di Salvo Gagliardo
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Gentile Visitatore, se sei interessato al mio Lavoro in Facebook, ti invito a Visitarmi.

Grazie 

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Invito a Hollywood di Fantastikalbi.

 

Gentile Visitatore/trice, da come ti sarai accorto il sito che stai visitando dà un certo spazio alle Fiction e al Cinema, essi sono parte integrante di un Progetto unico che  ha come obbiettivo quello di fare conoscere l’ Universo del fantastico e l’ Universo di Salvo Gagliardo, scrittore di fantastico e fiction. Vi è anche una sezione del Sito dedicata al Cinema, ma anche ad una possibile scuola creativa di Fiction, “Hollywood Fiction”. È però  una sezione in fase di allestimento. Molti  articoli che leggerai o che hai già  letto in questo Fantastikalbi in  Facebook riguardano il cinema e la televisione, spettacoli e film che hanno come tema il fantastico. Anche questo Post 8. che leggerai, ha vari articoli su film che ho focalizzato  per iniziare un discorso sul cinema e la sceneggiatura. Ti invito quindi a leggerli  e ad essere paziente per la futura strutturazione organica di un settore articolato riguardante le fiction. Grazie.

 

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Analysis Fiction/Lezioni di Cinema

La caduta degli dei 1

Un Omaggio al Cinema europeo

Un buon  film è come un buon vino-Le cantine di Salvo Gagliardo

Presentazione del film di Luchino Visconti. La Caduta degli Dei.

Di Salvo Gagliardo 

 

 

 

Introduzione e Premessa. Stavolta sono alle prese con un bel film italiano ed europeo, La Caduta degli Dei del  regista Luchino Visconti. il film è del 1969 e fa parte della Trilogia Tedesca del regista, il primo della Trilogia. Il soggetto narra di una grande famiglia di Industriali tedeschi, i von Essenbeck, padroni di potenti acciaierie, al tempo dell’ Era del nazionalsocialismo in Germania, esattamente all’ insediamento di Adolph Hitler nella Cancelleria tedesca. E’ una storia di potere, della lotta tra due grandi forze titaniche, quella più sottile, politica e machiavellica  del nazismo e quella potentemente demiurgica dell’ antica e nobile  famiglia degli  Essenbeck. In qualche modo il  film si assimila a una tragedia greca, e la caduta degli dei richiama il Ragnarok  nordico, la grande battaglia tra le potenze della luce e quelle delle tenebre nei Tempi Estremi. A contrappuntare questo ci sono  le meravigliose musiche di Riccardo Wagner, ma anche le musiche di Maurice Jarre che ricordiamo come l’ autore delle bellissime  colonne sonore  del film di David Lean Il Dottor Zivago.

La storia ha inizio nella fastosa e ricca villa Essenbeck  ad Oberhausen, a nord,  vicino Dusseldorf. Vedremo più avanti  che Luchino  Visconti, che ama gli Interni, ci presenterà la Villa vista da fuori assai raramente. E’ una sera memorabile questa del 1933. Dal 30 gennaio Hitler si è insediato presso il Reichstag  di Berlino. L’ Incendio della Cancelleria è avvenuto il 27 febbraio del 1933, data in cui comincia la nostra storia. E’ sera e il vecchio barone Joachim von Essenbeck   celebra il suo genetliaco. Nella villa è presente l’ intera famiglia ed affini, ma a un certo punto giungono da Berlino  Frederick Bruckmann ed Ashembach.Si tratta di due alti ed importanti esponenti  del Partito. Ashembach, Helmut Griem, indossa la divisa delle SS. Lo spettatore comincia ad assistere   a  qualcosa che sembra casuale ma che come vedremo farà parte di una trama ben congegnata in cui il Nazismo e l’ Industria pesante entreranno  in un conflitto che si risolverà  con la sconfitta e la totale assimilazione da parte di Hitler della potenza degli Essenbeck. Un gioco sottile e spietato quello di Ashembach per tutta la durata della fiction.

