vide un forte bagliore ed un boato fece tremare il capanno. Bull come già detto non era una connetta  impressionabile, ma quello spettro fermo sulla soglia mentre i fulmini lo rischiaravano sinistramente lo faceva stare male. Anche Mike Durrell appariva  inquieto, poi  uscì di nuovo dalla porta ad un segno di Bull e ritornò al lavoro. Davanti a quella faccia cerea ed a  quel tremore del corpo, nella mente del vecchio  tornarono i brutti ricordi, quei ricordi terribili che non volevano andar via. Era appena sgroppato da cavallo, e Ruth e Jordan se ne stavano lì, fra le travi ancora brucianti della casa, tutto quello che restava della fattoria, col corpo quasi del tutto carbonizzato  ed chiaramente  scotennati, dentro  chiazze  di sangue ancora fresco. Quello continuò ad asciugarsi meticolosamente ed in silenzio non curandosi delle cattive condizioni dello strofinaccio e senza pronunciare una sola  parola, con gesti automatici  che davano i brividi. Intanto fuori erano smontati da sella sotto l’ acqua due uomini che subito erano entrati nel capanno. Uno era guercio e con una visibile cicatrice sulla guancia. L’altro più giovane aveva un’aria sprezzante e ghignante. Stavano portando dentro della roba.

- Salve Bull

Disse il più anziano, quello con la cicatrice.

-Scusaci se abbiamo fatto tardi. Con  questo tempaccio ci siamo fermati a St John. Ti abbiamo preso  ciò che hai chiesto

-Okay Sam

Disse Mc Cohol.

-Ora tornatevene  al lavoro. Vi raggiungo fra poco

 I due uscirono dalla stanza e lasciarono Bull solo con lo straniero.

-Okay ragazzo, ora devo andare. Mi sembra che  stai  meglio. Ti auguro in bocca al lupo. Ti consiglio però di mandare giù un po’ di quel  wiskie

E Bull indicò la bottiglia piena per metà sul tavolo. Poi allungò la mano nodosa sul giovane, cercando di stringergliela amichevolmente. Ma la ritrasse subito con una smorfia.

- Beh! Allora buona fortuna!

Mc Cohl si congedò voltandogli le spalle e sparendo per la porta. Il giovane restò solo.

 - Ei Bull, ma chi era?

Mike Durrell era dietro ad una grossa sega fissa ad un tavolo e su cui stava scorrendo un tronco voluminoso. Gli altri erano attorno. Era trascorsa mezzora da quando Mc Cohl  aveva lasciato quel giovane fermo in piedi  davanti alla finestra come uno stoccafisso ed era entrato nella  stanza dove  i suoi  ragazzi si davano da fare attorno alle macchine per segare e  tagliare.

-E’  ancora  dentro!

Aggiunse Durrell fissando  Bull col suo unico occhio.

-Se ne sta solo in un angolo

Disse il suo compagno con cui era giunto al capanno.

-Ah!

Mugugnò come se riflettesse , il vecchio. E aggiunse.

-Se cerca lavoro per il momento non ne abbiamo. Glielo vai a dire tu, Mike?Okay? E digli anche di filarsela alla svelta. Se ha fame, dagli qualcosa da mangiare. Ma non allungare il becco di un centesimo. Okay  Mike ?

- Puoi contarci, Bull!

Ah, Mike. E niente risse. Portati Sam  e fallo sloggiare alla svelta, se è possibile con le buone, quel tipo porta rogne come la morte, lo sento

Durrell  rientrò dopo un quarto d’ ora.

-Bull, quello  sta davvero male. Non mi sembra che sia diretto da qualche parte, e fuori sta diluviando come non ho mai visto

-Che il diavolo se lo porti

Grugnì il vecchio.

-Okay, ora ci parlo io

 Aggiunse ed uscì.

- Ragazzo, si può sapere che satanaccio hai dentro?

Gli disse subito. Il giovane continuava a non spiccicare una parala, fermo, immobile davanti ad una finestra.

- La vuoi aprire quella maledetta boccaccia? Vuoi dirmi chi cavolo sei e da dove vieni?

Il ragazzo continuava  a tremare come una foglia mentre fuori si era scatenato l’ Apocalisse. Bull ritrovò il suo sangue freddo, e si accese la pipa. Ora guardava il ragazzo di sbieco come se temesse che quella cosa sparisse improvvisamente così come era apparsa. Non era superstizioso, ma quello gli ricordava la morte. Ricordò Ruth che gli chiedeva se Jordan stesse male. Fu preso da tenerezza e melanconia. Glielo aveva chiesto con le lacrime  agli occhi quella volta che Jordan si era buscato un febbrone da cavallo.

