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UFO Romance.Miscellanea.

venerdì, 5 febbraio 2010

 

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A Strange Story: The Roswell Texas.

Cosa accadde quel mattino del 19 aprile 1897 ad Aurora, TX?

Dedicato a HP. Lovecraft & a Ambroce Bierce,  e scritto da Salvo Gagliardo.

 

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 Sembra di leggere qualche raccapricciante e fantastico racconto dell’ americano HP.Lovecraft di Providence Rhode Island, o qualche più moderna storia di Stephen King sull’ invasione da parte di Alieni di una qualche cittadina rurale del New England, solo che qui non siamo nel New England, caro ai due scrittori di fantastico, ma bensì ad Aurora, una piccola cittadina a nord del Texas, e il tempo considerato è il XIX secolo, e precisamente il 1897. Chi ha dimestichezza con i racconti di HP. Lovecraft posso  indirizzarlo sullo splendido The Colour out of Space, Il Colore venuto dallo Spazio,ma qui sono in gioco anche altre suggestioni che rimandano persino a Jules Verne.

Nel XX secolo molte persone appassionate di UFO e di Flying Saucers, sono andate a spulciare nelle emeroteche dei quotidiani degli U.S. del XIX secolo ed hanno scoperto che gli anni 1896-1898 gli Stati Uniti  sono stati interessati da uno strano fenomeno, i cieli degli U.S. sembrarono ospitare qualcosa di molto insolito per quei tempi, a proposito, se volete potete dare anche un’ occhiata a Hans Pfaal-A Tale, di Edgar Allan Poe! Fatto sta che furono viste molte volte strani oggetti volanti sorvolare soprattutto il West Coast e il Middle West. Somigliavano a giganteschi dirigibili, ma forse non lo erano perché rispetto a questi avevano qualcosa di più e di strano. Sembravano dei giganteschi sigari sospesi in aria, o anche qualcosa d’ altro, furono chiamate aeronavi in tempi in cui i fratelli Wright erano da venire, io le ho chiamate le astronavi di Jules Verne. E’ possibile che qualche geniale e fantasioso americano le avesse costruite nel giardino di casa,  o nel proprio box, i dirigibili esistevano in quel tempo, anche se lo Zeppelin sarebbe apparso nel secolo successivo ed era tedesco. Ma c’era qualcosa in più, qualcosa di inquietante e di fantastico. C’era qualcosa che faceva pensare a navi giunte da un altro mondo più che agli abili e riusciti tentativi di un meccanico a stelle e strisce. Volavano stranamente e spesso raggiungevano velocità per allora impensabili! Apparivano e sparivano per poi riapparire in un gioco di inganni e di suggestioni. Furono  in molti a vederli, e i cronisti del tempo spesero parecchio del loro inchiostro. Avvolte i loro piloti apparivano o erano gente come noi, vestiti da comandanti di aeronavi e avvolte salutavano benevoli con la mano, altre volte planavano e scambiavano quattro chiacchere con chi aveva avuto la fortuna di vederli, ma altre volte lassopra a bordo c’era gente che aveva qualcosa di diverso, in ogni caso non sembrava umana. Questo è quello che si legge nelle vecchie cronache degli Stati Uniti, su quei vecchi giornali ingialliti dal tempo. La gente sembrava elettrizzata o divertita  da quelle fantastiche apparizioni, finché un giorno…

E’ l’alba del 17 aprile 1897, e ad Aurora,TX,  la luce stenta ad affermarsi sul buio della notte. La cittadina  è un piccolo centro country nel North Texas. Aurora oggi come ieri è un vecchio centro tuffato dentro sterminati campi gialli e verdi dove pascolano buoi e cavalli, e altri animali da cortile. In  cielo le nuvole si inseguono veloci, mentre in terra si susseguono campi, alberi, mandrie  di buoi e qualche fattoria cascante. Un tempo si estendevano a vista le piantagioni di cotone e forse di mais. La terra è in parte secca e in parte umida ed è da sogno vederla sotto la luna piena in estate, sembra lo scenario giusto per un  racconto di Faulkner o di Steinbeck, o la scenografia di un film di John Ford. E’ la vecchia terra dei pionieri, il mitico  Texas dei cow boy con le vacche al pascolo, con  i carri, i cani, le galline e dietro qualche masso un serpente a sonagli che si gode il fresco. Roswell meno di un secolo dopo non sarebbe stata molto diversa. Al tempo dei fatti e in quell’ alba del 17 aprile, Aurora era ancora una città del West, situata sulla Old Chilsom Trail, ossia sulla strada che aveva portato le  carovane dei pionieri  verso l’  Ovest. Una città del sud che aveva conosciuto la Guerra Civile e che contava quindici saloon per giocare e divertirsi, una piazza ed una fiera di bestiame rinomata in tutto il TX. Ma questa città avrebbe rischiato di divenire una città fantasma, con i saloon vuoti come le case, e le strade praticate solo da qualche gallina e qualche cane. Ma in quel 17 aprile 1897 c’è anche  qualcosa che non va, infatti come in una sceneggiatura, uno script   che si rispetti, l’ arrivo di un mostro alieno dal cielo è segnato da epidemie e strani eventi che vengono annotati  nei registri di Aurora, è quello che ha scoperto chi  è andato a scartabellare in questi registri comunali e nelle vecchie cronache, infatti sembra che la città fosse stata colpita da qualche calamità epidemica   che aveva rovinato il raccolto di cotone e da un gigantesco  incendio che aveva bruciato una parte della città. Nuove epidemie, come quella di tifo, avrebbero continuato a colpirla facendola sempre più  una città maledetta e assottigliandone il numero di abitanti. Oggi Aurora conta circa 300 abitanti di cui molti vecchi, allora al tempo del fatto ne contava circa 3000!

E  veniamo a quell’ alba. Era ancora notte. Ma qualcuno vide nei cieli e sui campi di Aurora qualcosa, una  specie di sigaro gigantesco, forse, o un dirigibile alquanto strano o forse un Disco Volante, ma allora nessuno poteva chiamarlo così. Sono i piccoli Charlie Stevens e  Mary Evans a vederlo, allora rispettivamente di dieci e quindici anni.  Lo descrisse   E.E.Haydon nel suo articolo apparso sul Dallas Morning News del 19 aprile. Oggi reperibile. Ma Haydon godeva fama di essere un gran burlone! Non sappiamo se la cosa si era fatta viva altre volte in quei giorni. Forse! L’ oggetto sembra in difficoltà e procede lentamente e troppo in basso per non destare apprensione e infine si scontra e precipita su una collina a nord di Aurora, e  su un mulino a vento, il mulino del giudice J.S.  Proctor,  vicino ad un pozzo, distruggendolo, distruggendo il giardino vicino e  distruggendosi. Il boato deve essere stato atterrente in quella notte e poi le fiamme che si sono subito  alzate dal colle. L’ intera Aurora deve essersi svegliata e deve essere accorsa sul posto in fiamme. Forse ancora immerso in uno strano bagliore.  Anche i genitori di Charlie e di Mary si sono  messi in marcia. E giunti sul posto vedono il mulino totalmente distrutto, il pozzo semidistrutto, assieme al giardino del giudice e agli alberi,  e  a terra i frammenti ancora fumanti  della cosa. Ce ne saranno stati parecchi e forse parecchi abitanti  di Aurora se li saranno messi in tasca e  portati a casa. La storia di Roswell si ripete, però all’ indietro nel tempo. Qualcuno oggi si domanda perché Aurora sia diventata una zona battuta dall’ esercito! Ma c’ è a terra anche qualcosa d’ altro , qualcuno pensa che sia il pilota, e cerca di soccorrerlo, ma questo appare dilaniato e irriconoscibile, però una cosa è certa, quell’essere  non era di questo mondo, not this Word. Almeno è quello che pensa T.J.  Weems, il telegrafista ufficiale  del Governo, che gode anche fama di essere un appassionato di astronomia. Lui è sicuro che quello viene da Marte, è un Marziano, forse uno di quelli descritti dall’ allora giovanissimo scrittore inglese George Herbert Wells. Quegli antichi pionieri e figli di pionieri eredi di quaccheri e puritani,  decidono quindi di dargli una  sepoltura rispettabile e vengono anche letti dei passi della Bibbia. Lo seppelliscono nel loro cimitero che stranamente si chiama Masonic Cemetery! E’ quanto mai singolare e fantastico  che l’ unico alieno registrato nei  cimiteri di tutto il mondo, sia ospite di un cimitero massonico! Dove riposano i Randall, i Beauchamp, i Rowlett,le vittime del tifo,i morti della Guerra Civile, quelli della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, quelli della Corea e quelli del Vietnam!   Ma c’è chi sembra saperla più lunga e nelle leggende che si sono costruite con il tempo, leggende e storie da narrare  davanti  al fuoco di un camino o davanti alle  fiamme di un bivacco notturno, sembra che addosso o vicino  allo straniero, siano state trovate delle carte, forse un diario di viaggio scritto in geroglifici incomprensibili. E qualche altro aggiungerà più tardi di avere trovato uno strano medaglione con degli strani segni, fatto di uno strano materiale e forse appartenuto alla straniero. Gli abitanti quindi danno sepoltura alla creatura e mettono nella sua tomba parte della sua nave distrutta, il resto lo scaricano nel pozzo ormai inservibile. E dopo lo strano articolo del Dallas Morning News, la faccenda del Marziano e dell’ aeronave di Aurora sembra cadere nel dimenticatoio. Ma Aurora è sempre più in difficoltà da quando la ferrovia non passa più da quelle parti e un’ altra epidemia alla fine del secolo decima i suoi esigui abitanti. Bisogna aspettare il maggio del 1973, perché quella strana storia di campagna,  torni alle cronache del mondo!

…….continua.

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Tre Passi Fra le Nuvole

trilogia fantastica

 

 

Le cinque Rose di Geremia Gardoncle

racconto fantastico

di Salvo Gagliardo

 

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<<Il vecchio Mosè  Abrams era appena uscito di casa,

per ricondurre le mucche alla stalla,  quando

trovò lo  Straniero>>

Clifford Simak.- Il compagno

 

 

 

 

 1.

Il Vecchio di Millkill : Geremia Gardoncle

 

 

Sono un irriducibile solitario, e se vi va di salire sulla  collina  di Milkhill, e chiedete giù a Brinville la strada del vecchio Geremia Gardoncle, vi squadreranno  per bene, e dopo essersi assicurati che non siete un parente, un fastidioso esattore delle imposte,un avvocato, un medico, o chessò io, Dio non voglia, un becchino,vi manderanno al diavolo con << se lo trovi da solo!>>. Perché l’uomo di Milkhill è un vecchio topo di collina, scontroso come un lupo, fiero come un’ aquila, e testa dura come uno stambecco. Mi sono così stufato  della fastidiosità della gente, che da anni vivo qui in solitudine, a coltivare le mie rose, ad arare il mio orticello, e a fumare la pipa. Qualche volta viene  a trovarmi una delle mie ragazze. E’ sposata giù in città con un tipo che vende chitarre o fisarmoniche, un certo Orphel, o Orphal, o vattela a pesca!Un tipo con cui non spartirei neanche la cabina telefonica. Così Ethel sale quassù qualche ora al giorno, ad ascoltare il brontolio di un vecchio padre. Poi resto solo, con il mio gatto e qualche piccolo animale da cortile.

 

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2.

Quella strana luce lassù

 

 Quel tardo pomeriggio, dopo una fumata tranquilla,ero attorno alle mie rose con il gran cappello di paglia da giardiniere, i guanti e tutto il resto, quando vidi da sotto la larga tesa del mio cappello qualcosa che brillava. Alzai la testa, ed il cielo era più rosso di un normale tramonto, nuvoloni infuocati correvano come mandrie inferocite. Penasi subito che stesse per scatenarsi un formidabile temporale, e forse anche Samuele, il  vecchio gatto che mi tiene compagnia da quando è morto Jack, il mio fido labrador inglese. Il gatto  annusò l’ aria con i suoi lunghi baffi, fissò il cielo con i suoi strani occhi luccicanti, e se la diede a gambe levate per la porta di servizio.

Restai così a grattarmi la nuca, mentre quello strano esercito di nubi e nembi avanzava solenne come un galeone spagnolo. Qualcosa schizzò fuori da quella fosforescente crema di ribes e con una spettacolare parabola precipitò oltre il mio piccolo campo fiorito. Sradicò gli alberi che avevo piantato, meli e peri, fischiò e sparì dietro la collina con un inteso boato in una aurora intensamente rosata che presto divenne rossa simile alla fiamma di un caminetto.

Bella storia! Pensai. Seccature in vista. Speriamo che nessuno si sia rotto l’ osso del collo! Continuai a rimuginare, mentre il sole tramontava e le prime stelle cominciavano a brillare. Tutt’attorno c’era un silenzio abissale. Dentro le fattoria le bestie cominciarono ad innervosirsi. L’ aria attorno era stranamente elettrizzata, e presto si riempì di schiamazzi ed urla. Rientrai in casa, deciso a fornirmi di una torcia elettrica per una escursione lassù, sebbene la collina brillasse di luci come New York.

Maledizione! L’ interruttore aveva fatto cilecca! Non c’era più corrente. Le sole luci che brillavano  sinistramente erano gli occhi del mio vecchio gatto persiano, che mi accolse come se avesse visto uno spettro, gonfiando il pelo mostruosamente.

Maledissi l’ elettricità e gli elettricisti che mi avevano giocato quel brutto tiro. Frugai nell’ armadio del sottoscala e trovai  la torcia, Giù di nuovo una bestemmia. Le batterie erano completamente scariche. Continuai  a frugare nel buio e trovai una lampada a gas del tipo a lanterna. Indossai il giaccone e vi misi dentro   il mio revolver a sei colpi.Uscii. L’ aria era più calda e secca. Guardai le costellazioni in cielo, la collina sembrava che bruciasse di una intensa luce arancione. Imboccai un sentiero in salita. Sentivo dietro di me lo schiamazzo isterico degli animali, mentre le numerose cicale di quelle sere tacevano.

 

 

 

 

 

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Questa storia è dedicata a tutti coloro  che sono appassionati di UFO e di Alieni. Forse la sera del 2 luglio del  1947 in una fattoria vicino Roswell, nel New Messico, è precipitata  un’ astronave aliena, il primo UFO crash della storia dei media, qualche giorno prima, il pilota privato ed uomo d’ affari, Kenneth Arnold aveva visto in volo sul Monte Rainier, nello Stato di Washington, ai confini col Canada, 9 oggetti volanti non classificati, li chiamò Dischi Volanti( Flying Saucers).Grazie. Salvo Gagliardo.

 

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 George Adamski

l’Amico delle Stelle

The Flying Saucers Have Landed!

 

 

George Adamski nasce in un piccolo  villaggio della Polonia il 17 aprile del 1891. A due anni i genitori emigrano per gli Stati Uniti, e si trasferiscono a Dunkirk, New York. Poco sappiamo dell’ infanzia di George, di certo dura, quella di un figlio di poveri immigrati polacchi in una regione multietnica come quella di New York. Di sicuro ebbe una educazione scolastica imperfetta e minima, forse ama la strada più che i libri ,e forse comincia a coltivare strani interessi per l’ astronomia e il cielo, d’altronde è giusto per un connazionale di Keplero, Adamski è cattolico e lo resterà anche quando comincerà  a percorrere la via dell’ Oriente e del sincretismo religioso, ma sappiamo anche che Adamski va   famoso  per la sua abilità nei lavori tecnici,  artigianali, manuali e di fatica. Buona parte delle sue strane e straordinarie conoscenze le conseguì  nel tempo  da autodidatta. Per farla breve, George  dovette arrangiarsi assai presto, per sopravvivere nella grande  America di quegli anni. Sappiamo che la sua pronuncia conservò sempre una forte cadenza straniera, che era molto timido ed impacciato, ma che sapeva anche essere aggressivo e quasi spavaldo e spesso imprevedibile. Da un personaggio simile ci aspetteremmo  strane rivelazioni sulla sua infanzia e la sua  giovinezza, alcune leggende lo vogliono da piccolo in Tibet, altre narrano che la madre fosse dotata di  poteri  paranormali, e lo stesso Adamski avvalorò il racconto che nell’ infanzia fu avvicinato da strani e misteriosi  personaggi. Di certo può essere annoverato fra i visionari dei nostri tempi, chi lo conobbe attribuisce anche a lui poteri extrasensoriali. Lo ritroviamo nel 1913 come soldato del 13° cavalleggeri ai confini con il Messico durante la Rivoluzione  Messicana di Pancho Villa ed Emiliano Zapata, George ha 22 anni. Nel 1915 ottiene la cittadinanza americana, nel 1917 sposa Mary Shimberski, e nel 1919 si congeda con onore. Lo troviamo come operaio factotum nello Yellowstone Park, carpentiere, muratore, mugnaio,  in altre parti dell’ Ovest, il giovane George già  rivela straordinarie abilità e uno spiccato senso degli affari. Negli Anni Trenta, anni difficili per l’ America e il mondo, anni di depressione e proibizionismo, George è già famoso per le conferenze che tiene ad alcuni adepti sulle religioni orientali e la reincarnazione. Cominciano a chiamarlo the professor, il professore. Ha già attorno una cerchia di seguaci ed è nell’ Ovest, in California che Adamski comincia a predicare il suo vangelo cosmico. Lo Stato della California  resterà famoso per avere accolto guru e maestri di pensiero orientale venuti dall’ Asia, si direbbe una zona intensamente spirituale. Forse è questo che ha sentito George, quando sempre in quegli anni ha dato vita ad un monastero e all’ Ordine Reale del Tibet, The Temple of Royal Tibet, nei pressi di Laguna Beach, dove si pratica e si insegna mistica orientale e buddhista in forte sincretismo con il cattolicesimo, insomma, a teosophy.Ma c’è anche qualcosa di interessante. Ossia, che nel Tempio si produce vino in tempi di stretto  proibizionismo, Adamski sembra avere un pallino per gli affari, più tardi dirà di avere  fornito vino all’ intera California.Ma presto, le leggi federali sull’ alcool  vengono meno, e Adamski è costretto a lasciare il Tempio.

Sono gli Anni Quaranta, anni di guerra, e troviamo Adamski  a Center Valley, San Diego County, a dirigere una comunità agricola a sfondo esoterico, e infine a Mount Palomar, contea di San Diego,  a 150 chilometri da Los Angeles e all’ incirca lo stesso da San Diego, sulla strada del grande Osservatorio Astronomico, che è ancora in fase di costruzione. Il suo destino ormai sembra legato per sempre a quello delle stelle. Qui entra in affari con una sua allieva, Alice Wells e qui fonda la sua nuova comunità di Palomar Gardens,  oltre che un luogo di ristoro fra le montagne, il Cafè  di Palomar Gardens, una sorta di cottage montano, in cui lavora come tuttofare e venditore di hamburger,  e accoglie i diversi clienti diretti sù, all’ Osservatorio. Il nome di Adamski resterà così legato a quello dell’ Osservatorio, da far credere a molti che lui lavorasse per quello. Ed è qui che ha inizio la storia pubblica del nostro fantastico personaggio. Non sappiamo se ha prestato servizio durante la Seconda Guerra Mondiale, ma è l’ ottobre del 1946 che porta decisamente Adamski a scrivere i capitoli più importanti del suo romanzo cosmico e dal suo punto di vista, a coronare con successo  una intera incarnazione spesa a far conoscere i misteri del cielo. Fra le varie leggende che hanno circondato questo strano polacco americano molto chiacchierato, c’è chi, come sir Desmond Leslie che gli fu amico e biografo, vuole che Adamski fosse un mutante.

Fine prima parte.

 

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  Albi di Fantastika

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Tre Passi Fra le Nuvole

trilogia fantastica

 

 

Il Mio Amico Hans Christian Andersen

fiaba fantastica

by

Salvo Gagliardo 

 

“Quel giorno, l’ ufficiale di polizia

Lonnie Zamora ispezionava quel  luogo

Idilliaco, quando una specie di ruggito,

dilaniò l’ aria, mentre un’ alta fiamma blu e

aranciata si abbassava dietro ad una collina”

Jean Pottier-UFO

 

Una vecchia  Rover rossa sfida faticosamente le accecanti luci infuocate, sotto una sonora pioggia di raggi per le lunghe e polverose strade del New Mexico,  nell’ arido pomeriggio di un luglio di fuoco. Attorno  giganteggiano solitari i cactus spinosi fra arbusti e canon rossastri. Fra le ciclopiche gole si occultano le mura sbrecciate di antichi villaggi, gli antichi bivacchi, gli scheletri pietrificati delle maledette città dell’ oro. I grandiosi scenari sono simili a quelli da cui la Rover ha preso il via con qualche colpo di tosse in un’ alba dura e paurosa fra montagne ciclopiche di pietra e rame. Le mani sudate stringono il grosso sterzo, gli stivali premono sul duro pedale.

Mi chiamo Virgil McMahannan, e possiedo una piccola impresa elettrica a San Francisco: << Luce Ogni dove. Riparazioni e Manutenzione Impianti Elettrici>> Sono alle prese con il solito giro di lavoro e mi aspetta un viaggio faticoso da Phoenix a Salt Lake  city, migliaia di chilometri da macinare per le terre più calde degli States. San Francisco è la mia città e là mi aspetta una ragazza che sta per darmi un pargolo. E’ questo il mio unico pensiero, mentre da ore mi scorre davanti monotono e accecante, un panorama  quasi marziano, di certo preistorico. Mi  piacerebbe un bel maschietto, rimugino. Diavolo! Che combina quella bestia! Un tir ciclopico mi supera con arroganza e mi costringe ad una manovra pericolosa. Con tristezza ripenso al feto nato morto che mi è stato mostrato in clinica quella volta! Il primo parto di Elizabeth, andato a male. Qualcosa mi barbaglia davanti. Il sole! Il maledetto sole. Annaspo nel cruscotto in cerca dei miei occhiali scuri. OK! Ma c’è un altro sole dall’ altra parte…….! Due soli? Mi piego davanti al parabrezza per guardare meglio. Un cilindro  accecante simile ad un neon mostruoso levita in alto sulla mia testa. L’ avevo già visto al Barringer, giù al Meteor Crater. Ricordo che quella cosa si era alzata dal cratere. L’ avevo seguita per un po’, poi me ne ero dimenticato. Meteore! Avevo pensato. Scherzi della natura.

Sono stanco ed affamato. Mi conviene fermarmi alla prima stazione di servizio. Guardo la mappa. Per Santa Fè mancano pochi chilometri. La Rover comincia a salire.

 

Si scia bene da queste parti d’ inverno. Penso. Non manca molto per gli impianti di  Los Alamos, ecco i cartelli e i posti di sbarramento. Il sole è al tramonto in un cielo rosso fiamma. Di nuovo quelle strane luci!  Che diamine  sta succedendo! Piogge di meteore in un cielo di luglio? Una palla infuocata attraversa l’ orizzonte. Le macchine sfrecciano senza accorgersene. A parte un contadino dallo steccato di una vecchia fattoria al tramonto.  La cosa sta precipitando oltre la collina. Il contadino è scomparso, inghiottito dalla sua vecchia fattoria cadente. Per seguire le giravolte di quella stranezza  ho imbroccato una strada secondaria e pietrosa e del tutto deserta. Mi sento diabolicamente attratto da quella bizzarria. Le vado incontro verso le mura calcinate in alto  sulla collina. Dal finestrino entra un vento gelido. Questo tramonto è davvero strano! Raggi di luce e aurore rosate splendono oltre la collina. Tutto è deserto e stranamente silenzioso. Mi sembra di vedere una nebbiolina azzurrata che levita sulla  strada. La Rover si ferma, fa le bizze, scoppietta, arranca, non ne vuole sapere di andare avanti. Vicino c’è una vecchia miniera abbandonata, trave marce, carrelli arrugginiti, rotaie divelte, macerie, un ingresso scuro e inquietante. Le batterie sono andate! Maledizione e tre volte dannazione! Davvero strano! Mi guardo attorno, il sole è quasi  tramontato e in cielo le costellazioni cominciano a risplendere. Quello strano sfavillio di luci oltre la collina sembra essersi spento. Dalla vecchio villaggio abbandonato soffia un vento gelido. Mi avvio a piedi come chiamato da un appuntamento verso le prime case di legno marcito del villaggio. La nebbiolina bluastra mi scivola fra i piedi in modo repellente. Sembra uscita sinistra, vomitata fuori dalla marcita città fantasma dei cercatori d’oro. Ricontrollo la mappa alla luce della torcia. La Federale non dovrebbe distare molto, più in basso. Ma quel putrescente cadavere notturno di pietre e legno fradicio mi incanta come un vascello fantasma fra le tenebre. I mie passi risuonano secchi nel silenzio. Il fascio giallo della torcia illumina la fluorescente nebbia dentro cui affondano i miei stivali e le mie gambe fino a sparirvi. Ovunque assi divelte, finestre scardinate, vetri infranti dietro cui guizzano fiammelle aranciate come ceppi di camino, ombre, vortici di stelle, suoni e musiche. Passo davanti all’ insegna di un vecchio saloon. Mi giungono alle orecchie le note di una sgangherata pianola, le due bussole sbattono cigolanti sui cardini di ferro arrugginito. C’è gente dentro che fa baldoria.  Sul portico di legno risuonano i passi di stivali speronati. Alzo gli occhi verso i cielo, è pieno di stelle come non ne avevo mai viste. Un’ ombra scura l’ attraversa simile ad un vascello cosmico a luci spente. Sento lo scampanellio di migliaia di biciclette, simile ad un carillon galattico. Qualcuno mi chiama da dentro il saloon. Mi avventuro, entro, supero lo zoccolo e spingo i battenti. Dannazione! Dalle tenebre della sera alla luce di un impensabile paradiso! C’è un denso fumo di pipe e di sigari, gente che si diverte. Tutti indossano gli abiti impolverati  del vecchio West. Ci sono pellerossa, yankee, indios. Un prosperosa biondina acqua e sapone storpia una vecchia ballata agitando le piume di un vecchio cappello. Un pianista negro strimpella sulla tastiera e un barista al banco, un tipo baffuto e duro, mi invita a bere una bevanda verdastra che subito mi brucia maledettamente nello stomaco. Ne chiedo un altro bicchiere e poi un altro ancora, fin quando mi ritrovo a fare l’ equilibrista su due gambe incerte nuovamente sulla strada polverosa del vecchio West, ancora una volta con le gambe sprofondate in quel magma azzurrato.