Subito cogliamo  la natura dei personaggi, un vecchio barone stanco e poco incline alle nuove generazioni che hanno portato Hitler al potere, il giovane ed androgino Martin von Essenbeck Helmut Berger,  che davanti al vecchio e alla famiglia si esibisce in un o spettacolo da cabaret espressionista , travestito da donna e più precisamente da Marlene Dietrich dell’ Angelo Azzurro. Un personaggio come vedremo Dostoevskijano, e Dostoevskij è stata una delle letture preferite di Visconti. Presto cogliamo la sua natura malata e confusa, il suo ossessivo legame con la madre, la bionda Ingrid Thulin, o Sofie von Essenbeck , altre pezzo importante in questa partita a scacchi tra due forze contrarie. E c’è Heberth  Thalmann, il marito di Elisabeth von Essenbeck. Elbert   è il dissidente, non legato dal sangue agli Essenbeck, sarà l’ unico personaggio positivo della storia,e alla fine verrà arrestato e scomparirà nelle prigioni della Gestapo. È l’ unico che ha capito cosa vuole Hitler dal popolo tedesco e dove trascinerà il suo  popolo. Insomma,  l’ antica e nobile famiglia tedesca appare subito come un nido di serpi pronti a mordersi e a distruggersi, e Ashembach ha così buon gioco. E c’è  il pesante e vistoso Konstantin von Essenbeck,     Reinhard  Kolldehoff , Che manovra per il   dominio  totale della fabbrica Essenbeck. E infine c’è il bieco e astuto  Frederick, Dirk Bogarde,  che aspira alla mano di Sophie. Improvvisamente durante la serata il vecchi Joachim Essenbeck apprende da una telefonata che il Reichstag sta bruciando a Berlino, segno di un colpo di Stato? Ora è chiaro perché in quel preciso momento Ashembach è presente nella Villa e presto appare chiaro che ad appiccare il fuoco alla Cancelleria è stato lo stesso Hitler, gli eventi stanno precipitando e presto travolgeranno gli Essenbeck!

Se vogliamo cogliere un protagonista unico  in questa storia, il cosiddetto  personaggio principale, avremmo difficoltà a trovarlo, non c’è infatti!  Ma  da una parte abbiamo l’ astuto  e mefistofelico  Ashembach che muove le sue pedine  attentamente, profittando dei conflitti interni della  grande famiglia, e dall’ altra c’ è questa, i von Essenbeck, una intera stirpe  come protagonista della storia. grazie.

Continua……

©salvogagliardoproduzione.aprile 2010. All  rights reserved.

 

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Analysis Fiction/Lezioni di Cinema

La caduta degli dei. The Fall of the Gods.2

Un Omaggio al Cinema europeo

Un buon  film è come un buon vino-Le cantine di Salvo Gagliardo

Presentazione del film di Luchino Visconti. La Caduta degli Dei.

 

 

Di Salvo Gagliardo 

 

La Caduta degli Dei quindi non rileva un personaggio principale con due antagonisti a confronto, ma piuttosto due forze opposte che sono anch’ esse personaggi, una  di queste è rappresentata dalla  famiglia von Essenbeck. Subito dogo l’ annuncio dell’ incendio del Reichstag, Il vecchio Joachim viene trovato morto, ucciso nel suo letto e la colpa viene fatta cadere su Herbert il dissidente della famiglia. Con l’ incendio della Cancelleria, Visconti muove i sui personaggi verso l’ epilogo drammatico. Ciò che teneva coesa l’ antica famiglia di baroni,  era il vecchio, ancora uomo  rispettabile e all’ antica, ma una volta morto, eliminato, si scatenano i lati poco rispettabili della  stirpe, ossia le feroci avidità e la brama di potere, all’ ombra del nazismo che fa qui la parte del Diavolo o di Mefistofele, incarnato splendidamente dalla maschera di Helmut Griem in divisa nera. Il gioco tra rosso, nero, svastica e biondo oro è ben reso, è reso quindi dal  dramma di un’ illusione quella di una superiorità di razza che non è mai esistita. Perfetta è la scenografia e il movimento preciso e cadenzato dei personaggi. Perfetta è la maschera in parte grottesca e in parte patetica di Martin, sotto le luci di un cabaret tedesco anteguerra che ricorda la Repubblica di Weimar. Martin affetto da disturbi di personalità che finisce nell’ ignominia di un delitto esecrabile, la violenza su una bambina messo a tacere dalla famiglia che ancora gode di  un grande potere nelle sale di Hitler. Siamo nel 1933 e l’ antisemitismo è ancora in nuce e forse velato, la la bambina su cui Martin esercita violenza è ebrea e si suicida. Un modo intelligente di Visconti di prepararci agli orrori del Terzo Reich. Il nemico di Hitler non  sono ancora gli ebrei, ma  i comunisti e Heberth viene accusato da Konstantin di essere un comunista. E Konstantin così massiccio e violento simile ad un signore del Rinascimento Italiano,  è un altro bel personaggio plasticamente potente che come si suol  dire buca lo schermo. Konstantin von Essenbeck  sarebbe l’ erede al trono, se non ci fosse Martin. Ma il barone  ha quella potenza che  Martin malato non possiede. Konstantin Essenbeck  è iscritto alle SA  di Ernest  Rohm, le squadre speciali d’ assalto di Hitler che lo hanno portato al potere, ma ora le SA sono diventate un peso per il Fuhrer che pensa di sbarazzarsene, cosa che sa bene Ashembach!

