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A Strange Story: The Roswell Texas.
Cosa accadde quel mattino del 19 aprile 1897 ad Aurora, TX?
Dedicato a HP. Lovecraft & a Ambroce Bierce, e scritto da Salvo Gagliardo.
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 Sembra di leggere qualche raccapricciante e fantastico racconto dell’ americano HP.Lovecraft di Providence Rhode Island, o qualche più moderna storia di Stephen King sull’ invasione da parte di Alieni di una qualche cittadina rurale del New England, solo che qui non siamo nel New England, caro ai due scrittori di fantastico, ma bensì ad Aurora, una piccola cittadina a nord del Texas, e il tempo considerato è il XIX secolo, e precisamente il 1897. Chi ha dimestichezza con i racconti di HP. Lovecraft posso indirizzarlo sullo splendido The Colour out of Space, Il Colore venuto dallo Spazio,ma qui sono in gioco anche altre suggestioni che rimandano persino a Jules Verne.
Nel XX secolo molte persone appassionate di UFO e di Flying Saucers, sono andate a spulciare nelle emeroteche dei quotidiani degli U.S. del XIX secolo ed hanno scoperto che gli anni 1896-1898 gli Stati Uniti  sono stati interessati da uno strano fenomeno, i cieli degli U.S. sembrarono ospitare qualcosa di molto insolito per quei tempi, a proposito, se volete potete dare anche un’ occhiata a Hans Pfaal-A Tale, di Edgar Allan Poe! Fatto sta che furono viste molte volte strani oggetti volanti sorvolare soprattutto il West Coast e il Middle West. Somigliavano a giganteschi dirigibili, ma forse non lo erano perché rispetto a questi avevano qualcosa di più e di strano. Sembravano dei giganteschi sigari sospesi in aria, o anche qualcosa d’ altro, furono chiamate aeronavi in tempi in cui i fratelli Wright erano da venire, io le ho chiamate le astronavi di Jules Verne. E’ possibile che qualche geniale e fantasioso americano le avesse costruite nel giardino di casa,  o nel proprio box, i dirigibili esistevano in quel tempo, anche se lo Zeppelin sarebbe apparso nel secolo successivo ed era tedesco. Ma c’era qualcosa in più, qualcosa di inquietante e di fantastico. C’era qualcosa che faceva pensare a navi giunte da un altro mondo più che agli abili e riusciti tentativi di un meccanico a stelle e strisce. Volavano stranamente e spesso raggiungevano velocità per allora impensabili! Apparivano e sparivano per poi riapparire in un gioco di inganni e di suggestioni. Furono  in molti a vederli, e i cronisti del tempo spesero parecchio del loro inchiostro. Avvolte i loro piloti apparivano o erano gente come noi, vestiti da comandanti di aeronavi e avvolte salutavano benevoli con la mano, altre volte planavano e scambiavano quattro chiacchere con chi aveva avuto la fortuna di vederli, ma altre volte lassopra a bordo c’era gente che aveva qualcosa di diverso, in ogni caso non sembrava umana. Questo è quello che si legge nelle vecchie cronache degli Stati Uniti, su quei vecchi giornali ingialliti dal tempo. La gente sembrava elettrizzata o divertita da quelle fantastiche apparizioni, finché un giorno…
E’ l’alba del 17 aprile 1897, e ad Aurora,TX,  la luce stenta ad affermarsi sul buio della notte. La cittadina  è un piccolo centro country nel North Texas. Aurora oggi come ieri è un vecchio centro tuffato dentro sterminati campi gialli e verdi dove pascolano buoi e cavalli, e altri animali da cortile. In cielo le nuvole si inseguono veloci, mentre in terra si susseguono campi, alberi, mandrie  di buoi e qualche fattoria cascante. Un tempo si estendevano a vista le piantagioni di cotone e forse di mais. La terra è in parte secca e in parte umida ed è da sogno vederla sotto la luna piena in estate, sembra lo scenario giusto per un racconto di Faulkner o di Steinbeck, o la scenografia di un film di John Ford. E’ la vecchia terra dei pionieri, il mitico Texas dei cow boy con le vacche al pascolo, con i carri, i cani, le galline e dietro qualche masso un serpente a sonagli che si gode il fresco. Roswell meno di un secolo dopo non sarebbe stata molto diversa. Al tempo dei fatti e in quell’ alba del 17 aprile, Aurora era ancora una città del West, situata sulla Old Chilsom Trail, ossia sulla strada che aveva portato le  carovane dei pionieri  verso l’  Ovest. Una città del sud che aveva conosciuto la Guerra Civile e che contava quindici saloon per giocare e divertirsi, una piazza ed una fiera di bestiame rinomata in tutto il TX. Ma questa città avrebbe rischiato di divenire una città fantasma, con i saloon vuoti come le case, e le strade praticate solo da qualche gallina e qualche cane. Ma in quel 17 aprile 1897 c’è anche qualcosa che non va, infatti come in una sceneggiatura, uno script  che si rispetti, l’ arrivo di un mostro alieno dal cielo è segnato da epidemie e strani eventi che vengono annotati  nei registri di Aurora, è quello che ha scoperto chi  è andato a scartabellare in questi registri comunali e nelle vecchie cronache, infatti sembra che la città fosse stata colpita da qualche calamità epidemica  che aveva rovinato il raccolto di cotone e da un gigantesco  incendio che aveva bruciato una parte della città . Nuove epidemie, come quella di tifo, avrebbero continuato a colpirla facendola sempre più  una città maledetta e assottigliandone il numero di abitanti. Oggi Aurora conta circa 300 abitanti di cui molti vecchi, allora al tempo del fatto ne contava circa 3000!
E  veniamo a quell’ alba. Era ancora notte. Ma qualcuno vide nei cieli e sui campi di Aurora qualcosa, una specie di sigaro gigantesco, forse, o un dirigibile alquanto strano o forse un Disco Volante, ma allora nessuno poteva chiamarlo così. Sono i piccoli Charlie Stevens e  Mary Evans a vederlo, allora rispettivamente di dieci e quindici anni.  Lo descrisse  E.E.Haydon nel suo articolo apparso sul Dallas Morning News del 19 aprile. Oggi reperibile. Ma Haydon godeva fama di essere un gran burlone! Non sappiamo se la cosa si era fatta viva altre volte in quei giorni. Forse! L’ oggetto sembra in difficoltà e procede lentamente e troppo in basso per non destare apprensione e infine si scontra e precipita su una collina a nord di Aurora, e  su un mulino a vento, il mulino del giudice J.S.  Proctor,  vicino ad un pozzo, distruggendolo, distruggendo il giardino vicino e  distruggendosi. Il boato deve essere stato atterrente in quella notte e poi le fiamme che si sono subito  alzate dal colle. L’ intera Aurora deve essersi svegliata e deve essere accorsa sul posto in fiamme. Forse ancora immerso in uno strano bagliore. Anche i genitori di Charlie e di Mary si sono messi in marcia. E giunti sul posto vedono il mulino totalmente distrutto, il pozzo semidistrutto, assieme al giardino del giudice e agli alberi, e  a terra i frammenti ancora fumanti  della cosa. Ce ne saranno stati parecchi e forse parecchi abitanti  di Aurora se li saranno messi in tasca e  portati a casa. La storia di Roswell si ripete, però all’ indietro nel tempo. Qualcuno oggi si domanda perché Aurora sia diventata una zona battuta dall’ esercito! Ma c’ è a terra anche qualcosa d’ altro , qualcuno pensa che sia il pilota, e cerca di soccorrerlo, ma questo appare dilaniato e irriconoscibile, però una cosa è certa, quell’essere non era di questo mondo, not this Word. Almeno è quello che pensa T.J.  Weems, il telegrafista ufficiale  del Governo, che gode anche fama di essere un appassionato di astronomia. Lui è sicuro che quello viene da Marte, è un Marziano, forse uno di quelli descritti dall’ allora giovanissimo scrittore inglese George Herbert Wells. Quegli antichi pionieri e figli di pionieri eredi di quaccheri e puritani, decidono quindi di dargli una sepoltura rispettabile e vengono anche letti dei passi della Bibbia. Lo seppelliscono nel loro cimitero che stranamente si chiama Masonic Cemetery! E’ quanto mai singolare e fantastico  che l’ unico alieno registrato nei  cimiteri di tutto il mondo, sia ospite di un cimitero massonico! Dove riposano i Randall, i Beauchamp, i Rowlett,le vittime del tifo,i morti della Guerra Civile, quelli della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, quelli della Corea e quelli del Vietnam!  Ma c’è chi sembra saperla più lunga e nelle leggende che si sono costruite con il tempo, leggende e storie da narrare  davanti  al fuoco di un camino o davanti alle  fiamme di un bivacco notturno, sembra che addosso o vicino  allo straniero, siano state trovate delle carte, forse un diario di viaggio scritto in geroglifici incomprensibili. E qualche altro aggiungerà più tardi di avere trovato uno strano medaglione con degli strani segni, fatto di uno strano materiale e forse appartenuto alla straniero. Gli abitanti quindi danno sepoltura alla creatura e mettono nella sua tomba parte della sua nave distrutta, il resto lo scaricano nel pozzo ormai inservibile. E dopo lo strano articolo del Dallas Morning News, la faccenda del Marziano e dell’ aeronave di Aurora sembra cadere nel dimenticatoio. Ma Aurora è sempre più in difficoltà da quando la ferrovia non passa più da quelle parti e un’ altra epidemia alla fine del secolo decima i suoi esigui abitanti. Bisogna aspettare il maggio del 1973, perché quella strana storia di campagna,  torni alle cronache del mondo!
…….continua.
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Tre Passi Fra le Nuvole
trilogia fantastica
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Le cinque Rose di Geremia Gardoncle
racconto fantastico
di Salvo Gagliardo
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<<Il vecchio Mosè Abrams era appena uscito di casa,
per ricondurre le mucche alla stalla, quando
trovò lo Straniero>>
Clifford Simak.- Il compagno
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 1.