E’ così che faccio la conoscenza del mio bizzarro amico  Hans Christian Andersen!

 

Perché io l’ abbia chiamato così, è presto chiaro. Steso sul bianco lettino di una clinica psichiatrica,  sono trascorsi diversi giorni dagli avvenimenti della collina. Il dottor Blockead, quel verme, dice di averci capito poco, stress, o forse i cattivi pensieri per la creatura nata morta, o forse quel maledetto sole del Colorado. Panzane! Il fatto è che sono stato trovato senza la più piccola coscienza, riverso sul volante della mia auto, alle prime luci dell’ alba quasi sul ciglio dell’ imponente cratere meteorico. E’ ciò che ha detto Tony Beaster alla polizia, il vecchio camionista che mi ha soccorso. Intanto Elizabeth  ha partorito un bel maschietto, grassoccio e latteo come un maialetto. Ho ruminato a lungo la faccenda  ed ho immaginato che il mio  marmocchio  sia nato proprio nell’ attimo in cui la cosa se ne ritornava nel suo  pianeta .Così ho finito per chiamare  Hans Christian Andersen anche lui. Il marmocchio ha gli occhi di un celeste impressionante ed è grande e grosso in modo inusuale. Ma andiamo con ordine. Robot, androide, alieno, raccapricciante creatura stellare, paradossale viaggiatore galattico, feci la sua esaltante  conoscenza proprio in quella notte di prodigi. Tutta quella fantastica baldoria di quella magica notte di luglio che mi si confonde in testa,  oggi qui in clinica fanno  di tutto per farmela dimenticare.

 

Eccomi malfermo sul buio  sentiero azzurrato, attratto lì dalla maledetta città senza nome, dopo avere mandato giù diversi bicchieri, quanti non saprei, di quell’ intruglio verdastro del barista coi  baffoni e dal sorriso sinistro. Ricordo che anche lui aveva assunto il colore di quell’ intruglio bomba. Tutto però qui , nella clinica di San Francisco, mi si confonde nella testa. E’ certo, lo giuro, che dentro quella stomachevole nebbia, in una notte senza tempo, fra le carcasse marcite di una città fantasma, sotto un codazzo di stelle a nozze, sopra una collina del tutto solitaria e abbandonata, vidi…..C’è da uscire davvero matti…Bè gente, devo pur dirlo! Vidi…un bisonte!

Sgranai  gli occhi, come se la luce di tutte quelle stelle non fosse sufficiente a farmi notare  l’ assurdità della cosa. C’era davanti a me un gigantesco paio di corna, arcuate come un croissant lunare, che si allungavano da  un gigantesco cranio taurino e lanuto come un bufalo delle praterie, un fantastico incrocio tra un mammut e un dinosauro. Splendeva nella notte come un idolo antico, totalmente coperto da una lanugine rossiccia. E come se non bastasse, cosa da  farmi cadere a terra stecchito per la meraviglia, sulla sua groppa maledettamente alta, troppo alta per essere di questo mondo, se ne stava appollaiato come un principe indiano una creatura davvero singolare e beffarda, ma  anche dolce ed in estasi come un guru in meditazione. Per prima notai il suo buffo cilindro, più alto che largo, e dalle sue strette falde uscivano ciuffi di capelli argentati pieni di giocosi luccichii. E sotto quel cappello c’era il  viso più strano che avessi mai visto, una faccia bianca e luminosa come la luna o come un neon. Più tardi quando potei guardarlo senza quel buffo cilindro vidi che aveva una fronte arcuata, la fronte più grande che avessi mai visto, che cadeva a strapiombo e sul cocuzzolo leggermente a punta riposavano in disordine  ciuffi di capelli nivei e argentati. La faccia in basso terminava con un piccolo mento quasi infantile, da bambino, e un nasetto altrettanto piccolo ed infantile arrossato come una ciliegia. La sua bocca era una fessura lunga  e curva che dava al volto l’ impressione di un eterno sorriso. Due piccole lenti rotonde, scure e impenetrabili ne nascondevano gli occhi.

Quel  coso  dal nasetto da Biancaneve sembrava uscito da una pagina di Dickens, anche per l’ abito assolutamente inconsueto e fuori tempo. Dei pantaloni aderentissimi tornivano una coppia straordinaria di gambe da trampoliere e che nella posizione in cui si trovavano si attorcigliavano come serpenti. Avrei giurato che fossero prive di scheletro, elastiche come il corpo di un topo. Anche se quei pantaloni a scacchetti lo facevano somigliare al filosofo Kierkegaard, ben presto mi  accorsi che tutto quello che vedevo era in realtà qualcosa d’ altro! Dai pantaloni stretti alle caviglie usciva un paio di calzini buffi e multicolori. Ma quelle paia di scarpe era impossibile dimenticarle! Anzi, fu la prima cosa che mi si presentò davanti agli occhi della mente quando imbottito di tranquillanti mi svegliai nel lettuccio bianco della clinica a San Francisco, fra medici che mi guardavano con facce beffarde e incredule. Erano scarpe grandi, rotonde, più simili a racchette da neve, che a scarpe da tennis, ma di queste ne avevano l’ elasticità, sembravano un singolare incrocio fra una scarpa da tennis e una calzatura di astronauta. E che dire della giacca? Una vecchia palandrana bisunta, una finanziera lunga e d’ altri tempi, un cencio raccattato chissà dove! Aderiva al busto strettamente come i pantaloni, e il busto sembrava un tozzo cilindro corto rispetto ai trampoli. A raccontarlo ho rischiato di fare ammattire per davvero i pazienti della clinica!

In quei mesi di forzata inattività, nella Stanza 28 della clinica Riposo Sicuro, ho sempre rimuginato sui frammenti a flash di memoria di quella incredibile notte, estratti a fatica da una mente addormentata dai farmaci e dalle chiacchiere dei medici. Spesso ne ho parlato con Blockead e la sua infermiera, strappandogli risolini di compiaciuta superiorità. Ma quando gli ho presentato condita alla meglio, come un piatto prelibato,  la storia delle nubi e del cilindro, allora e solo allora mi hanno schiaffato  sulla faccia un sarcastico disprezzo che mi ha costretto a richiudermi nella mia conchiglia come un’ ostrica strapazzata.

Fu forse quell’ intruglio bevuto quella notte in quel saloon sgangherato fra gli allegri fantasmi di  una città defunta, ma vi assicuro che attorno a quel cilindro incredibile sulla cui vera natura ho più volte fantasticato, levitava una soffice nuvoletta che alla luce dell’ alba nascente mi parve di un delizioso color rosa pesco, uno sbuffo di nuvole  simili a quelle  che circondano  i visi paffuti  dei rosei amorini settecenteschi nei quadri dei nostri venerati maestri. Avrò modo di far notare come  quella delicata nuvoletta si comportasse da autentica nube, rabbuiandosi e schiarendosi, e persino  generando vistosi scrosci temporalizi, con piccole saette  argentate , e rapidi lampi che esplodevano e si scatenavano, secondo gli umori di quel cappellaio impossibile o di quel rigattiere intergalattico. E aggiungo che le poche volte che ho visto Hans assopito, la nuvoletta è scesa nascondendolo teneramente e beatamente!

………continua

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Se a qualcuno interessa l’ intero racconto o addirittura l’ intera trilogia di racconti fantastici non ha che da  contattarmi nel  sito Fantastikalbi,  o inviarmi una sua email al mio  indirizzo di posta. Grazie.

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Lo Spazio e il Futuro

by

 Salvo Gagliardo

 

Sognare lo Spazio oggi è diventato possibile, il sogno è uscito dalle pagine dei pulp e dei magazine fantastici e fantascientifici del tempo, e, anche se in modo più lento e meno rutilante, si appresta a divenire realtà o meglio routine, ossia si avvia  a perdere quell’ aura di  cui fino ad ora è stata  avvolta l’ avventura spaziale. Non sono trascorsi neanche cinquanta anni da quando l’ uomo ha messo per la prima volta piede sulla Luna con la frase storica :<< Houston, Tranquility base here,the Aegle as Landed!>>. In questo sito potrete trovare dell’ altro sull’ avventura dell’ Uomo nello Spazio. Di certo gli scrittori di fantascienza avevano immaginato uno sviluppo più rapido di questa avventura, e l’ avevano colorata variamente e diversamente, quasi tutti gli scrittori avevano dato per certo che entro il XX secolo, l’ uomo sarebbe andato a spasso per il Sistema Solare, un sogno che non si è ancora avverato. Ci sarebbe da chiedersi il perché, e una delle risposte  plausibili è che lo Spazio non è fatto per l’ uomo. E in effetti è così. Le condizioni proibitive richiedono un lento sviluppo ed adattamento, richiedono tecnologie molto evolute e conoscenze sempre più adeguate, il rischio è la fine del sogno. Sembra che la biologia terrestre sia fatta per questo pianeta ma non per gli altri. Osservazione interessante che potrebbe dircela lunga sull’ evoluzione sia terrestre che interplanetaria e interstellare se non galattica. Di sicuro ogni pianeta è biologicamente unico, una vita su Marte avrebbe caratteristiche diverse da quelle del nostro pianeta anche se potremmo avere con essa diverse cose in comune. E’ la legge del tempo e dell’ Evoluzione. Se immaginassimo una catastrofe che cancellasse dalla Terra la specie umana, la futura specie dominante sarebbe diversa da noi e se per caso fosse simile non sarebbe mai eguale! In natura non esiste una eguale ripetizione, nessuna foglia è eguale esattamente ad un’altra, nessuna cellula,  nessuno stelo d’erba è eguale esattamente all’ altro. Nessun pianeta, nessuna stella, nessuna Galassia! L’ uomo invece è capace di creare delle copie perfette! Anche se artificiali.

E a ben considerare la cosa, i risultati finora raggiunti dall’ uomo sono degni di merito e di rispetto. Le conoscenze e gli oggetti che riesce a produrre, nello Spazio funzionano. Stiamo popolando il nostro Sistema Solare di sonde e di marchingegni alla deriva. Avremmo potuto ipotizzare uno sviluppo più lento ma più invasivo e consistente, o uno sviluppo più veloce, ma più effimero e pieno di pericoli. Di una cosa sono certo, che lo Sviluppo dell’ Uomo nello Spazio fa parte della  sua Evoluzione, ed è in qualche modo scritto nel suo gene. E’ quasi un fatto organico, una seconda evoluzione stavolta tecnologica. Siamo solo ai primissimi passi. E’ chiaro che non siamo ai tempi di Jules Verne. Lo Spazio richiede nel campo scientifico l’ evolversi di molte discipline ad esso connesse, e contemporaneamente la ricerca di nuove tecnologie. Oggi, nella nostra vita quotidiana sul pianeta Terra facciamo uso in abbondanza di tecnologie che ci vengono dallo Spazio, questo per sfatare l’ ormai logoro pregiudizio che lo Spazio è solo una curiosità o un capriccio dell’ uomo. Lo Spazio diverrà invece la sua casa, la sua  vita futura. Scenari immaginati da Kubrick in 2001 saranno routine. Si andrà nello Spazio per lavorare, per studiare, per vivere. Le scienze coinvolte sono molte, da quella naturalmente astronautica, alla biologia, alla chimica, all’ ingegneria  aerospaziale, a varie branche della medicina, si richiederà un particolare sviluppo delle Intelligenze Artificiali, senza di esse non è possibile né consigliabile avventurarsi nel Cosmo. Solo i computer riescono ad elaborare le sintesi necessarie e a dare  delle risposte efficaci alle domande degli  astronauti e de futuri coloni.

Entro questo secolo l’ uomo metterà basi permanenti su Marte e su Luna, è quello che le agenzie spaziali ci dicono. Ossia le prime colonie extraterrestri. Nel prossimo l’ uomo dovrebbe avventurarsi fra i pianeti e planetoidi di Giove. Entro il  millennio l’ uomo dovrebbe lasciare il Sole. Sono tutte tappe percorribili. Non c’è niente di enfatico in questo sogno, sono cifre a ribasso,ossia le cose potrebbero anche andare più velocemente e entro due o tre secoli al massimo lasciare il Sole e iniziare la grande avventura fra le stelle. Ma Spazio e Tempo mutano e maturano la specie umana. Nel futuro forse si dovranno concepire piani diversi di sviluppo, diversi da quelli che sono stati progettati ad esempio all’alba dell’ astronautica. Sarà necessaria una maggiore collaborazione fra Stati, il vecchio colonialismo potrebbe non funzionare nel Cosmo. Ci sono nuove nazioni che vi si stanno affacciando, i Paesi che nel futuro domineranno ij mondo, ossia l’ Asia. India e Cina già stanno pianificando la loro avventura e presto sarà la volta dell’ Islam. Immaginare un’unica nazione o due nazioni come è stato nel passato impegnate a gareggiare e a contendere  nello Spaio non è uno scenario più percorribile o immaginabile, e lo Spazio dovrebbe appartenere all’ intera Specie Umana. Forse Utopia? Forse una semplice necessità! I costi economici sono alti, si richiede una collaborazione globale  sempre più stretta fra scienziati, tecnici,e uomini di tutto i pianeta. D’altronde chi aveva sognato per primo questo sogno,  sto parlando di Tziolkovski nel XIX secolo,  lo aveva immaginato per l’intera specie. Nel XX uno scienziato tedesco manda gli americani sulla Luna, nel futuro scienziati indiani e asiatici viaggeranno assieme ad uomini dell’ Occidente. Nello  Spazio lo scambio di conoscenze è prezioso. Se dovessero esserci altre Intelligenze nelle vicinanze non credo che distinguerebbero un americano da un cinese! Nello Spazio non c’è né sopra né sotto, né destra né sinistra, vi si richiede un uomo globale, un’ intera Specie. Forse è anche per questo che il processo si è rallentato nell’ attesa che  l’ uomo superi del tutto ogni forma di  nazionalismo sempre più  obsoleto e si avvii ad una collaborazione planetaria. Questo sembra il cammino dettato anche dalle difficoltà in cui il pianeta per ora sta vivendo! Lo Spazio che negli Anni Sessanta e Settanta aveva diviso Russi da Americani, poi li ha riuniti nelle  città in orbita terrestre, poi sono entrati  i giapponesi e via via  entreranno gli altri. L’ uomo capirà finalmente di far parte di un’ unica spinta evolutiva  che dai boschi e dalle foreste lo sta portando fra le stelle? Einstein una volta disse che  l’ unica razza che riconosceva  nell’ uomo era  quella umana! Riusciremo un giorno a ragionare nello stesso modo? Di sicuro i nostri vicini Alieni la pensano così  da sempre! Più ci allontaniamo dalla Terra più sembriamo delle formiche indistinguibili! E’ così che dovrebbero vederci gli Altri! Un saluto. Salvo Gagliardo

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Rapiti dal Cielo

UFO , Psicoanalisi ed X Files

Barney e Betty Hill

 

 by

 Salvo Gagliardo

  

E’ accaduto nella Contea di Lincoln, New Hampshire, la notte tra il 19 e il  20 settembre del 1961. Una data che sembra remota anni luce, ma che ha segnato anch’essa lo sviluppo della fantastica storia legata agli UFO. E’  accaduto ad una coppia mista, lei Betty,bianca, di origine caucasica ed anglosassone, lui, Barney Hill, un giovane di colore, afroamericano. La loro macchina stava tornando da una visita a Montreal, Quebec, Canada, e si stava  dirigendo verso casa, a Portsmouth, nel New Hampshire. A settembre deve fare freddo da quelle parti,  e ci dovrebbe essere la nebbia fra le montagne e la neve. A portare l’ auto è Barney. I  Barney hanno lasciato un ristorante e stanno tornando a casa attraverso le White Mountains. Sono circa le 10,30 di sera. Barney è un uomo con la testa a posto, fa l’ impiegato delle poste a Portsmouth,  lei, Betty fa l ‘assistente sociale sempre nella stessa città. Lei è una donna razionale e avventurosa, ama chiedere le cose  e il perché delle cose, lui è più posato e scettico verso certe storie che in quegli anni circolano negli U.S., storie di UFO e di Dischi Volanti. Betty ha una sorella che asserisce di averne visto uno un giorno. La macchina ha imbroccato la Statale 3  da tempo, e Betty ha l ‘impressione che qualcosa ci sia di strano o di  interessante nel cielo quasi stellato. Qualcosa che si muove. Una stella, un satellite, non è molto che USA e URSS ne  hanno mandati in orbita terrestre. C’è un terzo nella macchina, è Darsey, un bellissimo cane nero, il cane degli Hill. La luce sembra avvicinarsi velocemente. Ora è Barney ad osservarla. Si, sarà un aereo, un Piper Club o anche un elicottero. La macchina continua per la sua strada, ma la luce stranamente sembra seguirli e avvicinarsi sempre più alle montagne. Betty comincia ad esserne  interessata e un po’ impaurita, ma Barney mostra il suo sangue freddo.  La macchina continua la sua corsa e la cosa non sembra mollarli, adesso è più vicina e quasi sopra di loro. Betty scherza sui Dischi  Volanti, ma Barney sorride scettico,continua a pensare che si tratti o di un aereo o di un elicottero. Giunto ad un certo punto la cosa non sembra più un aereo convenzionale, nè un elicottero convenzionale, è qualcosa d’altro di sicuro. Ormai è vicino fra gli  alberi e le montagne. E’ qualche cosa di rosso luminoso e sembra avere  degli oblò. Ora anche Barney è incuriosito, ferma la macchina e prende un binocolo. Scende e cerca di guardarlo a distanza ravvicinata. Ma la cosa comincia  a muoversi. Barney  è preoccupato. Rientra in macchia  dove c’è Betty in parte eccitata, in parte preoccupata e in parte incuriosita,  e ripartono a grande velocità . L’  oggetto continua a non mollarli. Ora è chiaro che lassù c’è qualcuno che ce l’ ha  con loro. L’ auto fila veloce, ma poi Barney  non si sa perché imbrocca una strada secondaria e sterrata nella notte. C’è una forte luce da quelle parti, sembra la luna. Barney ferma e scende di nuovo con il binocolo, perché la cosa ora sembra molto vicina. Ma assieme al binocolo prende anche una pistola. Comincia ad avere paura. Si avvicina per vedere meglio quello che sta succedendo. Ora la cosa è quasi ferma nel bosco, forse in una radura, c’è una intensa luce che proviene dall’ oggetto, sembra rotondo con attorno delle fila di oblò. Barney li osserva bene al binocolo, mentre Betty dalla macchina non gli stacca gli  occhi da addosso  e ogni tanto grida Flying  Saucers! Barney ha il tempo di vedere che sotto l’ oggetto intensamente illuminato ci sono degli esserci, dapprima sembrano degli uomini di piccola statura, ma poi si accorge che si muovono in maniera strana, , come se fossero dei soldatini rigidi e decisi. Barney torna di corsa alla macchina. Entrano velocemente, mette in moto e si allontana rapidamente, mentre quelli sembrano essere giunti vicinissimi all’ auto, quasi a toccarla. L’ auto riparte e via via si allontana. Barney è preoccupato ed ha perso il suo sangue freddo, Betty è anch’essa preoccupata, ma continua a parlare di Dischi Volanti. L’ auto ha dei sobbalzi, dei rinculi  strani. A Betty gli sembra di sentire un bip insistente, forse proviene dalla radio. In ogni caso sta accadendo qualcosa. L’ oggetto continua a non mollarli anche se l’ auto si è re immessa nella Statale a tutto gas. Poi accade qualcosa. Qualcosa che nessuno dei due ricorda. L’ auto continua la sua corsa o si è fermata? Non si sa. Fatto sta che sono trascorse delle ore, ma nessuno dei due ha la sensazione che sia trascorso tanto tempo.  L’ auto ora si trova a 60 chilometri dal posto dove si è fermata l’ ultima volta, ma né Barney, né Betty sanno spiegarsi come siano finiti lì! L’ oggetto sembra scomparso ma l’ auto ha ancora dei sobbalzi e quello strano bip continua a martellare gli Hill. Barney ora sembra tranquillo e guida l’ auto verso casa, Betty forse è quella che sembra avere  risentito di più il trauma, continua a parlare di Dischi Volanti e Barney continua a sorridergli incredulo. E infine giungono a Portsmouth, nel grazioso cottage degli  Hill. Sembra un episodio di Ai Confini della Realtà, The Twilight Zone,  una serie televisiva americana che in quegli anni conobbe un grande successo, ma non è così come vedremo perché la strana storia dei coniugi Hill sembra sia accaduta realmente, è quello che cercheranno di stabilire parecchie persone impegnate non solo nella ricerca ufologica, ma anche nel campo medico e psichiatrico.

Un’ osservazione  che mi piace mettere a conclusione di questa prima parte, è che Betty Hill   è la vera protagonista di questa strana  storia, ed è quella che è rimasta più a lungo sulla Terra  per raccontarla, è come si dice nelle fiction,  il personaggio attivo, colei che discute e discetta con gli Alieni e con il loro presunto  Capo, mentre Barney sembra il personaggio che subisce la storia, che ne soffre di più e che forse lo porterà alla morte, qualche anno dopo. Grazie.

Fine della prima parte……………………….

 

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Rapiti dal Cielo2

UFO , Psicanalisi ed X Files

Barney e Betty Hill

by

Salvo Gagliardo

 

L’ avventura di quella notte  dovrebbe essere dimenticata facilmente, o rimossa come una forma di allucinazione, ma  invece le cose per gli Hill, cominciarono ad andare diversamente in un crescendo di climax che li porterà tutti e due nel lettino dello psichiatra Benjamin Simon di Boston. Quella che  ha cominciato  ad avere strani comportamenti è stata Betty. Dopo avere fatto una relazione dettagliata alla U,S. Air Force da buona patriota, relazione che in parte è finita sui tavoli della Commissione di Inchiesta Governativa sugli UFO. il Project Blue  Book, la donna ha cominciato a nutrire un forte interessamento per i Dischi Volanti, leggendo quanto  è riuscita a trovare sull’ argomento  e entrando in contatto con il maggiore a riposo dei Marines Donald Keyoe,nonché scrittore di storie fantastiche per i pulp d’ America, e  che nel 1950 aveva pubblicato un libro molto fortunato, I Dischi Volanti Sono Reali. Poi sono cominciati i brutti sogni, gli incubi ricorrenti. Ma dopo qualche mese quello che ne ha risentito di più sembra essere stato Barney. La sua salute da quella notte ha cominciato a peggiorare. Oltre ai disturbi della sfera del sogno e del sonno, Barney cominciò ad accusare disturbi psicosomatici di una certa gravità che lo costrinsero  a rivolgersi ad un medico. Il medico di famiglia ascoltò lui e poi ascoltò Betty e infine li orientò verso uno psichiatra di Boston, il dottor Simon, che nelle sue cure ricorreva all’ ipnosi e all’  ipnosi regressiva per individuare l’ origine della malattia. Intanto  in casa Hill fa la sua comparsa Walter  Webb, un giovane che si interessa da tempo di UFO e che è legato al maggiore Keyoe, anzi è lui a mandarlo dagli Hill, dopo che Betty lo aveva contattato e gli aveva narrato a sommi capi quello che le è parso fosse successo quella notte, Webb fa molte domande e torna diverse volte dagli Hill. Intanto nel gennaio del 1964 hanno inizio presso il dottor Simon le sedute a base di ipnosi regressiva. Sia Barney che Betty vengono sottoposti al medesimo trattamento. E ciò che salta fuori dai loro ricordi regressi ha qualcosa di inquietante se non di raggelante. Non dimentichiamo che queste sono  le prime testimonianze dettagliate  di un abduction, di un rapimento alieno. I tempi di Adamski sono lontani e l’ America sta conoscendo un forte flap ufologico che dura dagli anni cinquanta e dai Dischi Volanti su  Washington D.C. L’ America da tempo ha apprestato delle Commissioni di Inchiesta e dei gruppi di studio sul fenomeno, chiamando scienziati, sociologi, psicologi e esperti militari a collaborare, fra questi c’è l’ astrofisico Allen Hynek. Le scene oniriche che Simon tira fuori da Betty e da Barney sono davvero allucinanti. Per la prima volta gli Alieni divengono temibili e mostruosi e realizzano gli incubi degli sceneggiatori di film di fantascienza degli Anni Cinquanta e Sessanta . La leggenda metropolitana o la realtà dell’ Alieno cattivo e dall’ aspetto mostruoso o repellente, in ogni caso non umano, che si diverte a rapire e a fare esperimenti sugli umani, simile ad un nazista dei Campi di Concentramento, nasce proprio ora, Adamski ci aveva raccontato una meravigliosa favola senza orchi né streghe, gli Hills ce ne raccontano un’ altra con orchi e con streghe. I tempi stanno cambiando anche su  ciò che noi pensiamo possa esistere fra le stelle.

