Articoli marcati con tag ‘Romanzo gotico’

SherlockHolmes.Il detective

giovedì, 19 novembre 2009

 

Sherlock Holmes

by

Salvo Gagliardo

-Elementary, my dear Watson!

 

Il più grande Investigatore Privato di tutti I tempi, Holmes è il suo  archetipo intramontabile, che potrà essere riproposto sotto  altre forme, aspetti o abiti, a  secondo i tempi e le Ere, ma che non sarà mai sostituito nella sua immagine- archetipo che il suo creatore e poi la fantasia  popolare gli hanno assegnato. Ma come molti altri grandi della letteratura fantastica, Holmes  è una mistificazione e quasi una leggenda. Nessuno lo ha veramente incontrato o visto a parte il suo creatore, Conan Doyle, e il suo più grande amico, il dottore in medicina e chirurgia, Watson. Potrebbe essere una loro totale invenzione, noi non lo sapremmo mai. Potrebbe essere la maschera dietro cui si nasconde qualche altro personaggio, anche su questo non arriveremmo a nessuna verità, su di lui ci restano quattro romanzi e una serie sostanziosa di shorts story che cronologicamente lo vedono in azione dal 1881 al 1904, anno della sua scomparsa definitiva, anche se non sono stati pochi che hanno cercato di riportarlo in vita. Letterariamente Holmes entra in scena nel 1887, anno di pubblicazione del primo romanzo di Conan Doyle che parla delle avventure del suo eroe in Uno studio in rosso. D’ora in poi dobbiamo prestare fede alle descrizioni e ai racconti di Watson, che non essendo Holmes ci dà un suo ritratto dell’ amico e maestro, ma per il resto ci lascia liberi di immaginarlo  come ognuno di noi lo può. In Holmes la mistificazione letteraria si fa davvero intricante, e da un personaggio archetipale come lui non ci si  potrebbe aspettare altro. Potremmo forse avere  un equivalente nel Don Chisciotte di Cervantes. Chi sia realmente, da dove venga, chi sia stata la sua famiglia, sono tutte cose lasciate alla discrezione di Watson che ogni tanto getta lì qualche dato biografico della vita del suo amico, forse non è londinese, forse ha la stessa età di Watson, forse ha una sorella, di sicuro ha un fratello che possiede le sue stesse doti di investigatore, in ogni caso è un cittadino che resterebbe anonimo se non fosse per Doyle e per Watson, nella  sovrappopolata capitale del grande impero coloniale e commerciale inglese. Uno di quei tanti individui più o meno eccentrici,  che la affollano e che popolano i suoi bassifondi come le sue parti più alte, Holmes è uno di loro, ma è anche di più, perché veglia come un guardiano dalla vista acuta sulla sua sicurezza e consegna  alla giustizia i criminali e gli assassini. Volendo avrebbe qualcosa di romantico se non fosse cittadino di quei tempi travagliati dominati dalla grande Regina, la regina Vittoria, con una Civiltà Borghese e  Industriale che sta conoscendo l’ apice per poi avviarsi al declino. Sarebbe forse un tardo boemienne a Parigi, e lui stesso sembra definirsi tale, un artista dell’ investigazione, ma Londra non è Parigi, è una metropoli ingrossata e sporcata  dallo sviluppo industriale, ed è il cuore di un Impero Coloniale che ancora non conosce il declino. Sarebbe una città esotica ed avventurosa come la Bagdad delle Mille e una Notte, se non fosse la più grande metropoli dell’ Occidente da cui parte la storia e in cui si fa la storia. Le sue grandezze e miserie ci sono già state descritte  da altri grandi del Romanzo, parlo degli scrittori inglesi  di fine Settecento, e parlo naturalmente  di Dickens dalla cui penna noi dobbiamo quasi tutto quello che successivamente è stato ritratto di questa città,  e parlo anche di Bulwer Lytton,  dello stesso Stevenson che con Conan Doyle condivide la cittadinanza scozzese, ed è lo Stevenson di Lo Strano caso del  Dottor Jekyll e mister Hyde che per primo ci dà  la futura olografia consacrata di Londra, la Londra fumosa e nebbiosa, dei fanali notturni, dei poliziotti e delle carrozze che trasportano criminali e alte personalità politiche e di governo, o illustri professionisti, o assassini,  è forse fra i primi a tratteggiarci i quartieri malfamati di Soho, e le vie che vedranno in azione il giovane ed allampanato Holmes e il misterioso Jack lo Squartatore. New York d’oltre atlantico non è ancora giunta alla sua grandezza di centro, simbolo e cuore di una Civiltà, anche se si sta muovendo in questo senso. E Parigi resta la città del bel vivere e delle avventure amorose, non puzza di smog e di carbone come Londra. Non c’è forse scrittore nell’ Empireo dei letterati che nei suoi romanzi e nella sua miriade di racconti ci abbia lasciato una galleria infinita di personaggi nessuno dei quali è più grande o più significante di un altro, dal piccolo criminale all’ uomo politico e di Governo, dallo sciuscià londinese, al bettoliere o al poliziotto di Scotland Yard. Secondo me la vera grandezza dello scrittore edimburghese sta proprio in questo, nella straordinaria quantità di volti e di personaggi che ha fatto vivere nella sua Londra virtuale e letteraria. Forse si dovrà attendere James Joyce e la sua Dublino per avere una tale varietà di umanità concentrata in una unica  città.  Ed  Holmes sembrerebbe un personaggio romantico da fiaba, un personaggio da Hans Christian Andersen, se non fosse un figlio tormentato e complesso del suo tempo.

