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I Grandi Viaggiatori

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Parsifal alla Corte di  Ruggero II

di Salvo Gagliardo

 

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26 Luglio 1882,  a Bayreut, nella piccola città bavarese dell’ Alta Franconia,  i balconi sono di nuovo in fiore e i drappi sventolano solenni fra le architetture rococò. Wahnfried,  tutta illuminata, è l’ ultimo nido della famiglia Wagner. Vi abitano Cosima Listz e il Grande Vecchio. un piccolo uomo dalla testa  sproporzionatamente grossa e quasi sformata, dal profilo  scultoreo,  e con un profondo solco alla radice del naso. Somiglia molto ad un bohemien di Murger che ha fatto fortuna, ad un Maestro Cantore,ad un antico e severo protestante, ad un piccolo gnomo laborioso, ed infine, al tremendo Odino signore delle Rune. Con lui vi sono le figlie di Cosima, di von Bulov e di Wagner, fra cui, Blondine che presto andrà sposa ad un nobile palermitano. In  cima al colle della piccola città, splende in festa il tempio sacro di mattoni rossi, è il Festspielhaus. Nel suo golfo mistico, l’ orchestra invisibile attacca il preludio magico del Parsifal, l’ ultima creazione del maestro. Un passo indietro e siamo al 25 Dicembre del  1881. A Palermo come altrove,  si celebra il Natale. Nella capitale siciliana, nelle stanze numero 24,25 e 26, del grandioso Hotel des  Palmes vi si trova ospite  la famiglia Wagner al completo. Ne hanno preso possesso il 6 Novembre. Vi è anche Anton Bernstein che trascrive per piano l’ infaticabile lavoro del maestro. E’ ebreo come Hermann Levi che dirigerà il Parsifal. Il chiacchierato antisemitismo di Wagner non è così  gretto e feroce, e c’è chi mormora che il suo vero padre fosse un israelita. All’ Hotel des Palmes giunge anche il russo Joukovskj, che allestirà le scenografie del Parsifal. Wagner gli ha commissionato l’ acquisto di un gioiello che come un prezioso talismano il vecchio musicista regalerà a Cosima proprio in quella notte  di Natale,e  che coincide quasi magicamente, con il suo compleanno, assieme alla partitura ancora incompleta della fiaba del Graal. Vi sono  maghi, colombe sacre, fanciulle in fiore nel giardino incantato, i Cavalieri del Santo Graal, la luce sovrannaturale di Montsalvat. Il Calice Sacro il cui chiarore magico illumina quel mondo di cartone. Il sole di Siena, di Napoli e di  Palermo ha nutrito questo prezioso scrigno medievale, lo ha asperso di blu acquamarina. Il Nilo scorre così  su Montsalvat  e Luxor prepara Bayreut, ed  Ermete Trismegisto insegna al giovane Parsifal i suoi arcani. Forse tutto questo giace al fondo  della  coscienza del maestro. Se Villa Igea fosse stata costruita, noi l’ avremmo vista come la naturale cornice di questo viaggio: le fanciulle in fiore di Bergler, il mare di un azzurro intenso sullo sfondo, simile a quello di Sorrento dove una grande amicizia si è frantumata ai primi  abbozzi del Parsifal e alle prime pagine di Umano troppo Umano. Lo stesso Uttiveggio  in alto, rosso come Bayreut, avrebbe di sicuro  sedotto il vecchio incantatore. E’ invece l’ Hotel des Palmes ad accogliere i Wagner nel vecchio quartiere degli Ingham, fra palmizi, giardini ed una piccola chiesa anglicana. Ne è proprietario il signor Ragusa, che è anche possessore del più antico Hotel Trinacria alla Marina, che per  la strana legge delle coincidenze, ha ospitato Luigi II di Baviera. L’ avido albergatore rincarando i prezzi, costringerà il musicista a trasferirsi in residenze più convenienti. Intanto, la stampa tedesca si diverte ad ipotizzare fantasiosi sequestri ai danni del suo illustre connazionale e, possibili rapimenti. Ma i Wagner saranno ben protetti  e ben guidati dal loro   angelo custode, l’ onnipresente conte Lucio Tasca d’ Almerita. E’ un destino già scritto che sia la città di Paolo Balsamo ad accogliere questo più moderno Cagliostro? Di certo Palermo fu la città dei celtonormanni che portavano scritta nel loro sangue la storia del Valhalla e della magia di Odino. La città che aveva ospitato i Cavalieri Teutonici e le truppe di Enrico VI, accoglierà fra i suoi giardini orientali inselvatichiti dal vento africano, questo più moderno Parsifal  da Teatro d’ Opera, la cui mente vulcanica e creativa si spinge fin all’ Oriente dei Grandi Iniziati.