-Okay, figliolo!

Aggiunse guardandolo in faccia.

-Se non vuoi dirmi chi sei e da dove vieni, resta pure. Non ti chiedo  più niente. Puoi aspettare che spiova, e non voglio sapere nulla di te. Non dirò niente allo sceriffo. Ma sappi che i ladri non vanno giù al vecchio Bull Mc Cohl. Perciò se ti salta qualche cosa  di bacato nel cervello, i ragazzi là dentro non esiteranno a farti a pezzi. Okay?

Ma l’atro non rispose, con gli occhi fissi al  pavimento. Per  un attimo a Bull parve che quelle occhiaie  strane fossero  vuote! Un fulmine squarciò l’ aria  e fece tremare la stanza.

Continua…..

 

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Albi di FantastiKa

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Gentile lettore, è giunto il momento del brivido e nei  i miei Albi di FantastiKa  le storie del brivido sono stata raggruppate nella rubrica da me ideata, Shining.Il nome richiama subito Steven King ed il film omonimo di Kubrick. Senza volermi minimamente paragonare a questi giganti del mondo fantastico, ti offro una storia immaginata ed ambientata  nel Vietnam durante la pur nota e disgraziata guerra. Pochi riferimenti agli ultimi fatti  drammatici della quotidianità dato che il racconto breve di circa 2600 parole è stato concepito e scritto nel lontano 1991. Nessun desiderio di competere coi capolavori che hanno trattato questo tema, da Kubrick a Coppola, per me il disgraziato conflitto in Estremo Oriente è servito solo da spunto per tessere una storia fantastica con molti temi propri di questa letteratura. Naturalmente vi potrai trovare suggerimenti e suggestioni che si rifanno al bel film di Ridley Scott: Predator con Arnold Schwarzenegger e alla sua terribile creatura giunta dallo Spazio. Sia quello che sia, la storia che ti presento è come puoi tu stesso  vedere , divisa in due parti, una per così dire oggettiva e cronachistica, l’altra scritta secondo un rapporto altamente confidenziale fatto da un militare americano ai suoi superiori in capo riguardo a dei fatti terribili e fantastici avvenuti in piena giungla. Cosa ha distrutto centinaia di vite e seminato il terrore non lo so neanche io che la storia l’ho scritta, forse il risveglio di una creatura appartenente ad altri mondi, forse un alieno sceso da qualche tempo sul nostro pianeta, più probabile à che si tratta di una creatura che la guerra coi suoi  orrori  ha fatto generato e fata crescere mostruosamente. Ah, dimenticavo di dirti che se  sei un appassionato dei racconti dello scrittore americano HP.  Lovecraft vi potrai trovare qualche chiaro richiamo. Ed ora buona lettura.

 

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 Volo di Ricognizione

racconto fantastico di

Salvo Gagliardo

© Salvo Gagliardo 2005.

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Ideazione,scrittura ed impaginazione di

Salvo Gagliardo. Su testo del 1991.

 

 

Parte prima:

Volo 66

 

Saigon. Era una giornata calda ed asfissiante, umida e nebbiosa, quella che si levò  sulle foreste lussureggianti e i villaggi della Cocincina  la mattina del  5 agosto del 1969; Nixon era Presidente e l’America era sbarcata sulla Luna. Alcuni  contingenti dell’esercito degli Stati Uniti si preparavano  ad evacuare le impervie   regioni del  Vietnam.Quella notte a nord c’erano stati bombardamenti a tappeto.  Tutta la foresta era in fiamme. A Saigon corse voce  che i vietcong erano entrati  nella Cocincina per il  fiume Mekong. Il cielo minacciava forti temporali monsonici. Al Campo 32 di Cholon il capitano  McClaren aveva ricevuto  una comunicazione da Saigon, bisognava subito  tenere pronto per le 10,30 un ricognitore da mandare nell’Annam sull’altopiano di Viet-Lo. Obbiettivo: una veloce  perlustrazione aerea della Foresta di Dien Quoc e della  Montagna di Catskill. McClaren l’aveva passata al capitano Willard, e questi, dopo avere scelto  l’aereo e l’equipaggio, aveva atteso l’ OK del generale  Coleman,  comandante in capo del Campo 32. Il  soldato  Stein Mazurski, aveva ricevuto l’ordine di prepararsi al volo 66 per le 9,20. Il suo compagno di branda, il  sergente Norman Low da parte sua aveva ricevuto il non se ne fa nulla ed al suo posto sarebbe partito il tenente Samuel Jordan.Low ne fu felice. Non gli andava quella mattina di farsi ammazzare da qualche sporco vietcong, da un maledetto  charlie. Doveva ancora scrivere la sua  lettera a Rose,  in California. Gli altri della missione furono: il soldato Oskar Mezen, il fotografo Pigalle, il tenente Jo’ Siciliano, i piloti Dan Capa ed Antony Zavattaro. A missione avvenuta, l’aereo sarebbe atterrato oltre le montagne di Ngoi An Li. Dove  avrebbe sbarcato sette dei tredici uomini in tutto. Sembrava che sulla montagna  di Catskill, era quello che Low era riuscito a sapere da Mazurski, c’era qualcosa  di strano, di molto allarmante, si mormorava che i  charlie vi avessero  fatto esplodere un’atomica, ma erano solo supposizioni, voci ancora non controllate.  Fatto sta che la notizia aveva  eccitato i ragazzi del Campo. Una potentissima esplosione nella foresta di Dien Quoc aveva mandato in tilt i sistemi di controllo americani. Però nessuno  aveva detto né al capitano Davide Primrose, né al tenente Johnni Moreno, né a tutti gli altri dell’equipaggio, che a Saigon erano state intercettate comunicazioni dei rossi altrettanto preoccupate e concitate. Dalle montagne di Ngoi An, l’aereo sarebbe poi ripartito per il Tonkino, per fotografare dall’alto alcune dighe e linee ferroviarie dei vietcong.

