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Invitation to Read

Albi di Fantastika

di Salvo Gagliardo

 

Dear Reader ,assieme a Fantastikalbi in Facebook,  in questi nuovi articoli voglio offrirti in lettura una parte della mia produzione di storie fantastiche in Albi di Fantastika. Vi troverai Presentazioni e Testi. Ti invito a leggerle a lasciarmi un parere. Grazie.

 

 

 

 

 

 

L’ Isola del Serpente

fiaba fantastica

by

Salvo Gagliardo

i capitoli 1.2.3. li troverai nel link

http://www.fantastikalbi.it/?p=1220          

 

Parte prima

Capitolo 4

San Francisco

 

 

Tutto  filò a meraviglia fino alle soglie del secondo anno di studi quando Wakingot venne ad abitare  a San Francisco. Allora spesso con il suo fuoristrada azzurrino  si inerpicava  sulle colline di Milkhill, ma avvolte era Galassia ad andarlo a trovare nel suo piccolo appartamento al Golden Gate di fronte alla Baia, arredato sobriamente, illuminato da grandi finestre, ricoperto di un bel legno chiaro. Vi si vedeva il traffico portuale,le nebbie che dal mare montavano sulla città, il San Francisco Oakland Bridge, le nuvole che planano sulle guglie dei grattacieli delle grandi Compagnie, i bacini del traffico commerciale, le gigantesche strutture petrolifere, l’ Oceano  e le stelle, una grande luna rossa, lo scintillante spettacolo notturno del Golden Gate con i suoi spettacolari ed infiniti serpenti di luce attraverso cui scorreva la pulsante città.

 

©salvogagliardoproduzione.1999-2010.All rights reserved.

 

 

L’ Isola del Serpente

fiaba fantastica

by

Salvo Gagliardo

Parte prima

Capitolo 5

La crisi

 

 

Le serate, spesso intime e con pochi amici, si chiudevano al suono di una strana chitarra, un originale ricordo di quei misteriosi viaggi.

Assai spesso, in quegli ultimi giorni, le sue canzoni. Ora vivaci, ora lente e che miscelavano parole strane e  originali, un assortito miscuglio di testi esotici accompagnati da suoni di una esasperata melanconia, da una struggente nostalgia per l’ indefinito, sempre più si coloravano di stranezze, di testi scovati chissà dove che narravano di re e di antichissime civiltà, di visioni terribili e di strane profezie. Fra queste misteriose regioni del sonno e del sentimento, riaffioravano  in uno sfondo magico, le Montagne Rocciose della fanciullezza, le valli e le grandi foreste innevate del Nord, le lunghe cavalcate nelle notte di plenilunio attraverso i boschi.

Le cadute di umore sempre più frequenti in Wakingot, i cedimenti di un’ attenzione acuta, si moltiplicavano come buchi neri e come bolle vuote nel tessuto omogeneo del suo carattere. E nel secondo inverno della sua permanenza qui da noi, peggiorarono rapidamente e drammaticamente. Sempre più spesso David  trascorreva le sue giornate a letto e nella più completa oscurità. Così da amico mi trasformai in medico. Forse era l’ intenso studio, o la recente perdita del padre. Nelle sue lunghe escursione argentine con la chitarra con il suo repertorio misteriosamente arcaico, di fronte ad una luna straordinariamente grande e piena, davanti alla grande finestra a vetri del suo appartamento,  sotto lo scintillante chiarore delle stelle, affiorava il mistero della   sua strana condizione che scintillava impalpabile come gli occhi del gatto  di casa accovacciato su un  soffice  cuscino azzurro

Galassia incantata seguiva quella evocazione di mondi lontani e trepidava per la metamorfosi del suo amante i  cui occhi spesso si sprofondavano verso l’ orizzonte lontano  notturno in cui esplodevano strane luci, fulmini, flash elettrici e inquietanti bagliori. Si creava così un’ atmosfera esasperatamente surreale, e carica di tensione.  Nell’ ascoltarlo veniva spontaneo chiudere gli occhi ed evocare strane foreste attraversate da strani indiani,  o ruote di luce  che emergevano gigantesche  dall’ Oceano, dischi  d’ oro e d’ argento che subito sparivano fra le stelle, mostruose sirene dal corpo lucido e coperto di alghe.

