di Salvo Gagliardo

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    Sal G.

    On this page I talk about film about the life of the great characters of history and of ‘art, and their directors and screenwriters

    Source photo allegro.pl

    Souce photo huffingtonpost.com
    Source photo sangriasolysiesta.blogspot.com

    Ernest Hemingway and Martha Gellhorn

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    Philip Kaufman

     

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    Hemingway & Gellhorn
    By Philip Kaufman
    Sex, Alcohol, War and Writing
    Sesso,alcool, guerra e scrittura

    Realizzare una biopicture sullo scrittore americano più americano d’ America, Ernest Hemingway, è cosa di sicuro ardua, esiste un film sullo scrittore Francis Scott Fitzgerald, ed altri forse attendono una versione cinematografica, pensiamo ai grandi come Truman Capote, Tom Wolfe, Gertrude Stein,  Henry Miller, lo stesso Ezra Pound, Norman Mayler, J.D.Salinger, Saul  Bellow, la mitologia  del “romanzo americano”. Qui  ci  ha provato l’ abile regista e sceneggiatore di Hollywood, Philip Kaufman per la televisione americana con Hemingway & Gellhorn, un film forse parzialmente riuscito, molto criticato e con scene erotiche forse troppo spinte. Kaufman nato a Chicago è noto per gi adattamenti per lo schermo di opere letterarie di scrittori quali Milan Kundera, Michael Crichton, Tom Wolfe e Anais Nin. Il suo film The right Stuff ha ricevuto otto nomination all’ Oscar, ed è anche noto per il film L’ Insostenibile Leggerezza dell’ Essere. Inoltre viene ricordato per avere scritto la sceneggiatura di I predatori dell’ arca perduta di Steven Spielberg. Sebbene il film di Kaufman sia centrato sulla figura mitica di Hem, sulla sua furia taurina, la sua taurina energia e violenza e il suo smoderato amore per l’ alcool, dal titolo possiamo ricavare che il film ha due protagonisti principali di eguale energia e portata. Martha Gellhorn è stata una delle giornaliste e inviate speciali e di guerra  più importanti degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta, amica della first lady Eleanor Roosevelt, mandata nelle zone  calde del pianeta, o meglio  spinta dalla sua passione per la testimonianza e la comprensione di quello strano fenomeno che è la guerra. Con il mitico  fotografo, Robert Capa, è stata in Spagna durante la guerra civile di Franco, in Germania durante il nazismo, in Finlandia, quando è stata attaccata dai russi,  in Cina quando è stata occupata dai giapponesi, e infine in Normandia per il grande sbarco. E Martha Gellhorn è stata la prima giornalista ad entrare nei campi di Dachau a guerra finita. E’ morta suicida in Inghilterra a 89 anni. E le vicende narrate nel film da Kaufman riguardano solo 10 anni della sua vita, dal 1936 quando conobbe Hemingway, di cui è stata la compagna di avventura  in Spagna e in Cina, l’ amante e poi la moglie e che alla fine ha mollato dopo un violento litigio nel 1945.
    A ridare corpo fisico a questi straordinari personaggi persi nel flusso della storia, Kaufman ha chiamato la bella e seducente oltre che brava Nicole Kidman nella parte della giornalista, e l’ inglese Clive Owen nella parte di Hem. Tutti e due rispecchiano in parte nel fisico, lei per la bellezza seducente, flessuosa ed erotica, “ la bionda” come viene chiamata nel film, e per  l’ energia taurina e la forza quasi animale della sua inesauribile volontà di vivere e di combattere, dello scrittore, cacciatore in Africa e pescatore oceanico, oltre che corrispondente di guerra Ernst Hemingway.
    Nel film troviamo altri personaggi, come lo scrittore John Dos Pasos, Robert Capa, Mickhail Kolstov, Max Eastman. E gli attori Robert Duval, Tony  Shalhoub, e Lars Ulrich.
    Kaufman oltre a mostrarci la passione per la guerra e la libertà che unisce lui a  lei, ci mostra anche gli altri legami che li ha tenuti insieme, l’ alcool, il sesso motore necessario di quei frangenti in cui la vita cammina con la morte, l’ amore per la scrittura e il desiderio intenso come la Leica di Robert Capa di mostrare al mondo gli orrori, i massacri ma anche gli atti eroici della guerra. Film scandito dal ticchettio della macchina da scrivere, dagli scatti fotografici, dalle scene di sesso, e dall’ ubriachezza di Hem e dalle sue bravate, ma anche  dalla sua profonda conoscenza degli uomini e delle cose, e dal suo inveterato  narcisismo, dal suo compiacimento di essere ritenuto il più grande scrittore americano, di essere insomma Ernst Hemingway. Peccato che Kaufman si sia lasciato andare a facili effetti e  semplificazioni. Ma di sicuro ha cercato di scavare nella psicologia dei personaggi, invece di concederci solo spettacolo come è proprio dei film made in USA. Forse non c’è riuscito  interamente irretito da scene avvolte troppo spinte, ma alla fine la vera protagonista sembra lei, Martha Gellhorn che è l’ io narrante all’ inizio e alla fine, mentre vediamo un Hem invecchiato e ammalato che si suicida in una piccola isola americana. E’ anche vero però che in questi film   in cui si cerca di dare un ritratto dei grandi predomina la biografia, mentre per un vero artista la vita serve all’ arte e non viceversa, qualcosa del genere l’ avrebbe sottoscritta  anche l’ Hem di Kaufman.