Ed ecco quello che sarebbe successo fra le montagne del New England quella notte di aprile. Una forte luce si era avvicinata all’ auto, una luce strana, diversa dalle altre, una intensa luce rotante e pulsante, forse di un  colore rosso fiamma. Barney quando aveva esplorato  l’ oggetto con il binocolo aveva visto delle creature che lo guardavano dagli oblò disposti in file attorno all’ oggetto.  La luce  è là ferma in alto sopra gli alberi.  Gli Hill ne sono turbati ed incuriositi. Dove si è fermata la loro auto modello America  anni cinquanta e sessanta non passa nessuno, è un sentiero sterrato che porta all’ interno, verso  una radura,  i boschi e le montagne. Betty ricorda che la macchina si era allontanata a tutta velocità mentre qualcuno o qualcosa si stava avvicinando e sembrava minacciosa. Betty dirà più tardi, degli esseri strani e dagli strani occhi, che si muovevano stranamente, come soldatini o dei robot, in formazione. Erano sette, o nove, o undici. Erano senza caschi,  e le loro teste erano assolutamente glabre. C’è un gioco di luci provenienti dall’ oggetto e di strane figure in movimento, c’è la notte e c’è il terrore degli Hill.Sono riusciti ad allontanarsi o la macchina è stata in qualche modo fermata, catturata? Io amo immaginare che il rapimento sia avvenuto  proprio  lì, in quella strada solitaria. Forse è  intervenuto una sorta di sonno o di tramortimento. Fatto sta che ora gli Hill vengono guidati verso quello che  appare un’ astronave aliena. La storia è  stata ricavata da sogni ricorrenti o incubi e tirata fuori sotto ipnosi dal dottor Benjamin Simon di Boston. Per cui si colora di sogni e di un linguaggio tipicamente onirico.  Che nella realtà sia accaduto quello che viene narrato forse ha poco importanza,  entriamo qui nel mondo degli stati di coscienza alterati, è questo il fascino della storia! Non si sa mai con certezza se   gli UFO hanno operato materiali rapimenti! Ma tutto avviene in un gioco di sogni e di vaghi risvegli! Se gli Alieni sono capaci di entrare nei nostri sogni e condizionarli, allora siamo davvero di fronte a Creature oltre ogni immaginazione che mettono in crisi ogni nostra certezza del  qui e del dove! Il cui potere mentale e tecnologico,  è di gran lunga superiore al nostro! Una storia di fantascienza hard che si colora di fantasy! Ora Betty è dentro l’ astronave. Vede attorno a lei quelle strane figure la loro descrizione è incerta, di certo non sono umani. Hanno   strani  occhi e strane teste, sono per  lo più piccoli di statura, o forse non tutti. Betty ne conta nove o undici e fra questi c’è chi ha l’ aria di essere il Capo della spedizione. Questi si esprime in perfetto inglese comprensibile, o forse così gli parla telepaticamente! Forse è nella testa di Betty che quel suono risuona. Viene subito rassicurata. Non c’è da temere per la loro incolumità. E’ solo un test condotto sugli umani. La stessa rassicurazione viene fatta a Barney che appare più terrorizzato, mentre in  Betty  assieme  al terrore gioca la curiosità. Forse  lei è l’ unica ad avere  capito l’ importanza del momento. Chissà se Dalsey,  il cane degli Hill ne è stato consapevole!

……fine seconda parte.

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Gentili visitatori, ho provato a ricostruire  i fatti con ciò che ho trovato in Rete , non so se le cose siano esattamente andate in questo modo, ma anche se no, la storia degli Hill continua ad essere ammantata di mistero. Salvo Gagliardo..

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UFO Romance

The Roswell Crash(1)

Una Storia possibile

by

Salvo Gagliardo

Gentile  lettore, come scrittore di fantastico mi proverò a qui  a ricreare gli scenari di Roswell 1947,  anche se brevemente, ripromettendomi di arricchirli e complessizzarli in un’ opera futura.Grazie.

Cosa è successo quella notte del 2 luglio 1947 a Roswell, New Mexico? Si era  scatenato uno dei soliti temporali che colpiscono le praterie e le colline erbose di quella regione, I Wilmoth, Dan e la moglie, che avevano  un negozio di  ferramenta, quella sera dal patio della loro casa videro in cielo qualcosa, qualcosa di molto luminoso che stava  attraversando come il fascio di un riflettore le nubi che si erano addensate su Roswell, la cosa sembrava attirare i fulmini che gli si scaricavano sopra con violenza. La cosa era diretta verso Nord Ovest della città, verso le montagne e le colline di Corona e della  piana di Sant Augustin, poi era esplosa fragorosamente con un boato e una fiamma di fuoco,  forse colpita da un fulmine, la si era vista in difficoltà dentro una massa incandescente  nel cielo scuro di pioggia, ma aveva continuato la sua corsa e i Wilmoth  l’ avevano vista sparire all’ orizzonte.

 Roswell, che oggi fa circa 50.000 abitanti,  è una cittadina tranquilla del New Mexico, situata nella Contea di Chaves, che nel passato  ha conosciuto la Guerra Civile e la Guerra con gli Indiani. Zona classica degli Apache. Vi sono praterie erbose e zone desertiche piene di serpenti, dove pascolano mandrie e pecore, colline erbose battute dai venti violenti e spesso da improvvisi acquazzoni e temporali. Il cieli si perdono vista d’ occhio. A nord c’ è Albuquerque, la città più importante,  Ad Ovest sono i Monti Sacramento ed a Est la pianura del  Pecos. Roswell conserva  ancora oggi forti tradizioni militari, anche se la famosa Walker Air Force Base  prestigio della Forza Aerea americana, è stata chiusa nel 1970 con un  forte danno per la cittadina che viveva della presenza militare. Ma l’ intero New  Mexico è un concentrato  di Basi militari, e ci sono in giro più militari che civili. Oggi Roswell vive turisticamente all’ ombra dell’  UFO crash del 1947. Una sorta di mecca o di pellegrinaggio per chi spera nel Grande Contatto. Vi è un famoso Centro Convegni e forse il più prestigioso Museo UFO degli States. La Main Street, la lunga strada che l’ attraversa  nota oggi quanto la Quinta Avenue di New York ospita ricordi e rimembranze aliene, e persino la  Mc Donald vi  ha costruito uno dei suoi tipici  ristoranti pop ,  con la forma di una astronave aliena. E  Roswell è anche la città natale  della bella Demi Moore!

Ma quel 1947 è lontano, e ricorda ancora la guerra, e l’ immediato dopoguerra. Sono quasi i panorami del regista Nicholas Rey e di Gioventù Bruciata, Rebel Without a Cause,  con James Dean, e di Johnny  Guitar. Il  Charleston sta per cedere le armi al Rock and Roll e si prepara ad  andare in soffitta assieme  ai film di Fred Astaire  & Ginger  Rogers, e i  Juke  box stanno invadendo i bar e i luoghi di ritrovo dei giovani, che indossano bue jeans e scarpette di tela  da ginnastica, e portano i capelli lustri e  impomatati. Sono le scenografie delle ridenti e linde cittadine americane dove i nuovi registi si accingono ad ambientare i loro drammi.   A Roswell vi risiede il 509° Bomb Group, la Walker Field Air Base. Un gruppo scelto di avieri che hanno combattuto nel Pacifico ed in   Europa, specializzati nel trasporto della famosa Bomba A., clone  di Little Boy e Fat Man,  fatte  esplodere su Hiroshima e Nagasaki. Insomma quella  è gente che non scherza. La Base la comanda un certo generale Blanchard un uomo sorridente e cordiale, e dipende strettamente e gerarchicamente dal Quartier Generale, Ottava Armata  Air Force, a Forth Worth, in Texas, che in linea d’ aria dista poco, ma ci vogliono molti chilometri per raggiungerla da terra. L’ ufficiale in capo del generale Blanchard  è il generale George  Ramey responsabile di Forth Worth Base. Quell’ area è straordinariamente  rigogliosa di Basi Militari. Poco  distante c’è  Wight Sands, il famoso Poligono, dove il futuro direttore della Nasa il tedesco von  Braun fa  volare le V2, accingendosi a spararle sulla Luna.  E oltre il fiume e i monti Sacramento, c’è Alamogordo, la zona della  Bomba, ma  Los Alamos è più a nord, oltre Albuquerque e vicino Santa Fè, è il quartiere generale  della  Bomba Atomica. E infine non distante c’è Sandia Base, una delle basi militari  più importanti d’ America.  Questo  tipo di scenografia sembra quella giusta per ospitare quello che  sto per narrarvi, la  location ideale, non per una  storia di guerra, ma  per il primo Ufo crash della storia degli UFO. Qui i Grigi cominceranno a prefigurarsi  nell’ immaginario pubblico,  anche se  ancora non si chiamano grigi e dovranno passere degli anni per essere chiamati tali.

Il 1947 è un’ annata d’ oro per  gli UFO e i Dischi Volanti. Qualche settimana prima di Roswell, il pilota privato Kenneth Arnold li aveva consegnati  per sempre alla Stampa e alla Storia e in quei giorni di primo luglio tutte le Basi erano state allertate per l’ avvistamento di numerosi Oggetti Volanti non Identificati nei cieli del New Mexico. Il 4 luglio era prossimo, e ci si preparava  a celebrare la giornata più importante d’ America. Fatto sta che qualcosa accadde prima e dopo, qualcosa di inaudito fino ad allora, qualcosa che consegnava   onore e prestigio all’  U.S.  Air Force e agli  uomini della Walker Field Base. Infatti il San Francisco Cronicle del 9 luglio uscì  con la notizia bomba che un Disco Volante era precipitato nel ranch  di un contadino a circa 100 chilometri da Roswell,  e che l’ esercito se ne era impossessato. Mentre il  comunicato stampa, a cui la notizia si riferiva, era stato diramato  a tutte le agenzie,  il pomeriggio dell’ 8,  dal tenente della Base Aerea ,  Walter Haut, e diceva che il 509° Gruppo di Bombardamento dell’ Ottava  Armata di base a  Roswell, aveva catturato uno dei famosi e chiacchierati   Dischi  Volanti. La notizia aveva subito  fatto il giro degli States e del Mondo. Gli uomini della   Walker Field Air Base, era  gente affidabile, con ancora addosso le ferite di guerra. Nessuno avrebbe potuto dubitare di loro. Eppure!

La storia continua……………

 

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UFO Romance

 

Rapiti dal Cielo. Un Ufo fra i Boschi
 

 

 

 

 

 

 

 

Cosa accadde a Travis Walton ?(1)

by
Salvo Gagliardo
liberamente tratto da un digest del libro Fire in the Sky

  
5 Dicembre 1975. White Mountains Northeastern Arizona. USA. Sette forestali della Apache Sitgreaves National Forest, stanno lavorando in quei boschi di pini e abeti alti diversi metri in una giornata fredda ed invernale. Hanno nomi molto americani, si chiamano Mike Rogers, Allen Dalis , John Goulette , Dwayne Smith..e Travis Walton. Mike è il capo della compagnia ed ha 28 anni, è il più anziano. Sono tutti esperti boscaioli che sanno usare la sega elettrica e la fresa, e che fanno a gara a chi sega per primo quei giganteschi tronchi di abete e di pini. Avvolte la gara si trasforma quasi in zuffa, quando qualcuno fa cadere quegli enormi tronchi quasi sui piedi del compagno E quel 5 dicembre del 1975 è un giorno come gli altri, ne mancano venti a Natale, an american ordinary day, fatto di fatica e di duro lavoro, un giorno che sconvolgerà per sempre la vita di sette uomini del tutto comuni.
Sembra una fiction di Steven Spielberg, una storia di UFO, e sette è un numero apocalittico, è il numero della Rivelazione. Tutt’attorno c’è un rumore assordante, sono le seghe elettriche e sono le voci dei sette che si rimbeccano e si spronano a vicenda. E poi il suono fracassante dell’ albero che precipita. Allen Dalis sembra competere ferocemente con Travis Walton. Alla fine la giornata si chiude. Sono le sei del pomeriggio e il sole sta tramontando fra gli abeti e i pini, il sole tramonta prima fra i boschi e le montagne. Lì vicino è posteggiata una Unas International 65, il vecchio camioncino con cui i sette sono giunti. Vi ricaricano le motoseghe, i bidoni con il gas e l’ olio per le macchine e infine prendono posto dentro, il solito, e il camion si allontana nell’ aria fredda del tramonto fra un velo di nebbia che si alza dagli alberi. I sette sono accaldati e tengono aperti i finestrini, fra loro si raccontano barzellette e ridono. Travis Walton respira avidamente l’ aria fredda dei boschi. Ma all’ improvviso il suo occhio è attratto da una strana luce che barbaglia in lontananza fra gli alberi. Dapprima sembra un incendio, è intensa, forte. Il camioncino vi si dirige. Gli alberi là sono molto fitti, ma la strana luce riesce a perforarli. Gli alberi sono così fitti che i loro rami battono sul camioncino. Ora la luce è più vicina ed è di un colore giallo oro così intenso da incuriosire. Qualcuno ipotizza che si tratta di un aereo fracassatosi sugli alberi ed in fiamme. Ma presto la cosa appare in tutta la sua stranezza, assurdità e sublime meraviglia. Il furgone sbanda e va verso il terriccio sterrato e qualcuno dentro grida-Mio Dio, un Disco Volante! Flying Saucers! E infatti, sospeso sugli alberi quasi nella sera sta proprio un oggetto molto strano e grande, e a forma di Disco, due piatti uniti con sopra una cupoletta, ma è così grande e luminoso da destare meraviglia e terrore. Un gigantesco disco tutto d’oro così grande da togliere il fiato ai poveri boscaioli e da mettergli paura. Se ne sta quasi immobile, sospeso in aria, in un freddo glaciale, avvolto da una leggera nebbia che appare quasi fosforescente. Tutti si sono azzittiti davanti a quella improvvisa enormità che resta anch’essa muta, inerte, morta, mandando barbagli infuocati dalla superficie liscia che sembra metallica. E’ un momento agghiacciante e sublime. Travis Walton senza dire niente a nessuno decide all’ improvviso di scendere dal camion e di avvicinarsi di più alla cosa. Ha paura che se ne voli via e non vuole perdere l’ occasione di guardare a distanza ravvicinata una cosa come quella. Gli altri sembrano avere più paura che curiosità e restano dentro guardando l’ amico allontanarsi nella sera con le mani intasca per il gelo. Sembra una favola da fantascienza, ci sono i boschi e c’è il Castello Incantato sospeso in aria dove forse risiedono gli Orchi e le Orchesse. Il Castello è il Disco Volante sospeso. Il più avventuroso della compagnia si è quasi portato fin sotto l’ oggetto, mentre gli altri se ne stanno rinserrati nell’ auto. Qualcuno grida a Travis di tornare indietro. Ma Travis è come inebetito, incantato dalle luci e dall’ astronave sospesa sugli alberi. Dalla cosa non sembra venire alcun suono, alcun segno di vita. No! C’è un suono, qualcosa che viene da dentro, ma è sottile e le orecchie di Travis lo colgono con difficoltà. Ma poi le cose sembrano cambiare improvvisamente. L’ astronave ora ha dei sussulti, il suono si fa più intenso, Travis sente Mike che gli grida di tornare indietro. Ma è troppo tardi. Dal fondo del Disco parte un raggio di colore verde e blu che colpisce Travis con violenza. Mike e gli altri esterrefatti e impauriti vedono il proprio compagno sollevato in aria dalla luce che come una saetta ha colpito il giovane e poi lo vedono stramazzare violentemente a terra. E’ a questo punto che Mike Rogers preso dal terrore gira la chiavetta dell’ accensione che gli fa resistenza e lo stesso furgone ha difficoltà a ripartire e poi attraverso la strada sterrata e i boschi che allungano i rami minacciosi l’ Unas International si allontana velocemente, a 40 chilometri orari, nella sera, fra il freddo e la nebbia, con Mike e gli altri che urlano da dentro e si voltano indietro per vedere se il Disco ha intenzione di seguirli.
la storia ha un seguito…………

 

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UFO Romance e Hollywood Fiction

UFO e Arte

Whitley Strieber e Steven Spielberg

 

Stranamente il fenomeno UFO non mi sembra sia stato  ampiamente  sfruttato per tutte le sue potenzialità da scrittori, registi e sceneggiatori. Come scrittore di letteratura fantastica me ne dispiace,  perché ho sempre ritenuto il tema molto affascinante, suggestivo e carico di possibili sviluppi narrativi e drammatici e me ne dispiace anche per gli scrittori di Science Fiction , almeno i più grandi, che sembra abbiano   snobbato gli UFO,  forse ritenendoli soggetti poco credibili o risibili. Parlo di Asimov ovviamente, e di tanti altri, dei più, a parte qualche eccezione. La nostra Roberta Rambelli, ad esempio,  mi sembra abbia prodotto qualcosa, e volendo, l’ intera tematica di Philip Kindred Dick  vi fa implicito  riferimento, anche se Dick era troppo sofisticato per accedervi coscientemente. Ma come non parlare del singolare e inimitabile scrittore di racconti  sovrannaturali ed  horror che fu Howard Phillips Lovecraft di Providence, Rhode Island, che a parer mio può essere considerato pienamente  un contattista ante litteram!  Potrei ancora fare riferimento alle fortunate serie della Tv americana,  The Twilight Zone,  X Files ideata da Chris Carter,  o  anche Twin Peaks . Ma qui mi soffermo su due esponenti americani del genere fantastico, Whitley Strieber e Steven  Spielberg. Ambedue hanno prodotto, ciascuno a suo modo, delle opere che fanno esplicito riferimento agli FO e alle Visite Aliene. Spielberg si sa come appassionato di ufologia e grande promotore della Ricerca di Intelligenze Extraterrestri, Strieber come testimone diretto  di una abduction, la sua, e come scrittore di romanzi fantastici ed horror. Comincio da quest’ ultimo.

Whitley Strieber è nato el 1945 a San Antonio, Texas. Di formazione cattolica. Dopo aver fatto il pubblicitario a New York city, ha cominciato a scrivere e a pubblicare romanzi fantastici di genere horror come “Wolfen” e “ The Hunger”, sul tema del lupo mannaro e del vampiro, debuttando come scrittore nel 1978. Ha continuato nel genere fantastico spostandosi via via su temi apocalittici e catastrofistici, sul mutamento ambientale e la trasformazione del pianeta e dell’ uomo a opera delle tecnologie e della civiltà. Nel 2002 è tornato ai Vampiri e ai lupi mannari con The Last Vampire e Lillit’s Dream .  Ma  è quello che gli sarebbe successo il 26 Dicembre del 1986 che qui mi interessa. E’ il giorno in cui Whitley Strieber ha avuto il suo primo Incontro Ravvicinato con alcune creature che ha chiamato The Visitors.  Da questa terribile esperienza in parte fantastica e in parte reale, Strieber ne ha tratto materia per un romanzo che ha conosciuto un grande successo di vendita, Communion, uscito nel 1987.  Uno scrittore di successo che diviene testimone di un Contatto è davvero singolare nel campo della letteratura. Ma le avventure mentali di uno scrittore spesso mischiano realtà e sogno in un fantastico mixer che per i più grandi diviene geniale. L’ esperienza del raggio rosa, ad esempio per lo scrittore Phillip K. Dick! O il  Necronomicon per Howard Phillips Lovecraft! Di questo Contatto avvenuto a Natale, e che ha anche coinvolto il figlio e la moglie, Strieber ne resterà per sempre segnato. Communion è una sorta di diario di un’ avventura off limits verso la propria interiorità e verso il Cosmo. Nel 1989 assieme al regista franco australiano Philippe Mora realizza anche un film che avrà lo stesso successo del libro, e che verrà interpretato nella parte di Whitley dall’ attore  Christopher Walken.

Si tratta dell’ esperienza di uno scrittore di fantastico di New York, la cui vita viene  stravolta in un crescendo inesorabile da Presenze strane che si riveleranno in un crescendo  intrigante e in un climax intensamente drammatico,   degli Alieni. Il film in certe sue inquadrature risente molto di Incontri Ravvicinati di Spielberg, l’ altro grande capolavoro costruito sul tema degli UFO. Qui come lì è protagonista un bambino e qui come lì gli Alieni sono anticipati da intense fonti di luci che scendono dal Cielo. Ma la vicenda di Spielberg è epica e coinvolge la storia degli U.S. e del mondo intero, mentre qui è vicenda intima, personale, che  riguarda un intellettuale e scrittore di New York in crisi di ispirazione, e l’ UFO non ha la solidità indiscutibile che Spielberg gli assegna, è una storia fatta di sedute dallo psicologo e di ipnosi regressive, di circle time e di lunghi confronti con la moglie. La storia si avvicina di più  qualche racconto di Dick che al nuovo John Ford di Hollywood.  Da allora il Contatto e gli Incontri continueranno a perseguitarlo e a porre interrogativi alla sua mente. Strieber entra così  in rapporto  con altri che hanno avuto  la stessa  terribile esperienza del Rapimento,e diverrà noto negli ambienti artistici per questo, E scriverà altri romanzi su questo argomento, come  Transformation (1988), Breakthrough (1995) e The Secret School (1996). Scriverà anche una storia sui fatti di Roswell ,Majestic. E un romanzo intitolato The Grays . Diverrà così noto  da essere presente ad una trasmissione del famoso talk show di Larry King,   Larry King Live. Su di lui si sono formate delle leggende come quella che sul set di Communion ci fossero anche Loro, gli  Alieni dalla testa triangolata e dai grandi occhi strani. Non è molto che Strieber ha dichiarato di avere incontrato in un albergo di Toronto una strana figura, una sorta di Maestro Iniziatore. Sono splendide  Gothic Story  le sue, alla maniera di Lovecraft, che meritano  un’ attenzione e uno studio particolare per i simboli che supportano, e Strieber coniuga magnificamente i tormenti di uno scrittore presente al suo tempo e  di  uomo in crisi e le strane figure venute dallo Spazio, o dal profondo del suo inconscio, o da una dimensione interiore che ancora noi  sconosciamo e che si sposa  magnificamente e occultamente   con i Viaggiatori Stellari, in un climax apocalittico  di trasformazioni, di metamorfosi e di mistero che dovrebbero attendere l’ uomo. Di sicuro Communion è la movie più interessante e più credibile  fino ad ora prodotta sul tema delle Abductions.

continua……………

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La  Stella che ci ha fatto nascere

Il Sole

dedicato alla NASA

by

Salvo Gagliardo

 

 

Ogni Alieno che dovesse abitare   nel nostro  Sistema Solare, ma che non gli appartenesse, dovrebbe fare i conti con la nostra Stella. Ogni Essere Vivente e Ogni Vita  che dovesse trovarsi nel Nostro Sistema Solare avrebbe con noi, abitanti del Pianeta Terra, molto in comune. Questo appare una legge abbastanza semplice e intuitiva , e da questa potremmo ricavare, almeno in modo speculativo, la consapevolezza di far parte  di un unico sistema Stellare, unico in tutto l’ Universo e non ripetibile mai più, il nostro. Nessuna creatura Organica potrebbe sopravvivere in una stella diversa dalla sua se non  attraverso varie forme di adattamento in rapporto alla sua  evoluzione.