Più volte Galaxy lo accompagnò nei suoi lunghi vagabondaggi notturni per la città. Ma anche spesso per sentieri nascosti e selvaggi rischiarati dalla luna accanto alle onde e  agli schizzi di spuma dell’ Oceano che li infradiciava. E sempre più la ragazza si chiedeva cosa stesse possedendo lo spirito ammalato del   suo amante!  E fu in questi giorni che si vegliò in lui una passione prepotente per il dramma lirico. Davide era diventato un assiduo frequentatore di teatri d’ Opera, sempre più sedotto dalle magiche scenografie e dall’ orchestra che muggiva come un mare in tempesta, dai corni che evocavano l’ arri di misteriosi Signori fra le magiche nebbie di laghi di fiaba. E un giorno David mi confessò la strana  passione di Noha Wakingot, il padre, per un gigantesco corno polinesiano che spesso suonava nelle solitudini dello Yellowstone.

Ma tutto precipitò quella brutta notte che ho cercato di ricostruire servendomi di frammenti, di memorie e di estratti di David e di Galassia. Una triste sera invernale la nebbia si era levata minacciosa dalla Baia e si espandeva sinistra sulla città. Aveva piovuto ininterrottamente e nel tardo pomeriggio di un pallido tramonto un vento gelido aveva cominciato a soffiare da nord. Dal mio studio avevo chiamato Wakingot, ma non lo avevo trovato. Mi ricordai del suo appuntamento con Galassia quella sera. La ragazza sarebbe giunta con il pullman. Pensai  che David sarebbe andato a prenderla alla fermata.

Ma prima qui vi parlerò di un sogno ricorrente nei sonni di Davide e che si lega strettamente a questa strana  storia.

©salvogagliardoproduzione.1999-2010.All rights reserved.

 

 

Albi di FantastiKa

di  Salvo Gagliardo

 

Gli Albi di FantastiKa  è il << Sistema>> in electronic format,  in  cui io, Salvo Gagliardo, ho  racchiuso la mia  molteplice e varia produzione di storie e progetti legati al Fantastico,  una maniera di presentarli   facilmente riconoscibile, e in cui  il Lettore  potrà muoversi agevolmente,  guidato dalle Rubriche che accompagnano le  Presentazioni.

Distribuiti  variamente, vi potrete trovare di tutto, dalle storie di Vampiri, ai misteri Spaziali, al Fantasy di Mago Merlino, all’horror e ai piccoli brividi di storie inquietanti, all’affascinante tema degli Alieni e degli Ufo, non  vi mancherà la fantascienza con gli enigmi scientifici che solleva e sempre offerta  secondo il mio stile, e col tempo progetto di arricchire le pagine di schede introduttive varie e interessanti sui singoli temi ed argomenti. Questo fa parte dei miei programmi  futuri per avviare un’ iniziativa che ritengo in sintonia coi tempi. Intanto godetevi la storia  che Vi  offro.  E  grazie per  il tempo che mi dedicate.

 

Opere in Rosso

 

Cari amici e care amiche, Opere  in Rosso è una delle Rubriche degli Albi di FantastiKa con cui presento tutto quello che ho fin qui prodotto e tutto quello che conto di produrre sul più macabro ed affascinate mostro della letteratura: il Vampiro. A questo proposito Vi dico subito che il mio portafoglio di produzione  è abbastanza ricco, spaziando da racconti ambientati in Transilvania, a storie che si sviluppano nelle future città spaziali, ho anche un romanzo ambientato nella Sicilia del Settecento, a Palermo, la mia città natale. Inoltre ad arricchire le storie e i files  vi potrete trovare schede abbastanza informate sul cupo e terrificante mondo dei Vampiri e naturalmente delle Vampire, informazioni sulle più famose opere letterarie che hanno trattato questo tema, qualche saggio letterario e varie altre notizie di cinema di altre arti. Tutto questo lo potrete trovare nei miei  Albi. Ed ora buona lettura.