Il Vecchio di Millkill : Geremia Gardoncle
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Sono un irriducibile solitario, e se vi va di salire sulla  collina di Milkhill, e chiedete giù a Brinville la strada del vecchio Geremia Gardoncle, vi squadreranno  per bene, e dopo essersi assicurati che non siete un parente, un fastidioso esattore delle imposte,un avvocato, un medico, o chessò io, Dio non voglia, un becchino,vi manderanno al diavolo con << se lo trovi da solo!>>. Perché l’uomo di Milkhill è un vecchio topo di collina, scontroso come un lupo, fiero come un’ aquila, e testa dura come uno stambecco. Mi sono così stufato  della fastidiosità della gente, che da anni vivo qui in solitudine, a coltivare le mie rose, ad arare il mio orticello, e a fumare la pipa. Qualche volta viene a trovarmi una delle mie ragazze. E’ sposata giù in città con un tipo che vende chitarre o fisarmoniche, un certo Orphel, o Orphal, o vattela a pesca!Un tipo con cui non spartirei neanche la cabina telefonica. Così Ethel sale quassù qualche ora al giorno, ad ascoltare il brontolio di un vecchio padre. Poi resto solo, con il mio gatto e qualche piccolo animale da cortile.
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2.
Quella strana luce lassĂą
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 Quel tardo pomeriggio, dopo una fumata tranquilla,ero attorno alle mie rose con il gran cappello di paglia da giardiniere, i guanti e tutto il resto, quando vidi da sotto la larga tesa del mio cappello qualcosa che brillava. Alzai la testa, ed il cielo era più rosso di un normale tramonto, nuvoloni infuocati correvano come mandrie inferocite. Penasi subito che stesse per scatenarsi un formidabile temporale, e forse anche Samuele, il  vecchio gatto che mi tiene compagnia da quando è morto Jack, il mio fido labrador inglese. Il gatto  annusò l’ aria con i suoi lunghi baffi, fissò il cielo con i suoi strani occhi luccicanti, e se la diede a gambe levate per la porta di servizio.
Restai così a grattarmi la nuca, mentre quello strano esercito di nubi e nembi avanzava solenne come un galeone spagnolo. Qualcosa schizzò fuori da quella fosforescente crema di ribes e con una spettacolare parabola precipitò oltre il mio piccolo campo fiorito. Sradicò gli alberi che avevo piantato, meli e peri, fischiò e sparì dietro la collina con un inteso boato in una aurora intensamente rosata che presto divenne rossa simile alla fiamma di un caminetto.
Bella storia! Pensai. Seccature in vista. Speriamo che nessuno si sia rotto l’ osso del collo! Continuai a rimuginare, mentre il sole tramontava e le prime stelle cominciavano a brillare. Tutt’attorno c’era un silenzio abissale. Dentro le fattoria le bestie cominciarono ad innervosirsi. L’ aria attorno era stranamente elettrizzata, e presto si riempì di schiamazzi ed urla. Rientrai in casa, deciso a fornirmi di una torcia elettrica per una escursione lassù, sebbene la collina brillasse di luci come New York.
Maledizione! L’ interruttore aveva fatto cilecca! Non c’era più corrente. Le sole luci che brillavano  sinistramente erano gli occhi del mio vecchio gatto persiano, che mi accolse come se avesse visto uno spettro, gonfiando il pelo mostruosamente.
Maledissi l’ elettricità e gli elettricisti che mi avevano giocato quel brutto tiro. Frugai nell’ armadio del sottoscala e trovai la torcia, Giù di nuovo una bestemmia. Le batterie erano completamente scariche. Continuai  a frugare nel buio e trovai una lampada a gas del tipo a lanterna. Indossai il giaccone e vi misi dentro   il mio revolver a sei colpi.Uscii. L’ aria era più calda e secca. Guardai le costellazioni in cielo, la collina sembrava che bruciasse di una intensa luce arancione. Imboccai un sentiero in salita. Sentivo dietro di me lo schiamazzo isterico degli animali, mentre le numerose cicale di quelle sere tacevano.
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©salvogagliardoproduzione.2000-2009. All rights reserved.
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Questa storia è dedicata a tutti coloro  che sono appassionati di UFO e di Alieni. Forse la sera del 2 luglio del 1947 in una fattoria vicino Roswell, nel New Messico, è precipitata  un’ astronave aliena, il primo UFO crash della storia dei media, qualche giorno prima, il pilota privato ed uomo d’ affari, Kenneth Arnold aveva visto in volo sul Monte Rainier, nello Stato di Washington, ai confini col Canada, 9 oggetti volanti non classificati, li chiamò Dischi Volanti( Flying Saucers).Grazie. Salvo Gagliardo.
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 George Adamski
l’Amico delle Stelle
The Flying Saucers Have Landed!
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George Adamski nasce in un piccolo villaggio della Polonia il 17 aprile del 1891. A due anni i genitori emigrano per gli Stati Uniti, e si trasferiscono a Dunkirk, New York. Poco sappiamo dell’ infanzia di George, di certo dura, quella di un figlio di poveri immigrati polacchi in una regione multietnica come quella di New York. Di sicuro ebbe una educazione scolastica imperfetta e minima, forse ama la strada piĂą che i libri ,e forse comincia a coltivare strani interessi per l’ astronomia e il cielo, d’altronde è giusto per un connazionale di Keplero, Adamski è cattolico e lo resterĂ anche quando comincerĂ Â a percorrere la via dell’ Oriente e del sincretismo religioso, ma sappiamo anche che Adamski va  famoso per la sua abilitĂ nei lavori tecnici, artigianali, manuali e di fatica. Buona parte delle sue strane e straordinarie conoscenze le conseguì nel tempo da autodidatta. Per farla breve, George dovette arrangiarsi assai presto, per sopravvivere nella grande America di quegli anni. Sappiamo che la sua pronuncia conservò sempre una forte cadenza straniera, che era molto timido ed impacciato, ma che sapeva anche essere aggressivo e quasi spavaldo e spesso imprevedibile. Da un personaggio simile ci aspetteremmo strane rivelazioni sulla sua infanzia e la sua giovinezza, alcune leggende lo vogliono da piccolo in Tibet, altre narrano che la madre fosse dotata di poteri paranormali, e lo stesso Adamski avvalorò il racconto che nell’ infanzia fu avvicinato da strani e misteriosi personaggi. Di certo può essere annoverato fra i visionari dei nostri tempi, chi lo conobbe attribuisce anche a lui poteri extrasensoriali. Lo ritroviamo nel 1913 come soldato del 13° cavalleggeri ai confini con il Messico durante la Rivoluzione Messicana di Pancho Villa ed Emiliano Zapata, George ha 22 anni. Nel 1915 ottiene la cittadinanza americana, nel 1917 sposa Mary Shimberski, e nel 1919 si congeda con onore. Lo troviamo come operaio factotum nello Yellowstone Park, carpentiere, muratore, mugnaio, in altre parti dell’ Ovest, il giovane George giĂ Â rivela straordinarie abilitĂ e uno spiccato senso degli affari. Negli Anni Trenta, anni difficili per l’ America e il mondo, anni di depressione e proibizionismo, George è giĂ famoso per le conferenze che tiene ad alcuni adepti sulle religioni orientali e la reincarnazione. Cominciano a chiamarlo the professor, il professore. Ha giĂ attorno una cerchia di seguaci ed è nell’ Ovest, in California che Adamski comincia a predicare il suo vangelo cosmico. Lo Stato della California resterĂ famoso per avere accolto guru e maestri di pensiero orientale venuti dall’ Asia, si direbbe una zona intensamente spirituale. Forse è questo che ha sentito George, quando sempre in quegli anni ha dato vita ad un monastero e all’ Ordine Reale del Tibet, The Temple of Royal Tibet, nei pressi di Laguna Beach, dove si pratica e si insegna mistica orientale e buddhista in forte sincretismo con il cattolicesimo, insomma, a teosophy.Ma c’è anche qualcosa di interessante. Ossia, che nel Tempio si produce vino in tempi di stretto proibizionismo, Adamski sembra avere un pallino per gli affari, piĂą tardi dirĂ di avere fornito vino all’ intera California.Ma presto, le leggi federali sull’ alcool vengono meno, e Adamski è costretto a lasciare il Tempio.
Sono gli Anni Quaranta, anni di guerra, e troviamo Adamski a Center Valley, San Diego County, a dirigere una comunità agricola a sfondo esoterico, e infine a Mount Palomar, contea di San Diego, a 150 chilometri da Los Angeles e all’ incirca lo stesso da San Diego, sulla strada del grande Osservatorio Astronomico, che è ancora in fase di costruzione. Il suo destino ormai sembra legato per sempre a quello delle stelle. Qui entra in affari con una sua allieva, Alice Wells e qui fonda la sua nuova comunità di Palomar Gardens, oltre che un luogo di ristoro fra le montagne, il Cafè di Palomar Gardens, una sorta di cottage montano, in cui lavora come tuttofare e venditore di hamburger, e accoglie i diversi clienti diretti sù, all’ Osservatorio. Il nome di Adamski resterà così legato a quello dell’ Osservatorio, da far credere a molti che lui lavorasse per quello. Ed è qui che ha inizio la storia pubblica del nostro fantastico personaggio. Non sappiamo se ha prestato servizio durante la Seconda Guerra Mondiale, ma è l’ ottobre del 1946 che porta decisamente Adamski a scrivere i capitoli più importanti del suo romanzo cosmico e dal suo punto di vista, a coronare con successo una intera incarnazione spesa a far conoscere i misteri del cielo. Fra le varie leggende che hanno circondato questo strano polacco americano molto chiacchierato, c’è chi, come sir Desmond Leslie che gli fu amico e biografo, vuole che Adamski fosse un mutante.
Fine prima parte.
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©salvogagliardoproduzione.1999-2010. All rights reserved.