E il barone  comincia manovrare per avere il potere assoluto  sulle   fabbriche Essenbeck,. L’ arma gliela offre Martin, con il suo gesto scellerato, consegnandosi al  ricatto del barone. .E poi  c’è Friedrich! Un uomo freddo e viscido, non appartiene del tutto al Partito e non appartiene del tutto alla famiglia, ma aspirando alla mano di Sophie  spera di diventare il padrone assoluto della fabbrica. E in tutto questo non va trascurato il giovane  Gunther, il più giovane degli Essenbeck, un animo  molto sensibile e amante della musica e del violoncello, ma destinato alla fine a diventare il padrone della fabbrica, l’ uomo che ne diverrà l’ assoluto signore asservito totalmente al Partito. Fagocitando Gunther il gioco di Hitler e di Ashembach è fatto!

 Ci sarebbe  molto da dire sul travestimento dei personaggi, Martin apre la fiction con una imitazione di   Marlene Dietrich nell’ Angelo Azzurro e presto vedremo un travestimento collettivo delle virili SA  presso l’ Hotel Hanselbauer nei pressi di Monaco, prima del grande massacro. E  ci avviamo così  all’ altro  grande fatto della  storia oscura del Terzo Reich,  quello noto   come La  notte dei lunghi coltelli,Die Nacht  der  Langem  Messer, in cui fu  liquidata l’ intera SA di Ernst Rohm  per ordine di Hitler e di Himmler. Ma prima assistiamo ai  complessi giochi ambiziosi della bella e bionda Sophie von Essenbeck, le sue sfrenati ambizioni che la portano da una parte ad avere un affetto morboso che sfuma quasi nell’ incesto per il giovane figlio Martin e dall’ altra il desiderio di impadronirsi delle Imprese Essenbeck,   per mezzo  di  un uomo debole, viscido,  ma ambizioso, determinato e senza scrupoli, ossia Frederick Bruckmann giunto nella villa assieme ad Ashembach e responsabile della morte di Joachim come lo sarà di quella di Konstantin. La fiction si avvia così  verso gli epiloghi di un dramma  sulla musiche di Richard Wagner e dell’ ’ Horst Wessel Lied, ossia l’ inno del nazionalsocialismo  tedesco.

Continua…..

©salvogagliardoproduzione. aprile 2010. All  rights reserved.

 

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Analysis Fiction/Lezioni di Cinema

La caduta degli dei. The Fall of the Gods.3

Un Omaggio al Cinema europeo

Un buon  film è come un buon vino-Le cantine di Salvo Gagliardo

Presentazione del film di Luchino Visconti. La Caduta degli Dei.

 

 

Di Salvo Gagliardo 

 

 

Notte tra il  29 -30,  Giugno 1934. Presso l’ Hotel Hanselbauer, vicino Monaco si svolge un grande raduno delle SA, sono presenti dai 400 ai 500  membri delle milizie speciali e personali  di Hitler, gente che ha portato  il Fuhrer al potere con la violenza, squadristi e giovani violenti imbevuti di dottrina, ma anche con una grande voglia di divertirsi. Fra di loro c’ è Konstantin von Essenbeck. Lo scenario è maestoso, degno di un delirio Wagneriano. Buona parte degli affiliati sono omosessuali o mostrano atteggiamenti omosessuali. Rientra di nuovo il travestimento nella fiction di Luchino Visconti, con cui è cominciato il film. Tra canti nazisti ed arie wagneriane, i giovani della SA sembrano diverstisi in   un mare di birra, quando arrivano dal fiume e da terra camion  e mezzi delle SS. Fra di loro ci sono anche Ashembach e Frederick Bruckmann. E’ un massacro di sangue, in cui muore anche il barone Konstantin Essenbeck.