 Il Jaguar  metallico decollò in perfetto orario, alle 10,25, dalla Base Aerea di Big Chariot, vicino Cholon.

 

Il bimotore grigio e verde attraversò le pesanti nuvole temporalizie, rosse e cariche d’acqua. Nessun problema per il primo pilota Dan Capa e per il secondo Anthony Zavattaro, almeno fino alla fitta foresta di Bien Ho. La giungla in basso continuava a bruciare vistosamente  con alte  fiamme arancioni e fumo. Lo spettacolare Yat Cong si alzava solenne  col suo  cono marrone di 1700 metri,  e la cima totalmente coperta di giungle. Raffiche di proiettili attraversarono  all’improvviso il cielo carico di nubi e dissero a Dan Capa che erano stati scoperti. Il Jaguar superò le cime del Ngoc An, ed apparve subito , nella maestosità dei suoi 2000 mila metri, la montagna di Catskill, circondata dal verde intenso della foresta  di Dien Quoc. Zavattaro comunicò a Cholon che erano arrivati, Cholon chiese che cosa stava osservando, Zavattaro rispose che la strumentazione era assai  disturbata, che c’era uno singolare ed intenso  campo magnetico, che le bussole di bordo non funzionavano e che uno strano chiarore si vedeva sul versante destro della montagna.  Dentro la fusoliera  del Jaguar i ragazzi cominciarono a dare segni di evidente nervosismo. I due vietnamiti dell’equipaggio si erano messi ad urlare che bisognava tornare indietro, che sarebbero morti tutti, e che un dio malvagio li stava aspettando sul Catskill. Il francese Pigalle cominciò a litigare con  il cubano  Moreno, ed il sergente Jordan imbracciò il mitra ringhiando contro qualcosa in agguato. L’ aviere  Leonard Bac si mise   inspiegabilmente a tremare.

-Che cazzo sta succedendo là dietro!

Urlò Capa nella cabina di pilotaggio. Poi una gigantesca sfera di fuoco si alzò dalla giungla di Dien Quoc.

-Cristo!

Gridò Capa, vedendosela venire addosso. A Cholon ricevettero in frammenti le sue ultime parole.

-Che diavolo!….Qui Volo 666…C’è qualcosa la sotto, ragazzi!…Incredibile…Ma che!

Poi più nulla.

 

 

Alle 20,45 i radar della Base di Big Chariot segnalarono un aereo in rientro. Era il Volo 66 che atterrava a luci spente e nel più completo silenzio radar, fatta eccezione per la voce rauca ed irriconoscibile del secondo ,Anthony Zavattaro, che disse.

Jaguar,Volo 666. rientro a base. Sto atterrando a luci spente. Ho difficoltà di manovra. Chiedo il pilota esterno

