di Salvo Gagliardo

SherlockHolmes.Il detective

 

Sherlock Holmes

by

Salvo Gagliardo

-Elementary, my dear Watson!

 

Il più grande Investigatore Privato di tutti I tempi, Holmes è il suo  archetipo intramontabile, che potrà essere riproposto sotto  altre forme, aspetti o abiti, a  secondo i tempi e le Ere, ma che non sarà mai sostituito nella sua immagine- archetipo che il suo creatore e poi la fantasia  popolare gli hanno assegnato. Ma come molti altri grandi della letteratura fantastica, Holmes  è una mistificazione e quasi una leggenda. Nessuno lo ha veramente incontrato o visto a parte il suo creatore, Conan Doyle, e il suo più grande amico, il dottore in medicina e chirurgia, Watson. Potrebbe essere una loro totale invenzione, noi non lo sapremmo mai. Potrebbe essere la maschera dietro cui si nasconde qualche altro personaggio, anche su questo non arriveremmo a nessuna verità, su di lui ci restano quattro romanzi e una serie sostanziosa di shorts story che cronologicamente lo vedono in azione dal 1881 al 1904, anno della sua scomparsa definitiva, anche se non sono stati pochi che hanno cercato di riportarlo in vita. Letterariamente Holmes entra in scena nel 1887, anno di pubblicazione del primo romanzo di Conan Doyle che parla delle avventure del suo eroe in Uno studio in rosso. D’ora in poi dobbiamo prestare fede alle descrizioni e ai racconti di Watson, che non essendo Holmes ci dà un suo ritratto dell’ amico e maestro, ma per il resto ci lascia liberi di immaginarlo  come ognuno di noi lo può. In Holmes la mistificazione letteraria si fa davvero intricante, e da un personaggio archetipale come lui non ci si  potrebbe aspettare altro. Potremmo forse avere  un equivalente nel Don Chisciotte di Cervantes. Chi sia realmente, da dove venga, chi sia stata la sua famiglia, sono tutte cose lasciate alla discrezione di Watson che ogni tanto getta lì qualche dato biografico della vita del suo amico, forse non è londinese, forse ha la stessa età di Watson, forse ha una sorella, di sicuro ha un fratello che possiede le sue stesse doti di investigatore, in ogni caso è un cittadino che resterebbe anonimo se non fosse per Doyle e per Watson, nella  sovrappopolata capitale del grande impero coloniale e commerciale inglese. Uno di quei tanti individui più o meno eccentrici,  che la affollano e che popolano i suoi bassifondi come le sue parti più alte, Holmes è uno di loro, ma è anche di più, perché veglia come un guardiano dalla vista acuta sulla sua sicurezza e consegna  alla giustizia i criminali e gli assassini. Volendo avrebbe qualcosa di romantico se non fosse cittadino di quei tempi travagliati dominati dalla grande Regina, la regina Vittoria, con una Civiltà Borghese e  Industriale che sta conoscendo l’ apice per poi avviarsi al declino. Sarebbe forse un tardo boemienne a Parigi, e lui stesso sembra definirsi tale, un artista dell’ investigazione, ma Londra non è Parigi, è una metropoli ingrossata e sporcata  dallo sviluppo industriale, ed è il cuore di un Impero Coloniale che ancora non conosce il declino. Sarebbe una città esotica ed avventurosa come la Bagdad delle Mille e una Notte, se non fosse la più grande metropoli dell’ Occidente da cui parte la storia e in cui si fa la storia. Le sue grandezze e miserie ci sono già state descritte  da altri grandi del Romanzo, parlo degli scrittori inglesi  di fine Settecento, e parlo naturalmente  di Dickens dalla cui penna noi dobbiamo quasi tutto quello che successivamente è stato ritratto di questa città,  e parlo anche di Bulwer Lytton,  dello stesso Stevenson che con Conan Doyle condivide la cittadinanza scozzese, ed è lo Stevenson di Lo Strano caso del  Dottor Jekyll e mister Hyde che per primo ci dà  la futura olografia consacrata di Londra, la Londra fumosa e nebbiosa, dei fanali notturni, dei poliziotti e delle carrozze che trasportano criminali e alte personalità politiche e di governo, o illustri professionisti, o assassini,  è forse fra i primi a tratteggiarci i quartieri malfamati di Soho, e le vie che vedranno in azione il giovane ed allampanato Holmes e il misterioso Jack lo Squartatore. New York d’oltre atlantico non è ancora giunta alla sua grandezza di centro, simbolo e cuore di una Civiltà, anche se si sta muovendo in questo senso. E Parigi resta la città del bel vivere e delle avventure amorose, non puzza di smog e di carbone come Londra. Non c’è forse scrittore nell’ Empireo dei letterati che nei suoi romanzi e nella sua miriade di racconti ci abbia lasciato una galleria infinita di personaggi nessuno dei quali è più grande o più significante di un altro, dal piccolo criminale all’ uomo politico e di Governo, dallo sciuscià londinese, al bettoliere o al poliziotto di Scotland Yard. Secondo me la vera grandezza dello scrittore edimburghese sta proprio in questo, nella straordinaria quantità di volti e di personaggi che ha fatto vivere nella sua Londra virtuale e letteraria. Forse si dovrà attendere James Joyce e la sua Dublino per avere una tale varietà di umanità concentrata in una unica  città.  Ed  Holmes sembrerebbe un personaggio romantico da fiaba, un personaggio da Hans Christian Andersen, se non fosse un figlio tormentato e complesso del suo tempo.

…………………………………………………..continua.

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Commenti all'articolo

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