…………………………………………………..continua.

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Sublime &Numinoso

mercoledì, 18 novembre 2009

  

 

 

 

 

Il Romanzo Gotico

by

 Salvo  Gagliardo

 

I Libri del Terrore

 

 

A distanza di circa cento anni apparvero due libri che segneranno non solo il gusto ma anche indicheranno i cammini complessi dell’ umanità. Il primo fu pubblicato nel 1757 e il secondo nel 1917, il primo quasi all’ alba del Rivoluzione francese e in piena Rivoluzione industriale, il secondo in piena Prima Guerra mondiale  quasi alle porte di altri due eventi cardini  della storia, la Rivoluzione russa e la nascita del Nazional  socialismo. Ma essi riguarderebbero la Storia, se non interessassero anche gli studiosi e gli appassionati di Letteratura Fantastica.

 

Nel 1757 fu dato alle stampe  in Inghilterra un opuscolo filosofico destinato a conoscere un certo successo editoriale, ma soprattutto a segnare una nuova sensibilità estetica nell’ arte e nel  gusto. Si trattava di Enquiry upon the origin of our ideas of the sublime and beautiful, e il suo autore era Edmund  Burke. Burke che non era nuovo alle lettere, aveva già pubblicato un altro trattato, aveva 37 anni, e si avviava a ricoprire diverse cariche politiche, nato a Dublino in Irlanda nel 1729, , Burke resterà famoso per la sua opposizione alla Rivoluzione Francese e per la sue simpatie con la Rivoluzione Americana. Whig e Conservatore, figlio di un avvocato, conobbe un certo lustro ai suoi tempi per la sua carica battagliera, ma verrà  ricordato per questo volumetto. E per un panflet , The Present State of the Nation ma anche per i suoi discorsi come Conciliation with America (1775) e la Letter to the Sheriffs of Bristol (1777.).

Tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo, ossia tutto ciò che è in un certo senso terribile o che riguarda oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore, all’ orrendo che affascina>>. Scrive Burke nel suo trattato di estetica. Dove Il Bello come era comunemente inteso viene rivisto attraverso la categoria approfondita da Burke del Sublime. E il Sublime viene letto  filtrato dallo Stupore e dal Terrore che è implicito nello Sproporzionato e nel Gigantesco.

