Publications.B.Berenson

 

 

I Grandi Viaggiatori

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Bernard Berenson:

Un Amerikano in Sicilia.

Porto di Messina. 19 Maggio 1953. Un piccolo signore di 88 anni, malfermo di gambe ma di portamento elegante e ricercato negli abiti, con bastoncino da passeggio e cappello a falde, asciutto e  fragile, con il   volto piccolo,  ossuto e ascetico,  incorniciato da una barbetta a punta e imbiancata, si appresta a visitare la città siciliana giunto da Napoli in compagnia di una donna, la fedele compagna di lavoro e di viaggi, di nome Nicky Mariano. Tutt’attorno c’ è aria di grandi eventi, le future elezioni politiche accendono gli animi. Si vedono ancora le macerie della tremenda Guerra e per le strade si parla di De Gasperi, di Piano Marshall, di ricostruzione, dei comunisti che vorrebbero tingere di rosso l’ Italia. Anni di fame e di speranze, di scontri  politici  feroci dopo la parentesi fascista. Il colore dello sfondo è quello del Neorealismo italiano, bianco e nero,gli abiti sono grigi, c’è ancora il doppio petto gessato, ma gli  sono troppo larghi  per corpi magri e spigolosi, ancora affamati dalla guerra e avviliti dalla miseria. In Sicilia la donna continua a portare  lo scialle nero e gli uomini la coppola, i feudi biondeggiano di grano e i deschi traboccano di pasta, muli e greggi intralciano per le strade il traffico delle  auto e delle corriere, ma già i pullman colorati portano  a spasso centinaia di turisti e  le masse affollano le vie delle grandi città. Tutto riprende vita velocemente, sempre più velocemente, ma con una dinamica nuova e sotto un segno e uno stile che soffia dagli Stati Uniti.

Quel signore elegante e mistico, non è un diplomatico in visita, come potrebbe sembrare, non è un mr. Goldman, ricco banchiere giunto dall’ Eldorado, non è un rabbino barbuto dell’ Europa Orientale, sebbene parli correttamente l’ yiddish e l’ ebraico, oltre all’ americano, il russo e  una quantità di altre lingue, vive e morte. Quel piccolo signore sensibile e cortese, attento, che porta il bastoncino  come Charlot, è il più famoso e chiacchierato critico d’ arte di  quei  tempi e forse anche di altri, nel suo sangue c’ è sangue russo, ebreo e  americano, è Bernhard Berenson. E’ nato in Lituania come Valvrojenskj, nel 1865, e dai ghetti della Russia assai presto si è trasferito in America, nella più antica e nobile città americana, Boston, dove il padre per sopravvivere ha dovuto fare l’ umile venditore di stracci,ma riuscendo a mandare Bernhard ad Harvard, la prestigiosa Università che lo allattò, lo svezzò e ne fece uno degli uomini più colti e sensibili del pianeta. Ebbe come maestri William James, Eljot Norton e compagni di studi come Santajana. Più tardi si onorerà di avere avuto  amici del calibro del banchiere Morgan, di Rothschild, della ricca e colta Isabella Gardner, di vari mercanti  d’ arte, e degli Stein che a Parigi  ospitavano Picasso e Matisse, e poi di Edith Warthon e di Aldous Huxley, insomma la crema del mondo. Berenson  tenne conversazioni con i grandi della Terra, e ne fu il prezioso conigliere in fatto di quadri e di arte.

A Parigi  sposa Mary Pearsall Smith, e ai primi del secolo i Berenson si trasferiscono vicino Firenze, a Ponte Mensola, a ridosso di uno dei colli della città più artistica del mondo. Berenson ha appreso il mestiere da Giovanni Morelli, e il suo scopo e la sua passione sono lo studio dell’ Arte Italiana, di cui diverrà un tale esperto da poter giudicare in modo insindacabile lo stile, la qualità e l’ attribuzione di una tela. Laureatosi brillantemente ad Harvard, vince una borsa di studio e si trasferisce nel 1887 in Europa. Ha un gran desiderio di dirozzarsi e di acquisire la grande cultura europea. Il suo camino ha qualcosa di simile a quello del suo compatriota Ezra Pound, anche lui enciclopedico e poliedrico. Un pozzo di di cultura. Come Pound, Berenson trova nell’ antica  civiltà italiana e nel Rinascimento, la sua vocazione.