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  Albi di Fantastika
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Tre Passi Fra le Nuvole
trilogia fantastica
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Il Mio Amico Hans Christian Andersen
fiaba fantastica
by
Salvo GagliardoÂ
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“Quel giorno, l’ ufficiale di polizia
Lonnie Zamora ispezionava quel luogo
Idilliaco, quando una specie di ruggito,
dilaniò l’ aria, mentre un’ alta fiamma blu e
aranciata si abbassava dietro ad una collina”
Jean Pottier-UFO
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Una vecchia Rover rossa sfida faticosamente le accecanti luci infuocate, sotto una sonora pioggia di raggi per le lunghe e polverose strade del New Mexico, nell’ arido pomeriggio di un luglio di fuoco. Attorno giganteggiano solitari i cactus spinosi fra arbusti e canon rossastri. Fra le ciclopiche gole si occultano le mura sbrecciate di antichi villaggi, gli antichi bivacchi, gli scheletri pietrificati delle maledette città dell’ oro. I grandiosi scenari sono simili a quelli da cui la Rover ha preso il via con qualche colpo di tosse in un’ alba dura e paurosa fra montagne ciclopiche di pietra e rame. Le mani sudate stringono il grosso sterzo, gli stivali premono sul duro pedale.
Mi chiamo Virgil McMahannan, e possiedo una piccola impresa elettrica a San Francisco: << Luce Ogni dove. Riparazioni e Manutenzione Impianti Elettrici>> Sono alle prese con il solito giro di lavoro e mi aspetta un viaggio faticoso da Phoenix a Salt Lake city, migliaia di chilometri da macinare per le terre più calde degli States. San Francisco è la mia città e là mi aspetta una ragazza che sta per darmi un pargolo. E’ questo il mio unico pensiero, mentre da ore mi scorre davanti monotono e accecante, un panorama quasi marziano, di certo preistorico. Mi  piacerebbe un bel maschietto, rimugino. Diavolo! Che combina quella bestia! Un tir ciclopico mi supera con arroganza e mi costringe ad una manovra pericolosa. Con tristezza ripenso al feto nato morto che mi è stato mostrato in clinica quella volta! Il primo parto di Elizabeth, andato a male. Qualcosa mi barbaglia davanti. Il sole! Il maledetto sole. Annaspo nel cruscotto in cerca dei miei occhiali scuri. OK! Ma c’è un altro sole dall’ altra parte…….! Due soli? Mi piego davanti al parabrezza per guardare meglio. Un cilindro accecante simile ad un neon mostruoso levita in alto sulla mia testa. L’ avevo già visto al Barringer, giù al Meteor Crater. Ricordo che quella cosa si era alzata dal cratere. L’ avevo seguita per un po’, poi me ne ero dimenticato. Meteore! Avevo pensato. Scherzi della natura.
Sono stanco ed affamato. Mi conviene fermarmi alla prima stazione di servizio. Guardo la mappa. Per Santa Fè mancano pochi chilometri. La Rover comincia a salire.
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Si scia bene da queste parti d’ inverno. Penso. Non manca molto per gli impianti di  Los Alamos, ecco i cartelli e i posti di sbarramento. Il sole è al tramonto in un cielo rosso fiamma. Di nuovo quelle strane luci!  Che diamine  sta succedendo! Piogge di meteore in un cielo di luglio? Una palla infuocata attraversa l’ orizzonte. Le macchine sfrecciano senza accorgersene. A parte un contadino dallo steccato di una vecchia fattoria al tramonto. La cosa sta precipitando oltre la collina. Il contadino è scomparso, inghiottito dalla sua vecchia fattoria cadente. Per seguire le giravolte di quella stranezza  ho imbroccato una strada secondaria e pietrosa e del tutto deserta. Mi sento diabolicamente attratto da quella bizzarria. Le vado incontro verso le mura calcinate in alto  sulla collina. Dal finestrino entra un vento gelido. Questo tramonto è davvero strano! Raggi di luce e aurore rosate splendono oltre la collina. Tutto è deserto e stranamente silenzioso. Mi sembra di vedere una nebbiolina azzurrata che levita sulla strada. La Rover si ferma, fa le bizze, scoppietta, arranca, non ne vuole sapere di andare avanti. Vicino c’è una vecchia miniera abbandonata, trave marce, carrelli arrugginiti, rotaie divelte, macerie, un ingresso scuro e inquietante. Le batterie sono andate! Maledizione e tre volte dannazione! Davvero strano! Mi guardo attorno, il sole è quasi  tramontato e in cielo le costellazioni cominciano a risplendere. Quello strano sfavillio di luci oltre la collina sembra essersi spento. Dalla vecchio villaggio abbandonato soffia un vento gelido. Mi avvio a piedi come chiamato da un appuntamento verso le prime case di legno marcito del villaggio. La nebbiolina bluastra mi scivola fra i piedi in modo repellente. Sembra uscita sinistra, vomitata fuori dalla marcita città fantasma dei cercatori d’oro. Ricontrollo la mappa alla luce della torcia. La Federale non dovrebbe distare molto, più in basso. Ma quel putrescente cadavere notturno di pietre e legno fradicio mi incanta come un vascello fantasma fra le tenebre. I mie passi risuonano secchi nel silenzio. Il fascio giallo della torcia illumina la fluorescente nebbia dentro cui affondano i miei stivali e le mie gambe fino a sparirvi. Ovunque assi divelte, finestre scardinate, vetri infranti dietro cui guizzano fiammelle aranciate come ceppi di camino, ombre, vortici di stelle, suoni e musiche. Passo davanti all’ insegna di un vecchio saloon. Mi giungono alle orecchie le note di una sgangherata pianola, le due bussole sbattono cigolanti sui cardini di ferro arrugginito. C’è gente dentro che fa baldoria. Sul portico di legno risuonano i passi di stivali speronati. Alzo gli occhi verso i cielo, è pieno di stelle come non ne avevo mai viste. Un’ ombra scura l’ attraversa simile ad un vascello cosmico a luci spente. Sento lo scampanellio di migliaia di biciclette, simile ad un carillon galattico. Qualcuno mi chiama da dentro il saloon. Mi avventuro, entro, supero lo zoccolo e spingo i battenti. Dannazione! Dalle tenebre della sera alla luce di un impensabile paradiso! C’è un denso fumo di pipe e di sigari, gente che si diverte. Tutti indossano gli abiti impolverati del vecchio West. Ci sono pellerossa, yankee, indios. Un prosperosa biondina acqua e sapone storpia una vecchia ballata agitando le piume di un vecchio cappello. Un pianista negro strimpella sulla tastiera e un barista al banco, un tipo baffuto e duro, mi invita a bere una bevanda verdastra che subito mi brucia maledettamente nello stomaco. Ne chiedo un altro bicchiere e poi un altro ancora, fin quando mi ritrovo a fare l’ equilibrista su due gambe incerte nuovamente sulla strada polverosa del vecchio West, ancora una volta con le gambe sprofondate in quel magma azzurrato.
E’ così che faccio la conoscenza del mio bizzarro amico Hans Christian Andersen!
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Perché io l’ abbia chiamato così, è presto chiaro. Steso sul bianco lettino di una clinica psichiatrica,  sono trascorsi diversi giorni dagli avvenimenti della collina. Il dottor Blockead, quel verme, dice di averci capito poco, stress, o forse i cattivi pensieri per la creatura nata morta, o forse quel maledetto sole del Colorado. Panzane! Il fatto è che sono stato trovato senza la più piccola coscienza, riverso sul volante della mia auto, alle prime luci dell’ alba quasi sul ciglio dell’ imponente cratere meteorico. E’ ciò che ha detto Tony Beaster alla polizia, il vecchio camionista che mi ha soccorso. Intanto Elizabeth  ha partorito un bel maschietto, grassoccio e latteo come un maialetto. Ho ruminato a lungo la faccenda  ed ho immaginato che il mio  marmocchio  sia nato proprio nell’ attimo in cui la cosa se ne ritornava nel suo  pianeta .Così ho finito per chiamare  Hans Christian Andersen anche lui. Il marmocchio ha gli occhi di un celeste impressionante ed è grande e grosso in modo inusuale. Ma andiamo con ordine. Robot, androide, alieno, raccapricciante creatura stellare, paradossale viaggiatore galattico, feci la sua esaltante conoscenza proprio in quella notte di prodigi. Tutta quella fantastica baldoria di quella magica notte di luglio che mi si confonde in testa,  oggi qui in clinica fanno di tutto per farmela dimenticare.
Eccomi malfermo sul buio  sentiero azzurrato, attratto lì dalla maledetta città senza nome, dopo avere mandato giù diversi bicchieri, quanti non saprei, di quell’ intruglio verdastro del barista coi  baffoni e dal sorriso sinistro. Ricordo che anche lui aveva assunto il colore di quell’ intruglio bomba. Tutto però qui , nella clinica di San Francisco, mi si confonde nella testa. E’ certo, lo giuro, che dentro quella stomachevole nebbia, in una notte senza tempo, fra le carcasse marcite di una città fantasma, sotto un codazzo di stelle a nozze, sopra una collina del tutto solitaria e abbandonata, vidi…..C’è da uscire davvero matti…Bè gente, devo pur dirlo! Vidi…un bisonte!
Sgranai  gli occhi, come se la luce di tutte quelle stelle non fosse sufficiente a farmi notare  l’ assurdità della cosa. C’era davanti a me un gigantesco paio di corna, arcuate come un croissant lunare, che si allungavano da  un gigantesco cranio taurino e lanuto come un bufalo delle praterie, un fantastico incrocio tra un mammut e un dinosauro. Splendeva nella notte come un idolo antico, totalmente coperto da una lanugine rossiccia. E come se non bastasse, cosa da  farmi cadere a terra stecchito per la meraviglia, sulla sua groppa maledettamente alta, troppo alta per essere di questo mondo, se ne stava appollaiato come un principe indiano una creatura davvero singolare e beffarda, ma anche dolce ed in estasi come un guru in meditazione. Per prima notai il suo buffo cilindro, più alto che largo, e dalle sue strette falde uscivano ciuffi di capelli argentati pieni di giocosi luccichii. E sotto quel cappello c’era il  viso più strano che avessi mai visto, una faccia bianca e luminosa come la luna o come un neon. Più tardi quando potei guardarlo senza quel buffo cilindro vidi che aveva una fronte arcuata, la fronte più grande che avessi mai visto, che cadeva a strapiombo e sul cocuzzolo leggermente a punta riposavano in disordine  ciuffi di capelli nivei e argentati. La faccia in basso terminava con un piccolo mento quasi infantile, da bambino, e un nasetto altrettanto piccolo ed infantile arrossato come una ciliegia. La sua bocca era una fessura lunga e curva che dava al volto l’ impressione di un eterno sorriso. Due piccole lenti rotonde, scure e impenetrabili ne nascondevano gli occhi.