    Il film di Kaufman pecca quindi di una eccessiva concessione al gusto corrente, creando un mixage tra film di immagine ad alta definizione e molto femminile come oggi gira, e film di contenuti più profondi che i due personaggi e soprattutto lo scrittore Hemingway, premio Nobel per la letteratura, meritano, ma il suo tentativo di scavare dentro  ad un personaggio vitale e iperattivo come è stato lo scrittore americano, mi sembra sostanzialmente valido; il film è basato sul tema del toro, tema che viene confermato dalla vita di Hemi, la sua passione per la caccia, i suoi trofei con le corna, la sua passione per le corride, il sacrificio del toro  era al centro del culto mitraico, in questo caso le sostanziali coordinate vengono rispettate, Hemingway eroe e non eroe insieme, sempre che un eroe possa vivere nel nostro tempo, narcisista, avvolte spaccone e bisognoso di donne soprattutto bionde accanto che lo ispirano, bisognoso di sesso ed alcool che mantiene viva la sua macchina ipervitale, ma alla fine freddo come si conviene ad un vero artista e ad un serpente. Un vero artista è morto alla vita, sarebbe un vero paradosso dirlo per Hemingway eppure questo paradosso nel film si presenta più volte e poi alla fine, quando Hemi vecchio e ammalato, si suicida nella casa abitata anche dalla sua ultima donna bionda. Vitalità da gonadi quindi nel film, riconquista di una vitalità animale attraverso la guerra e i suoi orrori, una eccitazione costante che viene però raffreddata dall’ atto creativo, e allora vediamo Hemi in piedi che scrive i suoi fogli con  il massimo rispetto per la parola scritta, ma stranamente non vediamo Martha una sola volta scrivere qualcosa, forse a lei è demandato un compito diverso, almeno nel film di Kaufman. Il film ci presenta anche Robert Capa, il fotografo  ungherese che ha immortalato con la sua Leica le scene di un conflitto durato più di quattro anni, e che è diventato un cult e una icona per le nuove generazioni di fotografi. C’è anche un Robert Duvall trasformato in un grassoccio ed invecchiato colonnello russo, e un Tony Shalhoub che ha conosciuto negli anni un grande successo, soprattutto in televisione nelle vesti di un funzionario del’ URSS inviato a controllare le zone calde della guerra. 

    Nota interamente scritta da Sal Gagliardo. SalGagliardoproduzione 2013. All rights reserved.


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