Superato questo culmine di violenza e drammaticità , sono le uniche scene che si svolgono fuori la villa  degli  Essenbeck, la violenza e la morte si rinserrano all’ interno delle sue mura e della famiglia, Ashembach ormai come un burattinaio può manovrare a suo piacimento  i destini degli Essenbeck e naturalmente del malato Martin, ancora succube della giovane madre ormai consapevole del gioco perverso che si sta giocando là dentro. Frederick è tornato alla villa assieme  a Ashembach, ma la morte di Konstantin ha del tutto cambiato le carte in tavola. Ormai è Martin che guida il gioco, ma dietro c’è l’ ombra di  Ashembach. E’ Ashembach che spinge Martin a usare violenza sulla madre. La tragedia volge al termine. Sophie umiliata dal figlio con un atto brutale perde la ragione, ma Ashembach vuole che si celebrino le nozze tra Frederick che non ha più alcun potere se non quello della sopravvivenza e Sophie. Le nozze sono un capolavoro di grottesco gotico. Poi Martin consegna alla coppia due boccette di cianuro e li spinge al suicidio, mentre nella sala gli invitati si abbandonano ad ogni tipo di baldoria. C’è anche la donna di Martin che fa la prostituta e che è apparsa qualche altra volta nella fiction e che si  presume sostituirà Sophie  nei sentimenti di Martin. Ma il tocco finale consiste nell’ abdicazione totale del giovane Gunther che lasciati i sogni di musica e di arte si avvia a diventare il potente signore delle Acciaierie Essenbeck, sotto l’ egida e il controllo di Ashembach e la volontà di Hitler. Grazie.

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Analysis Fiction

Omaggio a Ingmar Bergman1

Il Settimo Sigillo

Der Toten Tanz. La Danza della Morte

Un buon film è come un buon vino

-La Cantine di Salvo Gagliardo

Morz en une eure tot  desfait

-Helinand de Freudmont. Vers de la Mort

 

Se è vero che u buon film è come un buon vino. allora il 1957 è stata una ottima  annata perché il regista svedese Ingmar Bergman ci ha regalato due bei  film doc da mettere in cantina, Il Settimo Sigillo, che in svedese suona Det sjunde inseglet e Il Posto delle Fragole, Smultronstället.

1348. La Peste Nera ammorbava l ‘ Europa medievale e stranamente apriva il chiuso Medio Evo a mondi più moderni, almeno questo secondo Johan Guizinga La peste decimò la popolazione e sembra che tolse da questo mondo la metà della popolazione di Europa. Da che cosa fosse portata non si sa, forse le guerre, la Guerra dei Cento anni, o chi lo sa, forse qualche malvagia Cometa spargitrice di Terrore.  Totentanz, Der Toten Tanz,Danse Macabre, Danza della Morte, The Dance of Death…. Così era chiamata la raffigurazione della morte seminatrice e falciatrice  di terrore in quei secoli bui. E così continuò ad essere rappresentata fino agli appassionati e agli amanti di racconti del terrore e di storie gotiche. Agli innamorati dell’ arte e ai turisti consiglio di venire nella città in cui abito e sono nato, Palermo, a guardare uno splendido affresco murale presso il bel Palazzo Abatellis, che raffigura per l’ appunto una tale Dance Macabre, ma qui ho messo  questo a preambolo perché il film di cui sto per parlare, Il Settimo Sigillo è una vera ed autentica Totentanz ricreata dalle tecnologie cinematografiche. E alla peste dl 1348 sembra rifarsi il film di Bergman, con qualche incongruenza cronachistica, perché l’ Ultima Crociata cristiana si svolse nel XIII e non nel XIV secolo!