Quel coso  dal nasetto da Biancaneve sembrava uscito da una pagina di Dickens, anche per l’ abito assolutamente inconsueto e fuori tempo. Dei pantaloni aderentissimi tornivano una coppia straordinaria di gambe da trampoliere e che nella posizione in cui si trovavano si attorcigliavano come serpenti. Avrei giurato che fossero prive di scheletro, elastiche come il corpo di un topo. Anche se quei pantaloni a scacchetti lo facevano somigliare al filosofo Kierkegaard, ben presto mi accorsi che tutto quello che vedevo era in realtà qualcosa d’ altro! Dai pantaloni stretti alle caviglie usciva un paio di calzini buffi e multicolori. Ma quelle paia di scarpe era impossibile dimenticarle! Anzi, fu la prima cosa che mi si presentò davanti agli occhi della mente quando imbottito di tranquillanti mi svegliai nel lettuccio bianco della clinica a San Francisco, fra medici che mi guardavano con facce beffarde e incredule. Erano scarpe grandi, rotonde, più simili a racchette da neve, che a scarpe da tennis, ma di queste ne avevano l’ elasticità , sembravano un singolare incrocio fra una scarpa da tennis e una calzatura di astronauta. E che dire della giacca? Una vecchia palandrana bisunta, una finanziera lunga e d’ altri tempi, un cencio raccattato chissà dove! Aderiva al busto strettamente come i pantaloni, e il busto sembrava un tozzo cilindro corto rispetto ai trampoli. A raccontarlo ho rischiato di fare ammattire per davvero i pazienti della clinica!
In quei mesi di forzata inattività , nella Stanza 28 della clinica Riposo Sicuro, ho sempre rimuginato sui frammenti a flash di memoria di quella incredibile notte, estratti a fatica da una mente addormentata dai farmaci e dalle chiacchiere dei medici. Spesso ne ho parlato con Blockead e la sua infermiera, strappandogli risolini di compiaciuta superiorità . Ma quando gli ho presentato condita alla meglio, come un piatto prelibato, la storia delle nubi e del cilindro, allora e solo allora mi hanno schiaffato sulla faccia un sarcastico disprezzo che mi ha costretto a richiudermi nella mia conchiglia come un’ ostrica strapazzata.
Fu forse quell’ intruglio bevuto quella notte in quel saloon sgangherato fra gli allegri fantasmi di  una città defunta, ma vi assicuro che attorno a quel cilindro incredibile sulla cui vera natura ho più volte fantasticato, levitava una soffice nuvoletta che alla luce dell’ alba nascente mi parve di un delizioso color rosa pesco, uno sbuffo di nuvole simili a quelle  che circondano  i visi paffuti dei rosei amorini settecenteschi nei quadri dei nostri venerati maestri. Avrò modo di far notare come  quella delicata nuvoletta si comportasse da autentica nube, rabbuiandosi e schiarendosi, e persino generando vistosi scrosci temporalizi, con piccole saette argentate , e rapidi lampi che esplodevano e si scatenavano, secondo gli umori di quel cappellaio impossibile o di quel rigattiere intergalattico. E aggiungo che le poche volte che ho visto Hans assopito, la nuvoletta è scesa nascondendolo teneramente e beatamente!
………continua
©All rights reserved. salvogagliardoproduzione. 1999-2009.
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Se a qualcuno interessa l’ intero racconto o addirittura l’ intera trilogia di racconti fantastici non ha che da  contattarmi nel  sito Fantastikalbi,  o inviarmi una sua email al mio indirizzo di posta. Grazie.
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Lo Spazio e il Futuro
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 Salvo Gagliardo
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Sognare lo Spazio oggi è diventato possibile, il sogno è uscito dalle pagine dei pulp e dei magazine fantastici e fantascientifici del tempo, e, anche se in modo piĂą lento e meno rutilante, si appresta a divenire realtĂ o meglio routine, ossia si avvia  a perdere quell’ aura di cui fino ad ora è stata  avvolta l’ avventura spaziale. Non sono trascorsi neanche cinquanta anni da quando l’ uomo ha messo per la prima volta piede sulla Luna con la frase storica :<< Houston, Tranquility base here,the Aegle as Landed!>>. In questo sito potrete trovare dell’ altro sull’ avventura dell’ Uomo nello Spazio. Di certo gli scrittori di fantascienza avevano immaginato uno sviluppo piĂą rapido di questa avventura, e l’ avevano colorata variamente e diversamente, quasi tutti gli scrittori avevano dato per certo che entro il XX secolo, l’ uomo sarebbe andato a spasso per il Sistema Solare, un sogno che non si è ancora avverato. Ci sarebbe da chiedersi il perchĂ©, e una delle risposte plausibili è che lo Spazio non è fatto per l’ uomo. E in effetti è così. Le condizioni proibitive richiedono un lento sviluppo ed adattamento, richiedono tecnologie molto evolute e conoscenze sempre piĂą adeguate, il rischio è la fine del sogno. Sembra che la biologia terrestre sia fatta per questo pianeta ma non per gli altri. Osservazione interessante che potrebbe dircela lunga sull’ evoluzione sia terrestre che interplanetaria e interstellare se non galattica. Di sicuro ogni pianeta è biologicamente unico, una vita su Marte avrebbe caratteristiche diverse da quelle del nostro pianeta anche se potremmo avere con essa diverse cose in comune. E’ la legge del tempo e dell’ Evoluzione. Se immaginassimo una catastrofe che cancellasse dalla Terra la specie umana, la futura specie dominante sarebbe diversa da noi e se per caso fosse simile non sarebbe mai eguale! In natura non esiste una eguale ripetizione, nessuna foglia è eguale esattamente ad un’altra, nessuna cellula, nessuno stelo d’erba è eguale esattamente all’ altro. Nessun pianeta, nessuna stella, nessuna Galassia! L’ uomo invece è capace di creare delle copie perfette! Anche se artificiali.
E a ben considerare la cosa, i risultati finora raggiunti dall’ uomo sono degni di merito e di rispetto. Le conoscenze e gli oggetti che riesce a produrre, nello Spazio funzionano. Stiamo popolando il nostro Sistema Solare di sonde e di marchingegni alla deriva. Avremmo potuto ipotizzare uno sviluppo più lento ma più invasivo e consistente, o uno sviluppo più veloce, ma più effimero e pieno di pericoli. Di una cosa sono certo, che lo Sviluppo dell’ Uomo nello Spazio fa parte della sua Evoluzione, ed è in qualche modo scritto nel suo gene. E’ quasi un fatto organico, una seconda evoluzione stavolta tecnologica. Siamo solo ai primissimi passi. E’ chiaro che non siamo ai tempi di Jules Verne. Lo Spazio richiede nel campo scientifico l’ evolversi di molte discipline ad esso connesse, e contemporaneamente la ricerca di nuove tecnologie. Oggi, nella nostra vita quotidiana sul pianeta Terra facciamo uso in abbondanza di tecnologie che ci vengono dallo Spazio, questo per sfatare l’ ormai logoro pregiudizio che lo Spazio è solo una curiosità o un capriccio dell’ uomo. Lo Spazio diverrà invece la sua casa, la sua  vita futura. Scenari immaginati da Kubrick in 2001 saranno routine. Si andrà nello Spazio per lavorare, per studiare, per vivere. Le scienze coinvolte sono molte, da quella naturalmente astronautica, alla biologia, alla chimica, all’ ingegneria aerospaziale, a varie branche della medicina, si richiederà un particolare sviluppo delle Intelligenze Artificiali, senza di esse non è possibile né consigliabile avventurarsi nel Cosmo. Solo i computer riescono ad elaborare le sintesi necessarie e a dare  delle risposte efficaci alle domande degli  astronauti e de futuri coloni.
Entro questo secolo l’ uomo metterĂ basi permanenti su Marte e su Luna, è quello che le agenzie spaziali ci dicono. Ossia le prime colonie extraterrestri. Nel prossimo l’ uomo dovrebbe avventurarsi fra i pianeti e planetoidi di Giove. Entro il  millennio l’ uomo dovrebbe lasciare il Sole. Sono tutte tappe percorribili. Non c’è niente di enfatico in questo sogno, sono cifre a ribasso,ossia le cose potrebbero anche andare piĂą velocemente e entro due o tre secoli al massimo lasciare il Sole e iniziare la grande avventura fra le stelle. Ma Spazio e Tempo mutano e maturano la specie umana. Nel futuro forse si dovranno concepire piani diversi di sviluppo, diversi da quelli che sono stati progettati ad esempio all’alba dell’ astronautica. SarĂ necessaria una maggiore collaborazione fra Stati, il vecchio colonialismo potrebbe non funzionare nel Cosmo. Ci sono nuove nazioni che vi si stanno affacciando, i Paesi che nel futuro domineranno ij mondo, ossia l’ Asia. India e Cina giĂ stanno pianificando la loro avventura e presto sarĂ la volta dell’ Islam. Immaginare un’unica nazione o due nazioni come è stato nel passato impegnate a gareggiare e a contendere  nello Spaio non è uno scenario piĂą percorribile o immaginabile, e lo Spazio dovrebbe appartenere all’ intera Specie Umana. Forse Utopia? Forse una semplice necessitĂ ! I costi economici sono alti, si richiede una collaborazione globale sempre piĂą stretta fra scienziati, tecnici,e uomini di tutto i pianeta. D’altronde chi aveva sognato per primo questo sogno,  sto parlando di Tziolkovski nel XIX secolo,  lo aveva immaginato per l’intera specie. Nel XX uno scienziato tedesco manda gli americani sulla Luna, nel futuro scienziati indiani e asiatici viaggeranno assieme ad uomini dell’ Occidente. Nello Spazio lo scambio di conoscenze è prezioso. Se dovessero esserci altre Intelligenze nelle vicinanze non credo che distinguerebbero un americano da un cinese! Nello Spazio non c’è nĂ© sopra nĂ© sotto, nĂ© destra nĂ© sinistra, vi si richiede un uomo globale, un’ intera Specie. Forse è anche per questo che il processo si è rallentato nell’ attesa che l’ uomo superi del tutto ogni forma di  nazionalismo sempre più obsoleto e si avvii ad una collaborazione planetaria. Questo sembra il cammino dettato anche dalle difficoltĂ in cui il pianeta per ora sta vivendo! Lo Spazio che negli Anni Sessanta e Settanta aveva diviso Russi da Americani, poi li ha riuniti nelle  cittĂ in orbita terrestre, poi sono entrati  i giapponesi e via via  entreranno gli altri. L’ uomo capirĂ finalmente di far parte di un’ unica spinta evolutiva che dai boschi e dalle foreste lo sta portando fra le stelle? Einstein una volta disse che l’ unica razza che riconosceva nell’ uomo era quella umana! Riusciremo un giorno a ragionare nello stesso modo? Di sicuro i nostri vicini Alieni la pensano così da sempre! PiĂą ci allontaniamo dalla Terra piĂą sembriamo delle formiche indistinguibili! E’ così che dovrebbero vederci gli Altri! Un saluto. Salvo Gagliardo
©salvogagliardoproduzione2010.All rights reserved.