 

©salvogagliardoproduzione. 1999-2010. Albi di FantastiKa. All rights reserved.

 

 

 

 

 

Una Storia Transilvana

 A  romance

By

Salvo Gagliardo

 

Soggetto

 

 Adrianus Ghery, un vecchio medico e scienziato ungherese deve svelare il tremendo mistero che si annida in Transilvania, nelle strane morti che le tradizioni locali attribuiscono ad un vampiro.

Nella tranquilla casa dello studioso a Budapest, dove Ghery vive con la moglie, un giorno il vecchio scienziato riceve una lettera con la triste notizia della morte di Dora Kondor, una bella  ragazza che Ghery conosce bene e che è figlia di un suo caro amico, Ferenc Kondor,  un ricco e stimato proprietario terriero di Erdely, la cittadina dove si sviluppa la nostra storia e che potete trovare nel Distretto di Cluj nel cuore della Transilvania.

Ghery addolorato decide di mettersi in viaggio al più presto per saperne di più di quella strana storia. Sul treno fa la conoscenza del Consigliere Meyrink e di alcuni contadini che gli parlano di altre morti, di altre belle ragazze uccise e di strane malattie simili a quella che ha stroncato la povera Dora. E da Meyrink, un vecchietto arzillo con una piccola barba a punta, il dottore conosce per la prima volta il nome e l’esistenza di Igor Mezen, uno strano ussaro giunto nel Distretto di Cluj per entrare in possesso di alcune proprietà lasciategli da un parente, e morto da poco in un duello alla pistola. Un tipo prepotente e rissoso quest’ussaro, con qualcosa di sovrannaturale e di terrificante, e con un debole per le belle ragazze. Di lui si parla già  come di un vampiro. La conversazione tra Ghery e il piccolo Consigliere, continua in una locanda di Cluj, al Gallo D’Oro, dove il dottore apprende altri particolari del duello che ha ucciso Mezen. Ed infine Ghery raggiunge Erdely e la casa dell’amico, dove Ferenc Kondor vive con l’ unica figlia rimastagli, Eva.

Ma quella stessa notte Eva viene rapita da una creatura immonda, mentre la luna piena brucia accecante sui tetti della cittadina, un essere simile ad un cadavere putrefatto che si sposta su una carrozza nera simile ad un mostruoso catafalco. La storia non finisce qui, perché la mattina fra le lacrime di Ferenc, Ghery si mette subito sulle  tracce di Eva e giunge al Monastero della Croce Nera dove vivono alcuni monaci e diretto dal Priore Roman Swartzenberg. Si tratta di un’antica fortezza appartenuta all’Ordine dei Cavalieri Teutonici. Sembra che Mezen vi abbia trascorso una notte tempestosa in cui si è scontrato in una lunga ed appassionante partita a scacchi, memorabile e fatale, con un inviato dell’Ordine, Ladislao Zoltheny e che il principe Zoltheny sia morto nella partita proprio nel momento in cui Mezen gli dava scacco matto. Qui l’assortita compagnia di monaci, fra cui Elias Tabor, frate Almas, padre Bartock , l’umile frate Simplicius, e lo stesso Priore, promettono a Ghery di dargli una mano e di andare insieme a scovare il vampiro nella sua vecchia tomba di famiglia, di trafiggergli il cuore con una paletto di frassino acuminato. Per metter in atto questo piano si rivolgono al principe Bajkal, un cugino di Schwartzenberg, che vive in un fiabesco castello su una collina e che è stato l’amico del cuore di Igor Mezen. La spedizione tuttavia fallisce, ma i monaci riescono a togliere da sotto gli artigli del mostro la giovane Eva e a portarla in salvo nel monastero ben protetta dalle solide mura dell’antica fortezza teutonica. Intanto Frenc Kondor si è suicidato per il dolore. Ma la storia continua, perché Eva, protetta dai frati e dal dottor Ghery viene nuovamente minacciata dal mostro, l’abbazia  prende fuoco in una notte memorabile e di orrore, e Ghery fa in  tempo a sottrarre di nuovo Eva a Mezen, o almeno a ciò che resta di lui,e a portarseli a  Budapest, a casa sua. E qui si svolge l’ultimo atto della nostra storia. Igor Mezen raggiunge Budapest e profana il tranquillo rifugio dello studioso che in uno scontro notturno che ha del sovrannaturale, riesce ad intrappolare il mostro e al mattino a sottoporlo ai raggi mortali del sole nascente che lo decomporranno e lo trasformeranno in una pozzanghera putrescente.