Il  pesante bimotore ballò per un po’  nella densa  foschia piovigginosa della sera. spense i motori e restò inerte, cadavere  sulla pista. Low l’aveva visto scendere come una carcassa morta, ed ebbe un brivido per la  schiena. Gli parve che l’aereo fosse totalmente ricoperto da una pellicola grigiastra  e gelatinosa che colava giù lungo i fianchi della  fusoliera. Da dentro non giungeva alcun segno di vita, gli sportelli dell’aereo non si aprirono. A distanza molto ravvicinata Low poté osservare che il Jaguar era veramente ricoperto da qualche sostanza grigiastra, sembrava acqua congelata e sporca mista a qualcosa di mieloso. Ma le sorprese non finirono  , perché quando gli uomini si fecero strada all’interno,  compreso il sergente Low, c’era un buio pesto,<< un buio assoluto>>, avrebbe detto più tardi il sergente, con una specie di nebbiolina azzurrastra ed eterea che levitava ovunque. Ma Low e gli altri sentirono subito il nauseante puzzo  di un macello. Alla luce delle torce, lo spettacolo fu più orrendo e scioccante, c’erano ovunque corpi umani orrendamente straziati. Le pareti erano imbrattate da grosse macchie di sangue ancora fresco. Low cominciò a vomitare, altri abbandonarono l’aereo colti da malore. Tutta Big Chariot fu immediatamente  sottosopra. Arrivarono il generale Greeves ed il generale Coleman. Nella cabina di pilotaggio il corpo di Dan Capa era completamente spiaccicato contro la parete come un passero morto schiacciato. Il secondo Anthony Zavattaro era ancora  vivo e guardava   inebetito con gli occhi vitrei e spenti, tutto raggomitolato nel suo posto di guida. Cercò di alzarsi, ma cadde a terra, sarebbe morto un’ora dopo all’ospedale  di Cholon. Chiuso nel gabinetto dell’aereo fu trovato il vietnamita Van Gu, l’unico totalmente illeso. Ma la sua faccia ed i suoi occhi dissero subito a Low che quell’uomo era completamente pazzo. Fu subito afferrato con forza  e bloccato, perché si era messo ad urlare e a dimenarsi come un ossesso. Dovunque sparsi a terra per la fusoliera c’erano i bossoli degli uomini, sparati all’impazzata dappertutto. Le pareti erano tutte scheggiate e bucherellate. Ma Low  col  puzzo nauseante e riconoscibile  del sangue ancora fresco,  sentì con chiarezza l’odore pungente ed irritante dello zolfo. I cadaveri portati via furono riconosciuti con molta  difficoltà, L’aereo fu messo in quarantena. Sulle pareti esterne del Jaguar vennero  trovati strani segni come se l’aereo fosse stato stretto ed unghiato  dagli artigli d’acciaio di un gigantesco  uccello mostruoso. Mancò all’appello soltanto l’altro vietnamita dell’equipaggio, Dan Nien. Fatte le prime supposizioni fu  nominata una Commissione di Inchiesta che cercasse di spiegare quella cosa  incredibile e mostruosa. Ma alla fine il caso fu  archiviato come non risolto, e chiuso nelle segrete memorie del Pentagono a Washington.

Il 30 aprile del 1975 Saigon fu riconquistata dai nord vietnamiti e gli ultimi americani lasciarono il Vietnam del sud.

 

 

Parte seconda

Io Norman Low

 

Rapporto al generale  Erwin Monty, Stato Maggiore dell’US Air Force, Pentagono,  dell’ex  tenente dell’Aviazione degli Stati Uniti d’America Norman Low. Ufficio Inchieste e Ricerche, Washington.

 

 

<< Io Norman Low, ex tenente dell’US Air Force, in attività   a Saigon negli anni tra il 1967  ed il 1975, fui sbarcato col contingente 79  nel Vietnam del sud nell’aprile del 1967, e subito assegnato al Campo Z32 di Cholon.

Sono nato a Springfield, Colorado, nel dicembre del 1945, e sono entrato nell’US Air Force come semplice aviere, nel 1964. Nel 1967 fui mandato in Vietnam col grado di sergente maggiore . La nomina a tenente  l’ho ricevuta solo  nel 1976, un anno dopo che le nostre truppe avevano cominciato ad evacuare  Saigon ed il Vietnam.

Ho conosciuto personalmente gli uomini, in tutto 13, del Jaguar 372, il Volo 666 , un bimotore da guerra mandato in missione esplorativa sulla foresta di Dien Quoc e la Montagna di  Catskill, compresi i due vietnamiti, Dien Non e Van Ngu. Con l’operatore fotografico francese Auguste Pigalle e il secondo pilota, Antony Zavattaro dell’Us Air Force,sono uscito  più  volte in missione rilevativa.

Quella mattina del 5 agosto 1969 fui convocato dal capitano Willard per un volo di ricognizione nel Vietnam del nord, il Volo 66, ma venni sostituito all’ultimo momento, per motivi che non mi furono mai del tutto spiegati. Correva voce che qualcosa di grave stava accadendo a Trun Bo,   nella foresta di Dien   Quoc, su nell’Annam. Si parlava di un virulento attacco dei viet  di Min Chu, kmer rossi arroccati sull’Altopiano di Viet Lo. Ma i pareri erano discordi per certe intercettazioni fatte dai nostri a Saigon.