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Rapiti dal Cielo
UFO , Psicoanalisi ed X Files
Barney e Betty Hill
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 by
 Salvo Gagliardo
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E’ accaduto nella Contea di Lincoln, New Hampshire, la notte tra il 19 e il  20 settembre del 1961. Una data che sembra remota anni luce, ma che ha segnato anch’essa lo sviluppo della fantastica storia legata agli UFO. E’ accaduto ad una coppia mista, lei Betty,bianca, di origine caucasica ed anglosassone, lui, Barney Hill, un giovane di colore, afroamericano. La loro macchina stava tornando da una visita a Montreal, Quebec, Canada, e si stava  dirigendo verso casa, a Portsmouth, nel New Hampshire. A settembre deve fare freddo da quelle parti,  e ci dovrebbe essere la nebbia fra le montagne e la neve. A portare l’ auto è Barney. I Barney hanno lasciato un ristorante e stanno tornando a casa attraverso le White Mountains. Sono circa le 10,30 di sera. Barney è un uomo con la testa a posto, fa l’ impiegato delle poste a Portsmouth,  lei, Betty fa l â€assistente sociale sempre nella stessa cittĂ . Lei è una donna razionale e avventurosa, ama chiedere le cose e il perchĂ© delle cose, lui è piĂą posato e scettico verso certe storie che in quegli anni circolano negli U.S., storie di UFO e di Dischi Volanti. Betty ha una sorella che asserisce di averne visto uno un giorno. La macchina ha imbroccato la Statale 3  da tempo, e Betty ha l â€impressione che qualcosa ci sia di strano o di  interessante nel cielo quasi stellato. Qualcosa che si muove. Una stella, un satellite, non è molto che USA e URSS ne  hanno mandati in orbita terrestre. C’è un terzo nella macchina, è Darsey, un bellissimo cane nero, il cane degli Hill. La luce sembra avvicinarsi velocemente. Ora è Barney ad osservarla. Si, sarĂ un aereo, un Piper Club o anche un elicottero. La macchina continua per la sua strada, ma la luce stranamente sembra seguirli e avvicinarsi sempre piĂą alle montagne. Betty comincia ad esserne  interessata e un po’ impaurita, ma Barney mostra il suo sangue freddo.  La macchina continua la sua corsa e la cosa non sembra mollarli, adesso è piĂą vicina e quasi sopra di loro. Betty scherza sui Dischi Volanti, ma Barney sorride scettico,continua a pensare che si tratti o di un aereo o di un elicottero. Giunto ad un certo punto la cosa non sembra piĂą un aereo convenzionale, nè un elicottero convenzionale, è qualcosa d’altro di sicuro. Ormai è vicino fra gli  alberi e le montagne. E’ qualche cosa di rosso luminoso e sembra avere  degli oblò. Ora anche Barney è incuriosito, ferma la macchina e prende un binocolo. Scende e cerca di guardarlo a distanza ravvicinata. Ma la cosa comincia  a muoversi. Barney  è preoccupato. Rientra in macchia  dove c’è Betty in parte eccitata, in parte preoccupata e in parte incuriosita,  e ripartono a grande velocitĂ . L’  oggetto continua a non mollarli. Ora è chiaro che lassĂą c’è qualcuno che ce l’ ha  con loro. L’ auto fila veloce, ma poi Barney  non si sa perchĂ© imbrocca una strada secondaria e sterrata nella notte. C’è una forte luce da quelle parti, sembra la luna. Barney ferma e scende di nuovo con il binocolo, perchĂ© la cosa ora sembra molto vicina. Ma assieme al binocolo prende anche una pistola. Comincia ad avere paura. Si avvicina per vedere meglio quello che sta succedendo. Ora la cosa è quasi ferma nel bosco, forse in una radura, c’è una intensa luce che proviene dall’ oggetto, sembra rotondo con attorno delle fila di oblò. Barney li osserva bene al binocolo, mentre Betty dalla macchina non gli stacca gli  occhi da addosso  e ogni tanto grida Flying  Saucers! Barney ha il tempo di vedere che sotto l’ oggetto intensamente illuminato ci sono degli esserci, dapprima sembrano degli uomini di piccola statura, ma poi si accorge che si muovono in maniera strana, , come se fossero dei soldatini rigidi e decisi. Barney torna di corsa alla macchina. Entrano velocemente, mette in moto e si allontana rapidamente, mentre quelli sembrano essere giunti vicinissimi all’ auto, quasi a toccarla. L’ auto riparte e via via si allontana. Barney è preoccupato ed ha perso il suo sangue freddo, Betty è anch’essa preoccupata, ma continua a parlare di Dischi Volanti. L’ auto ha dei sobbalzi, dei rinculi strani. A Betty gli sembra di sentire un bip insistente, forse proviene dalla radio. In ogni caso sta accadendo qualcosa. L’ oggetto continua a non mollarli anche se l’ auto si è re immessa nella Statale a tutto gas. Poi accade qualcosa. Qualcosa che nessuno dei due ricorda. L’ auto continua la sua corsa o si è fermata? Non si sa. Fatto sta che sono trascorse delle ore, ma nessuno dei due ha la sensazione che sia trascorso tanto tempo.  L’ auto ora si trova a 60 chilometri dal posto dove si è fermata l’ ultima volta, ma nĂ© Barney, nĂ© Betty sanno spiegarsi come siano finiti lì! L’ oggetto sembra scomparso ma l’ auto ha ancora dei sobbalzi e quello strano bip continua a martellare gli Hill. Barney ora sembra tranquillo e guida l’ auto verso casa, Betty forse è quella che sembra avere  risentito di piĂą il trauma, continua a parlare di Dischi Volanti e Barney continua a sorridergli incredulo. E infine giungono a Portsmouth, nel grazioso cottage degli  Hill. Sembra un episodio di Ai Confini della RealtĂ , The Twilight Zone,  una serie televisiva americana che in quegli anni conobbe un grande successo, ma non è così come vedremo perchĂ© la strana storia dei coniugi Hill sembra sia accaduta realmente, è quello che cercheranno di stabilire parecchie persone impegnate non solo nella ricerca ufologica, ma anche nel campo medico e psichiatrico.
Un’ osservazione  che mi piace mettere a conclusione di questa prima parte, è che Betty Hill   è la vera protagonista di questa strana  storia, ed è quella che è rimasta più a lungo sulla Terra  per raccontarla, è come si dice nelle fiction,  il personaggio attivo, colei che discute e discetta con gli Alieni e con il loro presunto  Capo, mentre Barney sembra il personaggio che subisce la storia, che ne soffre di più e che forse lo porterà alla morte, qualche anno dopo. Grazie.
Fine della prima parte……………………….
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Rapiti dal Cielo2
UFO , Psicanalisi ed X Files
Barney e Betty Hill
by
Salvo Gagliardo
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L’ avventura di quella notte dovrebbe essere dimenticata facilmente, o rimossa come una forma di allucinazione, ma invece le cose per gli Hill, cominciarono ad andare diversamente in un crescendo di climax che li porterà tutti e due nel lettino dello psichiatra Benjamin Simon di Boston. Quella che ha cominciato ad avere strani comportamenti è stata Betty. Dopo avere fatto una relazione dettagliata alla U,S. Air Force da buona patriota, relazione che in parte è finita sui tavoli della Commissione di Inchiesta Governativa sugli UFO. il Project Blue Book, la donna ha cominciato a nutrire un forte interessamento per i Dischi Volanti, leggendo quanto è riuscita a trovare sull’ argomento e entrando in contatto con il maggiore a riposo dei Marines Donald Keyoe,nonché scrittore di storie fantastiche per i pulp d’ America, e che nel 1950 aveva pubblicato un libro molto fortunato, I Dischi Volanti Sono Reali. Poi sono cominciati i brutti sogni, gli incubi ricorrenti. Ma dopo qualche mese quello che ne ha risentito di più sembra essere stato Barney. La sua salute da quella notte ha cominciato a peggiorare. Oltre ai disturbi della sfera del sogno e del sonno, Barney cominciò ad accusare disturbi psicosomatici di una certa gravità che lo costrinsero a rivolgersi ad un medico. Il medico di famiglia ascoltò lui e poi ascoltò Betty e infine li orientò verso uno psichiatra di Boston, il dottor Simon, che nelle sue cure ricorreva all’ ipnosi e all’ ipnosi regressiva per individuare l’ origine della malattia. Intanto  in casa Hill fa la sua comparsa Walter Webb, un giovane che si interessa da tempo di UFO e che è legato al maggiore Keyoe, anzi è lui a mandarlo dagli Hill, dopo che Betty lo aveva contattato e gli aveva narrato a sommi capi quello che le è parso fosse successo quella notte, Webb fa molte domande e torna diverse volte dagli Hill. Intanto nel gennaio del 1964 hanno inizio presso il dottor Simon le sedute a base di ipnosi regressiva. Sia Barney che Betty vengono sottoposti al medesimo trattamento. E ciò che salta fuori dai loro ricordi regressi ha qualcosa di inquietante se non di raggelante. Non dimentichiamo che queste sono  le prime testimonianze dettagliate di un abduction, di un rapimento alieno. I tempi di Adamski sono lontani e l’ America sta conoscendo un forte flap ufologico che dura dagli anni cinquanta e dai Dischi Volanti su  Washington D.C. L’ America da tempo ha apprestato delle Commissioni di Inchiesta e dei gruppi di studio sul fenomeno, chiamando scienziati, sociologi, psicologi e esperti militari a collaborare, fra questi c’è l’ astrofisico Allen Hynek. Le scene oniriche che Simon tira fuori da Betty e da Barney sono davvero allucinanti. Per la prima volta gli Alieni divengono temibili e mostruosi e realizzano gli incubi degli sceneggiatori di film di fantascienza degli Anni Cinquanta e Sessanta . La leggenda metropolitana o la realtà dell’ Alieno cattivo e dall’ aspetto mostruoso o repellente, in ogni caso non umano, che si diverte a rapire e a fare esperimenti sugli umani, simile ad un nazista dei Campi di Concentramento, nasce proprio ora, Adamski ci aveva raccontato una meravigliosa favola senza orchi né streghe, gli Hills ce ne raccontano un’ altra con orchi e con streghe. I tempi stanno cambiando anche su  ciò che noi pensiamo possa esistere fra le stelle.