Sembrano considerazioni ovvie, ma non lo sono se pensiamo alle enormi  conseguenze e agli effetti generali  che esse  scatenano. Tutti  i nostri sogni di strani  Alieni in visita da noi verrebbero meno o sarebbero ridimensionati e corretti, mentre aumenterebbero in modo esponenziale  le probabilità di trovare altra vita nel nostro Sistema Stellare, vita che, anche se diversa dalla nostra, con la nostra condividerebbe l’ energia del Sole. Da secoli gli Astronomi della Terra l’ hanno studiata, classificata e sistemata entro coordinate universali, è una stella media, bianco gialla, di quasi normale comportamento, non così grande da far prevedere una prossima estinzione, ma destinata a bruciare a lungo il suo idrogeno, sebbene anch’essa come tutte le altre dovrà un giorno espandersi e avviarsi ad un destino di stella nana , di supernova, o di buco nero. Eppure questa piccola stella che dovrebbe essere abbastanza diffusa nel nostro sistema Galattico, collocata in un braccio periferico della Galassia, ha qualcosa di peculiare e di proprio. La prima è quella che mantiene in vita tutti noi, e manterrebbe in vita tutti gli esseri di tutti i pianeti se ce ne fossero, la seconda è che è una stella unica, singola, attorno a noi nel raggio di parecchi anni luce troviamo solo stelle doppie e triple. La terza è che non è una stella così  tranquilla come appare. Va incontro a improvvise turbolenze i cui  effetti dilagano in tutto il  Sistema Solare, ad esempio da un po’ siamo entrati in una di queste intense attività chiamate brillamenti o fares. Che cosa tutto questo comporti per la vita e per la Terra non sappiamo con precisione, e la nostra scienza è abbastanza lenta, ha i riflessi pesanti e ritardati,  per cogliere le immense conseguenze di fatti come questi. Si sa ad esempio che durante le attività del Sole gli astronauti impegnati in attività nello Spazio sono in stato di allerta e nel futuro i coloni  che andranno ad  abitare la nostra  Luna o   Marte dovranno fare i conti con queste   ciclicità o anche con le sue improvvise e imprevedibili impennate. C’è chi si è anche  chiesto se la Storia del nostro pianeta  carico di guerre improvvise non sia in qualche modo legato a queste ciclicità solari, ai ritmi del Sole e alle sue singolarità. E’ possibile! I venti solari estromessi dalla stella, viaggiano veloci e come tempeste scuotono pianeti e satelliti. E’chiaro che sono queste immagini poetiche che in realtà racchiudono forze inimmaginabili e quasi incontrollabili. C’è anche  chi  ascolta nei nostri Centri Radioastronomici il suo respiro, il canto o i suono  di una stella. E’affascinate e ci sono musicisti che hanno iniziato a comporre le loro musiche su questi suoni. Ci sono appassionati di Ufologia come lord Desmond Morris, l’ amico di George Adamski, che riteneva che gli UFO dovessero tenere conto di questo suono sottile, e nel’ antico Egitto i Faraoni credevano che all’ alba una certa pietra emettesse strani suoni se colpita dai raggi del sole. In Egitto il Sole era assimilato ad un Essere Vivente. Aton lo chiamavano, il Disco Solare,e tutto ciò che vi faceva riferimento doveva contenere la sua misteriosa energia vibrante. Ma quelle  erano altre Ere e altra Scienza!  Noi uomini comuni del XXI secolo  diamo per scontate  troppe cose, anche  che la vita ha origine dalla  nostra stella, ma non ne cogliamo la forza dell’ Idea, le sue potenti e mirabili conseguenze ! Faust nel XVI secolo,  nel suo Laboratorio alchemico ricostruitogli letterariamente da Wolfgang  Goethe era di diverso avviso! Un giorno le nostre astronavi viaggeranno per il Sistema Solare con l’ energia di questa stella, e enormi accumulatori di energia cosmica si troveranno diffusi da Mercurio  fino  a Saturno e distribuiranno energia solare a tutto ll  Sistema. Un vecchio sogno che forse si realizzerà. Se noi riuscissimo a cogliere le più sottili vibrazioni e suoni del Sole vedremmo che esse sono  uniche in tutto l’ Universo e che da esse deriva la sopravvivenza di tutto il Sistema Solare.

Io sono convinto che un  filo unico unisce tutta la vita del Sistema Solare, sono sicuro che se troveremo vita su Marte essa non differirà di moltissimo da quella della Terra, ma che  in ogni caso sarà diversa! Niente c’è di eguale in tutto l’ Universo naturale figlio del Tempo e delle sue leggi imperscrutabili,  e se la vita dovesse estinguersi sulla Terra e poi reimpiantarsi essa sarebbe molto diversa da quella che è oggi, ma malgrado ciò essa avrebbe in comune la nostra Stella, il Sole! Le sue emissioni non sono diverse per un abitante di Mercurio o per un abitante di Plutone!  Questa gigantesca fornace atomica fornisce energia e  vita da milioni e miliardi di anni a tutti noi, e in modo generoso se non dispendioso! C’era il Sole quando le prime Galassie si sono formate sparate dal gigantesco big bang delle origini? Quindici, venti, venticinque miliardi di anni fa? No! Sembra che non ci fosse! E’ una stella piuttosto giovane, forse nata da un precedente  Sistema collassato  circa cinque miliardi di anni fa! Cifre che  fanno girare la testa! Siamo creature piuttosto recenti  in un Universo alquanto vecchio! Questo è quello che risulta dai calcoli e dalle osservazioni.  Una stella così piccola brucia lentamente il suo combustibile permettendo alla vita di nascere e svilupparsi. E fin quando resteremo vicino ad essa questa ci apparirà unica e nostra, ma quando la lasceremo allora essa si perderà fra le altre stelle e noi dovremo continuare  la nostra evoluzione su altre stelle e pianeti, adattandoci e trasformandoci secondo le leggi che regolano la vita in tutto l’ Universo, e allora sentiremo di essere  diventati figli del Cosmo infinito e per chi ci crede, Figli di Dio. Grazie.  Salvo Gagliardo.

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Se ciò che avete letto ha sucitato il vostro interesse e la vostra curiosità. potete continuare ad esploarare il sito o anche cercare un contatto con Salvo Gagliardo attraverso il sito <<fanastikalbi.it>>, o anche lasciare un <<commento>> nell’ apposita scheda sotto. Grazie e buon prosieguo.

 

 

 

 

 

  

  

 

 

 

 

 

 

Uomini venuti dal Futuro & Visionari

sabato, 23 gennaio 2010

 

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L’ Uomo venuto dal Futuro

Signore dell’ Energia e della Luce , Mago & Scienziato Pazzo

by Salvo Gagliardo

 

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 Se Albert Einstein fu il mistico della Luce , Nikola Tesla ne fu di certo  il tecnico e l’ ingegniere. Sia Einstein che Tesla, venivano  misteriosamente dal Futuro. Nikolas T. serbo di nascita,   fu di sicuro in tutta la sua vita,    un visionario. I suoi sensi erano ipersensibili oltre la media, sapeva vedere al buio  come un pipistrello, sapeva sentire  a pelle. Aveva dei ricettori potenziati fin dall’ infanzia e sapeva ad occhi chiusi immaginare  i più complessi meccanismi di una macchina elettrica. Nella vita fu un uomo raffinato, molto cortese con le donne  e sensibile. Amante dell’ arte e della letteratura.  Restò single o scapolo per tutta la vita, sebbene fosse onorato e corteggiato  dalle più belle donne di Europa e d’ America. Fu un uomo molto superstizioso, credeva nella magia occulta dei numeri e in molte altre cose  ancora,che penseremmo  aliene ad una scienziato del suo calibro. Ma pensava anche  che l’ Universo e il Sole  fossero Entità Vive! Morì in una oscura camera di albergo a New York, povero  e quasi sconosciuto nel 1943. Ma  al   suo funerale furono presenti i grandi della Terra, e coloro che ebbero stima del suo lavoro anche se in vita lo osteggiarono ferocemente. Insomma era morto un Grande.

Tesla nacque  in un villaggio serbocroato, nel 1856,suddito e cittadino asburgico  di Francesco Giuseppe d’ Austria, figlio di genitori profondamente religiosi,e di fede  ortodossa. Studiò a Praga, la sua memoria prodigiosa  era in  grado di memorizzare decine di libri e centinaia di pagine. Dalla madre aveva ereditato una straordinaria disposizione alla creatività e alla invenzione. Ma delle  strane facoltà, per così dire mistiche,  lo accompagnarono sempre, ossia, un improvviso intuito per i problemi e per le cose complesse, una improvvisa illuminazione e un rapido e quasi soprannaturale   cambiamento di punto di vista, che   gli permettevano di affrontare e risolvere problemi molto complessi. E sono  queste le cose che fanno il  genio. Lavorò dapprima a Budapest e poi a Parigi come ingegniere elettrico. Progettò altoparlanti e telefoni. E nel  1884 emigrò negli USA, imbarcandosi a Budapest,  con una lettera di presentazione per Thomas Alva Edison, un vero  americano doc, e con diversi  appunti sulla costruzione di una strana e straordinaria  macchina volante. Il resto gli fu rubato  sulla nave e giunto a New York si trovò senza un dollaro in tasca;  sembra di leggere il primo capitolo di  Amerika di F. Kafka. Ma solo nel 1891 divenne cittadino americano. New York era ancora indietro coi   tempi, caotica e multietnica lo aveva scioccato parecchio. Ma l’ America restava  il Paese della meccanica e della automobili, oltre che degli affari, e subito  il giovane ingegniere Nikolas  Tesla trovò un lavoro come riparatore di una macchina elettrica, che gli permise di consumare  un pasto onorevole in un ristorante del posto. Infine giunse  negli Uffici di Thomas Alva Edison. Tesla, raffinato e colto, parlava con scioltezza  un buon numero di lingue, amava l’ arte e la letteratura, incontrò  l’ America rude, difficile e spietata negli affari. Edison ne era l’ incarnazione. Truffato  da Edison stesso, Tesla dovette trovarsi un altro lavoro, arrangiandosi. Fondò una Società, e continuò ad occuparsi di  corrente alternata. Progettò la Bobina Tesla e entrò negli Uffici della Westinghouse, a Pittsburgh. Cominciò a lavorare ai Raggi X   prima di Roentgen. Nel  1895 il suo Laboratorio andò a fuoco assieme a delle carte e a degli appunti preziosi. Si trasferì a Manhattan, New York, nella famosa Fifth Avenue. I suoi interessi erano molteplici e diretti in varie direzioni, amava l’ arte,  la buona letteratura e la poesia, aveva conservato la passione per le letture religiose ereditata dai genitori e leggeva volentieri i Libri Vedici dell’ India Antica. Riconoscimenti e successi come genio  della Elettricità cominciavano a fioccare. E la sua guerra con Edison si faceva sempre più cruenta. Elaborò una teoria sui Raggi Cosmici, e cominciò a lavorare per la Difesa, progettando sottomarini e missili teleguidati. I suoi interessi si spinsero alla Robotica anticipando così le Intelligenze Artificiali. A Manhattan condusse esperimenti sulle onde radio. La vita di quest’ uomo straordinario che forse trova un parallelo scientifico in Albert Einstein, fu piena di azioni giudiziarie a sua favore e a suo sfavore per i diversi diritti di proprietà delle invenzioni. Ebbe lunghe contese con il suo rivale Edison, ma anche con l’ Italiano Marconi. Cosa  che mise le sue finanze sempre a rischio e lo costrinse più volte a smantellare i suoi laboratori di ricerca. Inoltre essendo un uomo di gusto e distinto, amava sostare nei grandi Alberghi del Paese, come il Waldorf Astoria a New York. E’ strano che né Tesla né il suo rivale Edison ebbero mai un Nobel sebbene ne avessero le nomination. Come Einstein, Tesla lavorò alla Teoria dei Campi unificati ma come  Einstein  non riuscì mai a definirla, essendosi occupato per tutta la vita di elettromagnetismo e gravitazione. Naturalmente a differenza di Einstein, Tesla era un ingegniere ed un tecnico e le sue teorie si trasformavano in macchine ed applicazioni, questo fa di lui un uomo molto cercato dalla Difesa Militare, ma anche sospetto alle Intelligence del Paese. Siamo in tempi particolari, in Europa c’è stata una  guerra che ha  prodotto nazismo e comunismo. E se ne stava preparando un’ altra. Tesla  era un personaggio   troppo eccentrico e bizzarro per essere ritenuto affidabile e il suo patriottismo non appariva del tutto  limpido. Tesla sapeva troppo sui  Meccanismi dell’ Universo. Se fosse vissuto molto più a lungo forse avrebbe trovato il modo di imbrigliare l’ energia della nostra stella per  spostare pianeti e satelliti. La sua ecletticità lo assimilava a  Leonardo,  e come lui, Tesla fu responsabile di diversi progetti ed  armi di distruzione di massa,  più o meno riconosciute, come il raggio della morte o certe armi elettriche che se applicate avrebbero incenerito un intero grattacielo. O armi a microonde che forse oggi la Difesa Americana  ha cominciato ad usare.  Tesla conosceva, anche se  ancora in parte, il modo di imbrigliare l’ Energia del Creato, lo stesso si può dire di Einstein circa l’ atomo.

Cominciò  presto a soffrire di disturbi nervosi e di manie depressive, era ossessionato dal numero 3 e avvolte non usciva di casa temendo qualche catastrofe annunziata. Il suo lato mistico cominciava a farsi sentire. Questo lo metteva con gli altri  sempre più  in cattiva luce. E dava sostanza al mito e alla leggenda di un Tesla bizzarro e pazzoide.

Nel 1899 erano sorti i laboratori di Colorado Springs. E’ con questo monumento all’ esperimento scientifico off limits che Tesla  assume la veste di Scienziato Pazzo dei fumetti e dei pulp di fantascienza. Come un più moderno  Merlino, la sua Torre  veniva bombardata da fulmini ad altissima tensione e ramature di elettricità si sprigionavano dalle sue mura. Da qui il Mago catturava i fulmini e mandava onde elettromagnetiche nelle profondità della Terra E da .qui  Tesla cominciò a contattare i Marziani.  Tesla credeva che l’ Universo fosse pieno di vita e di Civiltà Aliene. Un Houdinì fra gli scienziati? E se lo Scienziato Pazzo avesse fallito? Forse alcuni se lo chiesero e ne ebbero paura, un mago che fallisce nei suoi esperimenti è davvero pericoloso. Ma Tesla pensava alla grande e senza alcun egoismo, riteneva  che i risultati delle sue invenzioni e ricerche dovessero giovare a tutto il genere umano e non pensava di  creare dei  Lex  Luthor malvagi che avrebbero incenerito  la Terra! Eppure in quei giorni di guerra e di dopoguerra,  un Lex Luthor si stava affacciando nella storia del mondo! Tesla capì  che l’ elettricità era una potenza infinita e non ancora del tutto scoperta, come Einstein aveva  intuito e capito  le potenzialità dell’ atomo. Sono note le Sfere di Luce o fulmini globulari creati a Colorado Springs da questo  Mago & Signore dei Globi. Ancora non si parlava di foo fighter ! La natura è piena di misteri e niente esclude che le prime forme  di Intelligenza Aliena fossero proprio queste Blue Ball ! E’ fantastico pensarlo!  Oggi nessuno immagina  che i Globi che sembrano  di casa nel nostro pianeta, possono essere Intelligenze antichissime venute dalle profondità del Cosmo e del Tempo!  Quelle Intelligenze che noi cerchiamo negli Spazi Cosmici!Angeli a forma di Sfere? Abbiamo ancora idee troppo ristrette e provinciali! Ma sono uomini come Tesla, o come diversi altri che potrebbero aiutarci ad attraversare la soglia del nostro gretto antropocentrismo, residuo di un terra centrismo ormai superato e ad aprirci  la strada verso un  Universo Infinito e del tutto imprevedibile, come  in  Alice nel paese delle Meraviglie!

Fine  prima parte.

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Sussurri dallo Spazio

Una chiamata da Dio

di  Salvo Gagliardo

 

<<Sussurri dallo Spazio>>, è così che ho titolato  una storia di cui ho per ora solo il soggetto e che vuole rifarsi a XFiles di Chris Carter e al vecchio Project Blue Book degli Anni Sessanta, con  qualche memoria  della suggestiva serie televisiva,The Twilight Zone , Ai Confini della Realtà. Da molti anni, il SETI opera dai  grandi Osservatori  della Terra per captare messaggi Intelligenti da altri pianeti e Sistemi Stellari, ma pochi forse sanno che l’ idea del SETI era già presente agli inizi del secolo XX e alla fine del secolo XIX.

Alla fine dell’ Ottocento l’ astronomo e scienziato Percival Lowell ci donò un sogno, quello di fantastiche città aliene sul Pianeta Marte. Nel 1899, a Colorado Springs, Nikola  Tesla, <<The Electric Man>>, l’ uomo dei fulmini e dell’ elettricità, lo scienziato che avrebbe illuminato l’ intero pianeta, e avrebbe dato all’ uomo l’ elettricità libera,  mise il suo Laboratorio, degno di un nuovo Zeus Fulminante, al servizio per così dire dei Marziani, convinto che i nostri ipotetici vicini ci stessero comunicando le loro cose o  che stessero cercando un contatto. Tesla oggi è molto noto, e non sto qui a farne  un profilo biografico, a lui è dovuto il Sistema della Corrente alternata oggi usato ovunque. Modello di Scienziato Pazzo della fantascienza, uomo sicuramente  geniale e eccentrico per certi versi, uomo venuto dal Futuro e che sognò il futuro,convinse l’ America che lui sarebbe stato in grado di parlare con i Marziani. L’ ingegniere  serbocroato continuò a cercare un contatto fino agli ultimi anni della sua vita, ed è davvero l’ ironia della sorte che questo genio dell’ elettricità morisse povero e dimenticato in un albergo di New York! Molto ci sarebbe da raccontare sul pensiero spinto ai confini dell’ Universo e fra l’ energia di stelle e Galassie, di questo straordinario visitatore alieno del nostro pianeta, ma come molti viaggiatori dal Futuro, fu un uomo amato e odiato, e profondamente avversato, ma  alla sua morte i Signori della Terra gli resero omaggio, mentre l’ Intelligence degli Stati Uniti veniva in possesso dei suoi preziosismi taccuini ed appunti. Se oggi l’ ingegniere Tesla fosse ancora fra noi sarebbe di grande aiuto nella ricerca di << Tecnologie UFO>>, sempre che lo volesse! Sul suo cammino negli Anni Venti  si mette anche il nostro Guglielmo Marconi, convinto  che è possibile estendere fino a Marte il nostro ascolto, e sembra che tra il 1899 e gli anni Novecento di strani segnali le prime radio ne ricevessero parecchi. E veniamo al 21 agosto del 1924, data storica. Marte è vicino alla Terra, questa  finestra è l’ ideale per realizzare i sogni di Marconi e di Tesla. Gli Astronomi americani e d’ Europa sono eccitati. Il famoso messaggio marziano di cui tanto si parla, potrebbe arrivare, e forse potremmo anche fotografare le loro meravigliose città,  quelle  di  Percival Lowell. Se ne occupa l’ americano di Washington, Francis Jenkins,  un fantastico costruttore di macchine fantastiche. Il governo americano invita l’intero  pianeta a fare silenzio per favorire la cattura di segnali e immagini provenienti dal pianeta rosso. Tutto è pronto. E i segnali arrivano. Ne parla  entusiasta la Stampa  di tutto il mondo. Per la prima volta si cerca di trasformare i segnali elettromagnetici in immagini, si anticipa così  il SETI e la ricerca di Intelligenze Extraterrestri. Sembra che risultino allo sviluppo della pellicola dei Volti, della facce,  la fantarcheologia marziana è appena cominciata. E giungiamo  al 1928. L’ idea che qualcuno ci sta chiamando da qualche parte del Cosmo non è tramontata. Stavolta è il norvegese Carl Stormer a catturare degli strani segnali che si scoprono essere   stati  inviati dai Laboratori Philips di Eindhoven, Olanda. Qualcuno ci sta  rimandando indietro, forse manipolati e criptati, i nostri stessi  messaggi elettromagnetici? Si individua la fonte, la “cosa” dovrebbe trovarsi fra Terra e Luna! Siamo già in piena fantascienza, qualche decennio più tardi l’ astrofisico americano Carl Sagan immaginerà una trama simile per  il suo splendido romanzo avveniristico  Contact portato sugli schermi dal regista R. Zemeckis. La questione resta sepolta nelle sabbie del tempo, fin quando R.N. Bracewell della Stanford University non la ritira fuori e la ristudia. Bracewell è convinto che quei segnali di ritorno, manipolati, vogliono indicarci  una origine stellare individuata nella Costellazione di Bootes. L’ astronomo scozzese Duncan Lunan ne è sicuro, si tratta di Epsilon  Bootes, una stella doppia a 105 anni luce da Terra. E’ da qui che sarebbe partita la sonda aliena forse 13.000 anni fa. Nel settembre del 1971 presso l’ Osservatorio Astronomico di Byurkan, in Armenia si tiene il primo importante Congresso internazionale sulla Vita Extraterrestre e sulle Intelligenze Extraterrestri. Un meeting storico che vede radunati i migliori cervelli del pianeta, c’è Sagan, c’è Shklovsky, c’è Drake, Ambarzumian. Crick, Dyson e Ginzburg, un cocktail di Premi Nobel. Intanto viene lanciato il primo Seti della storia, il <<Progetto Ozma>>.  Oggi nella prima decade del XXI secolo sentiamo che qualcosa può accadere, che forse sta per accadere, qualcosa che può modificare per sempre la nostra idea dello Spazio e forse di noi stessi. Lo Spazio è davvero una Regione singolare in cui l’ impossibile può diventare possibile. Un saluto. Salvo Gagliardo.

 

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George Adamski

l’Amico delle Stelle

The Flying Saucers Have Landed!

by Salvo Gagliardo

 

 

George Adamski nasce in un piccolo  villaggio della Polonia il 17 aprile del 1891. A due anni i genitori emigrano per gli Stati Uniti, e si trasferiscono a Dunkirk, New York. Poco sappiamo dell’ infanzia di George, di certo dura, quella di un figlio di poveri immigrati polacchi in una regione multietnica come quella di New York. Di sicuro ebbe una educazione scolastica imperfetta e minima, forse ama la strada più che i libri ,e forse comincia a coltivare strani interessi per l’ astronomia e il cielo, d’altronde è giusto per un connazionale di Keplero, Adamski è cattolico e lo resterà anche quando comincerà  a percorrere la via dell’ Oriente e del sincretismo religioso, ma sappiamo anche che Adamski va   famoso  per la sua abilità nei lavori tecnici,  artigianali, manuali e di fatica. Buona parte delle sue strane e straordinarie conoscenze le conseguì  nel tempo  da autodidatta. Per farla breve, George  dovette arrangiarsi assai presto, per sopravvivere nella grande  America di quegli anni. Sappiamo che la sua pronuncia conservò sempre una forte cadenza straniera, che era molto timido ed impacciato, ma che sapeva anche essere aggressivo e quasi spavaldo e spesso imprevedibile. Da un personaggio simile ci aspetteremmo  strane rivelazioni sulla sua infanzia e la sua  giovinezza, alcune leggende lo vogliono da piccolo in Tibet, altre narrano che la madre fosse dotata di  poteri  paranormali, e lo stesso Adamski avvalorò il racconto che nell’ infanzia fu avvicinato da strani e misteriosi  personaggi. Di certo può essere annoverato fra i visionari dei nostri tempi, chi lo conobbe attribuisce anche a lui poteri extrasensoriali. Lo ritroviamo nel 1913 come soldato del 13° cavalleggeri ai confini con il Messico durante la Rivoluzione  Messicana di Pancho Villa ed Emiliano Zapata, George ha 22 anni. Nel 1915 ottiene la cittadinanza americana, nel 1917 sposa Mary Shimberski, e nel 1919 si congeda con onore. Lo troviamo come operaio factotum nello Yellowstone Park, carpentiere, muratore, mugnaio,  in altre parti dell’ Ovest, il giovane George già  rivela straordinarie abilità e uno spiccato senso degli affari. Negli Anni Trenta, anni difficili per l’ America e il mondo, anni di depressione e proibizionismo, George è già famoso per le conferenze che tiene ad alcuni adepti sulle religioni orientali e la reincarnazione. Cominciano a chiamarlo the professor, il professore. Ha già attorno una cerchia di seguaci ed è nell’ Ovest, in California che Adamski comincia a predicare il suo vangelo cosmico. Lo Stato della California  resterà famoso per avere accolto guru e maestri di pensiero orientale venuti dall’ Asia, si direbbe una zona intensamente spirituale. Forse è questo che ha sentito George, quando sempre in quegli anni ha dato vita ad un monastero e all’ Ordine Reale del Tibet, The Temple of Royal Tibet, nei pressi di Laguna Beach, dove si pratica e si insegna mistica orientale e buddhista in forte sincretismo con il cattolicesimo, insomma, a teosophy.Ma c’è anche qualcosa di interessante. Ossia, che nel Tempio si produce vino in tempi di stretto  proibizionismo, Adamski sembra avere un pallino per gli affari, più tardi dirà di avere  fornito vino all’ intera California.Ma presto, le leggi federali sull’ alcool  vengono meno, e Adamski è costretto a lasciare il Tempio.