La villa che abiterà a Firenze la chiamerà significantemente  I Tatti e diventerà famosa quanto la russa Janaja Poljana, e da cui passerà, come la Mecca, mezzo mondo. Intellettuali, ebrei. Banchieri ed innamorati d’ arte vi si recheranno per ascoltare il nuovo profeta della bellezza, per godere della sua erudita conversazione, Ma è spesso il profeta a trasferirsi come un pellegrino errante nel mondo, pronto a godere di  ogni spettacolo, di ogni sito, nicchia, tempio, biblioteca, galleria o museo. Famosi sono i suoi viaggi in Europa, in nord Africa, a Tunisi, a Tripoli, in Egitto, in Asia, in Grecia, in Spagna, a Gerusalemme: << devo sentire, farmi una idea, immaginare tutto o perire>>, scrive.

Da I Tatti, passano Guttuso e Moravia. Fra le mura di questo tempio vive isolato dal fascismo sul colle che ospiterà Rosselli ed altri antifascisti. E’ nota la sua antipatia per Mussolini, ma anche per il comunismo, per il sovietismo e persino ha parole dure la civiltà di massa motorizzata e per la sua intrinseca mancanza di scopi, per la frettolosa superficialità.<< Viviamo in un’ era in cui la scienza quantitativa, il macchinismo ed una specie di timido ma smanioso desiderio di metafisica, dominano ogni pensiero e scritto>>. Non c’era da aspettarsi altro da un lettore di Walter Pater.

 

Berenson  migliaia di lettere  a personalità di altissimo profilo, ed ebbe moltissime corrispondenti di sesso femminile, donne sensibili, intelligenti e ricche. Le donne saranno importantissime per questo piccolo ebreo lituano.  Lotto, Caravaggio, Leonardo, i Primitivi, l’ arte e la poesia cinese, l’ antico Egitto, Tiepolo, Velasquez, El Greco, Cezanne, Matisse, Tutti sono passati dal suo occhio attento:<< Ho trascorso  settanta anni della mia vita a guardare ogni opera d’ arte prodotta nel corso degli ultimi settanta secoli>>, scriveva. Ha pubblicato  un libro d’ arte e best seller, ancora oggi letto e meditato, I Pittori Italiani del Rinascimento,  ed è ha avuto  grandi incontri con Proust, Chagall, Dalì, Matisse, Picasso. Le più prestigiose Gallerie d’ Arte private del Mondo ed  i Musei,  hanno chiesto  la sua autorevole mediazione. Oggi I Tatti sono diventati  la Harvard University Center for  Italian Renaissance Studies.

L’ arte, per questo squisito personaggio a metà tra un greco colto  del VI secolo, un epicureo, e un illuminista volterriano, deve arricchire l’ occhio, ma niente vale quanto la natura. Berenson  coltiva un ideale umanistico di bellezza e di educazione alla visività. L’ arte deve risvegliare la tattilità, comunicare idee e sensazioni., suscitare incanto nell’ osservatore, metterlo a proprio agio in un mondo di  intelligenza quasi soprannaturale, coinvolgerlo in un universo in quattro dimensioni, per immetterlo in una vita di qualità superiore dove l’ uomo è finalmente tale, un mondo più ricco, risvegliato dalla potenza della Gloria. << Sono stanco, stanco>>, esclama, <<il minimo sforzo mi stanca, cammino male e con le gambe pesanti>>. Berenson è vecchio, e la sua ricca avventura terrena sta per chiudersi. Sono i suoi ultimi viaggi << Vorrei passare in estasi i miei ultimi anni>>. E la Sicilia, con il suo Sole e la sua classicità, incanta  questo occhio che ha visto tutto,che pulsa  ancora davanti ad ogni gemma d’ arte. E per questo viaggio nelle terre assolate dei Normanni, Berenson ha un buon compagno, i diari di viaggio di Wolfgang Goethe che legge in continuazione, come una guida e un vademecum. Anche Berenson annota le sue impressioni e dotte considerazioni, così da dare vita anche lui ad un diario che verrà pubblicato nel 1955.

<< Era dal 1889 che non mi capitava di viaggiare in treno da Napoli verso il Meridione>>. Berenson conosceva la Sicilia, vi era giunto nel 1888 con Lucien Henraux, amico di Proust, vi era tornato nel 1908, e poi nel 1923. I ricordi si sovrappongono e si comparano. Il 16 giugno,dopo circa un mese di viaggio faticoso per un novantenne,dopo un omaggio al Monte del Pellegrino, sacro a Goethe, l’ americano scrive<< Ci siamo sentiti tristi al pensiero di lasciare così grandiosa ed impareggiabile bellezza. Se soltanto potremmo impadronircene e conservarla in noi come un Dio>>.