Il Jaguar decollò alle 10,25 DA Big Chariot ed assistetti personalmente al suo rientro a Base dopo 9 ore di volo, alle 20,45 ora di Saigon. Come ho già testimoniato davanti alla Commissione di Inchiesta del generale Reder, l’aereo visto da fuori sembrava del  tutto normale, a parte la strana pellicola di brina o di altro che lo ricopriva interamente. Atterrò  con evidente difficoltà così che si dovette pilotarlo da fuori, lo pilota aveva chiesto la guida esterna. Entrai con gli altri nell’aereo e vidi i corpi dell’equipaggio orrendamente dilaniati così da avere difficoltà a riconoscerli. Nella cabina di pilotaggio, il secondo era ancora vivo, sembrava gravemente ferito, perse subito conoscenza. Vidi che portavano via il vietnamita Van Ngu che aveva manifestato evidenti segni di follia aggressiva. Più tardi seppi che mancava all’appello Dien Non ,l’altro vietnamita dell’equipaggio, Dentro il Jaguar c’era un vero carnaio, ovunque il puzzo nauseante e riconoscibile del sangue ancora fresco, ma c’era dell’altro, vi sentii infatti l’odore pungente ed irritante dello zolfo. A terra erano sparsi bossoli di vario calibro e le pareti erano vistosamente macchiate di sangue e profondamente segnate. Lasciai l’aereo che venne affidato alla Squadra Speciale Rilievi. I risultati dell’inchiesta furono tenuti segreti ed io partii per Da Nang.

Nel 1975 presi parte alla resistenza del Mekong e fui variamente impegnato, fino alla conquista di Saigon ed alla presa di Cholon da parte dei nordvietnamiti. Gravemente ferito  in uno scontro, tornai negli Stati Uniti, e rimasi nell’US Air Force col  nuovo grado di tenente, assegnato agli Uffici della Difesa a Washington, e alle dirette dipendenze del generale di Stato Maggiore Olindo Lee. Nel 1978 mi congedai  e misi in piedi  una piccola attività commerciale in proprio con alcuni Paesi del Sud Est  asiatico, in particolare col Vietnam, la Thailandia e la Birmania. Finché ricevetti la telefonata del generale Erwin  Coleman, mio diretto superiore a Saigon, che mi chiedeva di recarmi nel Vietnam per approfondire alcuni punti dell’indagine sul Volo  666 che era stata riaperta in quell’anno. Secondo Coleman c’era qualcosa in quelle giungle di Annam, nella regione di Dien Quoc  la cui natura era oggetto della massima segretezza. Si era arrivati  alla conclusione che uno dei 13 dell’equipaggio fosse impazzito nell’aereo e che avesse ucciso gli altri, sia che fosse stato Van Ngu, Anthony Zavattaro o Dien Non, o tutti e tre insieme, o anche uno qualsiasi dei 13. Fu questa la versione ufficiale ufficialmente accreditata, con cui la Commissione Reder  chiuse e suggellò il caso. Ma io l’avevo scartata. Infatti era impossibile che quel tipo di lavoro potesse essere stato fatto da uno o anche da più persone insieme, anche se in possesso di  armi molto potenti e  distruttive, come lo erano  quelle degli uomini del Jaguar. Restavano  da spiegare i disturbi alla pelle che io e gli altri che erano entrati  con me nell’aereo,  riportammo. E inoltre, nessuna spiegazione meccanica poteva risolvere l’enigma degli strani segni trovati per esteso sulle pareti esterne dell’aereo. E verso chi  o cosa erano state sparate le raffiche a mitraglia dei  proiettili i cui bossoli erano sparsi ovunque   dentro la fusoliera?