” Nella natura non si cerca più ciò che può rallegrare la vista, ma si cerca ciò che impressione l’ animo per la sua grandiosità e violenza. Si cerca il massimo, il top delle sensazioni, un senso smisurato del piacere diremmo>>.  Siamo con Burke vicino al marchese de Sade. In questo rinnovamento del sentire non c’è posto per una distaccata contemplazione, ma le nuove scoperte scientifiche spingono l’ Uomo verso l’ Infinito e le sfide che esso impone a chi osa come nel Paradiso Perduto di Milton dare la scalata ai Cieli. Siamo agli albori del Romanticismo, a Burke fa da contro voce la filosofia di Kant e poi quella di Schopenhauer, ambedue si avventurano nel Regno del Sublime e cercano ognuno a suo modo di definirlo meglio. Sublime significa ora Potenza in azione, e non contemplazione fredda, significa pathos e passione.

Longino in età alessandrina, nel Primo secolo dopo Cristo anche lui aveva cercato di definire  la natura  del sublime in un opera che verrà poi riesumata proprio nel XVIII secolo, all’ alba sella Rivoluzione Industriale. Il  Perì Ipsous, ma si trattava nel suo caso di un trattato di retorica.  Pseudo Longino visse anche lui in un Era di grandi trasformazioni, che implicavano fra l’ altro  la nascita della Civiltà Cristiana. Noi non vogliamo qui cogliere certe somiglianze con la Nostra Era, che ci sono a detta di molti, forse riaffermando l’ idea di una possibile ciclicità negli Sviluppi della Storia. Fu il francese Nicolas Boileau che lo fece  conoscere attraverso una sua traduzione all’ uomo moderno e permise  a Burke di scrivere il suo saggio. Siamo alle soglie del Romanticismo e si impone una  nuova sensibilità del sentire e del vedere, deserti, oceani in tempesta, cime e ghiacciai, la potenza della natura scatenata, si scatena un’ ansia di sentimenti estremi che mettono paura, un bisogno di esperienze estreme che non possono non coinvolgere anche De Sade.Piacere e dolore aprono  le nuove porte della conoscenza, e da questa strada si arriva anche al patologico. E’ chiaro che qui  si anticipa Freud e la frenologia moderna. Gli artisti romantici prediligeranno questi paesaggi estremi, deserti, montagne, oceani, turbolenze naturali.  Si fa avanti anche l’ idea che ciò che respinge anche attrae. Che la Repulsione è l’ altra faccia dell’ Attrazione e dell’ Incanto. Una foresta oscura e piena di pericoli attrae e respinge insieme. In Frankenstein gli scenari sono le vette delle Alpi Svizzere, i castelli della Germania, e i Ghiacci del Polo Nord, la fantasia si allarga e galoppa, sono i primi segni di una globalizzazione che non conosce confini e che sarà propria della letteratura fantastica e di tutti i suoi sottogeneri, non esclusa la letteratura di fantascienza. Solo l’ estremo del Sublime può mostrare allo scienziato le leggi nascoste della Natura. Si esclude così il rimo augusteo e misurato a favore di esperienze estreme. In un tempo in cui dal’ altra parte si affermava il neoclassicismo a cui fu legato Goethe, ma lo stesso Goethe non sfuggì alla nuova sensibilità e le sue opere, ad esempio Faust lo stanno a rivelare, per non parlare dei suoi diari di viaggio, soprattutto quello in Sicilia. Sappiamo che il poeta di Weimar fuggiva il gotico sorgente nelle sue scelte architettoniche e paesaggistiche in nome di un equilibrio illuministico, ma ….il suo interesse per Cagliostro, per certi correnti esoteriche e pietiste del tempo, i suoi interessi per una certa oscurità, o per le sensazione che provò nella Grotta di Santa Rosalia a Palermo, in Goethe forse vivevano due anime, e non tutto in lui fu apollineo come più tardi cercherà di dimostrare Thomas Mann. E’ chiaro che siamo pronti con simile sensibilità dilatata a leggere  i romanzi di Horace  Walpole e di tutti gli altri  scrittori e scrittrici di Romanzi Gotici. Ed è anche chiaro che per questa strada passeranno non solo Hoffman e Poe, ma anche l’ intero mondo fantastico del XIX e del XX secolo. La predilezione per le situazioni estreme, per la patologia dei sentimenti, per il macabro e il morboso passano da qui. E alla fonte ricevono le considerazioni del filosofo irlandese.