La storia  è questa. Un cavaliere cristiano torna nelle terre del Nord, in Svezia, qui chiamate  Roskinde ed Elsinore, assieme al suo scudiero e al suo cavallo. Il cavaliere porta il nome di Antonius Block e lo scudiero quello di Jons.Block è diretto al suo castello dove l’ attende la bella moglie. Ma per far questo deve attraversare quei territori già ammorbati dalla peste che ha già mietuto le sue prime vittime. Sullo sfondo di questa brughiera si osserva perennemente il Mare, l’ Oceano del nord. Tutti ricorderemo per molto tempo il volto statuario di Max von Sidow ancora giovane, quasi tagliato nella pietra, e la faccia sorniona e irridente dello scudiero John, Gunnar Bjonstrand, che vedremo anche nel Posto delle Fragole. Come nessuno dimenticherà l’ apparizione spettrale e macabra della  Morte nella veste  cupa e incappucciata di un monaco,  un Bengt  Ekerot dalla  faccia bianca e cadaverica e dall’ espressione ambigua che il cavaliere incontra lungo la strada verso il castello e che sfiderà ad una memorabile partita a scacchi in cui è in gioco la sua stessa vita. Il Cavaliere ha combattuto in Terra Santa, ha combattuto per la fede nella Croce, ma ora al ritorno non è più certo della sua fede, non è più certo dell’ esistenza di quel Dio per cui ha macchiato di sangue la sua spada.

La strada è lunga da percorrere, ma a tenergli compagnia sono le riflessioni sulla vita, sulla dabbenaggine umana e sulla falsità dei preti e dei teologi  del suo servo e scudiero Jons, materialista quanto Sancho Panza, ma la cui mente possiede una lucidità che non appartiene a Antonius  Block, in questo simile a Don Chisciotte, e  ancora pieno  della  Follia della Croce. Il bianco e nero della pellicola è stupendo e attraverso luci ed ombre ci consegna una fotografia da archiviare.

Il Cavaliere si imbatte in un cadavere, e poi in soldati e abitanti in fuga nell’ illusione di  sfuggire  ad una moria a cui sono tutti destinati. Si respira l’ aria del Giorno del Giudizio, e la Danza Macabra ne emblematizza perfettamente lo spirito. Ma più avanti in una radura è fermo un carro, un carpento, il  famoso carro di Tespi che ospita  una famiglia di attori commedianti e saltimbanchi. E’ il carro di Jof , uomo semplice e Visionario e della sua bella e brava moglie, Mia, la bionda Bjbi Andersson c’è anche un bambino ancora molto piccolo e c’è anche  Jonas Skat, un altro saltimbanco e attore. Per le strade si trascinano flagellanti in processione, preti e monaci esaltati  che invitano con violenza e trasporto  al memento mori, all’ Ora della Fine e  alla Meditazione Estrema. Ma Antonius Block pur nella sua fede che lo ha spinto in Oriente, è poco convinto, vorrebbe conoscere meglio per chi ha combattuto e per chi ha ucciso, ma non ha risposta, finchè di fronte  alle scogliere dei mari del Nord , la Morte lo aspetta e   lo sfida ad una lunga e travagliata partita a scacchi.

Uno splendido film gotico degno della migliore penna di Edgar Allan Poe, in cui il regista svedese affronta un tema a lui caro quello del non senso della vita, una sorta di ripensamento e meditazione esistenzialista che nel tempo in cui Bergman maggiormente  creò, era piuttosto corrente. Ma anche uno splendido Dramma Sacro, di quelli che oggi non si scrivono più, a parte qualche eccezione  come il film  La Passione di Cristo  di  Mel Gibson sugli ultimi giorni di Gesù di Nazareth.

Continua…..

©salvogagliardoproduzione,2010. All rights reserved

 