Per non parlare della follia di Van Ngu.Sono stato a trovarlo nel suo villaggio di Dan No, Van Ngu vive oggi con la madre. Il padre è morto durante la guerra. L’ospedale psichiatrico di Saigon l’aveva dimesso, e la madre se lo era portato a casa. Era stato duramente interrogato dagli americani che poi lo abbandonarono nel Nam Bo quando i Viet entrarono a Saigon. Il Tribunale di Guerra degli Stati Uniti non lo aveva riconosciuto colpevole dell’assassinio degli 11 uomini. So per certo che fu torchiato anche dai rossi, e che è stato a lungo  torturato. Ora è solo una larva. So che agenti dei Servizi Segreti   del mio Paese lo hanno  tenuto segregato recentemente per diversi giorni e nascosto al nuovo governo vietnamita. Evidentemente il disastro del Jumbo  cinese del 1984 ha messo in movimento un bel po’ di gente. Come ho detto, conoscevo molto  bene Van Ngu così da non riuscire a riconoscerlo quando l’ho rivisto. Sono certo che è del tutto pazzo. A Washington nel 1976 sono riuscito a dare un’occhiata al suo incartamento. Allora ero ancora impressionato dagli strani eventi. Dan Capa, Oskar Mezen e Jan Mizar erano stati miei amici prima che partissimo per il Vietnam, ed Auguste Pigalle, il fotografo francese lo avevo conosciuto a New York. Van Ngu disse davanti alla  Commissione, a Saigon, che sull’aereo c’era il diavolo, Fun Bat, una divinità del male, un dio o una dea della montagna che può trasformarsi in dio dell’aria e in un mostruoso pipistrello, e a cui attribuiva anche se confusamente il rapimento di Dien Non. Il fascicolo che riguardava Van  Ngu alla fine   ipotizzava una strana   creatura non meglio  definita. Così rimasi stupito ed eccitato dalla notizia datami dal generale Coleman, che il cadavere di Dien Non era stato ritrovato, orrendamente dilaniato ed appeso ad un grosso albero nella foresta di Dien Quoc, non lontano dai resti del Jumbo cinese precipitato.

Tornai a Cholon per incontrare Yen Tzu, un commerciante cinese  di yuta che conoscevo bene  e che mi aveva parlato dei demoni della foresta che secondo lui infestano da molti anni il Trung Bo. Yen Tzu una notte, prima che il Jaguar decollasse, mi aveva narrato una strana storia, una storia bizzarra che gli era stata raccontata da un cugino che con altri tre suoi compagni  avrebbero incontrato le cose nella giungla. Il cugino era fuggito e gli altri tre non avevano più fatto ritorno al villaggio. Inoltre, mi disse che sul Catskill stavano accadendo delle cose strane e terribili, che intere unità vietnamite erano state orrendamente massacrate, maciullate da mostri dagli artigli di acciaio. Mi parlò delle vecchie leggende dei kmer sugli antichi dei-uccelli che dal cielo erano di nuovo tornati sulla Terra.

Così ho messo insieme una piccola spedizione composta da me, da Charles Fouriere, un francese di Da Nang, e da due vietnamiti del posto, per dare un’occhiata al Catskill. Se tutto andrà bene e se il nostro aereo non verrà abbattuto, potrò chiudere queste note con dei risultati apprezzabili, anche fotografici, fra quattro giorni>>

 

Dopo quattro giorni giunse sul tavolo del generale Coleman al Pentagono la notizia che il piccolo velivolo pilotato dal francese Charles Fouriere era forse esploso in aria, o semplicemente e misteriosamente scomparso sulla foresta di Dien Quoc di fronte alla montagna di Catskill. Nulla fu trovato, né dell’aereo, né dell’equipaggio. Una comunicazione vietnamita intercettata a Saigon da un francese, agente filo americano, parlava di una gigantesca sfera luminosa che aveva letteralmente inghiottito  il piccolo aereo, e che lo aveva dissolto cancellandolo.

 

 

racconto posto in essere nell’estate del 1991.

 

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I libri insoliti di Fantastikalbi

sabato, 31 ottobre 2009

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I libri insoliti di FantastiKalbi

Rubrica e testo di Salvo Gagliardo

 

Non è Terrestre

 

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Siamo nel 1969, un giornalista e scrittore di nome Peter Kolosimo, vince il Premio Bancarella con il libro Non è terrestre uscito nel 1968 a Milano. Alle  sue spalle lo scrittore e giornalista  ha già altri quattro libri pubblicati sempre dello stesso genere. La sua fortuna è cominciata qualche anno prima con Il  Pianeta Sconosciuto.