 

Nel 1917 viene pubblicato in Germania Das Heilige. Über das Irrationale in der Idee des Göttlichen und sein Verhältnis zum Rationalen,  da un giovane teologo e pastore protestante, e studioso di scienze religiose, Rudolf Otto. Otto era nato nel 1869. nella Bassa Sassonia ed aveva viaggiato in India. Il suo saggio ha rivelanza per il pensiero protestante e cristiano, ma in breve diviene oggetto di interesse e di studio per studiosi di religioni comparate come Mircea Eliade e Josef Campbell, ma noi vi troviamo anche dell’ altro che interessa il nostro punto di vista di studiosi di letteratura fantastica. Rudolf Otto ha introdotto nel mondo religioso ma non solo la categoria del Numinoso nel Sacro. Un sentimento di difficile definizione che ci permette di capire l’ intero mondo legato alle manifestazioni religiose, mistiche e del Sacro. Nel suo libro si parla di fascinans e di tremendum, di mysterium e di Ganz andere, ossia di il Radicalmente altro. Categorie che forse fanno parte di una visione pietistica della vita ma che possono anche essere applicate al grande genere letterario fantastico. Se Burke aveva segnato il passo della nuova moda letteraria gotica, Otto ne ha rafforzato le strutture interne in un tempo che stava conoscendo il cinema e un nuovo tipo di letteratura del terrore. E’ chiaro che non possiamo applicare alla lettera le profonde considerazioni del pastore luterano nell’ esaminare opere come Lo strano Caso del dottor Jekill e mister Hyde, o il Dracula di Bram Stoker, o i più moderni lavori di un Lovecraft, ma che nel nuovo gotico ci fosse molto di Otto questo lo possiamo sostenere. E’ una chiave di lettura che non considera la sofisticata macchina editoriale di racconti fantastici e dell’ orrore legata alle spietate leggi del mercato, ma è certo che un nuovo sentimento gotico si afferma anche nel cinema nelle prime opere fantastiche o espressioniste. Così come Burke toglieva la categoria del Bello da un certo manierismo arcadico, così Otto restituiva la religione, o le religioni ad un sentimento primordiale del Sacro che con la razionalità ha poco a che fare. Burke sebbene avverso alla Rivoluzione Francese, mostrava che il bello sta anche nell’ orrore e nel raccapriccio, Hitler chiamerà fantastiche le sue armi di distruzione e farà della guerra uno spettacolo anche da godere e per cui esaltarsi. Gotico nel Settecento stiede anche per Barbaro e recupero del Barbarico, Otto a circa un secolo di distanza, dimostrava che il fondo dell’ uomo è irrazionale e che anche Dio, come nell’ antico Testamento può manifestarsi nell’ orrore. Burke apriva la strada alla nuova classe borghese che andrà al potere, Otto ne constaterà il declino e la fine e il ritorno al sentimento ineffabile del terrore.

Nella letteratura critica, nel 1987, S.L. Varnado ha dato alle stampe. Haunted Presence. The Numinous in Gothic Fiction. Nel suo saggio critico, lo scrittore adotta le categorie usate da Otto per dare una sua lettura della letteratura gotica.