Copia di Pict0015 

Analysis Fiction

Omaggio a Ingmar Bergman2

Il Settimo Sigillo

Der Toten Tanz. La Danza della Morte

Un buon film è come un buon vino

-La Cantine di Salvo Gagliardo

Morz en une eure tot  desfait

-Helinand de Freudmont. Vers de la Mort

Presentazione del film Il Settimo Sigillo di Ingmar Bergman

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 Dopo questa sfida a scacchi, bianchi contro neri, di fronte all’ Oceano del nord, la storia si rafforza e acquista contorni più netti e precisi. I personaggi vengono fuori allo scoperto. Bottegai e mercanti, soldati e preti, predicatori e prostitute, tutto un Universo  che va verso la morte e spiegarla non  bastano più i sermoni di questi savonarola esaltati; e la mente del Cavaliere non ne è per niente illuminata contrappuntata dal cinismo lucido di Jons, lo scudiero. Chi può  dimenticare la processione dei flagellanti e quel Cristo di legno  in croce quasi deforme e grottesco nell’ aspetto! O le immagini affrescate in una piccola  chiesa  da un pittore,  e che ritraggono la Danza della Morte! Immagini e sequenze che resteranno per molto tempo nella cinematografia mondiale. Il lavoro di Bergman è stato tratto da un lavoro destinato al teatro e scritto dallo stesso regista, e nei dialoghi ottimamente costruiti si respira il teatro a cui il regista svedese è rimasto legato per tutta la vita. Ma  è il carro che trasporta Jof e la sua famiglia che ci interessa, e che sembra pieno di luce fra le tenebre  della morte. Jof  è un visionario ed un uomo molto semplice, è l’ unico che vede l’ Invisibile, Jof  vede in visone  la Vergine Maria con il Bambino attraversare la radura e vede più avanti Block e la Morte giocare a scacchi, e alla fine, nelle ultime sequenze vede l’ intero gruppo in un danza macabra finale sfilare sulla collina condotti per mano  dal Monaco nero ossia dalla morte.

Un film davvero bello, uno spettacolo gotico e fantastico di una forza incredibile sebbene sia lontano dagli ammennicoli creati ad Hollywood per suscitare terrore e orrore. Tutto  è basato sulla splendida foto e su una sceneggiatura di prestigio con un intensa vis drammaturgica. Il montaggio e le musiche sono davvero una piccola opera d’arte, Bergman  fa proprio il cinema del suo tempo e di quello che lo ha preceduto, la fotografia e il montaggio del cinema russo ad esempio, o del cinema  di Carl Dreyer, o anche  la lezione francese.

E giungiamo alla piccola strega che deve essere messa al rogo, è a questa ragazza creduta posseduta dal diavolo che Antonius chiede qualcosa su Dio, splendido! Antonius cerca di capire se Dio esiste o no da una  povera ragazza che la gente vuole avere avuto mercimonio con il maligno! E’ una intuizione profonda, Antonius cerca di appurare lì esistenza  del Soprannaturale , di quel Soprannaturale per cui ha combattuto e sparso il sangue. Ma neanche la strega, che Antonius aiuta a morire senza grandi dolori, riesce a chiarirgli qualcosa, su quello che sta cercando e che desidera trovare. E di nuovo si confronta con la Morte  giocatrice di scacchi. Intanto Jons ha tempo e modo di mettere in ridicolo la tragica follia degli uomini mentre assiste al rogo della ragazza, e poi cattura e marchia a sangue il teologo che aveva convinto i suo padrone a partire per le Crociate e che ora è diventato un ladro e uno stupratore. Ma la Morte non perdona inesorabile e via via colpisce i devesi personaggi, come Skat il giocoliere che salito su un albero muore per volontà della Morte.

Ma è sempre i giocoliere e attore Jof che ci commuove con la sua sognante semplicità capace di vedere l’ Invisibile, ci commuove la sua piccola moglie assieme al suo piccolo figlio e i tutto non può non ricordarci ka Sacra Famiglia, una versione di questa, e questo richiamo deve essere stato presente nella mente di Bergman. La storia si avvia al suo epilogo e alla sua risoluzione man mano che il gruppo di avvicina al Castello del Cavaliere bianco dove è ad attenderlo da tempo la sua sposa rimasta fedele.

Ma prima Block sfida per l’ ultima volta  la Morte e con un inganno riesce a far fuggire la Sacra Famiglia nel bosco mentre accetta di essere battuto, in realtà non doveva essere battuto e dovevano morire Jof, Mia e il bambino che invece con il loro carpento attraversano la foresta di notte, una notte magica e ramata da fulmini e da portenti, mentre il cavaliere ala comitiva che ha portato con sé raggiungono le alture inaccessibili del suo antico maniero arroccato in alto e Block può abbracciare la sua sposa. Ma il tempo è alla fine e la Morte si presenta come l’ Angelo dell’ Apocalisse, per  trascinare con sé l’ intera comitiva mentre giunta l’ alba Jof estasiato li vede correr per una collina tirato uno dietro l’ altro dalla morte. E mentre Mia che ha ascoltato questa storia da Jof gli dice ridendo che è una delle sue solite visioni e sogni. Grazie.

