di Salvo Gagliardo

Cinecittà.Italy

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    Fascist Era  and Cinecittà

    Songs, Films and CivilityParlami d’ amore Mariù

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    Mario Camerini,Vittorio De Sica,Cesare Alessandro Bixio, tre nomi legati al film Uomini che Mascalzoni, 1932. E’ la storia di due piccoli borghesi  figli di operai milanesi, Bruno e Mariuccia. Lei fa la commessa in una profumeria di Milano, lui fa la chauffeur ovvero  l’ autista per sbarcare il lunario. Chiaramente chi possedeva un’ automobile in quei tempi doveva essere un uomo arrivato. Vediamo all’ apertura della fiction Bruno/Vittorio spesso passare con la bicicletta davanti all’ elegante negozio dove lavora Mariuccia, mentre il tram scampanella  e sferraglia sulle rotaie di Milano. E’ la prima volta nella storia del cinema che la città viene ripresa da un filmaker, Camerini si è sottratto all’ abitudine di girare in interno, e anche  per questo innovativo, gira il suo film in esterno nella vera Milano operosa ed attiva, la città così scopre come, Roma, Parigi o New York di essere fotogenica e di offrirsi all’ obbiettivo oltre  che ai coloriti e meravigliosi cartelloni   pubblicitari di un Dudovitch. Siamo in piena era fascista, ma stranamente nel film di Camerini questa era non appesantisce il film, le cui vicende e personaggi sfuggono ad una eccessiva localizzazione temporale, è la storia di un ragazzo e di una ragazza che  si amano, poi si bisticciano, poi si riuniscono per sposarsi. Una  storia di sempre. Non ci sono gerarchi in divisa nera né violenza. C’è solo la Milano in crescita e la città portante della economia e della industria italiana, una bella e grande  città nebbiosa di tipo europeo che comincia a conoscere  lo smog e l’ inquinamento. L’  universo  di Mario  Camerini è un mondo fatto coi sogni della piccola borghesia che era quella che maggiormente pagava il prezzo di una pesante crisi economica. E giustamente e a buon diritto si è detto che Camerini ha preparato  il neorealismo cinematografico, daltronde le migliori  penne erano  passate da lui, Zavattini, Mario Soldati, De Benedetti, storia di piccola gente che con l’ altro  occhio guarda  all’ high society, al mondo  dei padroni, al mondo  che conta,alle belle signore   che si imbarcano nei Rex e  nei grandi transatlantici in cerca di avventure, con un buon conto in banca e tanti corteggiatori attorno con perfette  Leica made in Germany  pronte  scattare le foto da immortalare dal ponte di un transatlantico di lusso, ai Brambilla che fumano i sigari come  gli uomini d’ affari americani,  ai Grandi Hotel con ascensori e impiegati sempre attivi. E’ l’era dei telefoni bianchi, delle segretarie ungheresi biondo platino e dalle belle gambe, delle alcove segrete  che sanno di fiori e di residui dannunziani, è l’ Italia di Mussolini ma anche è l’ Italia. Camerini utilizza a modo suo e secondo una sua particolare visione questo mondo che minaccia di svanire e frantumarsi allo scoppio delle prime bombe. Si è parlato anche di Frank Capra e forse a ragione. Vittorio De Sica come signor Max cerca di farsi passare per uno di loro, per uno che conta con la macchina fotografica costosa a tracolla e un biglietto da visita con il bel nome in oro, cerca di fare colpo in una società ricca, annoiata e  desiderosa di avventure. Ma è un intruso, estraneo ai meccanismi sottili e avvolte perversi  che regolano quei giochi di classe, e deve tornarsene alla sua, una  classe fatta di commesse che sognano l’ amore e  aspettano il momento di sposarsi e metter al mondo tanti  figli secondo il mito  fascista della  prolificazione della razza italica. Se questa è la storia del film Il signor Max, è in qualche modo anche la storia di Uomini che Mascalzoni, e di Bruno e Mariuccia ed è la storia cantata da Vittorio De Sica  in Parlami d’ amore Mariù di Cesare Andrea Bixio e ballata nell’ osteria di Arona con la graziosa Lya Franca.

     G

    Youtube Vittorio De Sica – Parlami d’amore Mariu’
    Uploaded by  matteeoeo
    november,28,2007

     


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