Sono gli Anni Quaranta, anni di guerra, e troviamo Adamski  a Center Valley, San Diego County, a dirigere una comunità agricola a sfondo esoterico, e infine a Mount Palomar, contea di San Diego,  a 150 chilometri da Los Angeles e all’ incirca lo stesso da San Diego, sulla strada del grande Osservatorio Astronomico, che è ancora in fase di costruzione. Il suo destino ormai sembra legato per sempre a quello delle stelle. Qui entra in affari con una sua allieva, Alice Wells e qui fonda la sua nuova comunità di Palomar Gardens,  oltre che un luogo di ristoro fra le montagne, il Cafè  di Palomar Gardens, una sorta di cottage montano, in cui lavora come tuttofare e venditore di hamburger,  e accoglie i diversi clienti diretti sù, all’ Osservatorio. Il nome di Adamski resterà così legato a quello dell’ Osservatorio, da far credere a molti che lui lavorasse per quello. Ed è qui che ha inizio la storia pubblica del nostro fantastico personaggio. Non sappiamo se ha prestato servizio durante la Seconda Guerra Mondiale, ma è l’ ottobre del 1946 che porta decisamente Adamski a scrivere i capitoli più importanti del suo romanzo cosmico e dal suo punto di vista, a coronare con successo  una intera incarnazione spesa a far conoscere i misteri del cielo. Fra le varie leggende che hanno circondato questo strano polacco americano molto chiacchierato, c’è chi, come sir Desmond Leslie che gli fu amico e biografo, vuole che Adamski fosse un mutante.

Fine prima parte.

 

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G. Adamski

L’Amico delle Stelle. 2

 

Ottobre 1946, Mount Palomar e Palomar Gardens Cafè, George Adamski è bene allocato alle pendici dell’ Hale Observatory. Anche lui ha la sua cupola e il suo telescopio di 15 pollici con cui può soddisfare la sua antica passione per l’ osservazione celeste, forse ereditata dal connazionale Copernico. Ma possiede anche un cannocchiale mobile, più duttile, che può trasformare agevolmente e in  cui può istallare le sue macchine fotografiche, è un 6 pollici dei laboratori Tinsley, un vecchio regalo di un amico e discepolo. La passione per le foto celesti naturalmente viene potenziata dalla solenne presenza del più importante Osservatorio astronomico americano. E da lassù, fra l’ Oceano e il Continente la vista deve essere magnifica quando non c’è nebbia. Ed è proprio lì, che Adamski vede  quella sera  del 9 ottobre fra lo sciame di meteore che attraversa il cielo stellato, una strana astronave sospesa sopra i cieli  di San Diego, somiglia a un sigaro o a un gigantesco dirigibile, forse somiglia ad una di quelle strane astronavi degne della fantasia di  Jules Verne che gli americani della Costa dell’ Ovest avevano più volte osservato alla fine del secolo Ottocento. E’ la visione che da tempo aspettava, forse per altri è qualcosa di incerto e di improbabile, ma per George  è l’ inizio o lo sviluppo di un contatto immaginato  da tempo. Nella tipologia di Adamski non esiste la casualità, ma tutto è lo sviluppo di qualcosa, di qualcosa di grande, di profetico, quasi di biblico. E’ il 1947 e la California e altri Stati del’ Ovest sono interessati da quegli strani oggetti che Kenneth Arnold ha battezzato Flying Saucers, Piatti Volanti. Uno di questi forse precipiterà a Roswell, la storia del contatto di Adamski ha uno sviluppo. George sempre più osserva strane luci e strani oggetti sorvolare i cieli di Palomar Gardens,li osserva e li fotografa, ormai la sua passione si è trasformata in qualcosa di più importante, ossia nell’ attesa del Contatto sperato e forse sognato. Dà anche una mano ad Alice Wells  nel  gestire il Cafè di Palomar Gardens, ed è qui che comincia ad essere contattato da strani personaggi a metà militari della Difesa e a metà tecnici aerospaziali, con loro parla dei Dischi Volanti e parla delle possibili visite di Alieni. Adamski è già di interesse delle sfere occulte che si nascondono dietro la storia degli UFO. Le fotografie di strani oggetti che attraversano la Terra o la Luna, aumentano e George invia alcune di queste ai giornali e ad altra gente interessata. Diventerà il primo grande fotoreporter   degli UFO. Che le foto siano vere o un abile montaggio ha poco importanza per un uomo simile, sono la proiezione della sua mente e delle sue Visioni. Sono il segno che il Momento X è prossimo. E’ così vicino che il suo cottage viene sempre più visitato da strane persone che come lui cercano il contatto, sembra una storia alla Spielberg. Gli eletti si apprestano all’ Incontro.

E quel giorno giunge. Gli eletti o la piccola cerchia  è costituita dai coniugi Bailey, Alfred & Beth, e dai coniugi Williamson, assidui frequentatori di Palomar Gardens. Il dottor George  Hunt Williamson non è un personaggio di poco conto in questa vicenda,da tempo, come Adamski, cerca dei contatti con gli abitanti delle Stelle e dei Dischi Volanti , servendosi di tecnologie molto avanzate o anche in modo parapsicologico con la vecchia la scrittura automatica. Ma Williamson ha anche qualcosa di inquietante, essendo amico e collaboratore di Dudley Pelley, un personaggio alquanto chiacchierato, autore di un libro abbastanza letto sugli Alieni, ma anche fondatore di una rivista di estrema destra americana. In ogni caso tutti sono convinti che gli  Alieni parlano con gli umani telepaticamente, forse George A. ne è il più convinto, ricevendo da tempo questi messaggi.  Adamski ha 61 anni, non è più giovane, ma ha una grande forza interiore, ha costruito l’ intera sua vita sull’ evento che sta per accadere. La sua mente non segue metodologie logiche molto rigorose, è un sensitivo e un visionario e decide sul momento quasi per  una sorta di ispirazione. Convoca il piccolo gruppo per la mattina del 20 novembre 1952 sulla strada che porta al Desert Center verso l’ Arizona. Lui, Alice Wells e la sua segretaria e amica Lucy Mc Guinness, Adamski ha avuto sempre difficoltà con l’ inglese, li raggiungono in macchina in una località chiamata Blyte, da qui verso Parker. Adamski continua ad ubbidire come ad una sorta di comando telepatico e guida gli altri verso un vecchio aeroporto  e verso un sentiero che porta a delle montagne. Tutto sembra pronto, l’ intera attrezzatura fotografica è già disposta per l’ Inusuale e per l’ Evento. Sono zone desertiche e in parte vulcaniche, piene di pietriccio  e strani arbusti spinosi, forse vi sono anche dei serpenti. Le auto hanno avuto delle difficoltà a raggiungere quei luoghi impervi. Ma Adamski ormai appare  un ispirato, guida con precisione e poi si allontana fra alcune montagne. In cielo compare  di nuovo l’ Astronave Madre, il dirigibile o il Grande Sigaro Volante, c’ è anche un aereo  , un B 36, un bombardiere dell’ A. Air Force. Le auto passano sull’ autostrada poco distante, ma nessuno sembra accorgersi di quello che sta per accadere e che segnerà la storia dell’ immaginario collettivo oltre che dei Dischi Volanti.  Adamski ha voluto restare solo, gli altri lo osservano a distanza. E infine ecco, nel  cielo straordinariamente limpido della California, appare il Ricognitore, il Disco Volante che resterà per sempre l’ archetipo e l’ Icona per tutti quelli che credono negli UFO. Una navicella rotonda con una cupola che manda riflessi metallici, sembra il giocattolo di un ragazzino, plana in modo quasi misterioso e subito dopo ecco in piedi uno dei suoi occupanti, Alieno o Angelo o proiezione della mente di Adamski, qualcuno ha parlato di alter ego sublimato. E’ Orthon, così si fa chiamare e dice di venire da Venere. Lo dice o lo comunica telepaticamente ad Adamski che resta quasi in estasi, come davanti ad un’ antica visione sovrannaturale. Sembra la ritrattistica sacra della vecchia Europa, un Angelo e un uomo, ma stavolta c’è il Disco Volante, la navetta dalle tecnologie misteriose e enormemente evolute, con dentro altre creature simili a Orthon che lo salutano. Orthon appare ad Adamski un piccolo essere perfetto, diverso dai futuri Grigi, bello quasi in modo sacro, con i capelli lunghi flessuosi e biondi, e  con lo stigma  della diversità totale, quella diversità che impauriva nel passato chi si imbatteva in un Angelo. E’ uomo? E’ donna?. Anche in questo si rispetta una certo cliché di  androginità del personaggio. E’ tutto quello che il povero George coglie in quel momento di estrema tensione ed emozione, riesce  a fare delle foto che consegna ad Orthon, i due si scambiano idee folgoranti e apocalittiche  per il futuro dell’ umanità minacciata da un conflitto nucleare, e George  si mostra  incauto verso il Ricognitore, e toccandolo con il braccio ne viene momentaneamente danneggiato. Tutto è perfetto, l’ aria tersa di quel deserto sembra essere partecipe di quel momento eccezionale. Più tardi gli altri a breve distanza diranno di avere visto anche loro  la Creatura dell’ Spazio, l’ Uomo venuto dall’ altro Mondo. E a testimonianza dell’ Incontro  resteranno sulla sabbia le impronte delle strane calzature astronautiche di Orthon con dei segni  che somigliano a certi disegni antichi degli Indio Americani. Poi il Ricognitore riprende quota e la Creatura  scompare dopo avere salutato cordialmente  il suo amico terrestre. Una fiaba moderna affascinate, senza orchi  né perfidi gnomi, né cattivi alieni dalla grande testa e dagli occhi di insetto,  una bella  fiaba che avrà un seguito.

Fine seconda parte.

 

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Fanta

 

G. Adamski

L’Amico delle Stelle. 3

 

 

In quanto al contenuto della conversazione telepatica di Adamski con l’ Uomo venuto dalle Stelle, vi rimando alle belle pagine del libro di lord D. Leslie, pagine che andrebbero lette secondo me da vari punti di vista, ma con molta attenzione, Adamski con parole ha cercato di trasferire un’ esperienza ineffabile e fuori dal comune, leggendo le sue parole entriamo  nel suo Universo fantastico e religioso, e oltre un linguaggio semplice e quasi schietto, con molte reticenze come si conviene a chi ha vissuto una epifania di quel tipo, si trovano intrecci di simboli, immagini e informazioni che dovremmo leggere con più attenzione. Avvolte sembrano i diagrammi di un sogno, altri di segni vaghi di informazioni che non potrebbero essere comunicate altrimenti. Una sorta di crittogramma.  Sappiamo che George era un oratore impacciato, e che aveva difficoltà a comunicare il suo mondo e le sue esperienze, che spesso cominciava a balbettare, e impappinarsi, anche questo fa parte del suo profilo. Altre volte era spedito e lesto nella comunicazione e alquanto infervorato. E’ questo uomo  che  Desmond Leslie, giovane rampollo di una antica aristocrazia irlandese, innamorato di culture alternative ed underground, di musica elettrica, e di testi sacri buddhisti o indiani in cui si parla di Vimana e di antichi Visitatori, e di UFO, scrittore e pilota di aerei,sceneggiatore di film per la televisione inglese,possessore di uno splendido castello in Irlanda e cugino di Wiston Churchill, andò a trovare negli anni Cinquanta a Palomar Gardens.Fu un incontro proficuo e carico di promesse, da cui nacque il fortunato  libro I Dischi Volanti sono Atterrati. Sembra che anche Leslie avesse avuto a suo tempo un Incontro Ravvicinato, in un college inglese e nel suo viaggio a Mount Palomar. Oggi lord Leslie è morto, ma restano i suoi libri e delle  interviste interessanti sul suo amico George Adamski, che si possono trovare  anche in rete. Sono questi  gli anni Cinquanta e Sessanta, si parla di hippie e di New Age, vanno alla grande i Beatles, ma anche le poesie di Allan Ginsberg e Ferlinghetti, i romanzi fantastici ed esoterici di Castaneda, e si parla di Zen e di dottrine orientali. Adamski ha anticipato tutto questo.  Ha anticipato i viaggi nello Spazio e lo Sbarco sulla Luna! Su Venere non può esserci vita! Questo oggi  lo sappiamo, ma Venere potrebbe assumere  altri significati nell’ Universo di G. Adamski. Il suo  mito non è tramontato malgrado gli sviluppi dell’ esplorazione spaziale. E il mito è tutto lì nella sequenza di foto lasciate  e nelle pagine del libro di Leslie come una gemma dentro ad un diadema.

Mi è sempre sembrato affascinante come scrittore di letteratura fantastica e fiction,riconoscere il contributo di Spielberg a questo polacco americano nella costruzione dei suoi fortunati  E.T. E, George .A. potrebbe essere un suo personaggio. Pochi sanno che   Adamski negli anni Quaranta ha dato alle stampe un suo romanzo di fantascienza in cui si può leggere la sua esperienza   del  Desert Center,si tratta di Pionieri nello Spazio, Pioners of Space.  Vi si può trovare Orthon il signore stellare ed altri. E allora? George è stato forse un abile mistificatore? Lo si è sempre detto di tutti i grandi, la questione ad oggi non è stata mai risolta, di certo Adamski ci introduce in un mondo nuovo, in un nuovo Universo, in una nuova era, nell’ era del Dopobomba in cui è, o  sarà possibile, per un uomo qualsiasi,  incontrare un Essere venuto dall’ Altro Mondo. E George  A.  ha espresso  in pieno questo spirito di democrazia,   esattamente come l’ eroe Roy Neary di Incontri Ravvicinati, un uomo umile,  un uomo qualunque scrive una pagina epica  della grande  storia dell’ umanità. E per questo sarà seppellito  ad Arlington , il cimitero degli eroi di guerra. Gli Anni Sessanta ci hanno dato, Papa Giovanni XXIII, John Fitzgerald Kennedy, Martin Luther King e G.A. Questo è stato ed è G. Adamski. Una Grande Fiaba scritta per tutti. Ma se gli Alieni  fossero davvero  fra noi, non ci apparirebbero dapprima come uomini qualunque, come uomini della folla?Come George  Adamski forse? Grazie. Le prossime  volte  esplorerò anche : Inside the Space  Ships. Salvo Gagliardo.

Fine della Parte terza

 

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Roxane

by

Salvo Gagliardo

Capitolo 14

Le Sfere di Fulvio

<<La Foresta dei Giganti

vuole  Roxie  assai pimpante

a  ballare fra gli Abeti

del  Castello di Cristallo>>

La canzone del vecchio venditore di palloncini

 

 

……………………………………………………

-Roxie alzati, Seguimi nella Foresta!

La bambina   cercò di alzarsi, e provò le stesse sensazioni di prima. Il suo corpo si sdoppiò. E fu in piedi. L’ altra Roxie restò sulla carrozzella assopita. La bambina si sentì prendere la mano e entrò nella Foresta preceduta dal coniglio Moeb. La strana e straordinaria luce blu notte fluttuava densa come una nebbia fra gli alberi, ed esplosiva, accecante. Roxie sentì un frusciare d’ali, era una civetta. Una strana costruzione, qualcosa di simile ad un castello in miniatura rabberciato alla meglio e per metà simile ad una baracca di fortuna, se ne stava al centro della radura. Sembrava d’ accaiaio, cristallo e ferrovecchio. Roxane lo guardò. Le parve che attorno si alzassero tanti palloncini colorati come il suo. No! Erano Sfere luminose, di vari colori e grandezze. Erano simili ai fulmini globulari galleggianti nell’ aria. Sentì echeggiare una voce.

-Entra Roxie.

Udì lo scricchiolio e vide una piccola porta che si apriva lentamente.

-Sali, Roxie

Roxie salì. Quella scala a chiocciola umida e buia  sembrava interminabile. In cima, c’era una grande sala tutta illuminata. C’era un camino  scoppiettante ed un grosso  cane peloso accucciato. Un lungo tavolo di legno su cui erano posti,  storte ed alambicchi. Una vecchia e malandata poltrona volgeva la schiena alla bambina. Qualcuno si alzò. Era un uomo simile al vecchio dei palloncini incontrato nel Luna Park di   Camberra ed era simile anche  a Ciuk, l’ uomo della pubblicità dell’ Electronic Universal Game. Indossava abiti impolverati e bisunti, che sembravano vecchi in modo anacronistico.

-Salve bimba, e benvenuta al Castello di Cristallo del vecchio Fulvio. Ti stavo aspettando

Sogghignò con fare ambiguo e mellifluo.

-So che Crock, il pagliaccio,  ti ha insegnato a giocare. Ora voglio insegnarti giochi più divertenti

 Disse come un  vecchio mago alla sua piccola allieva.

-Ti piacerebbe far muovere le Sfere che hai visto fuori? E’ semplice! Vedi questa macchina? E’ fatta con i cristalli che vengono dal pianeta Focus. Sai dove è? E’ là in fondo

E il vecchio indicò con il dito inanellato da uno splendente zaffiro oltre la finestra di vetri policromi una stella che brillava in alto nella Costellazione del Cigno

-Ora ti mostro come funziona

Passò le sue lunghe dita ossute su alcuni tasti del fantastico organo di cristallo. Alcuni suoni fluttuarono nell’ aria e Roxie vide alzarsi una sfera come un gomitolo luminoso e verde che galleggiò in aria e si mise ad esplorare la stanza. L’ organo continuò ad emettere delle note e come dal nulla sorsero altre sfere simili alle bolle di sapone di un bambino, ma molto , molto più grandi. Roxie ne era incantata.

-Ora te ne mando una

Disse . Gli occhi di Fulvio scintillarono di furbizia e di sottile gioia. Una  sfera azzurra si formò e prese a navigare in direzione della bambina. Si avvicinò assieme al carillon di musiche cristalline. La bambina incantata la sfiorò con le mani. La sfera emise  dei suoni e variò di colore e di  intensità luminosa.

-Che ne dici, bimba!

Disse il vecchio .

-Guarda e stai attenta!

Fulvio richiamò a sé la sfera ubbidiente, variando i suoni sui tasti del suo fantastico organo di cristalli. La sfera divenne più grande, un Globo quasi  gigantesco e luminoso e Fulvio vi sparì dentro.

-Non temere. Sono qui

Disse da dentro la sfera che restava sollevata e oscillante tra il pavimento e il soffitto. Roxie sentì i vecchio che diceva.

-Ora faccio un giro

E la sfera cominciò a muoversi nella stanza, si sollevò, toccò il soffitto e rimbalzò

-Con questa puoi andare dove vuoi, su Vega del Cigno o su qualsiasi altra stella. Puoi anche metterci dentro una parte di te, senza che il tuo  corpo si sposti da terra. Guarda

 Il vecchio fece un balzo fuori della Sfera e approdò a terra. Poi continuò a parlare, ma la   sua voce inconfondibile veniva ancora  da dentro la sfera.

-Vedi?

Disse

-Io sono qui e la mia voce è rimasta là dentro!

………………………………………………

Devo salutarti ora. I miei esperimenti! Ma ricordati, qualsiasi cosa tu hai bisogno io sono sempre qui. La strada per uscire la conosci.

Fulvio entrò nella sfera azzurra che si alzò e assieme alle altre, attraversò i muri sparendo. Roxane riprese il sentiero del ritorno verso la Foresta. La luna splendeva in alto. Il grido di una civetta la fece trasalire. La carrozzella era ferma al limite tra il Parco e la Foresta. Seduta c’era il doppio  di Roxane, assopita come se dormisse, con la testa reclinata. Accanto, in piedi, c’era Crock il pagliaccio di gomma e pezza. Il coniglio bianco Moeb corse verso la sedia e saltò in grembo alla bambina.

-Ciao Roxie, ti sei divertita?

Disse Crock , e rise

-Siediti che ti riporto a casa

Le due  Roxane  si riunirono, si sovrapposero combaciando. E Roxie si destò. Tornò alla Villa delle Orchidee spinta da una  mano invisibile. Fu portata nella sua stanza e deposta a letto . Le furono rimboccate le coperte e fu spenta la luce e chiusa la porta. Moeb balzò sul letto e si pose ai suoi piedi .

 

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UFO Romance.K. Arnold, l’ uomo che vide i Marziani & G.Adamski,l’amico delle stelle

domenica, 17 gennaio 2010

 

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George Adamski

l’Amico delle Stelle

The Flying Saucers Have Landed!

 

 

George Adamski nasce in un piccolo  villaggio della Polonia il 17 aprile del 1891. A due anni i genitori emigrano per gli Stati Uniti, e si trasferiscono a Dunkirk, New York. Poco sappiamo dell’ infanzia di George, di certo è dura, quella di un figlio di poveri immigrati polacchi in una regione multietnica come quella di New York. Di sicuro ebbe una educazione scolastica imperfetta e minima, forse George  ama la strada più che i libri ,e forse comincia a coltivare strani interessi per l’ astronomia e il cielo, d’altronde è giusto per un connazionale di Copernico, Adamski è cattolico e lo resterà anche quando comincerà  a percorrere la via dell’ Oriente e del sincretismo religioso, ma sappiamo anche che Adamski va   famoso  per la sua abilità nei lavori tecnici,  artigianali, manuali e di fatica. Buona parte delle sue strane e straordinarie conoscenze le conseguì  nel tempo  da autodidatta. Per farla breve, George  dovette arrangiarsi assai presto, per sopravvivere nella grande  America di quegli anni. Sappiamo che la sua pronuncia conservò sempre una forte cadenza straniera, che era molto timido ed impacciato, ma che sapeva anche essere aggressivo e quasi spavaldo e spesso imprevedibile. Da un personaggio simile ci aspetteremmo  strane rivelazioni sulla sua infanzia e la sua  giovinezza, alcune leggende lo vogliono da piccolo in Tibet, altre narrano che la madre fosse dotata di  poteri  paranormali, e lo stesso Adamski avvalorò il racconto che nell’ infanzia fu avvicinato da strani e misteriosi  personaggi. Di certo può essere annoverato fra i visionari dei nostri tempi, chi lo conobbe attribuisce anche a lui poteri extrasensoriali. Lo ritroviamo nel 1913 come soldato del 13° cavalleggeri ai confini con il Messico durante la Rivoluzione  Messicana di Pancho Villa ed Emiliano Zapata, George ha 22 anni. Nel 1915 ottiene la cittadinanza americana, nel 1917 sposa Mary Shimberski, e nel 1919 si congeda con onore. Lo troviamo come operaio factotum nello Yellowstone Park, carpentiere, muratore, mugnaio  in altre parti dell’ Ovest, il giovane George già  rivela straordinarie abilità e uno spiccato senso degli affari. Negli Anni Trenta, anni difficili per l’ America e il mondo, anni di depressione e di  proibizionismo, George è già famoso per le conferenze che tiene ad alcuni adepti sulla filosofia orientale e la reincarnazione. Cominciano a chiamarlo the professor, il professore. Ha già attorno una cerchia di seguaci, ed è nell’ Ovest, in California, che Adamski comincia a predicare il suo vangelo cosmico. Lo Stato della California  resterà famoso per avere accolto guru e maestri di pensiero  venuti dall’ Asia, si direbbe una zona intensamente spirituale. Forse è questo che ha sentito George, quando sempre in quegli anni ha dato vita ad un monastero e all’ Ordine Reale del Tibet, The Temple of Royal Tibet, nei pressi di Laguna Beach, dove si pratica e si insegna mistica orientale e buddhista in forte sincretismo con il cattolicesimo, insomma, a teosophy.Ma c’è anche qualcosa d’altro di interessante. Ossia, che nel Monastero si produce vino in tempi di stretto  proibizionismo, Adamski sembra avere un pallino per gli affari. Ma presto, le leggi federali sull’ alcool  vengono meno, e Adamski è costretto a lasciare il Tempio.

Sono gli Anni Quaranta, anni di guerra, e troviamo Adamski  a Center Valley, San Diego County, a dirigere una comunità agricola a sfondo esoterico, e infine a Mount Palomar, contea di San Diego,  a 150 chilometri da Los Angeles e all’ incirca lo stesso da San Diego, sulla strada del grande Osservatorio Astronomico, che è ancora in fase di costruzione. Il suo destino ormai sembra legato per sempre a quello delle stelle. Qui entra in affari con una sua allieva, Alice Wells e qui fonda la sua nuova comunità, quella di Palomar Gardens,  oltre che un luogo di ristoro fra le montagne, il Cafè  di Palomar Gardens, una sorta di cottage montano, in cui lavora come tuttofare e venditore di hamburger,  e accoglie i diversi clienti diretti sù, all’ Osservatorio. Il nome di Adamski resterà tanto legato a quello dell’ Osservatorio, da far credere a molti che lui lavorasse per quello. Ed è qui che ha inizio la storia pubblica del nostro fantastico personaggio. Non sappiamo se ha prestato servizio durante la Seconda Guerra Mondiale, ma è l’ ottobre del 1946 che porta decisamente Adamski a scrivere i capitoli più importanti del suo romanzo cosmico e dal suo punto di vista, a coronare con successo  una intera incarnazione spesa a far conoscere i misteri del cielo. Fra le varie leggende che hanno circondato questo strano polacco americano molto chiacchierato, c’è chi, come sir Desmond Leslie che gli fu amico e biografo, vuole che Adamski fosse un mutante.

Fine prima parte.