Ed ecco quello che sarebbe successo fra le montagne del New England quella notte di aprile. Una forte luce si era avvicinata all’ auto, una luce strana, diversa dalle altre, una intensa luce rotante e pulsante, forse di un colore rosso fiamma. Barney quando aveva esplorato l’ oggetto con il binocolo aveva visto delle creature che lo guardavano dagli oblò disposti in file attorno all’ oggetto. La luce è là ferma in alto sopra gli alberi.  Gli Hill ne sono turbati ed incuriositi. Dove si è fermata la loro auto modello America anni cinquanta e sessanta non passa nessuno, è un sentiero sterrato che porta all’ interno, verso una radura,  i boschi e le montagne. Betty ricorda che la macchina si era allontanata a tutta velocità mentre qualcuno o qualcosa si stava avvicinando e sembrava minacciosa. Betty dirà più tardi, degli esseri strani e dagli strani occhi, che si muovevano stranamente, come soldatini o dei robot, in formazione. Erano sette, o nove, o undici. Erano senza caschi, e le loro teste erano assolutamente glabre. C’è un gioco di luci provenienti dall’ oggetto e di strane figure in movimento, c’è la notte e c’è il terrore degli Hill.Sono riusciti ad allontanarsi o la macchina è stata in qualche modo fermata, catturata? Io amo immaginare che il rapimento sia avvenuto  proprio  lì, in quella strada solitaria. Forse è  intervenuto una sorta di sonno o di tramortimento. Fatto sta che ora gli Hill vengono guidati verso quello che  appare un’ astronave aliena. La storia è stata ricavata da sogni ricorrenti o incubi e tirata fuori sotto ipnosi dal dottor Benjamin Simon di Boston. Per cui si colora di sogni e di un linguaggio tipicamente onirico.  Che nella realtà sia accaduto quello che viene narrato forse ha poco importanza, entriamo qui nel mondo degli stati di coscienza alterati, è questo il fascino della storia! Non si sa mai con certezza se  gli UFO hanno operato materiali rapimenti! Ma tutto avviene in un gioco di sogni e di vaghi risvegli! Se gli Alieni sono capaci di entrare nei nostri sogni e condizionarli, allora siamo davvero di fronte a Creature oltre ogni immaginazione che mettono in crisi ogni nostra certezza del qui e del dove! Il cui potere mentale e tecnologico,  è di gran lunga superiore al nostro! Una storia di fantascienza hard che si colora di fantasy! Ora Betty è dentro l’ astronave. Vede attorno a lei quelle strane figure la loro descrizione è incerta, di certo non sono umani. Hanno  strani occhi e strane teste, sono per lo più piccoli di statura, o forse non tutti. Betty ne conta nove o undici e fra questi c’è chi ha l’ aria di essere il Capo della spedizione. Questi si esprime in perfetto inglese comprensibile, o forse così gli parla telepaticamente! Forse è nella testa di Betty che quel suono risuona. Viene subito rassicurata. Non c’è da temere per la loro incolumità . E’ solo un test condotto sugli umani. La stessa rassicurazione viene fatta a Barney che appare più terrorizzato, mentre in Betty assieme al terrore gioca la curiosità . Forse lei è l’ unica ad avere capito l’ importanza del momento. Chissà se Dalsey,  il cane degli Hill ne è stato consapevole!
……fine seconda parte.
©salvogagliardoproduzione.2010.All rights reserved.
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Gentili visitatori, ho provato a ricostruire  i fatti con ciò che ho trovato in Rete , non so se le cose siano esattamente andate in questo modo, ma anche se no, la storia degli Hill continua ad essere ammantata di mistero. Salvo Gagliardo..
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UFO Romance
The Roswell Crash(1)
Una Storia possibile
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Salvo Gagliardo
Gentile lettore, come scrittore di fantastico mi proverò a qui  a ricreare gli scenari di Roswell 1947,  anche se brevemente, ripromettendomi di arricchirli e complessizzarli in un’ opera futura.Grazie.
Cosa è successo quella notte del 2 luglio 1947 a Roswell, New Mexico? Si era  scatenato uno dei soliti temporali che colpiscono le praterie e le colline erbose di quella regione, I Wilmoth, Dan e la moglie, che avevano un negozio di  ferramenta, quella sera dal patio della loro casa videro in cielo qualcosa, qualcosa di molto luminoso che stava attraversando come il fascio di un riflettore le nubi che si erano addensate su Roswell, la cosa sembrava attirare i fulmini che gli si scaricavano sopra con violenza. La cosa era diretta verso Nord Ovest della città , verso le montagne e le colline di Corona e della  piana di Sant Augustin, poi era esplosa fragorosamente con un boato e una fiamma di fuoco,  forse colpita da un fulmine, la si era vista in difficoltà dentro una massa incandescente  nel cielo scuro di pioggia, ma aveva continuato la sua corsa e i Wilmoth l’ avevano vista sparire all’ orizzonte.
 Roswell, che oggi fa circa 50.000 abitanti,  è una cittadina tranquilla del New Mexico, situata nella Contea di Chaves, che nel passato  ha conosciuto la Guerra Civile e la Guerra con gli Indiani. Zona classica degli Apache. Vi sono praterie erbose e zone desertiche piene di serpenti, dove pascolano mandrie e pecore, colline erbose battute dai venti violenti e spesso da improvvisi acquazzoni e temporali. Il cieli si perdono vista d’ occhio. A nord c’ è Albuquerque, la città più importante,  Ad Ovest sono i Monti Sacramento ed a Est la pianura del  Pecos. Roswell conserva  ancora oggi forti tradizioni militari, anche se la famosa Walker Air Force Base prestigio della Forza Aerea americana, è stata chiusa nel 1970 con un forte danno per la cittadina che viveva della presenza militare. Ma l’ intero New  Mexico è un concentrato  di Basi militari, e ci sono in giro più militari che civili. Oggi Roswell vive turisticamente all’ ombra dell’  UFO crash del 1947. Una sorta di mecca o di pellegrinaggio per chi spera nel Grande Contatto. Vi è un famoso Centro Convegni e forse il più prestigioso Museo UFO degli States. La Main Street, la lunga strada che l’ attraversa nota oggi quanto la Quinta Avenue di New York ospita ricordi e rimembranze aliene, e persino la Mc Donald vi  ha costruito uno dei suoi tipici  ristoranti pop ,  con la forma di una astronave aliena. E  Roswell è anche la città natale  della bella Demi Moore!
Ma quel 1947 è lontano, e ricorda ancora la guerra, e l’ immediato dopoguerra. Sono quasi i panorami del regista Nicholas Rey e di Gioventù Bruciata, Rebel Without a Cause, con James Dean, e di Johnny Guitar. Il Charleston sta per cedere le armi al Rock and Roll e si prepara ad  andare in soffitta assieme ai film di Fred Astaire  & Ginger  Rogers, e i Juke box stanno invadendo i bar e i luoghi di ritrovo dei giovani, che indossano bue jeans e scarpette di tela da ginnastica, e portano i capelli lustri e impomatati. Sono le scenografie delle ridenti e linde cittadine americane dove i nuovi registi si accingono ad ambientare i loro drammi.   A Roswell vi risiede il 509° Bomb Group, la Walker Field Air Base. Un gruppo scelto di avieri che hanno combattuto nel Pacifico ed in   Europa, specializzati nel trasporto della famosa Bomba A., clone di Little Boy e Fat Man,  fatte  esplodere su Hiroshima e Nagasaki. Insomma quella  è gente che non scherza. La Base la comanda un certo generale Blanchard un uomo sorridente e cordiale, e dipende strettamente e gerarchicamente dal Quartier Generale, Ottava Armata  Air Force, a Forth Worth, in Texas, che in linea d’ aria dista poco, ma ci vogliono molti chilometri per raggiungerla da terra. L’ ufficiale in capo del generale Blanchard  è il generale George  Ramey responsabile di Forth Worth Base. Quell’ area è straordinariamente  rigogliosa di Basi Militari. Poco  distante c’è  Wight Sands, il famoso Poligono, dove il futuro direttore della Nasa il tedesco von Braun fa volare le V2, accingendosi a spararle sulla Luna.  E oltre il fiume e i monti Sacramento, c’è Alamogordo, la zona della  Bomba, ma Los Alamos è più a nord, oltre Albuquerque e vicino Santa Fè, è il quartiere generale  della Bomba Atomica. E infine non distante c’è Sandia Base, una delle basi militari  più importanti d’ America.  Questo  tipo di scenografia sembra quella giusta per ospitare quello che  sto per narrarvi, la  location ideale, non per una storia di guerra, ma  per il primo Ufo crash della storia degli UFO. Qui i Grigi cominceranno a prefigurarsi  nell’ immaginario pubblico,  anche se  ancora non si chiamano grigi e dovranno passere degli anni per essere chiamati tali.