Ma chi è  questo scrittore che in breve sarà noto e tradotto in tutto il mondo e con  un notevole successo, tradotto  presto  negli Stati Uniti,in  Russia,in  Giappone,in Cina? Pier Domenico Colosimo nasce a Modena il 15 dicembre 1922, da padre italiano, un ufficiale dei carabinieri,  e da madre americana, nata a New York. Presto si trova a padroneggiare con facilità ben tre lingue, l’ italiano, l’ inglese e il tedesco. Da giovane si trasferisce a Bolzano in Trentino- Alto Adige, e presto comincia a collaborare con diversi giornali,   diventando giornalista e divulgatore scientifico, studiando e leggendo molto, così da riuscire a mettere insieme una cultura davvero mostruosa e in vari campi compreso l’ insolito e lo strano. Colosimo che trasforma il suo nome in Kolosimo,presto si appassiona ai misteri del passato e consulta testi e biblioteche di tutto il mondo alla ricerca di misteri nascosti. Sembra avere fatta propria la lezione del più giovane von Daniken,che nel 1969, lo stesso anno del Bancarella, darà alle stampe il suo libro chiave: The Charriots of Goods,  Il Carro degli Dei. Daniken è  svizzero di nascita, ed anche lui appassionato di archeologia insolita. Sono anni importanti questi del dopoguerra anche per una certa controcultura giovanile e ribelle che sfocerà nei movimenti studenteschi ,europei ed americani. In Francia gli scrittori Louis Pauwels e Jacques  Bergier pubblicano l’ insolito e straordinario Le Matin des Magiciens,  Il mattino dei Maghi, che conosce subito un grande successo di pubblico e che dà vita a quello che sarà chiamato realismo fantastico. Gli  stessi daranno  poco dopo vita alla revue,   Planète che conoscerà anch’ essa un grande successo e verrà pubblicata per molti numeri, divenendo il manifesto di una nuova sensibilità. Essa rafforzerà l’ idea che la storia non è come gli autorevoli studiosi e scrittori integrati  ce l’ hanno raccontata, e che esistono parecchi buchi neri non risolti, che se presi in seria considerazione ci dovrebbero portare a rivedere l’ intero sviluppo dell’ Umanità. E’ un tema affascinante, che dilagherà con la Contestazione Giovanile nel rifiuto dei  Padri e delle  Autorità. Il Mattino dei Maghi è una miniera di informazioni e di sollecitazioni per l’ Immaginazione. La Seconda  Guerra Mondiale  è appena finita e già si apre il conflitto fra USA e URSS, le due grandi potenze uscite vincitrici dalla guerra.  L’ energia atomica è stata irreversibilmente scoperta da un manipolo  di grandi cervelli, che  e a Los Alamos, hanno messo a punto una  bomba di potenza distruttiva inimmaginabile. I forni crematori di  Mauthausen e di Buchenwald, bruciano ancora gli ultimi resti di un orrore senza fine, e  forse mai conosciuto nel passato; le porte dell’ inferno si sono aperte e nel richiudersi hanno lasciato libero uno spiraglio. L’ uomo si avvia ad andare sulla Luna e a colonizzare lo Spazio, le due grandi potenze fanno a gara per chi arriva prima. Ma quello che qui ci interessa è che come ci era stata narrata  la storia, non convince più. << Ci sono più cose in cielo e in terra!>>.  A  Mount Palomar in California, vicino al  grande Osservatorio Astronomico, un venditore di Hot Dog e appassionato di astronomia, fotografa per la prima volta  i Dischi Volanti e le sue foto faranno in breve  il giro del Mondo, e poi dichiara di essere entrato in contatto con gli abitanti  di Venere che lo hanno inviato nelle loro astronavi. E’ George Adamski. Il mondo si avvia verso l’ Era dell’ Impensabile e dell’ Incredibile. Verso l’ era del Meraviglioso e del Fantastico. E il giovane studente  Peter Kolosimo sembra imbevuto di questa  nuova visione. Si lancia nello studio dei Sacri Testi e di  Documenti introvabili, visita  posti che forse sono stati testimoni di misteri e di stranezze, rilegge  la storia del passato. Howard Phillips Lovecraft, un altro artista dell’ Insolito, e presente nel  Mattino dei Maghi aveva affermato  che un giorno gli interi tasselli dell’ intero sapere si sarebbero messi insieme in una specie di puzzle fantastico e forse orrorifico, e che  ci avrebbero rivelato un Universo inquietante  in cui l’ uomo è solo un fenomeno passeggero e parte  di un mistero ben più grande. Lo scrittore di Providence Rhode Island, U.S.  sentiva  questo con terrore e aveva cercato di trasmetterci questo  terrore con  suoi singolari  romanzi e racconti fantastici.

Kolosimo e von Daniken danno vita a quella che  verrà chiamata Fantarcheologia o anche, Paleo astronautica. Ma sono essi  in realtà  figli dello strano e singolare  Charles Hoy Fort, che nei vari suoi libri e nel Libro dei Dannati, dà inizio a questa singolare ed affascinante mistura  di scienza, archeologia, esoterismo, occultismo, dove  avventura e mistero si fondono in una straordinaria unità piena di premesse, di cui   aimè, come spesso accade, i suoi  innumerevoli seguaci non ne  rispetteranno la serietà degli intenti, la geniale irriverenza, e la grandezza delle visoni, scadendo in polpettoni facili e pieni di ammennicoli e insensatezze, sballate come visioni fantastiche. Lo stesso destino capiterà più tardi ai libri di von Daniken e Kolosimo, come a Il  Mattino dei Maghi. E’ l’ era dei grandi scoop editoriali! Quelli erano  uomini che guardavano ai  misteri  del passato con la fantasia di un bambino, questi sono invece smaliziati e ben consapevoli di quello che mettono in giro. Alla passione segue il cinismo e  il calcolo, allo  spirito infantilmente e appassionatamente trasgressivo si è sostituita  la ricerca di successo e di celebrità ad ogni costo.