G. Adamski

L’Amico delle Stelle. 2

 

Ottobre 1946, Mount Palomar e Palomar Gardens Cafè, George Adamski è bene allocato alle pendici dell’ Hale Observatory. Anche lui ha la sua cupola e il suo telescopio di 15 pollici con cui può soddisfare la sua antica passione per l’ osservazione celeste, forse ereditata dal connazionale Copernico. Ma possiede anche un cannocchiale mobile, più duttile, che può trasformare agevolmente e in  cui può istallare le sue macchine fotografiche, è un 6 pollici dei laboratori Tinsley, un vecchio regalo di un amico e discepolo. La passione per le foto celesti naturalmente viene potenziata dalla solenne presenza del più importante Osservatorio astronomico americano. E da lassù, fra l’ Oceano e il Continente la vista deve essere magnifica quando non c’è nebbia. Ed è proprio lì, che Adamski vede  quella sera  del 9 ottobre fra lo sciame di meteore che attraversa il cielo stellato, una strana astronave sospesa sopra i cieli  di San Diego, somiglia a un sigaro o a un gigantesco dirigibile, forse somiglia ad una di quelle strane astronavi degne della fantasia di  Jules Verne che gli americani della Costa dell’ Ovest avevano più volte osservato alla fine del secolo Ottocento. E’ la visione che da tempo aspettava, forse per altri è qualcosa di incerto e di improbabile, ma per George  è l’ inizio o lo sviluppo di un contatto immaginato  da tempo. Nella tipologia di Adamski non esiste la casualità, ma tutto è lo sviluppo di qualcosa, di qualcosa di grande, di profetico, quasi di biblico. E’ il 1947 e la California e altri Stati del’ Ovest sono interessati da quegli strani oggetti che Kenneth Arnold ha battezzato Flying Saucers, Piatti Volanti. Uno di questi forse precipiterà a Roswell, la storia del contatto di Adamski ha uno sviluppo. George sempre più osserva strane luci e strani oggetti sorvolare i cieli di Palomar Gardens,li osserva e li fotografa, ormai la sua passione si è trasformata in qualcosa di più importante, ossia nell’ attesa del Contatto sperato e forse sognato. Dà anche una mano ad Alice Wells  nel  gestire il Cafè di Palomar Gardens, ed è qui che comincia ad essere contattato da strani personaggi a metà militari della Difesa e a metà tecnici aerospaziali, con loro parla dei Dischi Volanti e parla delle possibili visite di Alieni. Adamski è già di interesse delle sfere occulte che si nascondono dietro la storia degli UFO. Le fotografie di strani oggetti che attraversano la Terra o la Luna, aumentano e George invia alcune di queste ai giornali e ad altra gente interessata. Diventerà il primo grande fotoreporter   degli UFO. Che le foto siano vere o un abile montaggio ha poco importanza per un uomo simile, sono la proiezione della sua mente e delle sue Visioni. Sono il segno che il Momento X è prossimo. E’ così vicino che il suo cottage viene sempre più visitato da strane persone che come lui cercano il contatto, sembra una storia alla Spielberg. Gli eletti si apprestano all’ Incontro.

E quel giorno giunge. Gli eletti o la piccola cerchia  è costituita dai coniugi Bailey, Alfred & Beth, e dai coniugi Williamson, assidui frequentatori di Palomar Gardens. Il dottor George  Hunt Williamson non è un personaggio di poco conto in questa vicenda,da tempo, come Adamski, cerca dei contatti con gli abitanti delle Stelle e dei Dischi Volanti , servendosi di tecnologie molto avanzate o anche in modo parapsicologico con la vecchia la scrittura automatica. Ma Williamson ha anche qualcosa di inquietante, essendo amico e collaboratore di Dudley Pelley, un personaggio alquanto chiacchierato, autore di un libro abbastanza letto sugli Alieni, ma anche fondatore di una rivista di estrema destra americana. In ogni caso tutti sono convinti che gli  Alieni parlano con gli umani telepaticamente, forse George A. ne è il più convinto, ricevendo da tempo questi messaggi.  Adamski ha 61 anni, non è più giovane, ma ha una grande forza interiore, ha costruito l’ intera sua vita sull’ evento che sta per accadere. La sua mente non segue metodologie logiche molto rigorose, è un sensitivo e un visionario e decide sul momento quasi per  una sorta di ispirazione. Convoca il piccolo gruppo per la mattina del 20 novembre 1952 sulla strada che porta al Desert Center verso l’ Arizona. Lui, Alice Wells e la sua segretaria e amica Lucy Mc Guinness, Adamski ha avuto sempre difficoltà con l’ inglese, li raggiungono in macchina in una località chiamata Blyte, da qui verso Parker. Adamski continua ad ubbidire come ad una sorta di comando telepatico e guida gli altri verso un vecchio aeroporto  e verso un sentiero che porta a delle montagne. Tutto sembra pronto, l’ intera attrezzatura fotografica è già disposta per l’ Inusuale e per l’ Evento. Sono zone desertiche e in parte vulcaniche, piene di pietriccio  e strani arbusti spinosi, forse vi sono anche dei serpenti. Le auto hanno avuto delle difficoltà a raggiungere quei luoghi impervi. Ma Adamski ormai appare  un ispirato, guida con precisione e poi si allontana fra alcune montagne. In cielo compare  di nuovo l’ Astronave Madre, il dirigibile o il Grande Sigaro Volante, c’ è anche un aereo  , un B 36, un bombardiere dell’ A. Air Force. Le auto passano sull’ autostrada poco distante, ma nessuno sembra accorgersi di quello che sta per accadere e che segnerà la storia dell’ immaginario collettivo oltre che dei Dischi Volanti.  Adamski ha voluto restare solo, gli altri lo osservano a distanza. E infine ecco, nel  cielo straordinariamente limpido della California, appare il Ricognitore, il Disco Volante che resterà per sempre l’ archetipo e l’ Icona per tutti quelli che credono negli UFO. Una navicella rotonda con una cupola che manda riflessi metallici, sembra il giocattolo di un ragazzino, plana in modo quasi misterioso e subito dopo ecco in piedi uno dei suoi occupanti, Alieno o Angelo o proiezione della mente di Adamski, qualcuno ha parlato di alter ego sublimato. E’ Orthon, così si fa chiamare e dice di venire da Venere. Lo dice o lo comunica telepaticamente ad Adamski che resta quasi in estasi, come davanti ad un’ antica visione sovrannaturale. Sembra la ritrattistica sacra della vecchia Europa, un Angelo e un uomo, ma stavolta c’è il Disco Volante, la navetta dalle tecnologie misteriose e enormemente evolute, con dentro altre creature simili a Orthon che lo salutano. Orthon appare ad Adamski un piccolo essere perfetto, diverso dai futuri Grigi, bello quasi in modo sacro, con i capelli lunghi flessuosi e biondi, e  con lo stigma  della diversità totale, quella diversità che impauriva nel passato chi si imbatteva in un Angelo. E’ uomo? E’ donna?. Anche in questo si rispetta una certo cliché di  androginità del personaggio. E’ tutto quello che il povero George coglie in quel momento di estrema tensione ed emozione, riesce  a fare delle foto che consegna ad Orthon, i due si scambiano idee folgoranti e apocalittiche  per il futuro dell’ umanità minacciata da un conflitto nucleare, e George  si mostra  incauto verso il Ricognitore, e toccandolo con il braccio ne viene momentaneamente danneggiato. Tutto è perfetto, l’ aria tersa di quel deserto sembra essere partecipe di quel momento eccezionale. Più tardi gli altri a breve distanza diranno di avere visto anche loro  la Creatura dell’ Spazio, l’ Uomo venuto dall’ altro Mondo. E a testimonianza dell’ Incontro  resteranno sulla sabbia le impronte delle strane calzature astronautiche di Orthon con dei segni  che somigliano a certi disegni antichi degli Indio Americani. Poi il Ricognitore riprende quota e la Creatura  scompare dopo avere salutato cordialmente  il suo amico terrestre. Una fiaba moderna affascinate, senza orchi  né perfidi gnomi, né cattivi alieni dalla grande testa e dagli occhi di insetto,  una bella  fiaba che avrà un seguito.

Fine seconda parte.

 

G. Adamski

L’Amico delle Stelle. 3

 

 

In quanto al contenuto della conversazione telepatica di Adamski con l’ Uomo venuto dalle Stelle, vi rimando alle belle pagine del libro di lord D. Leslie, pagine che andrebbero lette secondo me da vari punti di vista, ma con molta attenzione, Adamski con parole ha cercato di trasferire un’ esperienza ineffabile e fuori dal comune, leggendo le sue parole entriamo  nel suo Universo fantastico e religioso, e oltre un linguaggio semplice e quasi schietto, con molte reticenze come si conviene a chi ha vissuto una epifania di quel tipo, si trovano intrecci di simboli, immagini e informazioni che dovremmo leggere con più attenzione. Avvolte sembrano i diagrammi di un sogno, altri i segni vaghi di informazioni che non potrebbero essere comunicate altrimenti. Una sorta di crittogramma.  Sappiamo che George era un oratore impacciato, e che aveva difficoltà a comunicare il suo mondo e le sue esperienze, che spesso cominciava a balbettare, e impappinarsi, anche questo fa parte del suo profilo. Altre volte era spedito e lesto nella comunicazione e alquanto infervorato. E’ questo uomo  che  Desmond Leslie, giovane rampollo di una antica aristocrazia irlandese, innamorato di culture alternative ed underground, di musica elettrica, e di testi sacri buddhisti o indiani in cui si parla di Vimana e di antichi Visitatori, e di UFO, scrittore e pilota di aerei,sceneggiatore di film per la televisione inglese,possessore di uno splendido castello in Irlanda e cugino di Wiston Churchill, andò a trovare negli anni Cinquanta a Palomar Gardens.Fu un incontro proficuo e carico di promesse, da cui nacque il fortunato  libro I Dischi Volanti sono Atterrati. Sembra che anche Leslie avesse avuto a suo tempo un Incontro Ravvicinato, in un college inglese e nel suo viaggio a Mount Palomar. Oggi lord Leslie è morto, ma restano i suoi libri e delle  interviste interessanti sul suo amico George Adamski, che si possono trovare  anche in rete. Sono questi  gli anni Cinquanta e Sessanta, si parla di hippie e di New Age, vanno alla grande i Beatles, ma anche le poesie di Allan Ginsberg Ferlinghetti, i romanzi fantastici ed esoterici di Castaneda, e si parla di Zen e di dottrine orientali. Adamski ha anticipato tutto questo.  Ha anticipato i viaggi nello Spazio e lo Sbarco sulla Luna! Su Venere non può esserci vita! Questo oggi  lo sappiamo, ma Venere potrebbe assumere  altri significati nell’ Universo di G. Adamski. Il suo  mito non è tramontato malgrado gli sviluppi dell’ esplorazione spaziale. E il mito è tutto lì nella sequenza di foto lasciate  e nelle pagine del libro di Leslie come una gemma dentro ad un diadema.

Mi è sempre sembrato affascinante come scrittore di letteratura fantastica e fiction,riconoscere il contributo di  questo polacco americano ai film di Spielberg, nella costruzione dei suoi fortunati  E.T. E, George .A. potrebbe essere un suo personaggio. Pochi sanno che   Adamski negli anni Quaranta ha dato alle stampe un suo romanzo di fantascienza in cui si può leggere la sua esperienza   del  Desert Center,si tratta di Pionieri nello Spazio, Pioners of Space.  Vi si può trovare Orthon il signore stellare ed altri. E allora? George è stato forse un abile mistificatore? Lo si è sempre detto di tutti i grandi, la questione ad oggi non è stata mai risolta, di certo Adamski ci introduce in un mondo nuovo, in un nuovo Universo, in una nuova era, nell’ era del Dopobomba in cui è, o  sarà possibile, per un uomo qualsiasi,  incontrare un Essere venuto dall’ Altro Mondo. E George  A.  ha espresso  in pieno questo spirito di democrazia,   esattamente come l’ eroe Roy Neary di Incontri Ravvicinati, un uomo umile,  un uomo qualunque scrive una pagina epica  della grande  storia dell’ umanità. E per questo sarà seppellito  ad Arlington , il cimitero degli eroi di guerra. Gli Anni Sessanta ci hanno dato, Papa Giovanni XXIII, John Fitzgerald Kennedy, Martin Luther King e G.A. Questo è stato ed è G. Adamski. Una Grande Fiaba scritta per tutti. Ma se gli Alieni  fossero davvero  fra noi, non ci apparirebbero dapprima come uomini qualunque, come uomini della folla?Come George  Adamski forse? Grazie. Le prossime  volte  esplorerò anche : Inside the Space  Ships. Salvo Gagliardo.

Fine della Parte terza

 

 

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 Kenneth Arnold

L’ uomo che vide i Marziani

Quella mattina del 24 giugno del 1947

by

Salvo Gagliardo

 

Gentili Visitatori, Fantastikalbi vi offre in lettura la biografia di un uomo che  ha dato avvio ad una storia davvero fantastica come quella degli UFO, a cui il mio sforzo di scrittore di letteratura fantastica ha  dedicato molto del suo  tempo. Avrei voluto come in una sorta di biografia parallela affiancarvi  le note biografiche di un altro uomo, ancora più singolare e importante in questo romanzo fantastico che sono i Dischi Volanti e la loro comparsa nel nostro mondo moderno, che fu l’ americano George Adamski, purtroppo il post è ancora in fase di elaborazione, ma presto lo vedrete sul  mio sito. Kenneth Arnold è stato il primo a vedere quelli che ha chiamato in una sua intervista Flying Saucers, sottocoppe o dischi volanti, siamo nel giugno del 1947, la guerra è appena finita e in Europa le rovine sono ancora fumanti e forse  cadaveri sono ancora sotto le macerie, Hiroshima  porta ancora drammaticamente chiari i segni di una esplosione atomica, unica e speriamo irripetibile, gli ebrei d’ Europa usciti dai Campi di Sterminio hanno ancora difficoltà a togliersi la stella gialla dal petto, e di notte fanno sogni mostruosi. I due giganti vincitori del  conflitto si sono scoperti nemici ed è iniziato un altro tipo di guerra, l’ uomo non sembra saperne fare a meno! E negli Stati  Uniti in quel 1947 hanno  cominciato a fare la loro comparsa nei cieli  a stelle e strisce strani oggetti luminosi che non sembrano appartenere a questo mondo o almeno al nostro pianeta. L’ uomo del dopoguerra ha iniziato  a immaginare  altri mondi e a temerli. Ci vorranno degli anni affinché quest’ uomo  sbarchi sulla Luna e affinché un altro uomo più singolare di Arnold, affermi  di avere incontrato gli Alieni e di avere parlato con loro in un deserto americano. E Kenneth  Arnold anticipa solo di qualche giorno l’ UFO crash di Roswell. Insomma, siamo entrati in una nuova era come scriveranno più tardi nel Mattino dei Maghi Pauwels e Bergier, un’era figlia di eventi terribili e apocalittici, un’ era di grandi trasformazioni e promesse, un’era che somiglia molto ad una sfida. Vedremo se la nostra specie  ne sarà  all’ altezza. Salvo Gagliardo.

 

 

Nato nel Minnesota nel 1915, cresciuto nel Nord Dakota, laureato in ingegneria chimica. Arnold fu considerato un uomo d’affari abile e di gran successo. Aveva fondato a Bose, Idhao, la  Great Western Fire Control Supply, una Società che produceva sistemi di spegnimento anti incendio, lavoro che lo aveva portato nel Pacific North West degli States.La biografia giovanile di Kenneth Arnold non si discosta da quella di un americano medio, ben piantato fisicamente,appassionato di nuoto, di tuffi acrobatici e di immersioni subacquee. Nulla da eccepire quindi, un tipo sportivo, very American,  molto dinamico e intraprendente con una moglie e  figli, e una impresa commerciale da mandare avanti. Ma Arnold è anche un pilota esperto,e quella  storica mattina del 24 giugno del 1947 conta  alle sue spalle un rispettabile numero di ore di volo degne di un pilota di aerei consumato, insomma Arnold è un tipo quadrato e del tutto credibile, cosa importante in questa nostra storia, e ha fama di essere oltre che un tipo spartano, un uomo schietto e tagliente,  che dice le cose giuste e senza peli sulla lingua. Possiede  un Call Air A 2, un piccolo aereo da turismo con il quale esercita l’ altra sua passione e mestiere, quello  della Ricerca e del Soccorso di aerei precipitati, lavoro per cui percepisce anche dei compensi. E infatti, quel 24 giugno il suo aereo si è levato da Chelais, Washington State,diretto a Yakima, una cittadina del medesimo Stato. Ma improvvisamente fa una deviazione di rotta e si dirige verso le Cascade  Mountains, la catena di montagne a nord di Yakima, nello Stato di Washington. C’è una ricompensa di 5000 dollari per chi identifica i resti di un aereo precipitato in quella regione circa sei mesi prima, si tratta di un C46 del Corpo dei Marines della US.Navy con 32 uomini a bordo.   Il Call A.2 raggiunge il Monte Rainier circa alle tre del pomeriggio. Il cielo è splendidamente  limpido, è una bella giornata di fine giugno. Mount Rainier che  si alza maestoso e innevato sulla città di Seattle che dista vari  chilometri e su Tacoma city, è un vulcano alto circa 5000 metri, una meta ambita per gli appassionati di scalate. Bisogna identificare dall’ alto i resti dell’ aereo militare precipitato. Arnold si avvicina e sorvola la regione, ha l’ occhio ben esercitato, l’ occhio di un’ aquila. Ma a 9000 metri d’ altezza proprio i suoi occhi sono accecati da un bagliore, un flash di luce intenso ed insistente. Arnold teme di essere entrato in rotta di collisione con  un  aereo di linea e cerca di identificarlo. Non lo vede, ma i suoi occhi sono di nuovo accecati da un raggio, da un riflesso forse, accecante. Cerca di nuovo attorno e scopre che a 15 miglia da lui sta volando un DC4 commerciale. Ma non è lui, non è quello che lampeggia, il flash viene da un’ altra parte, viene proprio dal Monte Rainier. Arnold ha escluso che possa essere un suo problema, un problema della sua carlinga. K.A. è un pilota navigato e sa calcolare  con precisione distanze e dimensioni. Di nuovo una serie di lampi. Arnold guarda con più attenzione e scorge nove oggetti volanti in formazione lungo  i costoni  del Monte Rainier. E’ sicuro, si tratta di nove oggetti, li conta uno ad uno. Sembrano la strana coda di un aquilone, in formazione, uno dopo l’ altro, e sembrano dai riflessi metallici. Delle oche  o dei grandi uccelli in volo, ma non sono uccelli, Arnold ne è certo. I militari hanno un nome per questa  formazione, Echelon formation. Il DC4 civile  è ancora dietro di lui a varie miglia. Arnold pensa subito a dei prototipi della  A. Air Force. Si avvicina e li osserva con più attenzione, c’è qualcosa di strano. Arnold è un pilota collaudato, forse ha volato nella Seconda Guerra Mondiale, non è un tipo che si fa ingannare da false visoni,si, sente a pelle che  là sta accadendo  qualcosa di inusuale, qualcosa che non ha mai visto, qualcosa che disturba la sua esperienza di pilota. Quelli continuano a mandare flash di luce nella sua direzione, ma ora può accorgersi di vederli di piatto, sono piatti  e volano stranamente come se qualcosa di invisibile li tenesse tutti uniti. Forse  sono circolari o semi circolari, simili ad una mezza luna, uno di essi che sembra avere cambiato di rotta ha proprio la forma di un crescent. La mente di Arnold si rimette a funzionare, ne calcola l’ altezza di volo e le dimensioni, di grandezza dovrebbero  superare il DC4 che gli sta vicino, dovrebbero essere abbastanza grandi, ma a differenza dell’ aereo di linea non hanno ali né coda. Dovrebbero spostarsi a 1700 miglia all’ ora, ma nessun aereo conosciuto della Terra riesce a volare a quella velocità! Arnold è di nuovo preso da dubbi e sospetta di una qualche distorsione della luce, di un abbaglio dovuto all’ interno della sua carlinga. Si porta in quota e decide di aprire il portellone in alto e di osservare i nove oggetti al naturale.  Non c’è dubbio quegli oggetti sono lì e continuano a sorvolare il Monte Rainier volando in modo paradossale e  in diagonale. Arnold non vede più il DC 4. Intanto è circa trascorsa mezzora,  e gli oggetti infine sorvolano le cime dei nevai  e spariscono all’ orizzonte. Ufficialmente si è aperta la storia degli UFO.

K. Arnold giunge ad Yakima e subito comincia a parlare di quello che ha visto con i militari e gli uomini dell’ aeroporto. Non sembrano crederlo, sono scettici e molti gli fanno capire di avere preso fischi per fiaschi. Ma Arnold è un buon americano, e fa subito il suo primo rapporto alle  autorità dell’ aeroporto. Poi si imbarca per Pendleton, in  Oregon. Qui la notizia di ciò che ha visto sembra averlo preceduto. L’ aeroporto sembra in fermento. Con l’ aiuto di alcuni ufficiali rifà i calcoli che risultano un po’ diversi, ma tutti a favore della strana enormità osservata. Arnold ripresenta un rapporto dettagliato alla Air Force degli Stati Uniti. E’ il 25 giugno, il giorno dopo, Arnold viene intervistato dai giornali accorsi  a Pendleton, e l’ intervista rilasciata a Bill Blequett resterà nella storia. E’ in questo articolo che si parla per la prima volta di Flying Saucer, UFO è un acronimo ancora da venire. F.S. è un termine coniato dallo stesso Arnold per definire con parole quello che ha visto, è un suggerimento più che la cosa in sé, ma su questo termine  si costruirà la storia degli UFO. Flying Saucer significa piattino o sotto coppa volante, e Arnold l’ ha usato per dare l’ idea di qualcosa di piatto che scivola sull’ acqua, in questo caso attraverso l’ aria. Siamo in qualche modo lontani dal Ricognitore di Adamski, anche se tutti e due hanno la forma circolare, una mezza luna, un delta o un’ ala volante. Di sicuro qualcosa di ignoto alla Difesa americana. In ogni caso è chiaro che le Autorità sono scettiche e qualcuno in alto grado parla di razzi, altri di semplici allucinazioni. Il Project Blue Book che negli Anni Cinquanta raccoglierà le testimonianze di avvistamenti, definirà il caso Arnold un’ allucinazione visiva dovuta ai riflessi della neve. Ma Kenneth Arnold dà subito  la stura ad una serie di avvistamenti anomali, che continua fino ad oggi. In quanto al DC4 civile qualcuno afferma che in volo doveva esserci un aereo simile da quelle parti, altri lo negano decisamente. E’ strano che lo stesso panorama di dubbi e di cose si riaprirà nel 1952 con l’ incontro di Adamski col  Venusiano Orthon, nel Desert Center!

Per Arnold, come per molti che sono stati testimoni di fenomeni insoliti cominciano presto i guai che fanno escludere un suo  interesse privato  nella faccenda. La sua persona e la sua vita privata diverranno oggetto di curiosità, commenti, di attenzioni diverse, di dileggio o di esaltazione da parte di  mitomani, si parla di Fine del Mondo e di Invasione Aliena, e si rispolvera il vecchio dramma radiofonico di Orson Wells. Arnold diventa una sorta di Roy Neary  di Incontri Ravvicinati di Spielberg, da pilota e appassionato di immersioni subacquee si trasforma in  UFO Hunter, in Cacciatore di Ufo. La sua vita ne verrà disturbata, e anche il suo lavoro. Arnold come Neary sembra determinato a chiarire quello che realmente ha visto quel 24 giugno del 1947 presso le Cascade Mountains, lassù, a due passi dal confine del Canada e da Seattle, la futura città delle Tecnologie Avanzate. Alcuni cominciano  a considerarlo un Einstein che parla di Marziani, altri un Flash Gordon, altri ancora lo considerano un semplice svitato. Fatto sta che personalmente sarà presente a molti avvistamenti soprattutto aerei, e Arnold figura anche nell’ altro caso misterioso di quei giorni, l’ ormai noto Maury Island Incident, successo il 25 giugno del 1947, testimone e vittima il pescatore Harold Dahl, e  che viene considerato il primo UFO crash della storia, ma soprattutto il primo in cui compaiono i famosi e leggendari Black Man, gli Uomini in Nero. D’ora in poi il nome di Kenneth Arnold sarà presente negli archivi dell’ Intelligence Americana, del FBI  e della Difesa. E per chiudere questa breve profilo, in qualche modo resta anche qualcosa di non del tutto svelato, forse una leggenda o un altro tassello strano di una storia strana e straordinaria, c’è infatti chi si è chiesto dove sono finiti i marines del  C.46 precipitato nel Monte Rainier  nel 1947, sembra che i loro corpi non siano stati mai  trovati fra i resti dell’ aereo, ma forse è solo una leggenda, o forse c’è una spiegazione plausibile come direbbe Dana Skully all’ agente Mulder! Many Thanks. Salvo Gagliardo.

 

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Tre passi fra le Nuvole

sabato, 14 novembre 2009

 

Albi di FantastiKa

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Le cinque Rose di Geremia Gardoncle

racconto fantastico

by

Salvo Gagliardo

 

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<<Il vecchio Mosè  Abrams era appena uscito di casa,

per ricondurre le mucche alla stalla,  quando

trovò lo  Straniero>>

Clifford Simak.- Il compagno

 

 

 

1.