 

 

© Salvo Gagliardo produzione.  Realizzazione grafica marzo 2005. Prima stesura dicembre 1987. Gli viene garantito ogni diritto.

 

 

 

Una Storia Transilvana

 A  romance

By

Salvo Gagliardo

 

Capitolo I

Adrianus Ghery

 La mia storia è fatta di tenebre e di meraviglie

Sh. Le Fanu-Carmilla

 

 

 

Nella nobile ed antica città di Budapest, in una gelida sera d’inverno, ai primi del Novecento, un vecchio signore, ancora sano e rubicondo, con le guance piene ed una evidente  pappagorgia sotto un piccolo mento delicato ed infantile, scendeva con un certo sforzo da una carrozza pubblica il cui nero, cupo e quasi tenebroso, contrastava il bianco, immacolato dei due cavalli, che soffiarono  dalle scure e profonde narici,  nuvole di vapore che subito levitarono nella piccola piazza in parte cancellata dalla nebbia e illuminata grigiamente da alcuni fanali giallognoli e tetri. In quel momento l’orologio dell’antica torre batté con monotonia le nove in un cielo che minacciava un’abbondante  pioggia.

Il dottor Ghery era appena tornato da Vienna dopo un  lungo ed importante convegno scientifico. Adrianus Ghery era l’illustre decano fra i chirurghi dell’Ospedale Kossuth, l’antica e verdognola costruzione settecentesca che si specchiava, solenne e maestosa, sulle vaste  acque del Danubio. Il suo bastone da difesa  risuonò secco sul selciato umidiccio. Del tutto solo, il vecchio si avviò contro il muro di nebbia che fluttuava, densa e  ad onde, dai portici bui e che lasciava appena scorgere i grotteschi frontoni gotici, gli archi e le guglie, e le altre pittoresche architetture della piazza. Una luna fosca, quasi maligna, giocò a nascondino fra gli impressionanti bassorilievi scolpiti delle colonne del portico ed i paurosi doccioni delle grondaie. Da una fontana esagonale di mattoni rossastri   al centro, scorreva inarrestabile l’acqua sulle antiche pietre levigate del pavimento. Gli occhi giallo oro di un gufo  scintillarono dal fondo di  una nicchia. Ghery sollevò lo sguardo e guardò   in alto la coppia di finestre del suo studio che davano sulla piazza come il pittoresco castello gotico in cui abitava. Le finestre a sesto acuto  erano spente, e sui vetri si specchiava l’inquietante plenilunio che ogni tanto faceva capolino fra gli squarci della densa  foschia. L’arrugginito cancello cigolò sinistro nella nebbia. Il vecchio attraversò il cortile circondato da piccole colonne ed arricchito  da una vasta  siepe, ed entrò in casa per una piccola scala a chiocciola.