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 Analysis Fiction

Omaggio a Charlie Chaplin

Limelight.Luci della Ribalta1

Di Salvo Gagliardo

 

Charlie Chaplin è l’ eroe della felicità ad ogni costo,la felicità del bambino che gioca con i suoi giocattoli in questo caso gli sono forniti dalla strada, il poliziotto. Il ladro, la ragazza sfortunata o perseguitata, il ladro……e lui continua a giocare, lui senza patria, senza famiglia, senza casa e senza beni…..Chaplin quindi è la vita che scorre apparentemente insensata, ma che scorre e si modifica in continuazione, Chaplin non va verso l’ alto, non ci aspira né verso il basso la sua è una strada che si perde sotto  le stelle all’ infinito, come il Cinema, e si torna a rivederlo e forse si tornerà a rivederlo quando l’ uomo si impianterà su Marte e sulla Luna o progetterà un viaggio fra le stelle.  Chaplin è stato  a suo modo  un mistico e  un taoista.

Luci della Ribalta è un film della maturità e della vecchiaia di un grande artista. E’ il 1952 quando esce nelle sale e Charlie Chaplin ha 63 anni. Ha prodotto artisticamente quanto poteva e sapeva produrre, e ora, come si dice nel film, comincia a sentire la necessità di ritirarsi a coltivare un suo orticello. Lascia a film ultimato gli Stati Uniti per non più ritornarvi. La Commissione  creata da Mc Carty lo ha in sospetto di filocomunismo e gli rifiuta il visto di entrata, Chaplin torna nella sua Inghilterra da dove la sua avventura era cominciata, ma ci ritorna ricco e all’ apice del successo. La storia di Chaplin comunista era cominciata con il film Monsieur Verdun che non piacque agli americani e al Governo perché c’erano delle considerazioni sospette di antiamericanismo. Ma secondo me Chaplin comincia a mettere nei suoi film considerazioni filosofiche e politiche fin dal primo sonoro, ad esempio ne Il  Grande Dittatore. E’ vero che sono considerazioni che possono appesantire il film e che vanno contro l’ idea di Chaplin che il sonoro era una forma di regresso del cinema e soprattutto del suo, nato e sviluppatosi nel muto, ma è anche vero che Chaplin è un vero  artista e per questo un mistificatore, artista è un bambino che gioca con frammenti di realtà e di sogni, componendoli e scmponendoli. La prima cosa che colpisce di questo film è l’ intreccio di scene tra spettacolo e vita.

La storia comincia con un vecchio attore e clown alcolizzato che rientrando nella sua pensione di Londra salva la vita ad una ragazza che abita nella sua pensione che ha cercato di suicidarsi. E’ quindi la storia di Calvero vecchio clown in declino e una giovane ballerina che per disperazione e per senso di vuoto dell’ esistenza ha cercato di avvelenarsi. Calvero cercherà per tutta la fiction di ridarle fiducia e dignità. E’ la storia di Calvero o è la storia di Terry? Due anime si incontrano lungo il cammino dell’ esistenza e finiscono per compenetrarsi. E’ la storia di una relazione platonica tra un vecchio artista che ha conosciuto il successo e una giovane debuttante a cui farà da maestro e consigliere.

Questa è la storia del primo atto di Luci della Ribalta. Potrebbe sembrare una storia patetica se non fosse riscattata dall’ abilità consumata di un artista del cinema. Chi vi ha colto riferimenti biografici precisi della vita di Chaplin non sbaglia di sicuro, Ma d’altronde un  artista del calibro e della tipologia di Chaplin deve essere autobiografico, l’ esperienza  di vita di Chaplin si confonde col la sua opera, vita e cinema confluiscono in  un tutto unico nella vita di Charlot. E anche in questo Luci della Ribalta è fortemente biografico nel uso intreccio tra spettacolo e vita. Inoltre il film prende avvio nel  1914 anno in cui è cominciata la carriera cinematografica di Chaplin.

Calvero quindi ridà fiducia a Theresa, le dice che ciò che importa è la vita, e che chiedersi se la vita ha senso o è  senza alcun  senso non porta da nessuna parte, ma toglie quel po’ di felicità che la vita concede. La vita è la ricerca  della felicità, secondo un principio molto americano.  Ma c’è qualcosa in più, si sta creando qualcosa tra le due anime, un legame che trasforma. Terry raggiungerà infatti l’ apice del successo quando Calvero si spegnerà nel retroscena di un teatro durante un importante spettacolo di beneficienza. C’è una storia di sentimenti tra un vecchio artista alcolizzato e una ragazza ma c’è anche di più. Ma questa è anche la filosofia di Charlot il Vagabondo, giocare come un bambino con la Vita come fosse un gigantesco spettacolo. E al Vagabondo Calvero ritorna quando nella terza parte, lasciata Theresa al suo successo, ritorna  a fare  l’ artista di strada.