Il Vecchio di Millkill : Geremia Gardoncle

 

 

Sono un irriducibile solitario, e se vi va di salire sulla  collina  di Milkhill, e chiedete giù a Brinville la strada del vecchio Geremia Gardoncle, vi squadreranno  per bene, e dopo essersi assicurati che non siete un parente, un fastidioso esattore delle imposte,un avvocato, un medico, o chessò io, Dio non voglia, un becchino,vi manderanno al diavolo con << se lo trovi da solo!>>. Perché l’uomo di Milkhill è un vecchio topo di collina, scontroso come un lupo, fiero come un’ aquila, e testa dura come uno stambecco. Mi sono così stufato  della fastidiosità della gente, che da anni vivo qui in solitudine, a coltivare le mie rose, ad arare il mio orticello, e a fumare la pipa. Qualche volta viene  a trovarmi una delle mie ragazze. E’ sposata giù in città con un tipo che vende chitarre o fisarmoniche, un certo Orphel, o Orphal, o vattela a pesca!Un tipo con cui non spartirei neanche la cabina telefonica. Così Ethel sale quassù qualche ora al giorno, ad ascoltare il brontolio di un vecchio padre. Poi resto solo, con il mio gatto e qualche piccolo animale da cortile.

 

 

2.

Quella strana luce lassù

 

 Quel tardo pomeriggio, dopo una fumata tranquilla,ero attorno alle mie rose con il gran cappello di paglia da giardiniere, i guanti e tutto il resto, quando vidi da sotto la larga tesa del mio cappello qualcosa che brillava. Alzai la testa, ed il cielo era più rosso di un normale tramonto, nuvoloni infuocati correvano come mandrie inferocite. Penasi subito che stesse per scatenarsi un formidabile temporale, e forse anche Samuele, il  vecchio gatto che mi tiene compagnia da quando è morto Jack, il mio fido labrador inglese. Il gatto  annusò l’ aria con i suoi lunghi baffi, fissò il cielo con i suoi strani occhi luccicanti, e se la diede a gambe levate per la porta di servizio.

Restai così a grattarmi la nuca, mentre quello strano esercito di nubi e nembi avanzava solenne come un galeone spagnolo. Qualcosa schizzò fuori da quella fosforescente crema di ribes e con una spettacolare parabola precipitò oltre il mio piccolo campo fiorito. Sradicò gli alberi che avevo piantato, meli e peri, fischiò e sparì dietro la collina con un inteso boato in una aurora intensamente rosata che presto divenne rossa simile alla fiamma di un caminetto.

Bella storia! Pensai. Seccature in vista. Speriamo che nessuno si sia rotto l’ osso del collo! Continuai a rimuginare, mentre il sole tramontava e le prime stelle cominciavano a brillare. Tutt’attorno c’era un silenzio abissale. Dentro le fattoria le bestie cominciarono ad innervosirsi. L’ aria attorno era stranamente elettrizzata, e presto si riempì di schiamazzi ed urla. Rientrai in casa, deciso a fornirmi di una torcia elettrica per una escursione lassù, sebbene la collina brillasse di luci come New York.

Maledizione! L’ interruttore aveva fatto cilecca! Non c’era più corrente. Le sole luci che brillavano  sinistramente erano gli occhi del mio vecchio gatto persiano, che mi accolse come se avesse visto uno spettro, gonfiando il pelo mostruosamente.

Maledissi l’ elettricità e gli elettricisti che mi avevano giocato quel brutto tiro. Frugai nell’ armadio del sottoscala e trovai  la torcia, Giù di nuovo una bestemmia. Le batterie erano completamente scariche. Continuai  a frugare nel buio e trovai una lampada a gas del tipo a lanterna. Indossai il giaccone e vi misi dentro   il mio revolver a sei colpi. Uscii. L’ aria era più calda e secca. Guardai le costellazioni in cielo, la collina sembrava che bruciasse di una intensa luce arancione. Imboccai un sentiero in salita. Sentivo dietro di me lo schiamazzo isterico degli animali, mentre le numerose cicale di quelle sere tacevano.

 

…………………………………………..continua.

 

 

 

 

 

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Questa storia è dedicata a tutti coloro  che sono appassionati di UFO e di Alieni. Forse la sera del 2 luglio del  1947 in una fattoria vicino Roswell, nel New Messico, è precipitata  un’ astronave aliena, il primo UFO crash della storia dei media, qualche giorno prima, il pilota privato ed uomo d’ affari, Kenneth Arnold aveva visto in volo sul Monte Rainier, nello Stato di Washington, ai confini col Canada, 9 oggetti volanti non classificati, li chiamò Dischi Volanti( Flying Saucers).Grazie. Salvo Gagliardo.

 

Missione Marte

lunedì, 9 novembre 2009
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Sognando Marte
by
 Salvo Gagliardo.
 
 

Il più grande sogno che l’ umanità possa avere concepito fino ad oggi, la conquista e la colonizzazione di un altro pianeta, non sembra molto distante. Sembra che gli uomini ce la stiano mettendo tutta. Entro questo secolo di sicuro Marte ospiterà la prima base permanente dell’ uomo su un altro pianeta. Un progetto grandioso ed ambizioso. Una futura Icona del nostro tempo. Ma i tempi non sembrano più quelli gloriosi del 1969 e del primo sbarco lunare. Oggi e domani si richiederà un lavoro di equipe internazionale, sia per le spese esose dell’ avventura spaziale, sia per la complessità delle missioni, sia perché l’ uomo sempre più si avvia verso una Globalizzazione del proprio piccolo pianeta. E il futuro si chiama già Asia e Tecnologie informatiche e bioinformatiche. E l’ Asia comincia a rispondere alle istanze del Futuro.
La storia di questo piccolo pianeta del nostro Sistema Solare è antica e legata allo sviluppo dell’ Astronomia. Ma qui ve la risparmio, la potrete trovare tranquillamente viaggiando in Rete, o aprendo un qualsiasi libro scientifico ed astronomico. Di sicuro con Venere e con Terra, Marte rappresenta il piccolo gruppo di pianeti prima dei giganti del Sistema Solare, e lì ci arriveremo anche, ma non in questo secolo penso. Un piccolo pianeta bitorzoluto ed irregolare che aveva destato già l’ attenzione di Galileo e dei primi osservatori del Cosmo, che aveva incuriosito gli astronomi del Settecento e che aveva fatto sognare quelli del XIX secolo. La storica opposizione del 1876 fu così carica di attese che più tardi lo scrittore di fantascienza Herbert George Wells dovendo immaginare degli Alieni presenti nel nostro Sistema Solare, scelse Marte come loro sede, e da allora Marziani sta per un generico Alieni. Nella prima metà del XX secolo si costruirono complesse apparecchiature per filmare quella vita marziana che aveva ipotizzato e sognato l’ astronomo americano Percival Lowell. In questa avventura si erano lanciati uomini di tutto rispetto, glorie e geni delle scienze e delle tecniche, parlo qui dell’ italiano Marconi o dell’ oriundo immigrato negli Usa, Nicolas Tesla. Ma purtroppo l’esplorazione in loco delle sonde lanciate negli Anni Settanta dovevano far naufragare le visioni di fantastici Canali e di fantastiche Civiltà marziane. Marte cominciava a mostrare la sua vera faccia di un deserto infinito, anche se rosso. Niente Marziani in giro anche se agonizzanti, niente fantastiche città di quelle descritte dalla scrittore Ray Bradbury nel suo Cronache Marziane. Niente desiderabili principesse marziane di Edgar Rice Burroughs. Niente di niente. Solo aridi massi e sconfinati deserti di sabbia rossa, ed una strana atmosfera di un bel colore rosato estranea alla nostra Terra. Intanto Hollywood ci consegnava delle splendide pellicole, come<< Atto di Forza >> ambientato su Marte e del regista olandese Verhoeven. Cosa possa avere desertificato questo pianeta non lo sappiamo ancora. Ma Marte ha continuato a fare sognare, segno che l’ Immaginario Collettivo è più forte dell’ evidenza. E le nostre passioni e i nostri sogni hanno cominciato ad evocare paradisi di acqua, oceani fantastici e lagune di sogno che sarebbero esistiti su Marte in tempi ancora imprecisati. Ed in effetti i segni ci sono tutti, profondi Canon che solo l’ acqua avrebbe potuto creare, e poi c’ è il ghiaccio dei poli e notizie di presenza di acqua su varie parti del pianeta, almeno gelata. Quale grande cataclisma ha potuto spazzare via dal pianeta una possibile atmosfera e gli oceani? E’ quello che si dovrà appurare una volta che abbiamo messo i piedi per la prima volta su Marte. Di certo resta un pianeta carico di misteri, e volendo una specie di emblema dei misteri che aspettano l’ uomo del futuro. E niente è ancora deciso del tutto. Vi si potranno trovare tracce di antiche civiltà marziane scomparse, o tracce di presenze colonizzatrici aliene, personalmente visto che sono fortemente affascinato dal fantastico, ho scelto questo nostro piccolo e vicino fratello cosmico come ambientazione di diverse mie storie fantastiche. Però, è certo che Marte rappresenterà assieme alla Luna un gradino fondamentale della nostra evoluzione. L’ uomo raggiunto il pianeta rosso si avvierà all’ esplorazione e forse al popolamento dei grandi pianeti extramarziani, e una volta raggiunti gli asteroidi e i planetoidi che circondano Giove, un’ altra tappa del suo sviluppo sarà stata scritta in maniera irreversibisalvogle, ma il modo come essa avverrà o sarà scritta, ci è ancora ignoto, sappiamo solo che ciò accadrà. Grazie. Salvo Gagliardo.

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Colonie lunari

lunedì, 9 novembre 2009

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La Luna &  lo Spazio.

riflessioni di Salvo Gagliardo

nel primo decennio del Secolo XXI.

 

 

L’ uomo ha sognato di volarsene  sulla Luna  forse dalle origini dell’ umanità, prima che il Presidente John Fitzgerald Kennedy pronunciasse lo storico << We can>> <>. Non sto  qui a parlarvi nei dettagli  dei sogni del greco Luciano di Samosata, né delle fantasie di Mandeville, né degli studi di Keplero, né del teatrale Cyrano de Bergerac, e per Edgar Allan Poe, vi rimando al bellissimo racconto breve Hans Pfaall  sulla Luna. Ma qui  comincio con il francese Jules Verne che nel XIX secolo fu il primo ad immaginare un viaggio sul nostro satellite quasi in maniera scientifica, nessuno prima d’ allora  aveva ipotizzato la inibente  forza di gravità terrestre, il vero problema per cui il resto sono solo fantastici sogni. Verne spedì l’ uomo sulla Luna in tempi in cui la borghesia al potere sognava alla grande e cominciava a verificare i suoi sogni di potenza e di espansione. E alla fine del XIX secolo un russo di nome Tsiolkovsky, anche lui un grande sognatore del Cosmo, ipotizzò scientificamente la colonizzazione del Sistema solare con teorie  che allora erano parse quanto mai stravaganti. E poi venne la terribile prima guerra mondiale, a cui  seguì Hitler i cui  sogni di dominio furono così deliranti da farci pensare oggi ad una personalità paranoide e megalomane. Eppure da quella anomalia storica venne fuori  un altro passo avanti  nella conquista dello Spazio, infatti fu un uomo di Hitler, uno scienziato tedesco vicino al Fuhrer a mandare nel primo dopoguerra e realmente, gli uomini sul nostro satellite, sto qui  parlando dell’ ingegnere astronautico Werner von Braun, il primo direttore della nascente NASA negli Stati Uniti, è strano, ma sono i paradossi della storia, che l’ uomo che aveva così  ferocemente bombardato Londra con le V2 di sua invenzione, più tardi desse inizio alla grande avventura dell’ uomo nello Spazio!  Ma non  c’è stato solo il prestigioso ingegnere tedesco, ma a lui vanno aggiunti i nomi di Oberth un altro scienziato tedesco e di Willy Ley e  il regista, anche lui tedesco,   Fritz Lang che realizzò un film  che narrava di un razzo spedito sulla Luna dalla Terra. Ma la grande epopea si realizza solo  nel dopoguerra, quando la competizione fra URSS e USA spinge  questi ultimi a tentare la grande avventura  e a mandare degli  uomini su quel  corpo celeste  così a portata di mano da fare sognare gli uomini per generazioni. Qualcuno oggi si è chiesto perché l’ America ha preferito il contatto diretto invece di mandare preliminarmente delle sonde, sarebbe stata una soluzione, ma gli Stati Uniti preferirono allora  celebrare il loro trionfo in questo modo. Dopo lo storico  allunaggio del 17 luglio del 1969, da  alcuni oggi contestato, ne  sono seguiti altri assieme  ad altre drammatiche  sconfitte. Poi il silenzio. Oggi la NASA rilancia il Progetto Lunare in vista  collateralmente  di uno sbarco su Marte nel giro di qualche decennio. E’ legittimo   chiedersi  perché sono trascorsi tanti anni da allora, da quella mitica estate. Si può  anche rispondere che lo Spazio si è rivelato più ostico e difficile di quanto si pensasse  all’ inizio,  e che quindi richiede più  prudenza, o che l’ avventura spaziale non ha progetti a lungo termine neanche negli Stati Uniti, e che richiede l’ impiego di somme ingenti. Tutte risposte più  che accettabili. Ma potrebbero anche essercene delle altre,se solo si conoscesse tutto di questa meravigliosa avventura. Di certo io sono convinto che il Cosmo sarà la grande Era   del Futuro, ma che le cose non andranno così lisce. E’ vero, i pericoli sono molteplici, madre natura ci ha reso adatti al nostro pianeta ma non di certo  agli altri. La Conquista sarà lenta e richiederà dei sacrifici, ma avverrà, sta già avvenendo, non certo nei ritmi e nei tempi sognati dai grandi scrittori di fantascienza. In quanto alla nostra Luna non possiamo non immaginarne la colonizzazione, anche forzata, è troppo preziosa per noi, oltre ad  essere una fonte di minerali eccezionale. Pensate alla Terra senza la Luna, quali forme di vita avrebbero potuto prendere sul nostro pianeta? Scientificamente la Luna e la Terra formano un unico ed indissolubile  sistema. Quale punto di osservazione migliore per la nostra Terra, della Luna che tra l’ altro dista relativamente poco? Lì si potranno allocare sistemi sofisticatissimi di controllo, che possono monitorare il nostro pianeta in fase di grandi cambiamenti climatici, non parlo, purtroppo,  dei possibili impieghi militari, la Luna è la porta di ingresso verso la Terra. Vi si collocheranno  Osservatori astronomici capaci di scandagliare il Cosmo nei dettagli. Vi si impianteranno basi estrattive, e basi di ricerche sperimentali. Sorgerà una vera comunità scientifica e tecnica.  Ed infine vi si costruiranno degli spazioporti che ci porteranno su Marte ed oltre. Il problema è come le comunità scientifiche e le industrie e spaziali e aimè belliche,  del nostro piccolo   pianeta intenderanno cooperare per realizzare questo sogno, perché forse nel futuro nello Spazio  ci si andrà  insieme, questo potrebbe essere il nuovo assetto   del mondo anche in questo campo che dapprima era apparsa  una semplice avventura ma che domani diverrà una necessità. Si dovrà rinunciare forse agli egoismi e alle giuste e ingiuste glorie nazionali, per affrontare in comune  il problema. Mi sembra che già India e Cina si stiano muovendo in questa direzione. Ma vi è  anche chi non la vede così. Vi sono anche coloro che pensano che le cose che l’ uomo della strada non conosce di questa faccenda siano maggiori di quelle che conosce. Qualcuno tira fuori  di nuovo  le presenze Aliene nel nostro Sistema Solare, per quanto ne so questo non è impossibile. Staremo a vedere. Se è così la storia può prendere altri risvolti, e alcuni ritardi nello sviluppo spaziale potrebbero assumere altri significati. Comunque sono solo delle ipotesi, resta  il fatto che l’ uomo non è legato al suo pianeta d’ origine per sempre e che presto o tardi dovrà lasciarlo!

I libri insoliti di Fantastikalbi

sabato, 31 ottobre 2009

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I libri insoliti di FantastiKalbi

Rubrica e testo di Salvo Gagliardo

 

Non è Terrestre

 

info@fantastikalbi.it

 

 

 

Siamo nel 1969, un giornalista e scrittore di nome Peter Kolosimo, vince il Premio Bancarella con il libro Non è terrestre uscito nel 1968 a Milano. Alle  sue spalle lo scrittore e giornalista  ha già altri quattro libri pubblicati sempre dello stesso genere. La sua fortuna è cominciata qualche anno prima con Il  Pianeta Sconosciuto.

Ma chi è  questo scrittore che in breve sarà noto e tradotto in tutto il mondo e con  un notevole successo, tradotto  presto  negli Stati Uniti,in  Russia,in  Giappone,in Cina? Pier Domenico Colosimo nasce a Modena il 15 dicembre 1922, da padre italiano, un ufficiale dei carabinieri,  e da madre americana, nata a New York. Presto si trova a padroneggiare con facilità ben tre lingue, l’ italiano, l’ inglese e il tedesco. Da giovane si trasferisce a Bolzano in Trentino- Alto Adige, e presto comincia a collaborare con diversi giornali,   diventando giornalista e divulgatore scientifico, studiando e leggendo molto, così da riuscire a mettere insieme una cultura davvero mostruosa e in vari campi compreso l’ insolito e lo strano. Colosimo che trasforma il suo nome in Kolosimo,presto si appassiona ai misteri del passato e consulta testi e biblioteche di tutto il mondo alla ricerca di misteri nascosti. Sembra avere fatta propria la lezione del più giovane von Daniken,che nel 1969, lo stesso anno del Bancarella, darà alle stampe il suo libro chiave: The Charriots of Goods,  Il Carro degli Dei. Daniken è  svizzero di nascita, ed anche lui appassionato di archeologia insolita. Sono anni importanti questi del dopoguerra anche per una certa controcultura giovanile e ribelle che sfocerà nei movimenti studenteschi ,europei ed americani. In Francia gli scrittori Louis Pauwels e Jacques  Bergier pubblicano l’ insolito e straordinario Le Matin des Magiciens,  Il mattino dei Maghi, che conosce subito un grande successo di pubblico e che dà vita a quello che sarà chiamato realismo fantastico. Gli  stessi daranno  poco dopo vita alla revue,   Planète che conoscerà anch’ essa un grande successo e verrà pubblicata per molti numeri, divenendo il manifesto di una nuova sensibilità. Essa rafforzerà l’ idea che la storia non è come gli autorevoli studiosi e scrittori integrati  ce l’ hanno raccontata, e che esistono parecchi buchi neri non risolti, che se presi in seria considerazione ci dovrebbero portare a rivedere l’ intero sviluppo dell’ Umanità. E’ un tema affascinante, che dilagherà con la Contestazione Giovanile nel rifiuto dei  Padri e delle  Autorità. Il Mattino dei Maghi è una miniera di informazioni e di sollecitazioni per l’ Immaginazione. La Seconda  Guerra Mondiale  è appena finita e già si apre il conflitto fra USA e URSS, le due grandi potenze uscite vincitrici dalla guerra.  L’ energia atomica è stata irreversibilmente scoperta da un manipolo  di grandi cervelli, che  e a Los Alamos, hanno messo a punto una  bomba di potenza distruttiva inimmaginabile. I forni crematori di  Mauthausen e di Buchenwald, bruciano ancora gli ultimi resti di un orrore senza fine, e  forse mai conosciuto nel passato; le porte dell’ inferno si sono aperte e nel richiudersi hanno lasciato libero uno spiraglio. L’ uomo si avvia ad andare sulla Luna e a colonizzare lo Spazio, le due grandi potenze fanno a gara per chi arriva prima. Ma quello che qui ci interessa è che come ci era stata narrata  la storia, non convince più. << Ci sono più cose in cielo e in terra!>>.  A  Mount Palomar in California, vicino al  grande Osservatorio Astronomico, un venditore di Hot Dog e appassionato di astronomia, fotografa per la prima volta  i Dischi Volanti e le sue foto faranno in breve  il giro del Mondo, e poi dichiara di essere entrato in contatto con gli abitanti  di Venere che lo hanno inviato nelle loro astronavi. E’ George Adamski. Il mondo si avvia verso l’ Era dell’ Impensabile e dell’ Incredibile. Verso l’ era del Meraviglioso e del Fantastico. E il giovane studente  Peter Kolosimo sembra imbevuto di questa  nuova visione. Si lancia nello studio dei Sacri Testi e di  Documenti introvabili, visita  posti che forse sono stati testimoni di misteri e di stranezze, rilegge  la storia del passato. Howard Phillips Lovecraft, un altro artista dell’ Insolito, e presente nel  Mattino dei Maghi aveva affermato  che un giorno gli interi tasselli dell’ intero sapere si sarebbero messi insieme in una specie di puzzle fantastico e forse orrorifico, e che  ci avrebbero rivelato un Universo inquietante  in cui l’ uomo è solo un fenomeno passeggero e parte  di un mistero ben più grande. Lo scrittore di Providence Rhode Island, U.S.  sentiva  questo con terrore e aveva cercato di trasmetterci questo  terrore con  suoi singolari  romanzi e racconti fantastici.

Kolosimo e von Daniken danno vita a quella che  verrà chiamata Fantarcheologia o anche, Paleo astronautica. Ma sono essi  in realtà  figli dello strano e singolare  Charles Hoy Fort, che nei vari suoi libri e nel Libro dei Dannati, dà inizio a questa singolare ed affascinante mistura  di scienza, archeologia, esoterismo, occultismo, dove  avventura e mistero si fondono in una straordinaria unità piena di premesse, di cui   aimè, come spesso accade, i suoi  innumerevoli seguaci non ne  rispetteranno la serietà degli intenti, la geniale irriverenza, e la grandezza delle visoni, scadendo in polpettoni facili e pieni di ammennicoli e insensatezze, sballate come visioni fantastiche. Lo stesso destino capiterà più tardi ai libri di von Daniken e Kolosimo, come a Il  Mattino dei Maghi. E’ l’ era dei grandi scoop editoriali! Quelli erano  uomini che guardavano ai  misteri  del passato con la fantasia di un bambino, questi sono invece smaliziati e ben consapevoli di quello che mettono in giro. Alla passione segue il cinismo e  il calcolo, allo  spirito infantilmente e appassionatamente trasgressivo si è sostituita  la ricerca di successo e di celebrità ad ogni costo.

Peter Kolosimo termina i suoi studi in Germania, a Lipsia, e continua a frequentare  assiduamente le biblioteche,a Bolzano conduce una intensa attività di giornalista e ricercatore e ancora oggi alcuni suoi cittadini lo ricordano, magro, serio, pensieroso e triste, con l’ eterna sigaretta in bocca, coperto da un pesante cappotto contro i rigidi inverni del Trentino- Alto Adige, e a passeggio  per il  Parco Talvera. Kolosimo, come von Daniken,  è convinto che nel passato gli Alieni abbiano visitato il nostro pianeta, Alieni che l’ uomo ha chiamato Dei, venuti da altri Mondi ed altri  Universi , e che  agli uomini hanno comunicato preziosi informazioni per il loro sviluppo. Ma ci sono altri che nel passato hanno aperto la strada, come il francese Robert Charroux, o tutti quei romanzieri al di qua o al di là dell’ Oceano nel  XIX secolo, si erano avventurati nell’ Idea fantastica di  Atlantide e dei Mondi Perduti. Viaggiatori romantici dell’ Altrove  Assoluto. Archeologi di un Universo parallelo.  Con Kolosimo e von Daniken,l archeologia si dilata, si espande, forse perde di  professionalità, ma acquista in fantasia e in grandiose visioni. Se gli Alieni ci hanno visitato nel passato allora l’ intera storia dell’ uomo dovrebbe essere rivista e riscritta! E’ il nuovo leit motive su cui Kolosimo scrive i suoi libri a metà romanzi di avventura. E per questi lo scrittore  si imbarca in viaggi avventurosi e esplora biblioteche di ogni parte del mondo. Si reinterpreta la storia dei popoli precolombiani, aztechi, maya, e inca, si  legge diversamente la storia dei deserti del Medio Oriente, da Bagdad all’ antica Mesopotamia, si trovano folgoranti dubbi fra le Piramidi di Egitto e la pianura di Giza, si rilegge  la stessa Bibbia con parametri nuovi e imprevedibili. Un  filone che fruttificherà presto. E le sue suggestioni affascineranno  persino il padre dell’ astronautica Werner von Braun. Kolosimo scriverà  anche vari romanzi di fantascienza con lo pseudonimo di Omega Jim, ma per i suoi detrattori tutto quello che ha scritto è solo fantascienza, forse non della migliore, fantasie e fantasticherie. Oggi Kolosimo non è molto ricordato e il realismo fantastico di Planete e del Mattino dei Maghi sembra avere perso il suo mordete.  Lo slogan degli Anni Sessanta e Settanta, la fantasia al potere, che aveva risuonato in Europa e in America,  non sembra avere più  presa sull’ uomo e sui giovani sempre più  trascinati in avanti dal   travolgente cammino della civiltà tecnologica e scientifica, e oggi Kolosimo  è passato nei bei film  di Steven Spielberg, e  nel personaggio  di Indiana Jones. Siamo diventati più sofisticati e scettici  in un pianeta pieno di problemi. Ma sembra che il destino dei grandi consista anche nell’ avere comunicato spirito e passione anche se avvolte le loro idee possano sembrare superate. Però, i libri di Peter  Kolosimo, di sapore apocalittico e gnostico, pieni di folgoranti rivelazioni e paradossi scientifici che contraddicono le nostre  visioni del mondo e della storia, vengono ancora ristampati e letti. E i palinsesti delle nostre televisioni oggi  rigurgitano di Misteri. E penso che a  uomini come Charles  Hoy Fort, Erich   von Daniken e Peter Kolosimo, va riconosciuto il merito di aver aperto dei cammini e dei sentieri impraticabili prima per i più, forse  per  agevolare  l’ Umanità nel suo camino verso le Stelle.