Il 1947 è un’ annata d’ oro per  gli UFO e i Dischi Volanti. Qualche settimana prima di Roswell, il pilota privato Kenneth Arnold li aveva consegnati  per sempre alla Stampa e alla Storia e in quei giorni di primo luglio tutte le Basi erano state allertate per l’ avvistamento di numerosi Oggetti Volanti non Identificati nei cieli del New Mexico. Il 4 luglio era prossimo, e ci si preparava  a celebrare la giornata più importante d’ America. Fatto sta che qualcosa accadde prima e dopo, qualcosa di inaudito fino ad allora, qualcosa che consegnava   onore e prestigio all’  U.S.  Air Force e agli  uomini della Walker Field Base. Infatti il San Francisco Cronicle del 9 luglio uscì  con la notizia bomba che un Disco Volante era precipitato nel ranch  di un contadino a circa 100 chilometri da Roswell,  e che l’ esercito se ne era impossessato. Mentre il  comunicato stampa, a cui la notizia si riferiva, era stato diramato  a tutte le agenzie,  il pomeriggio dell’ 8,  dal tenente della Base Aerea ,  Walter Haut, e diceva che il 509° Gruppo di Bombardamento dell’ Ottava Armata di base a  Roswell, aveva catturato uno dei famosi e chiacchierati  Dischi Volanti. La notizia aveva subito  fatto il giro degli States e del Mondo. Gli uomini della   Walker Field Air Base, era  gente affidabile, con ancora addosso le ferite di guerra. Nessuno avrebbe potuto dubitare di loro. Eppure!
La storia continua……………
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UFO Romance
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Cosa accadde a Travis Walton ?(1)
by
Salvo Gagliardo
liberamente tratto da un digest del libro Fire in the Sky
Sembra una fiction di Steven Spielberg, una storia di UFO, e sette è un numero apocalittico, è il numero della Rivelazione. Tutt’attorno c’è un rumore assordante, sono le seghe elettriche e sono le voci dei sette che si rimbeccano e si spronano a vicenda. E poi il suono fracassante dell’ albero che precipita. Allen Dalis sembra competere ferocemente con Travis Walton. Alla fine la giornata si chiude. Sono le sei del pomeriggio e il sole sta tramontando fra gli abeti e i pini, il sole tramonta prima fra i boschi e le montagne. Lì vicino è posteggiata una Unas International 65, il vecchio camioncino con cui i sette sono giunti. Vi ricaricano le motoseghe, i bidoni con il gas e l’ olio per le macchine e infine prendono posto dentro, il solito, e il camion si allontana nell’ aria fredda del tramonto fra un velo di nebbia che si alza dagli alberi. I sette sono accaldati e tengono aperti i finestrini, fra loro si raccontano barzellette e ridono. Travis Walton respira avidamente l’ aria fredda dei boschi. Ma all’ improvviso il suo occhio è attratto da una strana luce che barbaglia in lontananza fra gli alberi. Dapprima sembra un incendio, è intensa, forte. Il camioncino vi si dirige. Gli alberi là sono molto fitti, ma la strana luce riesce a perforarli. Gli alberi sono così fitti che i loro rami battono sul camioncino. Ora la luce è più vicina ed è di un colore giallo oro così intenso da incuriosire. Qualcuno ipotizza che si tratta di un aereo fracassatosi sugli alberi ed in fiamme. Ma presto la cosa appare in tutta la sua stranezza, assurdità e sublime meraviglia. Il furgone sbanda e va verso il terriccio sterrato e qualcuno dentro grida-Mio Dio, un Disco Volante! Flying Saucers! E infatti, sospeso sugli alberi quasi nella sera sta proprio un oggetto molto strano e grande, e a forma di Disco, due piatti uniti con sopra una cupoletta, ma è così grande e luminoso da destare meraviglia e terrore. Un gigantesco disco tutto d’oro così grande da togliere il fiato ai poveri boscaioli e da mettergli paura. Se ne sta quasi immobile, sospeso in aria, in un freddo glaciale, avvolto da una leggera nebbia che appare quasi fosforescente. Tutti si sono azzittiti davanti a quella improvvisa enormità che resta anch’essa muta, inerte, morta, mandando barbagli infuocati dalla superficie liscia che sembra metallica. E’ un momento agghiacciante e sublime. Travis Walton senza dire niente a nessuno decide all’ improvviso di scendere dal camion e di avvicinarsi di più alla cosa. Ha paura che se ne voli via e non vuole perdere l’ occasione di guardare a distanza ravvicinata una cosa come quella. Gli altri sembrano avere più paura che curiosità e restano dentro guardando l’ amico allontanarsi nella sera con le mani intasca per il gelo. Sembra una favola da fantascienza, ci sono i boschi e c’è il Castello Incantato sospeso in aria dove forse risiedono gli Orchi e le Orchesse. Il Castello è il Disco Volante sospeso. Il più avventuroso della compagnia si è quasi portato fin sotto l’ oggetto, mentre gli altri se ne stanno rinserrati nell’ auto. Qualcuno grida a Travis di tornare indietro. Ma Travis è come inebetito, incantato dalle luci e dall’ astronave sospesa sugli alberi. Dalla cosa non sembra venire alcun suono, alcun segno di vita. No! C’è un suono, qualcosa che viene da dentro, ma è sottile e le orecchie di Travis lo colgono con difficoltà . Ma poi le cose sembrano cambiare improvvisamente. L’ astronave ora ha dei sussulti, il suono si fa più intenso, Travis sente Mike che gli grida di tornare indietro. Ma è troppo tardi. Dal fondo del Disco parte un raggio di colore verde e blu che colpisce Travis con violenza. Mike e gli altri esterrefatti e impauriti vedono il proprio compagno sollevato in aria dalla luce che come una saetta ha colpito il giovane e poi lo vedono stramazzare violentemente a terra. E’ a questo punto che Mike Rogers preso dal terrore gira la chiavetta dell’ accensione che gli fa resistenza e lo stesso furgone ha difficoltà a ripartire e poi attraverso la strada sterrata e i boschi che allungano i rami minacciosi l’ Unas International si allontana velocemente, a 40 chilometri orari, nella sera, fra il freddo e la nebbia, con Mike e gli altri che urlano da dentro e si voltano indietro per vedere se il Disco ha intenzione di seguirli.
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UFO Romance e Hollywood Fiction
UFO e Arte
Whitley Strieber e Steven Spielberg
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Stranamente il fenomeno UFO non mi sembra sia stato  ampiamente  sfruttato per tutte le sue potenzialità da scrittori, registi e sceneggiatori. Come scrittore di letteratura fantastica me ne dispiace, perché ho sempre ritenuto il tema molto affascinante, suggestivo e carico di possibili sviluppi narrativi e drammatici e me ne dispiace anche per gli scrittori di Science Fiction , almeno i più grandi, che sembra abbiano   snobbato gli UFO, forse ritenendoli soggetti poco credibili o risibili. Parlo di Asimov ovviamente, e di tanti altri, dei più, a parte qualche eccezione. La nostra Roberta Rambelli, ad esempio, mi sembra abbia prodotto qualcosa, e volendo, l’ intera tematica di Philip Kindred Dick vi fa implicito  riferimento, anche se Dick era troppo sofisticato per accedervi coscientemente. Ma come non parlare del singolare e inimitabile scrittore di racconti  sovrannaturali ed  horror che fu Howard Phillips Lovecraft di Providence, Rhode Island, che a parer mio può essere considerato pienamente  un contattista ante litteram! Potrei ancora fare riferimento alle fortunate serie della Tv americana,  The Twilight Zone, X Files ideata da Chris Carter, o  anche Twin Peaks . Ma qui mi soffermo su due esponenti americani del genere fantastico, Whitley Strieber e Steven  Spielberg. Ambedue hanno prodotto, ciascuno a suo modo, delle opere che fanno esplicito riferimento agli FO e alle Visite Aliene. Spielberg si sa come appassionato di ufologia e grande promotore della Ricerca di Intelligenze Extraterrestri, Strieber come testimone diretto  di una abduction, la sua, e come scrittore di romanzi fantastici ed horror. Comincio da quest’ ultimo.
Whitley Strieber è nato el 1945 a San Antonio, Texas. Di formazione cattolica. Dopo aver fatto il pubblicitario a New York city, ha cominciato a scrivere e a pubblicare romanzi fantastici di genere horror come “Wolfen” e “ The Hunger”, sul tema del lupo mannaro e del vampiro, debuttando come scrittore nel 1978. Ha continuato nel genere fantastico spostandosi via via su temi apocalittici e catastrofistici, sul mutamento ambientale e la trasformazione del pianeta e dell’ uomo a opera delle tecnologie e della civiltà . Nel 2002 è tornato ai Vampiri e ai lupi mannari con The Last Vampire e Lillit’s Dream . Ma è quello che gli sarebbe successo il 26 Dicembre del 1986 che qui mi interessa. E’ il giorno in cui Whitley Strieber ha avuto il suo primo Incontro Ravvicinato con alcune creature che ha chiamato The Visitors.  Da questa terribile esperienza in parte fantastica e in parte reale, Strieber ne ha tratto materia per un romanzo che ha conosciuto un grande successo di vendita, Communion, uscito nel 1987. Uno scrittore di successo che diviene testimone di un Contatto è davvero singolare nel campo della letteratura. Ma le avventure mentali di uno scrittore spesso mischiano realtà e sogno in un fantastico mixer che per i più grandi diviene geniale. L’ esperienza del raggio rosa, ad esempio per lo scrittore Phillip K. Dick! O il Necronomicon per Howard Phillips Lovecraft! Di questo Contatto avvenuto a Natale, e che ha anche coinvolto il figlio e la moglie, Strieber ne resterà per sempre segnato. Communion è una sorta di diario di un’ avventura off limits verso la propria interiorità e verso il Cosmo. Nel 1989 assieme al regista franco australiano Philippe Mora realizza anche un film che avrà lo stesso successo del libro, e che verrà interpretato nella parte di Whitley dall’ attore  Christopher Walken.