Peter Kolosimo termina i suoi studi in Germania, a Lipsia, e continua a frequentare  assiduamente le biblioteche,a Bolzano conduce una intensa attività di giornalista e ricercatore e ancora oggi alcuni suoi cittadini lo ricordano, magro, serio, pensieroso e triste, con l’ eterna sigaretta in bocca, coperto da un pesante cappotto contro i rigidi inverni del Trentino- Alto Adige, e a passeggio  per il  Parco Talvera. Kolosimo, come von Daniken,  è convinto che nel passato gli Alieni abbiano visitato il nostro pianeta, Alieni che l’ uomo ha chiamato Dei, venuti da altri Mondi ed altri  Universi , e che  agli uomini hanno comunicato preziosi informazioni per il loro sviluppo. Ma ci sono altri che nel passato hanno aperto la strada, come il francese Robert Charroux, o tutti quei romanzieri al di qua o al di là dell’ Oceano nel  XIX secolo, si erano avventurati nell’ Idea fantastica di  Atlantide e dei Mondi Perduti. Viaggiatori romantici dell’ Altrove  Assoluto. Archeologi di un Universo parallelo.  Con Kolosimo e von Daniken,l archeologia si dilata, si espande, forse perde di  professionalità, ma acquista in fantasia e in grandiose visioni. Se gli Alieni ci hanno visitato nel passato allora l’ intera storia dell’ uomo dovrebbe essere rivista e riscritta! E’ il nuovo leit motive su cui Kolosimo scrive i suoi libri a metà romanzi di avventura. E per questi lo scrittore  si imbarca in viaggi avventurosi e esplora biblioteche di ogni parte del mondo. Si reinterpreta la storia dei popoli precolombiani, aztechi, maya, e inca, si  legge diversamente la storia dei deserti del Medio Oriente, da Bagdad all’ antica Mesopotamia, si trovano folgoranti dubbi fra le Piramidi di Egitto e la pianura di Giza, si rilegge  la stessa Bibbia con parametri nuovi e imprevedibili. Un  filone che fruttificherà presto. E le sue suggestioni affascineranno  persino il padre dell’ astronautica Werner von Braun. Kolosimo scriverà  anche vari romanzi di fantascienza con lo pseudonimo di Omega Jim, ma per i suoi detrattori tutto quello che ha scritto è solo fantascienza, forse non della migliore, fantasie e fantasticherie. Oggi Kolosimo non è molto ricordato e il realismo fantastico di Planete e del Mattino dei Maghi sembra avere perso il suo mordete.  Lo slogan degli Anni Sessanta e Settanta, la fantasia al potere, che aveva risuonato in Europa e in America,  non sembra avere più  presa sull’ uomo e sui giovani sempre più  trascinati in avanti dal   travolgente cammino della civiltà tecnologica e scientifica, e oggi Kolosimo  è passato nei bei film  di Steven Spielberg, e  nel personaggio  di Indiana Jones. Siamo diventati più sofisticati e scettici  in un pianeta pieno di problemi. Ma sembra che il destino dei grandi consista anche nell’ avere comunicato spirito e passione anche se avvolte le loro idee possano sembrare superate. Però, i libri di Peter  Kolosimo, di sapore apocalittico e gnostico, pieni di folgoranti rivelazioni e paradossi scientifici che contraddicono le nostre  visioni del mondo e della storia, vengono ancora ristampati e letti. E i palinsesti delle nostre televisioni oggi  rigurgitano di Misteri. E penso che a  uomini come Charles  Hoy Fort, Erich   von Daniken e Peter Kolosimo, va riconosciuto il merito di aver aperto dei cammini e dei sentieri impraticabili prima per i più, forse  per  agevolare  l’ Umanità nel suo camino verso le Stelle.

 

A chi è curioso di saperne di più,  trascrivo  qui alcuni link  da cliccare:

 

 http://www.scribd.com/doc/8238311/Peter-Kolosimo-Non-e-Terrestre

http://it.wikipedia.org/wiki/Peter_Kolosimo

http://www.fantascienza.com/magazine/speciali/6391

http://www.pagine70.com/vmnews/wmview.php?ArtID=470

http://www.liquida.it/peter-kolosimo/

http://it.wikipedia.org/wiki/Erich_von_D%C3%A4niken

http://fr.wikipedia.org/wiki/Robert_Charroux

 

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