Continua…….

 

Analysis Fiction

La Commedia  Americana

The War of the Roses

Ti amo fino alla follia

Di Salvo Gagliardo

Presentazione del film The War of The Roses

 

Premessa. Una  commedia Americana molto divertente  sulla istituzione del matrimonio in America  e la sua crisi che vede ancora impegnato un attore come Michael   Douglas  a cui la parte di chi deve scontrarsi a sangue con l’ altro sesso sembra adattarsi  a pennello, più volte ripetuta e quando l’ altro contendente si chiama Kathleen Turner,atletica ed acrobatica,  allora  il fenomeno ha un nome e un cognome. Denny De Vito , attore, regista  e produttore, l’ avvocato in questioni matrimoniali  Gavin D’ Amato,  apre la fiction raccontando ad un cliente la storia di  Oliver Rose, cliente e collega, sposato felicemente. Almeno all’ inizio, con la bella, bionda  e aggressiva Barbara Oliver. La racconta fin dall’  inizio, fin da quando Oliver e Barbara si sono casualmente incontrati, piaciuti e sposati.

E l’ attenzione della storia sembra concentrarsi nella casa che i Rose, una famiglia media americana, lui avvocato di un certo successo e lei impegnata variamente in negozi e business,acquistano, una vecchia palazzina di cui è morto il proprietario,  e arredano con attenzione. Intanto i figli crescono e la casa sembra prosperare con un grasso gatto e con un cane.

La apertura e lo sviluppo del primo atto ci mostra questo, ma prepara qualcosa, qualcosa di imprevisto. Un improvviso malessere costringe Oliver a farsi ricoverare in ospedale d’ urgenza, all’ inizio si teme il peggio, il cuore, ma poi Oliver se la cava e aspetta che Barbara lo vada a trovarlo  in ospedale. Cosa che non avviene!

Da qui la storia prende un’ altra piega e si avvia verso il culmine emozionale del racconto. Barbara non solo non va in ospedale a trovare il marito, ma rientrato questi a casa, a letto, gli comunica che ha intenzione di divorziare, che lei ha sperato che morisse e  ne sarebbe stata profondamente addolorata. Ne segue un battibecco, poi Oliver decide di accettare i consigli dell’ amico e collega Gavin D’ Amato.

Inizia  a prendere fuoco la casa, e via via a  fracassarsi  le suppellettili. La situazione continua a salire di tensione e poi  a scendere, e la maschera per metà sarcastica e per l’ altra carica di affetto e di eros della combattiva K. Turner, contrappunta bene  questa tensione oscillante e quasi grottesca. E si  giunge ad  una festa importante in casa Rose, Barbara  ha invitato a cena  gente con cui deve fare affari, ma la festa va a rotoli per l’ atteggiamento clownesco  e sarcastico di Oliver, che rovina totalmente la cena quasi con oscenità, la vendetta è immediata e Barbara distrugge la preziosa spider di Oliver, in un crescendo parossistico di violenza. E si arresta ad un incendio appiccato da Oliver, per riprendersi in una vera caccia all’ uomo circondata dalle macerie che lascia.  Finchè si arriva allo scontro finale. Tutti e due restano  appesi pericolosamente  ad un grosso lampadario  della sala, che precipita a terra e li uccide, i due si ritrovano moribondi assieme  ai cocci del prezioso  lampadario,  mentre Oliver  prima di morire allunga una mano verso di lei e lei la respinge. In una sorta di amore assoluto e di odio senza fine i due assieme come in una vecchia storia d’ amore e morte, che appare  più una commedia,  concludono la loro vita quasi uniti uno all’ altro,in uno sfondo natalizio ricorrente,  mentre accorre inutilmente in aiuto l’ amico Gavin. E l’ avvocato De Vito Gavin termina di raccontare la sua storia al cliente eccitato da questo  racconto, e quasi senza fiato,  e gli consiglia varie soluzioni al suo problema matrimoniale, fra cui l’ accordo.

 

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