Si tratta dell’ esperienza di uno scrittore di fantastico di New York, la cui vita viene  stravolta in un crescendo inesorabile da Presenze strane che si riveleranno in un crescendo intrigante e in un climax intensamente drammatico,  degli Alieni. Il film in certe sue inquadrature risente molto di Incontri Ravvicinati di Spielberg, l’ altro grande capolavoro costruito sul tema degli UFO. Qui come lì è protagonista un bambino e qui come lì gli Alieni sono anticipati da intense fonti di luci che scendono dal Cielo. Ma la vicenda di Spielberg è epica e coinvolge la storia degli U.S. e del mondo intero, mentre qui è vicenda intima, personale, che  riguarda un intellettuale e scrittore di New York in crisi di ispirazione, e l’ UFO non ha la solidità indiscutibile che Spielberg gli assegna, è una storia fatta di sedute dallo psicologo e di ipnosi regressive, di circle time e di lunghi confronti con la moglie. La storia si avvicina di più  qualche racconto di Dick che al nuovo John Ford di Hollywood.  Da allora il Contatto e gli Incontri continueranno a perseguitarlo e a porre interrogativi alla sua mente. Strieber entra così  in rapporto  con altri che hanno avuto  la stessa  terribile esperienza del Rapimento,e diverrà noto negli ambienti artistici per questo, E scriverà altri romanzi su questo argomento, come Transformation (1988), Breakthrough (1995) e The Secret School (1996). Scriverà anche una storia sui fatti di Roswell ,Majestic. E un romanzo intitolato The Grays . Diverrà così noto  da essere presente ad una trasmissione del famoso talk show di Larry King,   Larry King Live. Su di lui si sono formate delle leggende come quella che sul set di Communion ci fossero anche Loro, gli Alieni dalla testa triangolata e dai grandi occhi strani. Non è molto che Strieber ha dichiarato di avere incontrato in un albergo di Toronto una strana figura, una sorta di Maestro Iniziatore. Sono splendide  Gothic Story  le sue, alla maniera di Lovecraft, che meritano  un’ attenzione e uno studio particolare per i simboli che supportano, e Strieber coniuga magnificamente i tormenti di uno scrittore presente al suo tempo e  di  uomo in crisi e le strane figure venute dallo Spazio, o dal profondo del suo inconscio, o da una dimensione interiore che ancora noi  sconosciamo e che si sposa  magnificamente e occultamente   con i Viaggiatori Stellari, in un climax apocalittico di trasformazioni, di metamorfosi e di mistero che dovrebbero attendere l’ uomo. Di sicuro Communion è la movie più interessante e più credibile  fino ad ora prodotta sul tema delle Abductions.
continua……………
©salvogagliardoproduzione.2010.All rights reserved.
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La Stella che ci ha fatto nascere
Il Sole
dedicato alla NASA
by
Salvo Gagliardo
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Ogni Alieno che dovesse abitare  nel nostro Sistema Solare, ma che non gli appartenesse, dovrebbe fare i conti con la nostra Stella. Ogni Essere Vivente e Ogni Vita che dovesse trovarsi nel Nostro Sistema Solare avrebbe con noi, abitanti del Pianeta Terra, molto in comune. Questo appare una legge abbastanza semplice e intuitiva , e da questa potremmo ricavare, almeno in modo speculativo, la consapevolezza di far parte di un unico sistema Stellare, unico in tutto l’ Universo e non ripetibile mai più, il nostro. Nessuna creatura Organica potrebbe sopravvivere in una stella diversa dalla sua se non attraverso varie forme di adattamento in rapporto alla sua  evoluzione.
Sembrano considerazioni ovvie, ma non lo sono se pensiamo alle enormi  conseguenze e agli effetti generali  che esse  scatenano. Tutti  i nostri sogni di strani  Alieni in visita da noi verrebbero meno o sarebbero ridimensionati e corretti, mentre aumenterebbero in modo esponenziale  le probabilità di trovare altra vita nel nostro Sistema Stellare, vita che, anche se diversa dalla nostra, con la nostra condividerebbe l’ energia del Sole. Da secoli gli Astronomi della Terra l’ hanno studiata, classificata e sistemata entro coordinate universali, è una stella media, bianco gialla, di quasi normale comportamento, non così grande da far prevedere una prossima estinzione, ma destinata a bruciare a lungo il suo idrogeno, sebbene anch’essa come tutte le altre dovrà un giorno espandersi e avviarsi ad un destino di stella nana , di supernova, o di buco nero. Eppure questa piccola stella che dovrebbe essere abbastanza diffusa nel nostro sistema Galattico, collocata in un braccio periferico della Galassia, ha qualcosa di peculiare e di proprio. La prima è quella che mantiene in vita tutti noi, e manterrebbe in vita tutti gli esseri di tutti i pianeti se ce ne fossero, la seconda è che è una stella unica, singola, attorno a noi nel raggio di parecchi anni luce troviamo solo stelle doppie e triple. La terza è che non è una stella così tranquilla come appare. Va incontro a improvvise turbolenze i cui  effetti dilagano in tutto il  Sistema Solare, ad esempio da un po’ siamo entrati in una di queste intense attività chiamate brillamenti o fares. Che cosa tutto questo comporti per la vita e per la Terra non sappiamo con precisione, e la nostra scienza è abbastanza lenta, ha i riflessi pesanti e ritardati,  per cogliere le immense conseguenze di fatti come questi. Si sa ad esempio che durante le attività del Sole gli astronauti impegnati in attività nello Spazio sono in stato di allerta e nel futuro i coloni che andranno ad abitare la nostra Luna o  Marte dovranno fare i conti con queste  ciclicità o anche con le sue improvvise e imprevedibili impennate. C’è chi si è anche chiesto se la Storia del nostro pianeta carico di guerre improvvise non sia in qualche modo legato a queste ciclicità solari, ai ritmi del Sole e alle sue singolarità . E’ possibile! I venti solari estromessi dalla stella, viaggiano veloci e come tempeste scuotono pianeti e satelliti. E’chiaro che sono queste immagini poetiche che in realtà racchiudono forze inimmaginabili e quasi incontrollabili. C’è anche  chi  ascolta nei nostri Centri Radioastronomici il suo respiro, il canto o i suono di una stella. E’affascinate e ci sono musicisti che hanno iniziato a comporre le loro musiche su questi suoni. Ci sono appassionati di Ufologia come lord Desmond Morris, l’ amico di George Adamski, che riteneva che gli UFO dovessero tenere conto di questo suono sottile, e nel’ antico Egitto i Faraoni credevano che all’ alba una certa pietra emettesse strani suoni se colpita dai raggi del sole. In Egitto il Sole era assimilato ad un Essere Vivente. Aton lo chiamavano, il Disco Solare,e tutto ciò che vi faceva riferimento doveva contenere la sua misteriosa energia vibrante. Ma quelle erano altre Ere e altra Scienza! Noi uomini comuni del XXI secolo  diamo per scontate  troppe cose, anche  che la vita ha origine dalla  nostra stella, ma non ne cogliamo la forza dell’ Idea, le sue potenti e mirabili conseguenze ! Faust nel XVI secolo,  nel suo Laboratorio alchemico ricostruitogli letterariamente da Wolfgang Goethe era di diverso avviso! Un giorno le nostre astronavi viaggeranno per il Sistema Solare con l’ energia di questa stella, e enormi accumulatori di energia cosmica si troveranno diffusi da Mercurio  fino a Saturno e distribuiranno energia solare a tutto ll  Sistema. Un vecchio sogno che forse si realizzerà . Se noi riuscissimo a cogliere le più sottili vibrazioni e suoni del Sole vedremmo che esse sono  uniche in tutto l’ Universo e che da esse deriva la sopravvivenza di tutto il Sistema Solare.
Io sono convinto che un filo unico unisce tutta la vita del Sistema Solare, sono sicuro che se troveremo vita su Marte essa non differirà di moltissimo da quella della Terra, ma che in ogni caso sarà diversa! Niente c’è di eguale in tutto l’ Universo naturale figlio del Tempo e delle sue leggi imperscrutabili,  e se la vita dovesse estinguersi sulla Terra e poi reimpiantarsi essa sarebbe molto diversa da quella che è oggi, ma malgrado ciò essa avrebbe in comune la nostra Stella, il Sole! Le sue emissioni non sono diverse per un abitante di Mercurio o per un abitante di Plutone! Questa gigantesca fornace atomica fornisce energia e  vita da milioni e miliardi di anni a tutti noi, e in modo generoso se non dispendioso! C’era il Sole quando le prime Galassie si sono formate sparate dal gigantesco big bang delle origini? Quindici, venti, venticinque miliardi di anni fa? No! Sembra che non ci fosse! E’ una stella piuttosto giovane, forse nata da un precedente  Sistema collassato  circa cinque miliardi di anni fa! Cifre che fanno girare la testa! Siamo creature piuttosto recenti  in un Universo alquanto vecchio! Questo è quello che risulta dai calcoli e dalle osservazioni.  Una stella così piccola brucia lentamente il suo combustibile permettendo alla vita di nascere e svilupparsi. E fin quando resteremo vicino ad essa questa ci apparirà unica e nostra, ma quando la lasceremo allora essa si perderà fra le altre stelle e noi dovremo continuare  la nostra evoluzione su altre stelle e pianeti, adattandoci e trasformandoci secondo le leggi che regolano la vita in tutto l’ Universo, e allora sentiremo di essere  diventati figli del Cosmo infinito e per chi ci crede, Figli di Dio. Grazie.  Salvo Gagliardo.
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