 

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I Capolavori. Lo Strano Caso del dottor Jekyll e mr. Hyde

venerdì, 6 novembre 2009

 

 

 

I Capolavori

The Strange Case of doctor Jekyll and mister Hyde

di

Robert Louis Stevenson

 

by

Salvo Gagliardo

 

 

Il romanzo di Robert. L. Stevenson è stato letto, studiato e classificato diversamente nel tempo, come  romanzo tardo gotico del secondo Ottocento, come detective story, come romanzo scientifico o  avventura scientifica per l’ esperimento off limits condotto dal medico e scienziato londinese Edward Jekyll, come romanzo metafisico e del sovrannaturale, ed effettivamente l’ opera, non eccessivamente lunga e condotta secondo una certa economia di spazi, si presta a queste diverse classificazioni, e nessuna di queste le è estranea. Siamo nel tardo Ottocento e in Inghilterra domina la Regina Vittoria, l’ opera è quindi del periodo tardo vittoriano dominato dalle scienze biologiche e darwiniane. Siamo lontani di mezzo secolo e passa dal Frankenstein della giovane Mary Shelley e l’ Impero inglese  comincia a segnare qualche vago cedimento. La borghesia è all’ apice, ma giunta nel suo livello più alto presagisce la sua  fine. Fra qualche anno Herbert George Wells darà alle stampe i suoi disperati  ed allarmanti   romanzi futuristici e Conan Doyle, anche lui scozzese di Edimburgo come Stevenson un po’ forse rifacendosi a certe atmosfere del romanzo del suo concittadino creerà una Londra olografica e di maniera dove i nuovi Jekyll potranno germinare ,crescere, e   vivere le loro vite di crimini e di libertà assoluta, studiati, scovati e mostrati al pubblico dall’ abile e contraddittorio Sherlock Holmes. Insomma l’ Impero Inglese domina ancora i commerci tallonato dalla potente e crescente America, ma comincia anche a chiedersi quali sono i confini di questa espansione e quale è il prezzo da pagare in nome di una certa umanità e contegno che diventa sempre più di facciata. Le scienze stanno facendo miracoli e bacchettoni come il dottor Layon è giusto che  diventino le vittime di un piccolo mostro terribile nato dal seno dell’ augusto e rispettato Edward Jekyll, dottore in medicina, le generazioni si susseguono e il futuro di Hyde sembra sorridere tenebrosamente  e anticipare ciò che di mostruoso e terribile riserverà all’ uomo il XX secolo. Sono timidi tentativi ancora, non si parla di ecatombi e di genocidi o di omicidi plurimi. Tutto sommato Hyde è ancora un bambino che deve provarsi in un mondo che ancora lo rifiuta e per questo deve agire di nascosto, come vuole il suo cognome. Nel romanzo si parla solo di qualche sua malefatta, una ragazzina strapazzata in una via di notte,  e un vecchio trombone universitario ucciso, anche se  selvaggiamente, niente di più, il resto Stevenson forse ce lo suggerisce. Oggi sorrideremmo visto che ogni giorno siamo testimoni di crimini efferati veri o ricreati in  fiction che vanno ben oltre la recuperata selvaggia potenza distruttiva del giovane  alter ego del dottore. Ma il piccolo e mostruoso Hyde appare  già  a creature sensibili come Utterson dai modi e dalle idee di antico puritano e a Stevenson lo scrittore, creatore, e demiurgo, già contornato dalla sua aura di metafisico orrore agghiacciante, questo forse è il lato più interessante dell’ opera dello scrittore inglese e in questo consiste  forse  la sua intensa goticità. Hyde è il Male o meglio è Il Male  che fa  il suo ingresso nel mondo in attesa di potenziarsi e divenire più spettacolare ed esplosivo. Io penso che il punto di vista più interessante per uno scrittore di fantastico sia l’ aspetto sovrannaturale della storia, che  potrebbe anche diventare fantasy più tardi, ed è quello che ha  affascinato