A Palermo, Prospero trascorre quietamente fra pini, palme e paradisiaci roseti, nelle terrazze dell’ hotel, e nelle ricche ville gentilizie che fanno a gara ad accoglierlo, e dove una  piccola  scimmia schiaffeggia l’ augusto personaggio, o un ibù attrae la sua fervida attenzione. Passeggiate alla Marina con il mare in tempesta, scarrozzate per il lungo Viale della Libertà simile ad un boulevard parigino, acquisti nella via Maqueda, che il maestro ha ribattezzato Machbetha, Wagner ha decisamente il gusto dell’ anagramma. Il suo gran testone grigio sprofonda spesso e  con solennità nella meditazione di fiabesche notti stellate da terrazze dove l’ Oriente si sposa con l’ Occidente e l’ Africa, e a questi magici pleniluni si aggiungono ad aumentare la meraviglia,  le armonie dei grandi della Musica. Il piccolo Siegfried si è già ambientato, e getta giù spesso qualche parola  in dialetto siciliano. E’ sempre in giro a schizzare paesaggi e monumenti. Le ragazze, invece preferiscono  i salotti  della nobiltà e i balli. Il vecchio Proteo è in estasi, si sente anche lui un Normanno. Viene infastidito dalle zanzare che numerose ronzano nei giardini profumati, e la sua sensibilità viene toccata dal dolore umano, dalla miseria e dalla crudeltà, aspetti universali della vita umana. Osserva la mendicità per le strade di Palermo e is stupisce che solo il 7% della popolazione  sappia leggere. E inoltre per lui vi è la fastidiosa necessità di parlare un francese gutturale, cosa davvero stancante. Si legge molto in quegli appartamenti dell’ Hotel des Palmes, Shakespeare, Goethe, Cervantes. La Cattedrale gli sembra un meraviglioso ibrido fra un tempio indù e un castello feudale. Monreale lo incanta, e Villa Airoldi,gli appare  fatiscente come un palazzo veneziano. Il suo viaggio in Sicilia  sembra un  romanzo di Thomas Mann, o oggi un film di Visconti. Per le strade vi sono popolani chiassosi, un suonatore di cornamusa sotto la pioggia, e persino una funeral band. Nei suoi appartamenti questo Orfeo incantatore accoglie tutti solennemente, in giacca di velluto e maniche foderate di raso. Fa le bizze, e passa in modo sconcertante dal serio al faceto. Si gioca al whist, e si beve spumante. Tutto è registrato debitamente nel Diario di Cosima Listz. Una domenica bussa alle porte dell’ Hotel des Palmes, un altro grande, è il pittore francese Auguste  Renoir. A Wagner i francesi non vanno giù, gli ricordano le umiliazioni di Parigi, ma alla fine il pittore riesce a catturare la sua attenzione e la sua immagine: << Ah! Ah! >>, esclama il tedesco, divertito come un Falstaff, << Sembro un pastore protestante!>>.