 

Lena Ghery era una bella signora, alta e matronesca, con i capelli color rosso rame. Accolse  subito il marito con un sorriso e lo aiutò a disfarsi del pesante soprabito, togliendogli dalla mano grassa e maculata, la borsa da viaggio color sanguinaccio. I corridoi e le stanze erano teporosamente illuminate da gas azzurrini e da fiammelle arancione,  La coppia di finestre sulla piazza si accese all’improvviso  di una luce verdognola: il dottor Ghery era entrato  nel suo studio. Sistemò la sua roba e si sprofondò sul  cuscino di velluto  azzurro della sedia a dondolo davanti al caminetto. Si accese la pipa con le fiamme rosseggianti, e la sedia di  un bel legno scuro prese ad oscillare  sonoramente sul tappeto cremisi e spesso. Un enorme cane bianco, Mattia, stava accucciato ai suoi piedi. Ovunque c’erano libri e riviste scientifiche, sparpagliate sul tavolo, o poste in bell’ordine sugli scanni e nelle teche lungo le pareti. C’era anche un ricco assortimento di crani e nelle bacheche di vetro riposavano grossi insetti tropicali, farfalle, ragni e rettili, imbalsamati. Su una mensola, fra vari minerali e conchiglie esotiche era in bella mostra un moderno microscopio assieme ad un busto di Plinio e ad un altro di Paracelso. Riproduzioni delle Tavole  anatomiche di Leonardo erano appese alle pareti.

 

 

Capitolo II

La lettera

 

La parola vampiro è  di origine ungherese  e significa probabilmente strega o diavolo.

Almanacco Universale delle Cose Più Strane

 

 

La cena fu subito  a tavola,con la  zuppiera fumante, i piatti  istoriati, le pesanti posate d’argento, la tovaglia ricamata ancora fresca di bucato. Ghery era già  seduto con in mano una voluminosa posta e la Gazzetta Magiara. Fra le lettere ancora d’aprire  c’era una busta grigia e larga che il dottore fissò  con attenzione, la scrittura era lunga e forte,ma rivelava una intensa emozione. Ghery la riconobbe all’istante, era quella dell’amico Condor che scriveva da Erdely in Transilvania. Accanto alla busta erano posati i piccoli  occhiali con la  montatura dorata del  dottore per la rituale lettura del dopocena. Ferenc Condor l’amico più intimo di  Ghery era un sassone poderoso  coi capelli rossi e corti. Gli era morta la moglie quando era nata Eva, la secondogenita. Dora era la più grande e la più simile al padre, alta, massiccia e con gli occhi celesti.  La ragazza aveva   avuto una brutta avventura  d’amore con un ussaro di guarnigione ad Erdely, e a storia finita, l’ussaro aveva lasciato la città. Era tutto ciò che Ghery  si ricordava.  Il dottore staccò  gli occhi dalla busta che gli stava procurando una strana tensione, e tornò ad ascoltare il cicaleccio interminabile della moglie che si alzò dalla tavola e andò al pianoforte per eseguire l’amato Litz. Ghery con un boccale di birra davanti fece guizzare la fiammella azzurrina dell’accendino e si accese un grosso sigaro, un Virginia. Inforcò i piccoli occhiali rotondi sul naso paonazzo, aprì la busta con la mano che gli tremava e lesse la lettera in silenzio. Seppe così che Dora era morta! L’amico gliene dava ampi ragguagli. Il dottore  ne fu profondamente addolorato. Scrisse subito un biglietto di condoglianze e progettò di fare presto  un viaggio in Transilvania.  Dora Condor, così sembrava dalla lettera, era stata uccisa da una misteriosa  malattia, lui doveva saperne di più di quella strana faccenda

©Il romanzo è stato iniziato nel 1987.E successivamente elaborato come editing.salvogagliardoproduzione 1999-2010. All rights reserved.

articolo precedente     http://www.fantastikalbi.it/?p=1220    

 

 

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