di più lettori ed estimatori come HP. Lovecraft. L’ aspetto  sociale o psicologico del racconto, i suo innesto nella moderna e nascente psicoanalisi, l’ alienazione inevitabile dell’ uomo sempre più dentro meccanismi gelidi e tecnologico e sempre più costretto a portare maschere di convenienza in una società sempre più complessa ed intimamente spietata, è cosa che è stata ampiamente sceverata, anche l’ ormai classico richiamo al  Doppelganger è oggi cosa trita e ritrita, sappiamo tutti l’ apporto a questo tema di Edgar Allan Poe, di Stevenson, di Oskar Wilde e di vari altri, e conosciamo oggi un po’ tuti le sintomatologie di schizoidismo o le diverse schizofrenie della personalità, tutte cose che si potevano acquistare a peso nelle edicole ed oggi trovare su Internet,. Ma forse nessuno oggi fra tutti coloro che ogni giorno ci propinano spettacoli di scissioni, o alterazioni patologiche della personalità, di killer seriali sempre più in gara nelle fiere dell’ atrocità, forse nessuno è riuscito letterariamente a rendere quanto Stevenson il Mistero del Male e della sua esistenza, bisognerebbe fare molti passi indietro per trovare qualcuno o qualcosa capace di rendercene la forza e l’ orrore. Io penso che fra  gli scrittori del XX secolo, solo Howard Phillips  Lovecraft ci si è provato. Forse ancora   in America, Melville ci ha provato. Hyde non è Jekyll, non lo è fisicamente altrimenti i suoi amici lo avrebbero riconosciuti, Hyde è qualcosa d’ altro, una Alieno forse o un Mistero che si sta servendo del corpo di Jekyll la cui curiosità scientifica lo ha spinto a quell’ esperimento andato a male. Hyde è tutti noi, Hyde è la liberazione dell’ energia di un atomo scisso, Hyde è l’effetto della distruzione di quella unità anche se fittizia con cui tutti noi ci presentiamo al mondo, Hyde è l’ orrore della Molteplicità libera di manifestarsi nel caos e nella violenza, è insomma l’ antico  pandemonio. E’ la molteplicità che è sottesa ad ogni  Unità voluta da Dio ma debole e facilmente distruttibile se non è tenuta da ferree leggi morali e quasi bibliche. E’ il ritorno allo stato pagano libero e selvaggio, è il recupero del notturno e delle sfere selvagge che  vanno di notte a caccia sotto la complicità della Luna piena, Hyde è tutto questo. Si direbbe, come è stato anche  detto, il piacere della regressione generata  da una  trasgressione alle leggi di Dio. E Utterson che rappresenta un indagatore distaccato che sebbene puritano e cittadino del Bene nel male è di casa, Utterson ne percepisce con agghiacciante terrore la presenza. Hyde anticipa Hitler, anticipa la bomba di Hiroshima, anticipa le pulizie etniche e tanto altro, in qualche  modo Hyde apre la strada a Jack lo Squartatore, ai pagliacci assassini di Stephen King , a Norman Bates  di Psyco, ad  Hannibal  Lecter  de Il   Silenzio degli  Innocenti, è Patrick Bateman il  serial killer di American Psyco.  Ma è ancora qualcosa di più e Stevenson da ottimo scrittore non svela tutto  il  suo mistero,  ma lo lascia vivere come simbolo irriducibile, come incubo notturno che continua a terrorizzarci, con una forza maggiore di quella di Freddy Kruger,  come  l’ archetipo di un  personaggio eterno simile al Vampiro  o all’ Ebreo Errante. L’ arte consumata di R.L.  Stevenson  sta proprio in questo, nel fatto che ha messo in giro un archetipo intramontabile. La grandezza negativa di Hyde e quella artistica del suo creatore stanno proprio qui, ancora oggi  leggiamo questo romanzo che dovrebbe sembrarci  superato da misfatti ed orrori ben più grandi. Ma i capolavori hanno  da sempre fatto questo nel dar vita a personaggi intramontabili e non resi vani dal tempo.

 

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