Messina, Enna, Siracusa, Castelvetrano, Marsala, Segesta, << Mi ritroverei qua a sopportare scomode fatiche,  e talvolta a soffrire di tedio, se non fossi incalzato dalla spinta di compiere  a mio modo un pellegrinaggio?>>. E a Messina lo accoglie l’ incanto di Antonello, coglie le sue  parentele con i pittori veneziani e con Bellini, parla dell’ amicizia del  grande siciliano con  Petrus Cristus, si chiede quale è stata la sorte del San Sebastiano scomparso da Dresda e forse finito in Russia. L’ Annunciazione gli dà l’ estasi. Poi si ferma ad ammirare il Caravaggio su cui ha scritto un saggio  meraviglioso. Si lascia affascinare dal paesaggio marino della città e dai suoi  tramonti. E in Sicilia ritrova l’ incantato mondo d’oro, blu marino ed argento di un sogno. Da una terrazza di Taormina osserva all’ alba, il maestoso Etna, un diadema di neve e una collana di nubi, un vulcano delicatamente rosso e dai morbidi fianchi. In lui si risvegliano immagini del Mantegna e come una sorta di madeleine proustiana, i versi di Wordsworth. E in una qualche maniera Berenson somiglia a Swan della Recherche.

Non si ferma a Catania, come nel 1888,  ma la lettura di Verga e De Roberto glie la evocano. Enna gli ricordano  Edimburgo, Toledo e Siena. Vi sono le suggestioni di Casale, i pavimenti mosaicati della casa di Massimiano,le scene di caccia e le figure muliebri in cache sexe. E  vi è a Palazzolo, la Madonna del Laurana , un artista  difficile da definire, ma di cui i ritratti femminili sono i più incantevoli del Rinascimento. A Siracusa e altrove, Berenson è disturbato dalla nuova barbarie.  Il turismo frettoloso di massa. La Fonte di Aretusa gli evoca i versi di Shelley, e a Siracusa cerca di trovare la casa del poeta tedesco von Platen che Heine aveva messo alla berlina. Berenson è di quelli che nei musei si attarda fino allo sbatacchiamento delle chiavi dei  custodi. Agrigento  è trasfigurata dal tramonto e  le sue pietre acquistano una strana luminosità. Il Tempio della Concordia lo riporta al 1888 con i versi di Virgilio e Tacito,quando  con il sole  al tramonto fra  le colonne gli sembrava  di  udire il suono di un flauto di Pan nel Tempio. Il  dorico siciliano per la sua maestosità  gli ricorda ancora  l’ antico Egitto. Ma nel 1888 non era consigliabile godersi un chiaro di luna fra le colonne doriche, l’ evolversi dei tempi ha così qualche vantaggio! A Marsala si incanta davanti alla processione del Corpus Domini, ad Erice si gode la quiete del paesaggio da un castello romantico e il  silenzio ieratico del portico del Duomo. A Trapani rivisita il Pepoli e si sofferma a considerare la quantità di negozi di ottica. Si ferma a Segesta e infine il 7 giugno giunge a Palermo. E un personaggio simile non può non essere accolto dalle lussuose sale di Villa Igea. Gli sembra che l’ ombra del grande Goethe si aggiri ancora  fra le mura della città.  Riconsidera le tappe del suo illustre predecessore,che non sembrò tenere conto dei monumenti più  moderni, che trascurò  la Cattedrale, che non degnò  di attenzione i monumenti normanni e svevi,  che criticò  la sporcizia della città e la bizzarria della nobiltà del luogo. Ma che fu attratto dalla casa di Cagliostro. Il ciarlatano più discusso di Europa, e che andò  in estasi davanti alla Santa del Monte del Pellegrino, sempre alla  ricerca del grandioso e del classico in ogni pietra e di preziosità botaniche. Al contrario Berenson è pieno di stupore per la Cappella Palatina,per la stanza di Ruggero e dentro il Duomo di Monreale vi immagina la Gerusalemme Celeste. La Zisa lo incanta, ma lo squallore attorno lo rattrista. Ammira i Trionfo della Morte o la paragona a Guernica di Picasso, e infine ha un attimo di nostalgia verso la Palermo dei Gattopardo, signorile e con le carrozze al trotto. E conclude<< Non dubito che se assistessi alla festa di Santa Rosalia troverei valida la descrizione che ne dà  Goethe>>. Ma il viaggio è finito, e anche quello terreno di Bernhard Berenson, spentosi per vecchiaia nel 1954. Oggi tutto è diverso, anche il turismo e il modo di viaggiare, l’ arte è mercificata al massimo,ma il messaggio di questo piccolo uomo barbuto e incantato viaggiatore, credo che resti ancora valido: impariamo a diventare noi stessi un’ Opera d’ Arte.

 

 

Il seguente articolo è apparso anche  con il titolo <<Con gli occhi di Goethe>> in Cronache Parlametari Siciliane, anno 8, n.5, anno 1991.

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Bernard_Berenson

 

http://viaggimarilore.megablog.it/item/bernard-berenson-viaggio-in-sicilia

 

http://nonsoloproust.splinder.com/post/13764974

Commenti all'articolo

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