Il 2 Febbraio del 1882, i Wagner si congedano bruscamente dall’ avido albergatore Ragusa, e dopo varie titubanze, il musicista accetta di trasferirsi a Villa Porrazzi, presso i principi Ganci. Oggi di essa non vi è traccia, distrutta dalla guerra, passata in proprietà di un americano, è stata abbattuta per far posto ad un quartiere moderno nell’ attuale Piazza Turba. Continuano le fantastiche notti stellate, ma vi è freddo nel giardino dei limoni, degli aranci e delle rose, e fra le lussuose sale di sogno. La futura duchessa d’ Arenella coglie il maestro  nella quiete intimità di questo paradiso. Wagner appare pallido e taciturno. Rubinstein anch’esso pallido, molto più alto e vestito sempre di nero. Si parla anche di Garibaldi le cui gesta fanno vibrare i precordi di Odino Wagner. E un fiume di musica continua a scorrere sotto i cieli di Palermo. Proteo dai mille registri è fastidiosamente raffreddato, incupito ed impensierito per  la malattia del giovane Siegfried. La sua mente fervida sogna Madera, Ceylon, il Nilo, una casa per svernare a Palermo. Biagio Gravina è il nuovo amico ed intimo, il suo sangue blu, normanno ed aragonese, stuzzica la vanità del vecchio amico di principi e re, di questo saltimbanco senza patria. Un artista, anche se di successo, è sempre un artista! Tutto procede come un normale menage  famigliare di fine Ottocento, Cosima in lacrime, Wagner burbero e despota. Ma  per lui questo viaggio è l’ occasione di un consuntivo alla fine di una grande, travagliata e prolifica esistenza, anche se qui non vi è il dramma del professor Aschenbach di Morte a Venezia,e non vi sono le scene grottesche del film di Luchino Visconti. E’ pur sempre un  viaggio della morte e la conclusione di una Grande Opera. 21 Febbraio  1883, Porrazzi è sotto la neve. Wagner compone per l’ occasione  una frase musicale da regalare a Cosima. Alle 2 del pomeriggio del 18 Marzo, il  musicista dà un concerto di addio per gli amici di Palermo, nella Villa dei Principi Ganci, fra aranci in fiore e l’ azzurrità  riconquistata del cielo. Sono presenti  diversi  russi, al seguito del Gran Duca Nicola. <<Sono crudeli questi russi! Bestie da preda!>>, esclama il maestro. E il vecchio Signore delle Rune e mago, fa di nuovo  vibrare la formidabile  bacchetta magica, che come per incanto ridà  vita all’ Idillio di Sigfrido. Il vecchio  pifferaio incanta così  la piccola Beatrice Mantegna di Arenella che correrà ad abbracciarlo.

Ed infine i Wagner sono di nuovo in viaggio, verso Acireale. Li accompagna il barone Pennisi, proprietario dell’ Hotel de Bains, vi aveva soggiornato Ernest Renan sui cui libri Wagner aveva meditato la nascita del  Parsifal. Il 27 marzo transita il convoglio ferroviario che  porta il corpo malato di Garibaldi. La folla accalcata alla stazione, saluta l’ eroe diretto a Palermo. Gravina scoppia in lacrime, e Wagner è commosso. E’ ancora il segno magico del destino che due grandi uomini convergano alla fine della loro vita in un piccolo paese  siciliano? Infatti, il 28 Marzo uno svenimento improvviso preannuncia al musicista tedesco gli ultimi giorni di Venezia. Segue Catania, l’ Etna e Taormina. Ogni cosa per lui   è un magnifico sogno. E poi, Messina. E’ il 10 di Aprile. Gli  intrecci  oscuri, o il caso,  hanno portato nella città siciliana  da diversi giorni l’ antico amico  del  cuore, Frederick Nietzsche.  Il filosofo è giunto a Messina  da Genova in tali condizioni da doverlo  sbarcare in barella. Non alto, dall’ aspetto dimesso, ma con qualcosa di solenne e di strano, quasi cieco e molto sofferente, l’ antico professore di filologia attrae subito  la simpatia degli italiani con i suoi modi gentili e cortesi. Ma al  Parsifal dell’ antico incantatore, oggi il professore tedesco gli  preferisce la più solare Carmen di Bizet. Nietzsche vi  resta tre settimane e vi compone Gli Idilli di Messina, poi punta  su Roma dove l’ attende  la nuova amica e amante  Lou Andreas Salomè. Né Wagner né Nietzsche si incontreranno. I Wagner si imbarcano a Messina alle 17 del 13 aprile. Il sole al tramonto che batte sulle pagine aperte di Goethe gli dà l’ addio. Wagner verrà seppellito con Listz a Bayreut che già accoglie i resti del grande poeta tedesco Jean Paul. Così la Sicilia si è trovata a congiungere nei momenti cruciali della loro esistenza alcune vite fa i più grandi della Terra.

 

 

L’ articolo è apparso su << Cronache Parlamentari Siciliane>>, anno7. Numero11. Novembre 1990.

Commenti all'articolo

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