 

A chi è curioso di saperne di più,  trascrivo  qui alcuni link  da cliccare:

 

 http://www.scribd.com/doc/8238311/Peter-Kolosimo-Non-e-Terrestre

http://it.wikipedia.org/wiki/Peter_Kolosimo

http://www.fantascienza.com/magazine/speciali/6391

http://www.pagine70.com/vmnews/wmview.php?ArtID=470

http://www.liquida.it/peter-kolosimo/

http://it.wikipedia.org/wiki/Erich_von_D%C3%A4niken

http://fr.wikipedia.org/wiki/Robert_Charroux

 

 ©salvogagliardo produzione.2000-2009.All rights reserved.

 

S.E.T.I.

martedì, 20 ottobre 2009

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S.E.T.I.(1)
  
Un sogno.
 by Salvo Gagliardo
 
 
 

 

Si è ormai compreso che il problema dello sviluppo dell’ umanità è legato a quello delle Energie,e delle sue fonti. Fino al XVIII secolo, l’ umanità si rivolgeva a fonti di energia naturale per sopravvivere e moltiplicarsi, l’ umanità era in numero ridotto, e la semplice natura riusciva a soddisfare i suoi fabbisogni. Ma con il crescere del numero demografico si richiesero, alla fine del XVIII secolo nuove fonti di energia. Siamo all’ alba della Rivoluzione Industriale. La chimica e la fisica del tempo era giunta al punto giusto e si esploravano le possibilità insite nell’ energia termica del vapore. Fu l’ inizio di una strepitosa avventura in avanti sempre più accelerata. Ad avere capito tutto questo, alla fine del XIX secolo fu un russo, K. Ziolkovski che ipotizzò che il futuro dell’ uomo si sarebbe giocato nello Spazio, ed immaginò futuribili Città Stellari alimentate da fantastiche energie provenienti dalla nostra stella, il Sole. Ziolkovski fu preso per visionario se non per pazzo e dobbiamo giungere agli anni Sessanta del secolo XX per trovare un altro uomo che nutriva gli stessi sogni del russo. Costui era il fisico inglese Freeman Dyson, che, anche lui certo che i destini dell’ umanità si sarebbero giocati nel Cosmo, ipotizzò l’ esistenza delle di sfere capaci di convertire l’ energia solare in energia utile all’ uomo e alla Terra. Le ormai note sfere di Dyson portarono gli scienziati a distinguere tre possibili tipi di civiltà esistenti nello Spazio, la prima, come la nostra riusciva solo a sfruttare l’ energia del proprio pianeta, la seconda era capace di convogliare l’ intera energia solare per i propri fabbisogni e la terza invece era capace di trasformare la totale energia della propria galassia in fonte utile per viaggiare nello Spazio e operare fantastici lavori di astro ingegneria.
Ma le sfere di Dyson ci spingono a chiederci seriamente quanto di naturale ci sia nell’ Universo. Una domanda oggi pertinente, considerati i progressi fatti dall’ uomo nel campo tecnologico e scientifico. Noi osserviamo il Cosmo, lo teniamo d’occhio con i nostri Osservatori, abbiamo mandato attorno alla Terra il telescopio Hubble, che ci dà foto e immagini fantastiche di stelle e galassie. Fra poco è probabile che istalleremo sulla Luna un Osservatorio celeste di grandissima portata, con cui potremo spingere i nostri occhi e i nostri sensi, oltre ciò che oggi è possibile immaginare ed ottenere. Ma ritorna qui la domanda: quanto di naturale c’è nell’ Universo? I segnali che quotidianamente vengono registrati dagli Osservatori della Terra, sono tutti naturali? Per le Civiltà evolute dovrebbe essere un gioco facile far passare per naturali dei segnali che non lo sono. Non è difficile immaginare che fantastiche Civiltà Aliene abbiano istallato qua e là fantastici marchingegni per gli scopi più diversi, persino per aprire tunnel di trasferimento fra una stella ed un’ altra o fra una Galassia ed un’ altra. Oggi tutto questo non appare più uno sfogo fantastico, anche se resta ancora speculativo ed ipotetico.
Il Searche Extra Terrestrial Intelligence, SETI, ha una storia relativamente lunga, e che trova le sue radici nelle prime scoperte di Karl Jansky dei Laboratori Bell. Jansky negli anni Trenta registrò dei segnali radio provenienti dallo Spazio che ipotizzò venire da qualche pianeta del Sistema Solare, Marte o Giove e che sulle prime ritenne trattarsi di segnali intelligenti. Anche Marconi e Tesla si erano avventurati un questo campo, con l’ intento di intercettare le conversazioni di ipotetici marziani. Ma presto ci si accorse invece che erano segnali provenienti dalle lontane stelle, nacque così la radioastronomia. Il SETI nacque dall’ idea che se delle Civiltà esistono nella nostra Galassia e fuori, queste civiltà devono comunicare fra di loro tramite segnali radio. Un’ idea evidente dato lo sviluppo delle nostre telecomunicazioni. Il problema semmai poteva consistere nel chiedersi su che lunghezza d’ onda queste Super civiltà stellari comunicavano. Si concordò di cercare qualcosa sulla lunghezza d’ onda dell’ Idrogeno, 21 cm, quasi un numero magico, 7×3. La ricerca di questi segnali cominciò nel lontano 1961, e fu per lo più opera dell’ astrofisico del Green Bank Observatory, W. Virginia, Frank Drake, che varò il primo Progetto della storia del SETI, il Progetto Ozma, dal fantastico Mago di Oz. Presto Drake fu appoggiato da collaboratori e scienziati di tutto rispetto, come l’ esobiologo ed astronomo Carla Sagan che a questa avventura avrebbe dedicato buona parte dei suoi sforzi. Drake puntò i telescopi a piatto verso le zone stellari della Costellazione della Balena, e subito si gridò alla scoperta, ma purtroppo si trattava di un U2 americano spia nei cieli russi. La cosa scatenò un incidente diplomatico che coinvolse J.F. Kennedy e gli Stati Uniti, ma che non portò ad alcuna scoperta di omini verdi. E’ quanto mai buffo che uno dei più portentosi progetti scientifici del’ umanità si sia aperto con una storia degna di James Bond! Inoltre forse non sono in molti a sapere che dapprima si era progettato un lancio di messaggi anche da parte della Terra, poi qualcuno allarmato fece notare che non era prudente esporsi in quel modo, e che sarebbe stato più cauto studiare gli eventuali messaggi in arrivo. I Progetti da allora si sono succeduti con nomi quasi esotici ed hanno coinvolto i più grandi e potenti Osservatori Radioastronomici della Terra, fra cui quello ormai storico di Arecibo, Isola di Portorico. Ma a quanto sembra senza apprezzabili risultati. Insomma, questi alieni sembrano imprendibili o comunque restii a farsi ascoltare. Sono state spese somme considerevoli ed anche capitali privati per questa affascinante avventura, ma con un nulla di fatto. E persino Steven Spielberg, il regista, ormai cult, di Incontri Ravvicinati e di ET, vi ha devoluto delle grosse somme. Si continua ancora a sognare, ma c’è chi sostiene che invece i segnali sperati, sono già giunti sul pianeta e che gli Alti Vertici si tengono ancora per sé la notizia. Altri consigliano di cambiare i parametri di ascolto. Carl Sagan prestigioso scienziato della NASA vi ha speso molto del suo tempo, e ha anche scritto un bel romanzo di fantascienza, per l’ appunto <<Contact>>, che è stato non tanto tempo fa portato sugli schermi da Robert Zemeckiss, ed interpretato molto bene da Jodie Foster. Una fiction molto affascinante scritta da chi quell’ avventura l’ ha vissuta davvero, se non altro la messa in atto dei Grandi Progetti d’ ascolto. Sagan, che è morto da poco, è stato anche l’ ideatore del famoso messaggio lanciato con una sonda fra le stelle. E il suo nome è anche rimasto legato alla Missione Marte. Progetti a vasto raggio questi che indicano che l’ uomo è già maturo per abbandonare lentamente il suo pianeta di origine ed esplorare il Cosmo, una splendida avventura forse impressa biologicamente nel suo genoma. Ma, io mi chiedo cosa ne possono pensare di tutto questo i nostri vicini, se ci sono, e come potrebbero accettarci in un più ampio condominio!

Recommended sites:

http://setiathome.berkeley.edu/
http://www.seti-italia.cnr.it/Premessa/Premessa.htm 

http://www.seti.org/Page.aspx?pid=1366

Vita Extraterrestre

martedì, 20 ottobre 2009

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Vita extraterrestre

Perché è importante

by  Salvo Gagliardo

 

 

Il tema della vita extraterrestre che nell’ Ottocento poteva sembrare forse una curiosità da studiosi, oggi come ho più volte detto e scritto, diventa un problema serio e di grande rilievo e impatto fra le masse. E forse sono proprio le masse a colorare questo affascinante tema scientifico più che l’ astrattezza logica degli scienziati e il loro universo di numeri e misure. Come i latini amavano ripetere<< Vox Populi Vox Dei>>! La scienza non può spingersi oltre l’Osservazione, è un postulato divenuto dogma, ma anche necessità di metodo. E l’ unica vita che fino ad oggi noi possiamo osservare in tutte le sue manifestazioni è quella della Terra. Abbiamo strumenti ancora troppo limitati per spingerci oltre. Si progettano fantastici Osservatori astronomici fuori dal nostro pianeta,e attualmente in giro attorno alla Terra abbiamo l’ Hubble Telescope. Ma nessuno di questi può e sa rivelarci, una sicura vita dentro il Sistema Solare ed oltre. Chiaramente sto facendo una semplificazione del problema e non ignoro gli enormi sviluppi che l’ uomo ha fatto nell’ Osservazione dello Spazio verso un possibile popolamento di questo da parte della Specie Umana. Ma nella sostanza le cose stanno così. Nessun Osservatorio astronomico oggi sarebbe in grado di dirci con certezza se su Marte c’è o non c’è vita, e se vivremmo su Marte e fossimo dei marziani avremmo le medesime difficoltà riguardo alla Terra. Le distanze astronomiche sono sostanzialmente diverse da quelle del nostro pianeta in una sorta di evoluzione di scala delle quantità. E’ questo che fa dell’ avventura dell’ uomo nello Spazio una qualche cosa di affascinate e a colorare questa avventura di entusiasmi ma anche di fondamentali pessimismi. L’ uomo sarebbe così uno straniero nello Cosmo, ma non del tutto, perché se immaginiamo una vita estesa a tutto il nostro Sistema Solare,allora la specie umana sarebbe una delle sue diverse espressioni, insomma anche l’ uomo come qualsiasi cosa che vive nel nostro Universo è figlio delle stelle.
Perché questo tema è importante? Molti, anche gli addetti ai lavori del fantastico, parlo degli scrittori di Science fiction lo hanno dovuto affrontare con tutta la serietà della loro professionalità. Nessuno oggi, almeno fra i più avveduti, attribuisce alle loro opere valore assolutamente profetico, anche se avvolte loro se ne sono compiaciuti,in realtà sappiamo che tutto questo ha un nome, estrapolazione scientifica. Tutti noi siamo consapevoli che quando Jules Verne sognò gli uomini sulla Luna, questi erano uomini diversi da quelli di oggi, ossia da quelli che << realmente >> ci sono andati. E nessuno di loro poteva minimamente sospettare di quello che realmente è stato trovato e si va trovando nel nostro Spazio circostante. Un giorno lo scienziato Haldane scrisse che l’ Universo che attende l’ uomo sarà molto diverso e molto più strano di quello che la sua mente può avere immaginato. Ma le vera sfida di noi uomini sta proprio in questo. In genere si dice che l’ uomo è figlio delle difficoltà. E’ profondamente vero! L’ uomo esiste perché è figlio della trasgressione. Non sarei quindi ossequiente verso i normalizzatori del Sistema, ma non sono neanche favorevole ai cultori della Grande Apocalisse, in realtà per l’ uomo, il Mondo è sempre in uno stato di Apocalisse non appena ci liberiamo delle false certezze e cerchiamo di navigare con le nostre gambe e con la nostra mente. Per cui mi piace ascoltare tutti quelli che non si accontentano di soluzioni consolatorie, ma mi sento anche molto vicino a quelli che guardano in avanti con un buon grado di ottimismo. Non amo i profeti di sventura perché in qualche modo negano il cammino che l’ umanità nel bene quanto nel male, fin’ora ha percorso. Di sicuro non andiamo verso un paradiso di rose, ma non andiamo neanche verso l’ inferno. Trovare un bel roseto profumato in un mondo in Caos è stato sempre il vecchio sogno degli Esoteristi di tutti i tempi, forse questo è un sogno che nasconde delle lacrime, ma di sicuro è un sogno umano e che ci appartiene. In sostanza continuiamo a saperne ben poco di quello che c’è << là fuori>>. Ma il suo mistero continua e continuerà sempre ad affascinarci e a spingerci <<oltre>>. Magari alla fine scopriremo che come un giorno aveva intuito Platone , tutto è già stato scritto e che è dentro di noi che dobbiamo trovare le risposte . Forse è così, e io spero che lo sia, ma intanto seguire il cammino dell’ uomo ha un suo fascino ed una sua suggestione che non dovremmo negare o cancellare. Personalmente ho letto ed ho meditato a lungo il tema, anche se non sono riuscito a dare delle risposte conclusive, Ma so che niente è definitivo, che le diverse interpretazioni che intendono sistemare il Mondo e la Conoscenza tendono a modificarsi nel tempo, l’ Universo studiato da Einstein non è più quello di Newton e quello di Newton non era più quello di Galilei. Dobbiamo ancora percorrere molta strada, ed io penso che si tratterà di una strada fra le stelle, per aver qualche risposta al problema, ma intanto lasciamo che l’ uomo ci arrivi fra le stelle, e questo non sarà né un cammino facile né agevole. Lasciateci immaginare l’ Universo come una serie di porte da attraversare di cui non conosciamo né il numero né la fine. Qualcosa di simile aveva sognato quello strano personaggio che fu l’ americano George Adamski, il primo grande contattista della storia degli UFO. E soprattutto non rifugiamoci dietro facili soluzioni aprioristiche, perché penso che l’ uomo deve da solo sperimentare il mistero della sua esistenza e questo non vuol dire andare contro i dettami del Creatore, anzi, forse tuttaltro. Gesù un giorno disse << Lasciate che i bambini vengano a me>>, << Sinite parvulos ad me venire>>. E i fanciulli potrebbero non appartenere soltanto alla nostra specie! Grazie Salvo.

 

 
 

 

 

 

Esobiologia

martedì, 20 ottobre 2009

Articoli di FantastiKa

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Esobiologia

di Salvo Gagliardo

 

Esobiologia. Una scienza nuova, nata con lo sviluppo astronautico e che non ha nulla a che spartire con le varie parascienze, meta scienze, o altro, Insomma, non è mestiere da fare col pendolino. Ma per una strana sorte, questa continua ancora oggi ad essere denigrata e confusa con altro. L’ esobiologia è considerata una branca dell’ astronomia e della biologia, una loro ulteriore evoluzione. Per secoli, anzi per millenni l’ astronomia è stata identificata con l’ astronomia fisica, ossia con lo studio dei corpi celesti dal punto di vista fisico, chimico e matematico, nel caso migliore. E questo per ovvie ragioni, visto che le uniche forme di vita che possono ancora oggi essere osservate dall’ uomo con facilità sono  proprio  quelle terrestri. I nostri sistemi di osservazione e di studio degli altri pianeti fino ad un secolo fa ci permettevano ben poco riguardo all’ osservazione o alla possibile rilevazione di forme di vita in altri sistemi planetari e solari. Poi, con il perfezionarsi delle tecniche di rilevazione, con l’ avanzata delle conoscenze scientifiche via via spinte sempre più verso il microcosmo, allora abbiamo cominciato ad avere dei parametri scientificamente validi sulla vita e sulla possibilità di vita in altri pianeti e sistemi. Forse un giorno saremo in grado di stabilire se su un pianeta di un sistema stellare distante ad esempio 10 anni luce da noi, è presente la vita o no. Oggi siamo molto lontano da questi risultati e dobbiamo accontentarci delle poche informazioni che ci pervengono dal Cosmo via via che lo andiamo esplorando. Tutto quello che pensavamo sula vita fuori dalla terra, o meglio immaginavamo, è stato costretto a revisione negli ultimi sessanta anni di sviluppo tecnologico e scientifico. Una revisione radicale che ha lasciato delle vecchie illusioni ben poco. Nel XIX secolo che  tutti gli altri pianeti fossero abitati era quasi un dogma indiscutibile, se noi non riuscivamo a provarlo era solo questione di mezzi di osservazione imperfetti, ma nel futuro ciò che immaginavamo si sarebbe avverato. Così la pensavano fior  di scienziati ed astronomi, e qui ricordo il francese Flammarion, o l’ americano Percival Lowell, o  tanti altri, e nella prima metà del ventesimo secolo con lo sviluppo delle comunicazioni radio si credeva di poter aver un contatto con questi esseri ipotetici che genericamente venivano chiamati marziani. Di ciò erano convinti uomini del calibro di Guglielmo Marconi e di Tesla.  E’ forse  qui che possiamo trovare  le origini dell’ attuale SETI, per paradossale che questo possa sembrare. Si costruivano macchine complesse nel tentativo di registrare la voce dei marziani o anche di fotografarne l’ aspetto. Poi, nel secondo cinquantennio del secolo XX, venne la doccia fredda, i vari strumenti altamente sofisticati che l’ uomo stava inviando nel Cosmo, fuori dal nostro pianeta, ci dicevano invece che da nessuna parte era stata trovata una vita esorbitante e tropicalizzata come è nel nostro pianeta, anzi, da nessuna parte c’era una prova certa e documentata che la vita ci fosse. Questa opinione alquanto pessimistica è valida ancora oggi, ma con varie riserve. Infatti man mano che spingiamo i nostri occhi elettronici dentro il Sistema che ci circonda e di cui facciamo parte, e man mano che misuriamo la vastità dell’ Universo, si riafferma sempre la domanda. Siamo soli? E per questa non abbiamo fino ad ora alcuna  risposta sicura. Se la vastità del Cosmo ci porta a sperare, dall’altra un incontro ravvicinato con i nostri confratelli pianeti ci scoraggia. Enrico Fermi un giorno esclamò- Se la vita è così numerosa attorno a noi, loro dove sono? Forse ancora abbiamo idee alquanto provinciali su ciò che chiamiamo vita, forse ci mancano dei tasselli cruciali per vedere le cose in modo diverso e più esatto, forse siamo ancora come gli uomini del MedioEvo che guardavano il mondo deducendolo dalle loro filosofie e dalla loro fede. Forse dobbiamo fare ancora dei passi avanti e liberarci da un ulteriore  terra centrismo, o meglio dal nostro antropocentrismo, o biocentrismo. Anche se tutto ci dice che è impossibile che la vita abbia fatto presa soltanto sul nostro pianeta nell’ intero Universo, considerando che la Terra non ha nulla di speciale o particolarmente rivelante rispetto al resto dell’ Universo, malgrado questo non un solo batterio extraterrestre può confortarci in questa ipostesi del tutto naturale. Perché? E’ già questo un problema che potrebbe dirci che stiamo guardando da qualche altra parte e che la soluzione è più vicina di quanto pensiamo. Ma torniamo all’ Esobiologia o astronomia biologica. Negli anni cinquanta l’ uomo cominciò ad esplorare il Cosmo più direttamente, furono inviati i primi sputnik nello Spazio e si cominciò a progettare di arrivare sulla Luna, in questo Sovietici ed Americani cercarono di contendersi la palma. Fu allora che l’ Esobiologia nacque come scienza sperimentale. Nel Settecento avevamo avuto Arrenius che aveva ipotizzato la possibilità di una panspermia ossia di una inseminazione dello Spazio da parte di vari corpi celesti, venti solari o comete. Ma ora il problema di virus o batteri nel Cosmo diventava non una esplorazione speculare, bensì un fattore di vitale importanza. E all’ alba di uno sbarco sulla Luna ci si chiese che sarebbe successo all’ umanità e alla Terra se sul nostro unico satellite  ci fossero stati degli organismi nocivi alla vita e all’ uomo. Gli americani apprestarono così ed organizzarono, con lo slancio e la competenza che gli compete, un gruppo di studio che esaminasse e risolvesse il problema. Era stato lo scrittore di fantascienza Wells che aveva cinquantanni prima sollevato il problema con la sua invasione di marziani distrutta da un virus terrestre. Ed è sempre in questi anni che alcuni biologi e scienziati americani cercano di ricreare la vita in provetta ossia in laboratorio. Sono due tappe molto importanti per il nostro argomento. Mi riferisco ad Urey, Cecconi e Morris. L’ esperimento non diede i risultati sperati, ma dimostrò che sotto i bombardamenti di raggi ultravioletti la materia vivente poteva organizzarsi per dar luogo alla vita come la consociamo. Che insomma, Dio poteva essersi mosso diversamente da come credevamo per dar luogo alla sua Creazione. Fatto sta che la Grande Avventura dell’ uomo nello Spazio, quindi di una entità biologica, era iniziata e l’ esobiologia avrebbe avuto un suo posto di grande rilievo e prestigio in questa avventura. Che era terminato il tempo in cui l’ astronomo se ne stava nella sua specola ad osservare il cielo attraverso il cannocchiale. E che una nuova schiera di scienziati doveva nascere da questa avventura, E’ chiaro che ancora siamo agli inizi, e che l’ esplorazione diretta del Cosmo da parte dell’ uomo richiede tempo, richiede tecnologie e conoscenze sempre nuove e che sul’ origine della vita deve ancora essere chiuso il primo capitolo di questo straordinario romanzo. In realtà siamo ancora molto provinciali, ancora molto legati alla Terra che ci ha fatto nascere, troppo fieri dei nostri localismi e dei nostri particolarismi per guardare oltre il bordo della culla in cui fino ad ora siamo vissuti, ma là fuori ci aspetta una grande avventura che forse modificherà totalmente l’ uomo che conosciamo sicuramente in bene ma anche in male. Chi vuole prendere la via del ritorno, può anche farlo e accontentarsi del nostro sofferente pianeta, altri però, e forse i più guarderanno oltre, di questo ne sono certo. Se qualcuno mette in dubbio che l’ uomo non sia fatto per l’ esplorazione dello Spazio, forse che l’ uomo era fatto per viaggiare come Ulisse o come gli Argonauti? Io invece sostengo che la vita stessa sia fatta per espandersi e per conquistare nuovi scenari. E che l’ uomo oggi rappresenta questa spinta forse al meglio. L’ uomo integrato strettamente con le tecnologie a cui ha dato vita, naturalmente quest’uomo non avrebbe alcuna possibilità di sopravvivenza senza queste tecnologie, nello Spazio! Ma purtroppo ciò presupporrà la distruzione dei vecchi modelli di vita, e l’ impatto con modelli diversi che agli uomini di oggi potrebbero apparire sconcertanti. Insomma, l’ uomo del passato dovrà fare i conti con l’ uomo del futuro, a suo rischio e pericolo. Forse è sempre stato così, soltanto che oggi la cosa appare più macroscopica, visto la velocità con cui il mondo si rinnova e le conoscenze si sommano ad altre conoscenze. Ho fatto questo lungo preambolo per cercare di creare un climax nuovo con cui affrontare  il tema della Vita nell’ Universo. Penso che i vecchi parametri non sono più sufficienti a contatto con gli sviluppi della biologia ma anche dell’ Intelligenza Artificiale. Cos’è la vita? Cosa è il pensiero? Cosa è l’ Intelligenza? Tutte domande a cui possiamo dare ancora vaghe risposte, spesso condizionate, naturalmente, dal nostro sapere antico, o meglio, vecchio, ma che sclerotizzandosi può diventare impaccio e cecità. Sono così sbordato in tematiche allargate, ossia sui limiti della conoscenza scientifica in genere, e della conoscenza umana. Un passaggio per introdurre un futuro argomento che tratterò in questi Appunti di Fantastika, ossia gli  Alieni e le Intelligenze Extraterrestri.

 

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